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I custodi della memoria: l'Italia terra d'Archivi

Istituto della Enciclopedia Italiana - 17 febbraio 2017

Lo scorso anno la Gazzetta ha pubblicato un articolo dello storico A.R. Scarsella (Archivi tigulini - S. Margherita ligure), che nei primi anni del 1900 ha ordinato l'archivio comunale e scritto gli "Annali". Nell'articolo, ripreso dal settimanale "Il Mare" e datato 27 luglio 1935, Scarsella conclude vignetta
«Non dovizia di carte, dunque, né documenti di singolar valore. Ma pur così ridotto l'Archivio di S. Margherita è un piccolo tesoro; è un titolo d'onore per la città; uno strumento prezioso per chi ricerca i fatti della storia di questa; un esempio imitabile a chi volesse riordinare altri archivi. Tale lo rendono il criterio con cui è ordinato, e la facilità delle ricerche, e l'esatta rispondenza alle citazioni contenute nella storia di S. Margherita, scritta in forma di Annali.
Durerà a lungo in questo stato? Caro, vecchio, umile Archivio! Fastidio ne dai poco, spese non ne richiedi.
Speriamo di sì.»
Ancora oggi, oltre 80 dopo, l'archivio comunale costituisce una risorsa fondamentale per chi desidera approfondire le vicende del Comune e verificare l'attendibilità delle tradizioni orali: peccato che la fruibilità sia limitata e che nessuna amministrazione abbia ritenuto opportuno investire per utilizzare al meglio le moderne tecnologie informatiche e dare continuità agli "Annali", fermi al 1914. scaffale
Nessuna amministrazione ha pensato di pubblicare sul sito istituzionale inventari, indici e altri strumenti di ricerca, anche quando esistono già in forma cartacea; nessuno ha avviato iniziative per attività promozionali e didattiche; nessuno favorisce contatti con associazioni e istituti culturali per la valorizzazione dei documenti; ignoto come il neonato "Museo del Mare" (che si propone come cardine culturale cittadino) pensa di affrontare l'argomento.


Un dedalo di corridoi e scaffali impolverati, pergamene e codici, sigilli e diplomi regi; no, non è un libro di Dan Brown, ma è la realtà.
L'Italia è un paese dall'immenso patrimonio archivistico.
Ogni archivio presente nelle nostre città è il custode silente della nostra storia: dall'alto medioevo all'età moderna, dal risorgimento alla nascita della Repubblica. In termini di memoria e d'identità nazionale questi luoghi sono i depositari di una ricchezza d'inestimabile valore culturale, tutelano la verifica del passato.
I dati forniti dalla Direzione centrale sono indicativi di quanto detto: una sede in ogni provincia del territorio nazionale per un totale di 101 archivi più 33 ragazzi sezioni (fonte Direzione Generale Archivi 2013). A questi si aggiungano più di ottomila archivi comunali e innumerevoli enti privati, associativi.
I complessi documentari che le diverse sedi custodiscono occupano circa 1.500 km lineari, milioni tra pergamene, filze, registri, mazzi e buste.
Il documento più antico, conservato presso l'Archivio di Stato di Milano, noto come Cartola de accepto mundio è del 12 maggio 721, i più recenti sono gli originali delle leggi e dei decreti che ogni anno vengono depositati nella sede centrale di Roma.

L'Archivio Centrale dello Stato, gli Archivi di Stato e le Sezioni di Archivio di Stato provvedono alla conservazione di documenti. Gli Archivi, oltre alla documentazione statale, unitaria e preunitaria risalente all'Alto Medioevo, conservano gli archivi notarili anteriori agli ultimi cento anni e gli archivi degli enti ecclesiastici e delle corporazioni religiose soppresse, i cui beni furono confiscati dallo Stato. Possono ricevere in deposito archivi degli enti pubblici (regioni, province, comuni, enti pubblici non territoriali) e archivi privati (di famiglie, personali, di impresa, di istituzioni).
Gli Archivi di Stato sono istituiti nei capoluoghi di provincia, ma la documentazione che vi si conserva riflette il mutare delle circoscrizioni territoriali nel tempo; gli Archivi di Stato con sede nelle città capitali degli Stati preunitari conservano le carte degli organi centrali di quegli Stati.

Non si può invece parlare del documento più prezioso nella misura in cui ogni documento è di per se un unicum. Ma in una visita immaginaria potremmo leggere e toccare con mano i diplomi dei re normanni in Sicilia, le disposizioni dei dogi di Venezia, avremmo la possibilità di sfogliare le note di pagamento per committenze artistiche a Firenze, gli ordini impartiti da Mazzini a Roma nel 1849, con lo stupore negli occhi a Milano potremmo trovare un autografo con la firma di Leonardo da Vinci. Se ciò non bastasse gli stessi edifici che ospitano i nostri archivi sono edifici dal grandissimo valore architettonico. Tra gli altri: Roma (Palazzo della Sapienza), Milano (Collegio Elvetico), Napoli (Monastero benedettino dei Santi Severino e Sossio), Venezia (Cà Granda dei Frari).
Purtroppo questo patrimonio d'inestimabile valore sta correndo un grave pericolo, continui tagli di risorse e personale, nonché la mancanza di un piano complessivo di salvaguardia, non solo mettono a repentaglio l'accesso libero ai documenti e il loro studio, ma rischiano di compromettere irrimediabilmente le funzioni di tutela, di conservazione e comunicazione della memoria che gli archivi esercitano.
La minaccia è reale e concreta anche perché per ogni documento perduto, verrebbe a mancare un tassello della nostra storia collettiva. Lasciare che il passato marcisca significa che qualcuno potrà reinventarlo in funzione di scelte utilitaristiche e d'interessi personali.

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