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La storia di Volpi
di Carlotta Scozzari

Business Insider Italia – 10 gennaio 2018

Il miliardario socio di Carige che ha fatto fortuna in Nigeria e ora chiede aiuto a Fiorani

foto 1 Festa di Natale dell'Ac Spezia (foto dal profilo Instagram della società)

Con l'aumento di capitale che si è concluso alla fine del 2017, Gabriele Volpi è salito dal 6 al 9% di Banca Carige, diventandone il secondo maggiore azionista alle spalle della famiglia Malacalza (cresciuta invece dal 17,6 al 20,6 per cento). Soltanto per partecipare a quest'ultima ricapitalizzazione dell'istituto di credito genovese, Volpi ha sborsato circa 55 milioni. Una bella cifra, ma poco più che noccioline se si considera il suo patrimonio, stimato ancora la scorsa estate in qualche miliardo di euro. Ma da dove arriva tutto questo denaro? Quali sono gli affari del secondo socio della banca che nelle cronache locali viene descritto come "l'uomo più liquido della Liguria"?

foto 2 Esterni della Cassa di Risparmio di Genova e Imperia
(foto di Davide Gentile - Imagoeconomica)

Per comprenderlo è necessario fare rotta sulla Nigeria. E' lì che, a partire dagli anni Settanta, Volpi, nato a Recco nel 1943, ha tessuto una complessa rete di affari incentrata sulla prima ricchezza del paese africano: il petrolio.
A imprimere una svolta alla sua attività imprenditoriale, in particolare, è stata la concessione ottenuta all'inizio degli anni Ottanta per la gestione dei principali porti nigeriani. Da lì in poi Volpi ha messo in piedi diverse società attive in settori legati a quello petrolifero come i tubi e la logistica. Tali società, tuttavia, risultano difficili da "tracciare" e "mappare" perché nella maggior parte dei casi sono situate in paradisi fiscali a tassazione leggera. E' quel che accade alla Compania Financiera Lonestar, ossia il veicolo azionista di Carige, che ha appunto sede a Panama.
Non è un caso che nei famosi "Panama Papers" compaia il nome di Gian Angelo Perrucci, ex pallanuotista come Volpi nonché suo socio, considerato un po' come il suo braccio destro.
"Perrucci – spiega Marco Preve su Repubblica Genova – risulta titolare della Burfield delle Seychelles e viene definito dalle carte panamensi come socio di Atiku Abubakar, ex vicepresidente della Nigeria".
Qualche anno fa, proprio una inchiesta del Senato statunitense, ha portato a galla – aiutando quindi a tracciare almeno parte della complessa mappa di società – la rete di affari di Volpi e Perrucci con Atiku Abubakar. L'ex vicepresidente nigeriano, in particolare, risulta possedere insieme con Volpi (che ne è comunque socio di maggioranza) il colosso della logistica nel settore petrolifero Intels Nigeria limited, nato nel 1981 e controllato dalla holding dell'azionista di Carige, Orlean invest.

foto 3 Nigeria, dicembre 2014 - L'ex vice-presidente
Atiku Abubakar (foto di Pius Utomi Ekpei/AFP/Getty Images)

Ma in Nigeria, paese dove Volpi da anni si sente così a casa che addirittura ha preso lì la doppia cittadinanza, il vento è cambiato. Lo si comprende dalla decisione risalente allo scorso autunno dell'attuale governo del paese africano, rappresentato dal presidente Muhammadu Buhari, di interrompere l'accordo di supervisione, pilotaggio e monitoraggio delle imbarcazioni che l'autorità portuale nigeriana aveva stretto nel 1999 con la Intels Nigeria limited. Secondo la stampa locale, la rottura dell'accordo potrebbe significare la perdita di svariati di milioni di dollari per il gruppo della logistica petrolifera.
Per Volpi la situazione in Nigeria non ha fatto che peggiorare. A metà dicembre, infatti, alla Intels Nigeria limited sono state concesse 24 ore per dichiarare l'ammontare di denaro pubblico, e quindi del governo nigeriano, in suo possesso per poi trasferirlo alla Tsa, vale a dire al Treasury single account, un sistema di contabilità pubblica introdotto proprio per gestire e ottimizzare le entrate del governo del paese africano. In particolare, alla società della logistica petrolifera è stata chiesta la restituzione di svariati milioni di dollari incassati dai servizi di pilotaggio delle navi che il governo nigeriano ritiene debbano essere restituiti all'autorità portuale.

Sempre la stampa africana riferisce che Silvano Bellinato, dirigente di Intels, ha preso tempo, spiegando che la riconciliazione dei conti con l'autorità portuale è appena cominciata e che attende le istruzioni per cominciare a pagare la Tsa. Il confronto, insomma, è ancora in corso, ma l'attuale governo nigeriano sembra comunque intenzionato a proseguire con la linea dura verso la Intels di Volpi. "Contiamo di poter risolvere nell'arco di poche settimane il nostro contenzioso con l'autorità portuale nigeriana", ha detto proprio a metà dicembre – secondo quanto riportato dal quotidiano online Città della Spezia – Gianpiero Fiorani con riferimento ai problemi del gruppo nel paese africano.

foto 4 Convegno Prometeia, Gianpiero Fiorani BPL
(foto di Sergio Oliverio Imagoeconomica)

Ma che c'entra con Volpi il banchiere ex timoniere della Popolare di Lodi, già condannato per falso in bilancio e già protagonista della controversa stagione dei cosiddetti "furbetti del quartierino" (per ricorrere a una definizione usata da uno di loro, Stefano Ricucci)? C'entra perché dalla fine del 2016 Fiorani è diventato consulente di Volpi negli affari.
Le loro strade si sono incrociate a Lodi, dove il socio di Carige ha vissuto per un certo periodo prima di volare in Nigeria. "Sarà un mio consulente, si occuperà del mio business in Africa ma non avrà niente a che fare con la banca", garantiva Volpi a proposito di Fiorani in una intervista al Secolo XIX del novembre del 2016.
Ma non avrebbe avuto senso. E infatti è diventato quasi subito chiaro che l'ex numero uno della Popolare di Lodi consiglia Volpi anche sulla Carige, oltre che sugli affari africani e su quelli immobiliari in Liguria. Chissà se sarà stato proprio Fiorani, per esempio, a raccomandargli di astenersi, in occasione dell'assemblea dei soci di fine marzo del 2017, nel voto sull'azione di responsabilità verso gli ex vertici della banca genovese, Piero Montani e Cesare Castelbarco, muovendosi così in direzione contraria rispetto alla volontà della famiglia Malacalza, prima azionista (la vicenda è raccontata nel libro "Banche in sofferenza – La vera storia della Carige di Genova).

foto 5 Febbraio 2010 - Udienza processo BPL,
Gianpiero Fiorani (foto di Sergio Oliverio Imagoeconomica)

E' stato proprio Fiorani a svelare i piani del gruppo Volpi: andare in Borsa e aprirsi ai mercati internazionali. Il quotidiano online Città della Spezia prospetta infatti la possibilità di una quotazione a Piazza Affari e di un rientro in Italia di molte delle attività del gruppo. Focus sul Belpaese che si fa fatica a non mettere in relazione con i problemi in Nigeria.
"Pochi di voi, che pure fanno parte di questo gruppo – sono le dichiarazioni di Fiorani al quotidiano spezzino – sanno che siamo formati da 42 aziende (il gruppo è composto da oltre 40 società dislocate tra Africa ed europa, ndr) che danno lavoro a 7 mila persone. Pochi sanno che abbiamo una sede magnifica nella piazza principale di Lugano, che presto costruiremo il nuovo porto di Santa Margherita e una piscina a Recco, che attorno allo Spezia Calcio gravitano quasi duemila famiglie. Il gruppo vivrà una fase di riorganizzazione che nasce per dare stabilità, l'idea è di arrivare alla quotazione. Non per cercare il valore aggiunto degli azionisti ma per aprirsi al mercato internazionale. E tutto parte dal conoscersi, dallo spiegare cosa facciamo e dove lo facciamo".

foto 6 AC Spezia (foto dal profilo Instagram della società)

Fiorani ha pronunciato queste parole in occasione della recente cena natalizia dello Spezia Calcio, squadra rilevata da Volpi nel 2008, quando ancora militava in serie D (oggi gioca in serie B). Si vede però che quel giorno l'ex banchiere della Lodi era in vena di rivelazioni, perché, dopo indiscrezioni su un possibile interesse di Volpi per il Verona Calcio, ha anche fatto sapere: "C'era una simpatia personale tra Volpi e il presidente del Verona (Maurizio Setti, ndr), e in questo senso c'è stato un investimento che il signor Volpi ha ritenuto di fare pur senza avere alcuna partecipazione in quella società o alcun ruolo decisionale. Ma come nascono le simpatie nascono anche le tensioni e i litigi quando non si rispettano le intese". La precisazione "senza alcuna partecipazione" (Fiorani si è limitato a parlare di "un prestito") è importante alla luce di una recente inchiesta della Procura federale per capire se, in conflitto con le regole, Spezia e Verona abbiano avuto lo stesso padrone per un certo periodo.

foto 7 (foto dal profilo Instagram della Pro Recco)

La proprietà dello Spezia e la "simpatia" per il Verona (senza contare ricorrenti indiscrezioni che lo considerano vicino alla Sampdoria) non sono gli unici interessi sportivi, perché Volpi, da ex pallanuotista qual è, ha anche comprato la Pro Recco, vincitrice dell'ultimo scudetto e, in questo settore, la squadra più titolata del mondo. Proprio sulla società di pallanuoto verteva, come raccontato da Preve su Repubblica Genova, l'accertamento fiscale risalente al 2014, con cui l'Agenzia delle entrate puntava a scoprire se la Pro Recco, pur dichiarandosi un'associazione dilettantistica sportiva, fosse invece un puro ente commerciale.
Ebbene, alla fine di novembre del 2017, la Commissione tributaria provinciale di Genova, inquadrando di fatto la Pro Recco come una squadra di professionisti, ha condannato Volpi a pagare le sanzioni, contestando "irregolarità nella documentazione contabile", "inattendibilità delle scritture contabili", "dichiarazione di perdite pari a un milione e centomila euro a fronte di perdite medie del settore di 45 mila euro circa", "la mancata contabilizzazione delle compravendite dei giocatori tesserati", "l'effettuazione di pagamenti in nero ai giocatori".

foto 8 Volpi con il pallanuotista Filipovic
(foto dal profilo Instagram della Pro Recco)

Ma evidentemente i guai non arrivano mai da soli. Ecco che così lo scorso dicembre la procura di Como ha chiesto il rinvio a giudizio del patron della Pro Recco e dello Spezia Calcio con l'accusa di autoriciclaggio. Volpi, secondo il procuratore capo di Como Nicola Piacente e il pm Mariano Fadda, avrebbe fatto rientrare in Italia del denaro a sua volta frutto di altri reati, come fatture irregolari nella gestione della squadra ligure di pallanuoto ma soprattutto tramite la "corruzione di funzionari della Nigeria". Si torna così agli affari africani del miliardario ligure naturalizzato nigeriano.

Incrociando le passioni di Volpi per il petrolio e per lo sport si arriva fino in Croazia. E' qui che, sempre secondo quanto raccontato da Repubblica Genova, nel 2017, il colosso petrolifero nigeriano Oando si sarebbe aggiudicato una importante licenza per l'esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi. Volpi è sempre stato considerato vicino a questa società, tant'è che le cronache, nel marzo del 2015, lo descrivono in visita alla cittadella sportiva della squadra del Rijeka football club insieme proprio con l'amministratore delegato di Oando, Adewale Tinubu.

foto 9 La Pro Recco, nel maggio 2017, festeggia lo scudetto
(foto dal profilo Instagram della Pro Recco)

Ma, probabilmente in parallelo con l'aumento dei problemi in Nigeria, i rapporti tra Volpi e Tinubu sembrano oggi essersi guastati. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa locale lo scorso settembre, il socio di Carige e azionista di maggioranza di Intels avrebbe ingaggiato una battaglia per il controllo di Oando contro Tinubu, imputando a quest'ultimo tra le altre cose una cattiva gestione della società. Nel mese di ottobre, poi, la Oando ha a sua volta ingaggiato una complessa battaglia con la Sec nigeriana, l'organo di controllo del mercati (la società petrolifera è quotata alla Borsa nigeriana e a quella di Johannesburg).
Chissà se forse è proprio questa sfilza di problemi e questioni varie in Africa ad avere convinto Volpi a concentrarsi sulle attività italiane, a cominciare da Carige. La banca ligure, tuttavia, non è l'unica società del Belpaese su cui Volpi ha puntato. All'inizio di dicembre, tramite la sua finanziaria Orlean Invest Holding, ha messo sul piatto 68 milioni di euro e si è aggiudicato, nell'ambito del fallimento del gruppo De Vecchi, la gara di vendita del terminal dell'ex Centro intermodale adriatico (Cia), l'Interporto di Venezia; l'acquisizione dovrebbe essere perfezionata a giorni.

foto 10 16 dicembre 2013, Milano, quotazione Moncler,
Giovanni Gianni Tamburi e Tononi Massimo
(foto di Sergio Oliverio Imagoeconomica)

Di più. Con la consulenza del finanziere Gianni Tamburi, il proprietario dello Spezia e della Pro Recco ha messo un piede nella società dei piumini tanto amati dai paninari, Moncler, quotata in Borsa, e in Eataly, gruppo che opera nella distribuzione e nella promozione di cibi e specialità italiane, in predicato di sbarcare sul mercato azionario. Insomma, quello di Volpi, è un impero immenso e sapientemente diversificato.
Se poi davvero andrà in Borsa, magari sarà anche più facile passarlo al radar.

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