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"Processate Volpi", i Pm lo accusano di autoriciclaggio dalla Svizzera
di Marco Preve

la Repubblica – 19 dicembre 2017

Valigette di nero, che sarebbero il provento della corruzione di funzionari di stato in Nigeria, con le quali avrebbe pagato gli atleti della Pro Recco

La Svizzera non porta bene ai banchieri genovesi. Dopo Giovanni Berneschi, l'ex presidente di Carige condannato per una maxi truffa al suo gruppo legata anche all'esportazione di valuta nella Confederazione Elvetica, è la volta di Gabriele Volpi, secondo azionista di Carige - nonché ricchissimo imprenditore della logistica petrolifera in Nigeria - di finire nei guai per i soldi che avrebbe fatto arrivare da Lugano attraverso degli spalloni.

Il documento che svela il finanziamento per il Verona calcio
di Marco Preve
Un prestito obbligazionario da 10 milioni sottoscritto da una società di Volpi per una controllata del patron della squadra scaligera

Un prestito da dieci milioni proveniente da una delle società di Gabriele Volpi è stato "destinato al sostegno finanziario dell'Hellas Verona Football Club". Questo passaggio di un documento fino ad oggi inedito aiuta a far chiarezza su un altro del misteri che avvolgono gli affari di Gabriele Volpi e del suo amico Gianpiero Fiorani. Quello che riguarda gli assetti societari del Verona calcio di Maurizio Setti.
Le voci di un interesse diretto Verona Calcio del miliardario patron dello Spezia Calcio circolavano da tempo e avevano generato una indagine della procura federale della Figc [Federazione Italiana Giuoco Calcio] poi archiviata. Ma le indagini di Como, dove Volpi è indagato per auto riciclaggio, potrebbero riaccendere l'interesse della Figc.
Un documento aiuta a fare chiarezza. E' la lettera della società lussemburghese Falco sa. che fa riferimento al patron del Verona. E' il 19 ottobre del 2015 e l'oggetto è "il prestito obbligazionario non convertibile" - ovvero la restituzione deve avvenire con i contanti - da 10 milioni che scade nel giugno del 2019 alla società di Setti HV7 spa.
Il prestito, si legge, viene interamente sottoscritto da "San Rocco immobiliare" società controllata da Volpi e impegnata nel recupero dell'area ex Iml di Recco.
Il fine del prestito è chiaro ed esclusivo: "Il sostegno finanziario dell'Hellas Verona".
Una frase che sembra contrastare con quanto sostenuto da Volpi e Fiorani poche sere fa durante la cena sociale dello Spezia Calcio. Il sito di news online Cittàdellaspezia registrava questa frase di Volpi: "Avevamo un interesse nel Verona che non si è concretizzato" . E più avanti riporta la dichiarazione di Fiorani: "C'era una simpatia personale tra Volpi e il presidente del Verona (Maurizio Setti, ndr), e in questo senso c'è stato un investimento che il signor Volpi ha ritenuto di fare pur senza avere alcuna partecipazione in quella società o alcun ruolo decisionale. Ma come nascono le simpatie nascono anche le tensioni e i litigi quando non si rispettano le intese".
In realtà, seppur formalmente Volpi non risulti, il prestito arriva da una delle sue società. Le frizioni sarebbero relative al pagamento degli interessi che scadevano a giugno e dicembre di ogni anno. I ritardi avrebbero creato un contenzioso che si intuisce anche dalle mezze parole di Fiorani.
Ma il nodo è un altro. Fino ad oggi le dichiarazioni dei diversi soggetti interessati sostenevano un aspetto fondamentale: i rapporti finanziali non avevano riguardato Volpi e il Verona Calcio ma soltanto Volpi e l'imprenditore Setti.
E' vero che in quel periodo con il Verona in A e lo Spezia in B non sarebbero state commesse violazioni al regolamento. Ma il documento che certifica un finanziamento specifico al Verona Calcio potrebbe spingere gli investigatori della Figc ad approfondire anche i precedenti rapporti tra Volpi e Setti.
Con la giustizia sportiva Volpi ha già una partita aperta. La Fin - Federazione nuoto - ha infatti aperto un'inchiesta federale a seguito della pubblicazione delle notizie riguardanti le inchieste sulla Pro Recco e Volpi. Sia quelle fiscali che quelle penali.

La procura di Como ha infatti chiesto il rinvio a giudizio del patron di Pro Recco e Spezia Calcio, per l'accusa di autoriciclaggio. Il miliardario con interessi in Africa, Croazia, azionista – fra i tanti – di Moncler e Eataly, secondo il procuratore capo di Como Nicola Piacente e il pm Mariano Fadda, avrebbe fatto rientrare in Italia del denaro a sua volta frutto di altri reati. Bancarotte (negli anni '90 venne condannato a due anni per la bancarotta fraudolenta della compagnia Medafrica), fatture di operazioni inesistenti nella gestione della squadra di pallanuoto della Pro Recco e, soprattutto, attraverso la "corruzione di funzionari della Nigeria". Per questa ragione gli viene contestata anche la violazione della legge del 2006 con cui l'Italia aveva ratificato la "Convenzione e i Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale".

Volpi Gabriele Volpi

Volpi, che è difeso dall'avvocato milanese Giacomo Fenoglio (membro del cda [consiglio di amministrazione] di Carige nonché legale di fiducia di Gianpiero Fiorani) è rimasto intrappolato nella rete tesa dai finanzieri di Como che, dal 2015, indagavano su un vasto giro di mediatori e spalloni che trasferivano contanti e preziosi dalle casseforti bancarie di Lugano in diverse città del nord Italia. Particolare curioso: alcune delle accuse relative alla corruzione di funzionari di stato della Nigeria sono legate a intercettazioni durante colloqui telefonici fra Volpi e Gianpiero Fiorani, l'ex banchiere di Lodi condannato per la stagione delle scalate, che da circa 3 anni gestisce - non si è ancora capito se come braccio destro o socio - quasi tutti gli affari del tycoon, compresa la complicata partita Carige (Volpi controlla, attraverso una società di Panama, il 6% del capitale).

Fiorani Gianpiero Fiorani

Volpi e Fiorani parlano degli affari in Nigeria e in alcuni dialoghi discutono di finanziamenti milionari a partiti e rappresentanti istituzionali del paese africano. Volpi in nessuna intervista ha mai voluto parlare di queste vicende e Fiorani in un'occasione si è limitato a dire che si tratterebbe di un equivoco, visto che i milioni di cui si parla non erano per tangenti ma per investimenti e crediti che il gruppo Intels di Volpi vanta nei confronti del governo locale.
A Como è stato chiesto il processo anche per i soggetti ritenuti essere gli organizzatori e spalloni del traffico, tre mediatori finanziari di Lugano, Giovanni e Maurizio Fortina e Libero Valksangiacomo, e i due emissari di Volpi che in tre occasioni avrebbero ricevuto e portato al tycoon 545mila euro in contanti. Si tratta di Gabriele Giuntini, amministratore di società che il patron della Pro Recco controlla attraverso la proprietà, una società anonima del Lussemburgo, la White Fairy Holding; e poi del lodigiano Eugenio Ferrari che gli inquirenti ritengono legato a Fiorani per via di interessi comuni nel ristorante della catena Event a Milano. Il viavai di contanti si sarebbe interrotto dopo che il 6 ottobre del 2016 Giuntini, che utilizzava per le "consegne" un'Audi 8 della Orlean Invest, la holding di Volpi, venne fermato a Rapallo dalla finanza subito dopo aver preso in consegna la valigetta con i soldi.
Se il gip lo manderà a processo, per Volpi quello di Como sarà l'ennesimo fronte giudiziario da affrontare. A Genova procura e guardia di finanza indagano sui pagamenti in nero ai giocatori della Pro Recco rivelati da ex collaboratori della società. Sul fronte fiscale il milionario ha già perso due round in Commissione tributaria provinciale che ha sentenziato che la sua società non "Non può essere considerata associazione dilettantistica".

«Soldi svizzeri, processate Volpi per riciclaggio»
di Marco Grasso e Matteo Indice

Il Secolo XIX – 19 dicembre 2017

Oltre che per il tycoon la Procura di Como chiede il giudizio per 27 indagati fra "spalloni" e mediatori – Svolta dei pm sul patròn della Pro Recco e azionista di Carige. Nelle carte le intercettazioni con Fiorani

Prima hanno trovato una gang di mediatori e spalloni che riportavano dalla Svizzera contanti e oro a chili, assoldati da imprenditori e professionisti preoccupati dai nuovi spiragli in materia di trasparenza finanziaria. Ma dalle intercettazioni sono spuntati uno dei più ricchi e sfuggenti impresari italiani, Gabriele Volpi divenuto miliardario in Nigeria dove gestisce in regime di monopolio la logistica dei quattro porti nei quali passa il petrolio marino, e Gianpiero Fiorani, l'ex ad [amministratore delegato] della Popolare di Lodi condannato per falso in bilancio nella scalata ad Antonveneta, che sta provando a rilanciarsi proprio come frontiera braccio destro di Volpi. Il primo, tra i protagonisti del recente aumento di capitale Carige in cui ha tentato di salire dal 6 al 9%, rischia da pochi giorni di finire a processo per autoriciclaggio; il secondo non è indagato, ma i suoi dialoghi hanno in parte inguaiato il nuovo datore di lavoro.
Per orientarsi occorre fissare innanzitutto la svolta giudiziaria. La Procura di Como ha appena chiesto il rinvio a giudizio di 28 persone per innumerevoli passaggi fuorilegge di denaro e preziosi attraverso il valico di Ponte Chiasso, avvenuti tra 2016 e 2017. Dopo aver circoscritto la banda che nascondeva mazzette e lingotti in auto e Suv, hanno scoperto che dei loro servizi s'avvaleva pure Volpi. E il procuratore capo Nicola Piacente e il sostituto Mariano Fadda chiedono che venga processato «per aver ripetutamente trasferito, in modo da ostacolare l'individuazione della loro provenienza delittuosa, proprie risorse finanziarie provento di vari delitti da lui commessi nel tempo in Italia e all'estero: bancarotta fraudolenta (Volpi ha riportato condanne per alcuni fallimenti, ndr), utilizzo di fatture per operazioni inesistenti nella gestione della Pro Recco pallanuoto da lui controllata (è anche patròn dello Spezia Calcio e la procura federale sospetta lo fosse occultamente del Verona, ndr), corruzione di funzionari della Nigeria».
Gli contestano due trasporti sottobanco da 250 mila euro cash e uno da 45 mila, compiuti «da suoi emissari». E le stesse risorse, insistono i magistrati, «erano state in precedenza esportate clandestinamente, per il deposito, in conti gestiti dalla Pkb Privatbank di Libero Valsangiacomo (banchiere a sua volta sotto inchiesta per associazione a delinquere, ndr)». Secondo i pm in Svizzera, e da lì in Italia, sono finiti milioni ottenuti facendo affari in Africa dopo aver dispensato tangenti. E a dimostrarlo, insistono i pubblici ministeri, ci sono alcuni dialoghi criptici con Fiorani in cui si parla di «pagamenti» a Lagos e della necessità d'influenzare scelte politiche in loco.
Giacomo Fenoglio, legale di Volpi, preferisce al momento non replicare nel merito: «Siamo pronti a difenderci al processo».
Il Secolo XIX ha contattato ieri anche la Pro Recco pallanuoto, citata nelle carte dell'inchiesta. Sia l'ufficio stampa che il presidente (ed ex giocatore) Maurizio Felugo scelgono allo stato di non rispondere.

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