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    Attività del Comune

Ombrelloni e spiagge libere
di Patrizia Maciocchi

Il Sole 24 Ore – 31 ottobre 2016

L'infrazione temporanea non sempre comporta una «tenuità» del fatto

Non può invocare la particolare tenuità del fatto chi, autorizzato ad occupare 10 metri di spiaggia libera per tenere un deposito di sdraio e ombrelloni da spiaggia sistemare sull'arenile solo su domanda dei bagnanti, li posiziona stabilmente prima della richiesta di noleggio.
La Corte di cassazione, con la sentenza 45209 del 26 ottobre scorso, conferma la condanna all'ammenda per il reato di occupazione abusiva del demanio, a carico della ricorrente che aveva stabilmente preso possesso della spiaggia libera, trasformandola di fatto in uno stabilimento privato.
L'uso abusivo era stato verificato dagli ispettori che avevano fatto due blitz in giorni diversi, verificando che i dipendenti della signora, già alle 7 e 30 del mattino, "piazzavano" gli ombrelloni e le sdraio, fino a collocarne 25 per fila, prima dell'arrivo degli utenti. Un'occupazione per un tempo illimitato, dunque, che impediva l'uso dell'arenile a terze persone.
Per la Cassazione è abbastanza per confermare la condanna per il reato previsto dall'articolo 1161 del Codice della navigazione.

La Cassazione si è espressa su una sentenza del Tribunale di Trapani, che ha emesso una condanna alla pena di euro 400 di ammenda per il reato di cui all'art. 1161 cod. nav.
La titolare dell'autorizzazione a occupare una superficie pari a 10 mq. sulla spiaggia del Comune di San Vito Lo Capo, allo scopo di mantenervi due depositi di ombrelloni e sdraio su richiesta dei bagnanti che li avessero noleggiati, aveva occupato abusivamente parte di tale spiaggia, posizionandovi sdraio e ombrelloni senza che gli stessi fossero stati preventivamente noleggiati dai bagnanti.

Un reato che si configura quando si acquisisce e si mantiene, senza autorizzazione, il possesso o la detenzione di un bene che appartiene al demanio marittimo «in modo corrispondente all'esercizio non transeunte di un diritto di proprietà o di godimento, in modo da impedirne la fruibilità da parte di potenziali utenti o da comprimerne in maniera significativa l'uso».
La Cassazione ricorda un precedente analogo (sentenza 15415/2016) nel quale il reato era stato contestato ai titolari di un albergo i cui dipendenti, dall'alba al tramonto tenevano sulla spiaggia un rilevante numero di ombrelloni e lettini a disposizione dei clienti, a prescindere dalla loro presenza, impedendo così l'accesso ad altri.
Con la sentenza di ieri i giudici della terza sezione penale fanno un passo in più respingendo la richiesta di applicazione dell'articolo 131-bis che esclude la punibilità della condotta quando l'offesa al bene tutelato è lieve. I giudici precisano che il giudizio sulla tenuità richiede una valutazione complessa e congiunta di tutte le peculiarità «della fattispecie concreta che tenga conto, ai sensi dell'articolo 133, comma primo del Codice penale, delle modalità della condotta, del grado di colpevolezza da essa desumibile e dell'entità del danno o del pericolo».
Una valutazione, chiariscono i giudici, che può essere fatta anche nel giudizio di legittimità, sulla base di un apprezzamento limitato all'astratta compatibilità dei tratti del caso specifico con gli indici-criteri e gli indici-requisiti dettati dal legislatore. La valutazione positiva comporta l'annullamento della sentenza, con rinvio al giudice di merito.
Alla luce di questo principio, per la Suprema corte, che nega anche le circostanze attenuanti generiche, non esiste alcuna particolare tenuità del fatto. Ad escluderla, oltre ad un precedente specifico per lo stesso reato a carico della ricorrente, ci sono i fatti commessi, abituali e non modesti.
Per i giudici non è esiguo il pregiudizio derivante dalla condotta messa in atto dalla signora, che aveva un permesso limitato alla possibilità di mantenere un deposito per offrire sdraio e ombrelloni solo su richiesta, ma certamente non era autorizzata a "privatizzare" una spiaggia pubblica.

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