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Quei tormenti di Volpi
di Andrea Montanari

Milano Finanza – 15 luglio 2017

L'imprenditore che ha fatto fortuna in Africa si è affidato a Fiorani, conosciuto per sport a Lodi negli anni Settanta. Ora però, dopo l'ingresso in Carige, sta per vendere tutto in Italia

I legami che si instaurano in vasca sono così solidi che, a volte, nonostante lunghi periodi di lontananza, non si spezzano mai. Ecco perché, Gabriele Volpi, classe 1943, nato a Recco, ha voluto accanto a sé da un paio d'anni Gianpiero Fiorani. L'ex banchiere della Popolare di Lodi, condannato e arrestato nell'inverno 2005 per la scalata ad Antonveneta (è stato condannato anche per il crack Parmatour), in gioventù è stato giocatore di pallanuoto oltre che giornalista in erba. E al Fanfulla Lodi, negli anni Settanta, ha avuto come allenatore per qualche tempo proprio Volpi che nel club lombardo concluse la sua non proprio brillante carriera, iniziata nella ben più rinomata Pro Recco.

Volpi/Fiorani Gabriele Volpi e Gianpiero Fiorani

L'imprenditore ligure, per ragioni di lavoro (agente per la Carlo Erba), nel 1965 si trasferì nella cittadina lombarda, trovando anche moglie, la signora Rosaria. E da ex pallanuotista, a Recco, trasmise il suo credo sportivo al giovane Fiorani prima di abbandonare l'Italia nel 1976 per sbarcare in Nigeria e poi in Angola. Paesi in cui getterà le basi di un impero della logistica legata all'oil&gas arrivato a fatturare in mezza Africa più di 2 miliardi di euro e a dare lavoro a quasi 30 mila dipendenti.
I due amici si persero di vista per lungo tempo salvo poi ritrovarsi per puro caso in Costa Smeralda nell'estate del 2007 quando Volpi prestò a Fiorani lo yacht da 60 metri sul quale il nanker venne immortalato assieme a Naike Rivelli, la figlia di Ornella Muti, facendo non solo infuriare la moglie, Gloria Sangalli, ma lo stesso imprenditore ligure, che tagliò nuovamente i ponti con il banchiere. Ma siccome i peccati si possono perdonare, ecco che a distanza di otto anno da quell'incidente da gossip, i due protagonisti di questa storia tornano a incrociare i propri passi.
Ancora una volta sulla spiaggia di Porto Cervo. Volpi, che stava passeggiando con Flavio Briatore, si è sentito chiamare da Fiorani. Il terzetto si è fermato a lungo a chiacchierare e da lì è ripartita la liaison che dura tuttora. E che ha portato poi all'addio di parecchi collaboratori e consulenti della galassia d'attività italiane, essenzialmente sportive e immobiliari, che fanno riferimento allo stesso Volpi, fino a un anno fa l'uomo più ricco della Liguria.

Malacalza Vittorio Malacalza

Contrapponendo il suo patrimonio a quello di Vittorio Malacanza, ovverosia mr Miliardo e imprenditore più facoltoso di Genova.
Fiorani, lo ha ammesso anche pubblicamente, cura il processo di ristrutturazione dell'ex impero africano dell'industriale.
Un reticolo di società che fanno capo alla Orlean Invest Africa Ltd e alla controllata Intels Services e che da un paio d'anni, complici il crollo del prezzo del petrolio e la decisione del governo nigeriano di liberalizzare i porti - Volpi ne controlla 4, i principali, ossia Onne, Warry, Calabar e Lagos – sta soffrendo parecchio.
Al punto che, da quel che è stato possibile ricostruire, la gran parte della forza lavoro locale è stata licenziata. Una lunga scalata verso la vetta del business, che ha portato le società dell'industriale ligure ad approdare in Angola e Mozambico, seguita da una repentina caduta, legate alla parabola politica del potentissimo ex vicepresidente nigeriano Atiku Abubakar (già vice direttore generale del servizio doganale), socio in affari di Volpi agli inizi dell'avventura africana, poi finito nel mirino della Psi, la commissione permanente d'inchiesta del Senato Usa che a lungo ha indagato sulla corruzione nella nomenklatura politica del Paese africano. Un legame, quello tra Volpi e Abubakar, che portò gli investigatori del Psi ad ascoltare anche l'imprenditore ligure.
Così per cercare di prendere un minimo di distanze da quel mondo, che comunque resta il cuore pulsante delle sue attività, l'industriale decise di tornare a investire in patria. Dapprima, anno 2000, rilevando la squadra dei sogni, la Pro Recco, ossia il club più titolato nella storia della pallanuoto italiana e una delle squadre più forti al mondo e poi nel 2008 lo Spezia Calcio, risollevato dal baratro della serie D al sogno sfumato della serie A.
Il tutto inframmezzato da progetti immobiliari in Liguria e, poi, una puntatina nello strategico porto di Rjieka in Croazia per avere un contatto diretto con il bacino africano. E già che c'era nel 2012 si è regalato pure la locale squadra di calcio, fresca vincitrice del campionato nazionale. Ma la ciliegina sulla torta, come fanno notare alcuni manager che con Volpi hanno condiviso parte del percorso industriale, non poteva che essere la Carige, la banca dei genovesi e dei liguri. «Un self-made-man come lui non poteva non diventarne socio», dice un professionista a lui vicino. «E' un po' come un milanese che lascia la città per fare fortuna e poi, forte di un patrimonio miliardario, torna e compra azioni della Cariplo o della Bpm (oggi BancoBpm, ndr)». Così è stato. Carige
Nel giugno 2015, Volpi assecondando l'amico Aldo Spinelli, ex patron del Genoa (club oggi in vendita) e attivo nel settore della logistica portuale, ha messo sul piatto tra gli 80 e i 90 milioni per rilevare il 6% di Carige e dare manforte al socio di riferimento, Malacalza (17,56%). Un asse che pareva dovesse dare slancio alla banca, dopo le pesanti ripercussioni su bilancio e patrimonio della 25ennale gestione targata Giovanni Berneschi. E che invece è durato poco più di un anno. Perché dopo aver presentato due liste di candidati differenti i due soci non si sono mai confrontati. Al punto che, in banca, c'è chi ricorda che se Malacalza è costantemente presente (ha dapprima orchestrato il ribaltone sostituendo Cesare Castelbarco Albani e Piero Montani con Giuseppe Tesauro e Guido Bastianini, per defenestrare quest'ultimo sostituendolo con Paolo Fiorentino), Volpi non si è mai fatto vedere, né sentire e ha anche dovuto cambiare in corsa i suoi rappresentanti in cda, dopo l'addio di Claudio Calabi e Alberto Mocchi e la bocciatura del candidato Giacomo Fenoglio, considerato troppo vicino a Fiorani. Del resto è noto che Volpi riceve visite in quel di Recco. Magari al ristorante Le Quattro Vele ristrutturato e affidato alla cure di Matteo Fiorani, figlio di Gianpiero.
Un isolamento, quello del patron dello Spezia, che è legato anche a una presa di distanza di quei pochi poteri forti rimasti a Genova e in Liguria, poco propensi a dare credito all'ex banchiere della PopLodi. Anche perché nel frattempo, Volpi è finito al centro di alcune inchieste della magistratura, due avviate dalla Procura di Genova (per questioni di tasse non pagate e pagamenti in nero dei giocatori della Pro Recco) e una da quella di Como (autoriciclaggio e sequestri per 500 mila euro, che rischiano di minare la sua credibilità). Da qui la decisione dello stesso industriale della logistica di compiere scelte drastiche. Ha detto addio alle ville di Forte dei Marmi e Santa Margherita, ha venduto lo yacht GiVi (60 metri) e messo in vendita, a quasi 60 milioni, il Boadicea comprato anni fa da Bernard Tapie. Inoltre ha ceduto le azioni Fca e Moncler e presto potrebbe dire addio alla quota in Eataly. Sul fronte immobiliare, infine, ha bloccato i progetti di sviluppo a Rapallo, Genova e Santa Margherita (un porto da 70 milioni).
Del resto non si fa vedere in Italia dal dicembre scorso.
Dopo aver abbandonato anche l'idea di investire nel mattone in Mozambico con Flavio Briatore. Insomma, un nuovo cambio di rotta e un repentino smobilizzo delle attività italiane che poco ha a che fare con il suo carattere. Se è vero che sulla homepage della holding Orlean campeggia il motto «See you beyond the dream».
Chissà cosa, e chi vedrà, al di là dei (suoi) sogni, Volpi?

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