Nella "spremitura" del contribuente di inizio anno fa bella mostra la cosiddetta IMU, Imposta Municipale Unica che si applica a tutti gli immobili,
"compresa l'abitazione principale e le pertinenze della stessa. Per abitazione principale si intende l'immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto
edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente. Per pertinenze dell'abitazione
principale si intendono esclusivamente quelle classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un'unità pertinenziale per
ciascuna delle categorie catastali indicate, anche se iscritte in catasto unitamente all'unità ad uso abitativo."
Il valore dell'immobile è assunto pari alla rendita catastale rivalutata del 5%, moltiplicato per un coefficiente che, nel caso della maggior parte
delle abitazioni (gruppo catastale A e categorie C/2 [magazzini e locali di deposito], C/6 [stalle, scuderie rimesse ed autorimesse] e
C/7 [tettoie chiuse o aperte], escluso A/10 [uffici e studi privati]), è 1601.
Al valore così ottenuto occorre applicare l'imposta che può variare da comune a comune: per l'abitazione principale e le sue pertinenze 0,4%
(±0,2); per le altre abitazioni 0,76% (±0,3); per i fabbricati rurali ad uso strumentale 0,2% (-0,1).
Per l'abitazione principale e le relative pertinenze si detraggono 200 euro più 50 per ogni figlio convivente di età non superiore a 26 anni (fino a
un massimo di 400 euro, 8 figli).
La metà di quanto dovuto per gli immobili diversi dall'abitazione principale e sue pertinenze deve essere girata allo Stato: nel caso in cui il
Comune riduca l'aliquota, deve comunque versare allo Stato la quota base.
| Inserire la rendita catastale → | |
| che rivalutata del 5% porta a | 0 |
| con un valore catastale (x 160) | 0 |
| Se è prima casa (aliquota 4‰) | 0 |
| in assenza di figli (detrazione 200) | 0 |
| Se NON è prima casa (aliquota 7,6‰) | 0 |
Dunque, difficile aspettarsi che il Comune approfitti di questa possibilità: molto più probabile che decida invece di avvalersi della possibilità di
aumentare l'aliquota per recuperare i minori trasferimenti ai comuni decisi dal Governo, sia direttamente sia tramite regioni e province.
Un bel salasso, come ciascuno può valutare utilizzando la calcolatrice a lato.
Un appartamento con rendita catastale di 1.000 euro dovrà versare 472 euro se prima casa, 1.277 se seconda casa.
Con una rendita catastale di 300 euro non pagherebbe nulla per prima casa, ma 383 euro come seconda casa.
Dopo l'eliminazione dell'ICI sulla prima casa, gli stessi immobili utilizzati come seconda casa hanno pagato nel 2011, a Santa Margherita,
rispettivamente 735 e 221 euro: un incremento di oltre il 73%.
L'aumento è in realtà mitigato dal fatto che l'IMU incorpora, oltre all'ICI, anche l'IRPEF: una componente quest'ultima che è progressiva (si paga a
fasce di reddito) e che, paradossalmente, finisce con il premiare chi guadagna di più.
Se nel 2011 la casa con rendita catastale di 1.000 euro fosse posseduta da un contribuente con reddito di 25.000 euro, inciderebbe sull'IRPEF per 378
euro2; un contribuente con reddito di 80.000 euro avrebbe invece pagato 602 euro. Un vantaggio per il "più ricco" di 224 euro.
Riassumendo, quella seconda casa del contribuente "più povero", con rendita catastale di 1.000 euro, nel 2011 rendeva al Comune 735 euro e allo Stato
378 euro.
Nel 2012 al Comune rimarranno 638 euro e altrettanti andranno allo Stato.
Morale: 97 euro in meno al Comune (-13%), 260 in più allo Stato (+69%).3
L'assessore ai Servizi finanziari del Comune di Santa Margherita, Giovanni Battista Raggi, stima
«
Tutto ciò senza considerare i tagli che già erano stati previsti dalle norme precedenti e che valevano complessivamente circa 750 mila euro.
Con una banale somma si arriva ad un importo (tra minori entrate e maggiori uscite) di 2,35 milioni per il 2012, che non considera ancora eventuali
tagli di trasferimenti da Regione o aumenti di costi per il trasporto pubblico locale.
Un parametro utile da conoscere sono le spese comprimibili, ovvero quelle spese che il Comune ha facoltà di limitare o azzerare: a Santa esse valgono
circa 3 milioni di euro, comprendendo in esse anche le spese per servizi sociali. Tanto per essere chiari: una delle voci principali del bilancio, il
personale, non è riducibile se non per pensionamenti o volontarie uscite dei dipendenti e quindi non può essere legalmente toccata.
Non esiste dunque margine per riassorbire le differenze da "Salva Italia" con riduzione di spese, salvo la folle ipotesi di azzerare gli aiuti
sociali e un minimo di supporto al turismo.
Dunque anche i Comuni, e noi, dovremo agire sulla leva fiscale, chiedendo ulteriori sacrifici e sperando che siano
sostenibili.»4
Buon Anno!
1 140 per il gruppo B e le categorie C/3, C/4 e C/5; 80 per la categoria catastale A/10; 60 per il gruppo D; 55 per la categoria C/1
[negozi e botteghe].
Per i terreni agricoli occorre rivalutare del 25% il reddito dominicale e applicare un moltiplicatore di 120.
2 imposta ad aliquota marginale dopo la rivalutazione del 5% maggiorata di un terzo
3 Se l'abitazione, anziché essere tenuta a disposizione come seconda casa è affittata, sui proventi occorre comunque applicare l'IRPEF
oppure la cedolare secca (21%, oppure 19% per canoni concordati; assorbe anche le addizionali IRPEF, l'imposta di registro e di bollo))
4 il Giornale – 27 dicembre 2011