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Nuovi porti turistici, meno barche: è l'effetto della crisi
di l.d.o.

la Repubblica – 14 novembre 2011

Sono in arrivo 18.400 posti che si aggiungono ai 13 mila inaugurati nei mesi scorsi. Ma sono tutte strutture di piccola dimensione ossia proprio quelle che stanno più risentendo della minore domanda da parte dei diportisti

I piani di sviluppo per realizzare nuovi porti turistici proseguono a ritmo spedito, nonostante la situazione di quelli già esistenti sia difficile tra promemoria crollo della redditività e fine delle liste d'attesa che da sempre hanno rappresentato quasi un simbolo di esclusività.
A pagare il conto sono le strutture di dimensioni più ridotte e fa specie registrare che è proprio questo il settore che continua a catalizzare i nuovi piani di sviluppo, spesso supportati dagli enti locali che lamentano la scarsità di risorse statali.

Assomarinas, l'associazione che rappresenta i porti turistici italiani, ha calcolato che ci sono nuovi attracchi in fase di costruzione in quasi tutte le regioni costiere: dall'Isola della Certosa (Venezia) all'ampliamento di San Benedetto del Tronto, da Francavilla al Mare (Chieti) alla Marina Sveva (Campobasso), da Vieste (Foggia) a Diamante (Cosenza), passando per Marina D'Arechi (Salerno), Fiumicino, Pisa Boccadamo, Imperia e San Teodoro (Olbia). In totale, sono in arrivo ben 18.400 nuovi posti barca che si aggiungono ai 13mila inaugurati negli ultimi mesi.
Senza dimenticare quelli che attendono il via ai lavori, stimati in oltre 30mila.
Tra qualche anno potremmo trovarci a fare i conti con oltre 61mila posti in più rispetto al 2010. Eppure la situazione delle strutture già esistenti è tutt' altro che rosea.
«Tutto è iniziato con la contrazione della produzione nautica in seguito alla crisi», spiega il presidente di Assomarinas Roberto Perrocchio. «Molte famiglie, che si erano fatte abbagliare dalle proposte di leasing apparentemente molto convenienti, che prevedevano costi più bassi nei primi anni e rate maggiori in quelli successivi: così, con le difficoltà crescenti dell'economia, hanno rinunciato alla barca per non fare a meno di beni essenziali».

Gli ultimi dati di Ucina (Unione nazionale cantieri industrie nautiche e affini) indicano che nel 2010 c'è stato un calo del fatturato superiore al 20%, che ha portato il confronto con il 2008, anno del massimo storico, a -47%. Con una produzione sostanzialmente dimezzata (soprattutto per il crollo del mercato interno, mentre l'export ha limitato i danni), non poteva non esserci un impatto sulle strutture. Altan
«Un ruolo importante lo ha giocato, inoltre, la crescita dei controlli effettuati dalla Guardia di Finanza, che hanno spinto alcuni diportisti a spostare le proprie imbarcazioni fuori dall'Italia».
Il risultato è un crescendo di «vendesi» tra le barche ormeggiate (in alcuni porti fino al 20% stima Assomarinas), in particolare nelle strutture realizzate dal 2006 in avanti, senza considerare coloro che decidono di lasciare la barca in secca, non riuscendo a mantenerla all'ormeggio.
Anche i consumi di carburante vengono stimati in calo del 20%, dopo una contrazione delle stesse dimensioni registrata nel 2010, mentre i transiti registrano una contrazione intorno al 5%. «Così, molti dei porti esistenti non sono più redditizi, viaggiano in perdita, e se non arriverà la ripresa il loro futuro è a rischio».
Una svolta che non appare verosimile alla luce delle ultime previsioni economiche. Del resto, anche in caso di scatto improvviso della congiuntura, i problemi non sarebbero tutto a un tratto risolti.
«Occorre un ripensamento dei prezzi perché in questi ultimi tre anni il mercato è cambiato, si è ridimensionato a tutti i livelli», avverte il presidente di Assomarinas. «L'auspicio è che i progetti su carta passino alla fase di effettiva realizzazione solo laddove ci sia una domanda sostenuta, come nel Lazio», conclude.

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