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Fereggiano: un torrente, una lezione amara

Fereggiano, il torrente che ha causato i maggiori problemi durante la recente alluvione a Genova: motivo di meditazione su ciò che stiamo facendo al nostro territorio.
Dedicato a tutti quelli che mettevano in dubbio quanto scrivemmo sulla Gazzetta più di cinque anni fa nell'articolo Proteggere l'ambiente? (31/8/2006).


Fereggiano, morte annunciata che Tursi ha ignorato per anni
di Francesca Nacini
il Giornale – 6 novembre 2011


Inizio dicembre 2009. E' da allora che sul «Giornale» abbiamo cominciato a occuparci del rio Fereggiano, a rimbalzare di ufficio pubblico in ufficio tecnico per denunciare una situazione di grave pericolo, una frana che incombeva sul torrente, proprio laddove inizia la copertura stradale e l'onda di piena venerdì ha seminato morte.
Ne avevamo parlato anche a febbraio 2010 e poi ancora ad aprile quando nella collina che sovrasta il corso d'acqua erano stati tagliati molti alberi, con l'intento di alleggerire il costone, ma nei fatti finendo per accelerare lo scivolamento della terra.
«La zona è stabile ma la stiamo monitorando» e poi «inizieremo i lavori tra un mese» e ancora «ci vuole un milione di euro e si tratta di una progettazione molto complessa» dicevano i tecnici del Comune, gli stessi che da un anno non azzardano più previsioni sull'inizio lavori, e oggi non se la sentono più di parlare con i media al telefono e rimandano all'ufficio stampa. Con le piogge dell'ottobre 2010, quelle che avevano devastato Sestri Ponente, lo smottamento si era fatto se possibile più minaccioso e un masso di enormi dimensioni era andato a ostruire il torrente.
«Da un anno il Comune ignora la frana. Adesso un masso fa rischiare la tragedia», avevamo titolato, sperando con il cuore che nulla di quello che invece in questi giorni si è concretizzato potesse veramente accadere. E la nostra denuncia a qualcosa era effettivamente servita: pochi giorni dopo, come per magia, l'enorme roccia era stata rimossa, lasciando però nella preoccupazione i cittadini: mentre più a monte i lavori di messa in sicurezza del torrente proseguivano per concludersi quasi trionfalmente tra i politici quattro mesi fa, già si capiva infatti che lì sotto, dove l'acqua arriva con la massima accelerazione soprattutto ora che più in alto è stato fatto ordine, nessuno sarebbe intervenuto.
Eppure meno di un anno fa si erano visti dei giubbotti gialli fare dei carotaggi nella parte alta per capire la stabilità del costone, poi più nulla, fino all'altro ieri quando la terra portata giù da quella maledetta collina ha inevitabilmente contribuito all'esplosione del Fereggiano.
«Se negli anni '80 e poi '90 avessero fatto il canale scolmatore tutto questo non sarebbe successo», si sfoga un abitante ricordando la triste storia del progetto fantasma che avrebbe dovuto permettere al rio di sfociare direttamente in mare dopo un percorso di 6 chilometri, una soluzione ritenuta prima troppo costosa e poi non indispensabile a fronte dei lavori ancora in corso per aumentare la portata del Bisagno.
I fatti però hanno drammaticamente dimostrato che qualcuno, in tutti questi anni, deve aver fatto male i conti e purtroppo nel parlare del Fereggiano e di Quezzi c'è ancora molta approssimazione. Ieri pomeriggio, addirittura, in un momento relativamente tranquillo di pausa tra le piogge, sono rimbalzate, amplificate anche dal sito del Comune, notizie errate di una nuova imminente esondazione del torrente a causa di una fantomatica «diga di Quezzi» che non esiste o di cedimenti presso la Torretta di Quezzi, che è molto, troppo più in alto.
Dopo che ormai in strada e nei social network un perentorio ordine di evacuazione aveva scatenato il panico si è poi capito che era caduto per fortuna solo un muretto. Un sospiro di sollievo che lascia però immutato l'allarme del costone sotto le Brignoline.
«Chissà quanto bisognerà aspettare ancora affinché gli addetti ai lavori cambino idea» avevamo scritto, in chiusura, nell'ottobre 2010. Non vogliamo ripeterci: anche quando smetterà di piovere per quelle centinaia di metri cubi di terra che incombono sul Fereggiano sarà ancora emergenza.

Fereggiano: +cemento +posteggi -6 morti
di Marco Preve
la Repubblica – 6 novembre 2011


… il presidente della Regione Claudio Burlando poco tempo fa magnificava l'ennesimo parcheggio sottratto allo spazio del torrente Fereggiano (video). tetto
Un video che aldilà di facili e macabre ironie di oggi, contiene buona parte della filosofia della politica dei nostri anni: parcheggi e cemento, dovunquemente e quantunquemente come direbbe Cetto Laqualunque.
E' vero che fu proprio Burlando a gestire l'abbattimento di uno dei palazzi a rischio ma pensare di poter parlare di "messa in sicurezza" del torrente da parte di un politico esperto e attento come Burlando è sintomatico di come anche i nostri massimi rappresentanti non colgano l'urgenza del momento che è quella di invertire completamente la rotta, non soffocare ulteriormente i rivi per consacrarli alle auto, impostare piani di sfoltimento urbanistico, non di ulteriore appesantimento.
Non dobbiamo essere noi semplici cittadini a dire come e quando, esistono esperti che lo predicano da anni ma nessuno, chissà perché, li ascolta.


Il procuratore: "Omicidio e disastro tutta colpa del cemento selvaggio" Il magistrato: la terra non drena più, così i torrenti si ingrossano. "Non possiamo più inchinarci al dio della speculazione E' il momento di fermarsi"
"Non bisogna più inchinarsi al dio della speculazione. Non è possibile questo ripetersi delle alluvioni. Gli amministratori devono capire che si deve interrompere questo processo di impermeabilizzazione di Genova provocato dalla cementificazione". Vincenzo Scolastico
Vincenzo Scolastico è il procuratore capo di Genova. Con il sostituto Stefano Puppo ieri mattina ha aperto un fascicolo per disastro e omicidio colposo plurimo. Come primo atto la nomina del perito, il geologo Alfonso Bellini, già consulente per l'alluvione del 2010, un morto e il quartiere di Sestri Ponente devastato.
Procuratore: sei morti e la stessa situazione del 1970.
"Siamo all'inizio e l'accertamento delle eventuali responsabilità sarà impegnativo. Però si parte da alcuni punti già definiti. Il torrente Fereggiano che ha ucciso le sei persone è uscito dall'argine perché non è riuscito a sfogarsi nel Bisagno, il fiume di cui è affluente. Il Bisagno era già pieno e ha fatto da muro facendo rimbalzare il torrente minore".
Dal 1970 al 2011: sempre il Bisagno.
"Ho chiesto anche una relazione storica. Il dirigente comunale Paolo Tizzoni mi ha spiegato che fino al 1928 l'alveo del Bisagno alla Foce era largo 90 metri, la copertura e il nuovo quartiere, interventi voluti da Mussolini, l'hanno ridotto a 48 metri. Ma il fiume di quello spazio aveva bisogno e periodicamente in qualche modo se lo riprende". Non si può ribaltare l'intero centro cittadino.
"No, ma bisogna pensare a limitare i danni e invertire la rotta. E la prima cosa da fare è interrompere l'impermeabilizzazione delle colline. Fino agli anni '70 una colata di cemento sotto forma di palazzi, oggi buchi continui per autosilos e garage sotterranei. Puoi costruirli anche perfetti, ed è tutto da vedere, ma il dato oggettivo è che prima c'era della terra che drenava e assorbiva e oggi c'è cemento che non ferma un bel niente".
E allora?
"E allora che qualcuno decida di fermarsi. Non è che si può sempre inchinarsi al dio della speculazione". riscaldamento globale
Sembra paradossale ma proprio in questi giorni state chiudendo l'inchiesta per l'alluvione di Sestri Ponente dell'ottobre 2010.
"E' così, ed è per questo che dico che aldilà dei cambiamenti climatici non è possibile che questi episodi si ripetano, a Genova come in tutta la Liguria, con questa cadenza e questi effetti. Tra l'altro, proprio in segno di collaborazione civica, già alcuni mesi fa ho fatto avere agli enti locali i risultati della perizia dell'inchiesta di Sestri Ponente, affinché, seppur per contesti diversi, potessero rendersi conto di quali fossero i punti sensibili sul fronte del rischio idrogeologico".
Ne hanno fatto buon uso?
"Dobbiamo scoprirlo".

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