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Turismo 70 anni fa: è cambiato qualcosa?

Dal quotidiano La Stampa del 5 agosto 1947, a firma Pier Angelo Soldini:
Aria di famiglia a Santa Margherita
Molti gli ospiti spaesati: amicizia e confidenza non si acquistano in borsa nera
Non credo esista, lungo tutto il litorale tirrenico, altra città balneare che, più di Santa Margherita, conti tanti clienti così assidui e affezionati. Anzi, vorrei dire, una cerchia di ospiti così costante e tradizionale.
Rammento durante la guerra. Anche allora, nonostante l'assillo dei bombardamenti, le estreme difficoltà per il viaggio e la continua minaccia di sbarchi panorama improvvisi, i vecchi amici non l'hanno abbandonata mai.
Mi spiego. Magari per una settimana, magari per un giorno - o tra un treno e l'altro - ma a Santa, sia pure unicamente per vederla, non vollero lasciar trascorrere un solo anno senza farvi, uno alla volta, un'affrettata capatina.
«Così, per un capriccio», dicevano quando, venuto quaggiù anche tu per le stesse ragioni, li incontravi, solitari e un poco commossi come gli innamorati, lungo la spiaggia semi-deserta. Gelosi dei tedeschi prima e degli alleati subito dopo, pareva volessero constatare se la città li avesse in qualche modo traditi.
Ma Santa - così appunto essi la chiamano con affettuosa confidenza - ha saputo attenderli senza concedersi, né per fame né per paura, a nessuno. E quest'anno, toltesi definitivamente di dosso macerie e macchine belliche, liberatasi dalla schiavitù delle requisizioni e della invasione degli occupanti, nuovamente ha raccolto tutti assieme, e tutti in una volta, tra le braccia del suo calmo golfo, coloro che la considerano la spiaggia di casa, il comune ritrovo estivo.
Chi, all'ora dell'aperitivo, passi dal Colombo - il locale che raduna ogni sera tutto il mondo balneare convenuto sulle rive del Tigullio - ha infatti l'impressione di assistere alla riunione di una grande, di un'unica famiglia. Tra comitiva e comitiva, tra gruppo e gruppo, è tutto uno scambio di saluti e di convenevoli, tutto un intrecciarsi di discorsi che, senza alcuna interruzione, vanno da un capo all'altro della fitta distesa dei tavolini.
Appena qualche faccia estranea fa la sua comparsa in questo intimo ambiente la distingui quindi subito. Si tratta, per lo più, del cosiddetti nuovi ricchi i quali, capitati quaggiù per la prima volta, non sanno proprio da quale lato volgere il capo per incontrare uno sguardo accondiscendente. Sì che, al vederli così isolati, così silenziosi, malinconici e come sperduti, li penseresti persino disposti a cedere parte dei loro cospicui averi pur di poter entrare nelle grazie dei severi tutori della tradizione.
Ma l'amicizia e la confidenza non son cose che si acquistano in borsa nera e i fedeli di Santa vanno piuttosto cauti con costoro, li trattano piuttosto con una certa diffidenza, talvolta addirittura con una specie di sorda tirannia in cui è facile, però, intravvedere anche qualche altro malcelato sentimento.
Quanti di coloro, infatti, che ogni sera frequentano la «Quirinetta» del Miramare per vedere i film in edizione originale, quanti di coloro che al bagno squadernano sulle ginocchia voluminose riviste straniere, e a passeggio stringono mollemente sotto l'ascella le novelle di Saroyan o il romanzo di Faulkner in lingua inglese, quanti, passata l'altra guerra, quella del 15-18 o magari semplicemente quella d'Africa o di Spagna, non erano nelle stesse condizioni di spirito e di censo degli attuali arricchiti? La storia di certe baronie insegna. E non c'è recente o antico blasone, oserei dire, che non abbia, tra i suoi fondatori, un celebre pirata o qualcuno che, con eccessiva disinvoltura, frodava sui conti e sul peso.
Effettivamente qualcuno dei nuovi ricchi di quest'ultima guerra un po' esagera davvero. Come quel tale che, sere fa, si presentò al ballo di gala di un Grande Albergo con la valigetta piena di biglietti da mille per poter sbancare a suo agio il bar e il buffet e invece non riuscì neppure a farsi accettare la mancia dai camerieri. E come quel tal'altro che, avendo voglia di ballare, pretendeva, durante un concerto sinfonico, di poter tramutare, come il Re Mida, la bacchetta di un maestro dell'«Angelicum» in quella di un negro intonarumori. Gente che dovrebbe essere privata delle vacanze estive, cui dovrebbe essere persino vietato di fare i bagni, come usava un tempo con quei discoli che s'erano comportati male, a scuola e in famiglia, durante tutto l'anno.
In genere, però, la gran parte di essi è costituita da docili persone preoccupate soltanto a non far passi falsi, a non commettere fatali imprudenze. Ne vedi addirittura alcune intente a darsi un contegno e ad adeguarsi ai costumi del luogo con tanta buona volontà e tanta serietà di propositi che sarebbe un vero peccato se venissero, al termine della stagione balneare, respinte agli esami finali.
Poi, presto o tardi, quando anche questi nuovi ricchi, perduti lungo il faticoso cammino i più riottosi ad apprendere, si saranno messi a citare i nomi dei romanzi stranieri in lingua originale (fors'anche dopo averli soltanto letti, o sfogliati, come fanno molti degli attuali raffinati, nelle più sciape traduzioni nostrane), quando anch'essi, o i loro figli, avranno assunto un tono un poco moscio e un poco stanco, il mondo sarà nuovamente maturo per un'altra guerra.
Non voglio essere cattivo profeta. Ma è sempre successo così. Quando una generazione si è completamente emancipata deve lasciar il passo a un'altra. E quella che si fa avanti ha bisogno di un grande cataclisma per affermarsi, ha bisogno di un grande sconvolgimento per metter le radici.
Allora, se sarò finalmente libero dagli obblighi di leva, un po' di mercato nero vedrò di farlo anch'io. Ma solo, intendiamoci, per procurarmi una vecchiaia un po' meno travagliata dell'attuale maturità.

17 anni più tardi, nell'edizione del 15 luglio 1964, Giorgio Lunt scrive su La Stampa:
A Santa Margherita per avvertire la crisi bisogna andare negli alberghi più modesti
Anche le pensioni, le camere d'affitto riscontrano un vuoto sensibile - Gli albergatori più conosciuti e affermati sono invece ottimisti - La loro clientela (in prevalenza professionisti torinesi e milanesi) rimane fedele - Come si divertono i giovani? - Molti riescono ad annoiarsi - Lo sport di moda: sci nautico con aquilone
In questi giorni Santa Margherita Ligure ricorda certe affascinanti signore di mezz'età, che si sforzano di nascondere le prime rughe sotto un abile «maquillage». Chi arriva nella «perla del Tigullio» ha l'impressione che qui la crisi e la congiuntura siano termini vaghi, non pertinenti.

aquilone Lo specialista Giorgio Ferrante dopo aver preso la rincorsa con gli sci sull'acqua si libra sostenuto dall'«aquilone»
nel cielo di Santa Margherita Ligure

Le insenature sono costellate di panfili e motoscafi, la passeggiata a mare è animata, i parcheggi brulicano di macchine straniere e italiane: queste ultime hanno la targa di Milano, di Torino, di quasi tutte le province dell'Italia settentrionale e centrale.
Qui le vacanze non si calcolano, in genere, a settimane ma a mesi. E' il tradizionale appuntamento delle famiglie di professionisti - in prevalenza medici -, industriali, artisti, diplomatici. Da decenni scendono allo stesso albergo, frequentano la medesima spiaggia, conoscono i pregi (e i prezzi) di ogni negozio e ritrovo. I 20 alberghi - uno solo è di lusso, appena due di 1a categoria - e le tredici pensioni hanno una capienza di 1841 letti. Ma la cittadina è in grado di accogliere quasi altrettanti forestieri nelle pensioncine minori, negli alloggi privati e presso gli affittacamere. A differenza delle altre stazioni balneari delle due riviere, Santa Margherita e l'attigua Rapallo lavorano tutto l'anno. In più, contano su un turismo selezionato, abitudinario.
Questo spiega l'ottimismo - definirlo euforia sarebbe eccessivo - degli albergatori più conosciuti e affermati. «Finora riusciamo a mantenerci a galla - spiega il dott. Ciana [Gaudenzio], presidente della categoria -. Anzi, abbiamo già prenotazioni per l'anno venturo. Appunto perché i nostri alberghi assorbono la clientela che non tradisce e che non è costretta a troppi sacrifici finanziari. Rispetto all'anno scorso, i prezzi non hanno subito un aumento sensibile: in linea di massima, abbiamo ritoccato le tariffe del cinque per cento, mentre il costo della vita è rincarato in misura assai più elevata».
Vediamoli, questi prezzi «tutto compreso». Albergo di lusso, sulle 12.500 lire; prima categoria, 9000; seconda categoria, 5800; terza categoria 4000; quarta categoria, 3800. I prezzi delle pensioni di seconda categoria corrispondono a quelli degli alberghi di terza, quelle di terza applicano le tariffe degli alberghi di quarta (le cifre riportate sono, naturalmente, quelle in vigore nell'attuale periodo di «alta stagione»: da settembre a giugno le disparità sono rilevanti, soprattutto per le categorie superiori (6800 quella di lusso, 4500 quella di prima).
Tornando alla considerazione iniziale, il golfo Tigullio sembrerebbe immune dalla crisi. E' un giudizio errato. Dietro alla patina di mondanità e di splendore traspare la malinconia. Basta tastare il polso ai proprietari degli alberghi e pensioni di classe più modesta, agli affittacamere, alle agenzie immobiliari, alle cameriere. Riscontrano un vuoto sensibile, nei confronti dell'estate scorsa. I prezzi degli appartamenti sono diminuiti, in qualche caso, ma si stenta a trovare chi li occupi. Una famiglia milanese, l'estate scorsa aveva pagato per la «stagione» 750 mila lire un alloggio di tre camere, salotto e servizi: quest'anno ne ha trovato uno analogo per mezzo milione. I villeggianti si lamentano per il prezzo della frutta, della verdura, del vino. Dicono che in città la roba costa molto meno.
Ad ogni modo, gente che è venuta a Santa Margherita per divertirsi ce n'è parecchia. Ce n'è anche a Rapallo, ma tra i due centri del Tigullio si è creata una profonda frattura. Santa Margherita ha conservato le sue attrattive naturali, limitando al massimo le nuove costruzioni. Rapallo, al contrario, è diventata una fungaia di condomini.
Come si divertono gli italiani in vacanza a Santa Margherita? Le mamme e i bambini dedicano la maggior parte della giornata alla spiaggia, alla siesta pomeridiana, alla visita alle «boutiques» o ai negozi d'antiquariato. I giovani invece, danno l'impressione di non sapere – o non volere – più divertirsi. Almeno nel senso che si dà a questa parola. Abbiamo visto giovani e ragazze trascorrere ore ed ore all'ombra delle cabine o nelle nicchie dei bar degli stabilimenti: si riuniscono a gruppetti intorno al giradischi portatile, ascoltano decine di volte la stessa canzone insulsa, discutendo se Bobby Solo vale più di Piero Focaccia o degli altri idoli oggi di moda. Quasi tutti hanno la «barca» - traduciamo per i profani: il motoscafo d'alto mare o almeno il «fuoribordo» ultimo modello -, se ne servono per il piccolo cabotaggio fino alle Cinque Terre, alla Spezia, a Portovenere. Non per scoprire il paesaggio, ma le trattorie tipiche (e talvolta storcono il naso se l'oste porta in tavola un'acqua minerale diversa da quella che sono abituati a bere in città).
Alla sera, spunta il dilemma sul ritrovo in cui rifugiare la noia e spendere qualche biglietto da mille. C'è chi suggerisce il «Barracuda» - dove si esibisce l'orchestra di Gastone Parigi -, chi preferisce l'«Hostaria Saltincielo», uno dei locali più suggestivi d'Europa, su un poggio dal quale lo sguardo abbraccia tutta la baia. Vi sostano l'ex imperatrice Soraya, ha destato l'ammirazione del celebre architetto Le Corbusier. Altre comitive si spingono in macchina fino al «Covo di nord est» o al «Carillon» di Paraggi, per aspettare le ore piccole e mettersi d'accordo sul programma dell'indomani. Sempre disincantati, apatici. Molti non fanno neppure la fatica di tirar fuori il portafogli, al momento di andarsene. Hanno il conto aperto nei «nights», sono clienti solvibili, anche se non si fanno ancora la barba.
Parliamo in generale, s'intende. Buona parte della gioventù ama lo sport, l'emozione. La trova presso Gigi Figoli, che a Santa Margherita è il rettor maggiore dell'«università dello sci nautico». Quest'anno presenta una novità assoluta per l'Italia: il mito di Icaro per gli ardimentosi. Ha fatto arrivare dall'America un aquilone in nailon speciale, sorretto da un'intelaiatura. Ci si infila sotto il «cervo volante», con un casco da pilota e un'imbracatura da paracadutista. L'aquilone è collegato ad un potente motoscafo, che sfrecciando sul mare solleva a 35-50 metri questa specie di aliante. Basta un vuoto d'aria, un refolo di vento, una manovra imprecisa e si piomba in acqua con un tuffo pauroso. Pochi, per ora, affrontano simile sport. Forse la prima donna che corre il rischio, in Europa, è una bella ragazza milanese: la ventenne Paola Giordani. Ci confessa che ogni volta sale sul trabiccolo con una paura matta, ma quando si è in aria non si vorrebbe più ammarare.

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