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Porto e scogliere soffolte

Soffolta: un termine venuto di moda a proposito del discusso progetto di ristrutturazione del fronte mare di Santa Margherita, ma che in pochi sono in grado di valutare.
L'origine va ricercata nel latino suffulcire, composto da sub (sotto) fulcire (sostenere): la parola è usata per indicare scogliere soffolta artificiali sommerse, erette fin poco sotto il pelo dell'acqua parallelamente alla costa, nascoste alla vista ma in grado di proteggere la costa dall'erosione (in contrapposizione alle scogliere affioranti).

E' bene chiarire che occorre distinguere tra alghe e piante marine.
Anche se entrambe effettuano la fotosintesi, le alghe non hanno radici, fusto, foglie, fiori o frutti e la loro presenza può essere dannosa. Le piante marine invece hanno tutti i precedenti elementi, esattamente come quelle terrestri: il polline è trasportato dall'acqua.
Tra le piante la più diffusa, sulle nostre coste, è la posidonia oceanica: una sorta di barriera soffolta naturale con funzione antierosione, la cui presenza è indice di alta qualità ambientale.

L'azione di protezione ha tuttavia la sua contropartita: il ristagno dell'acqua favorisce infatti la diffusione di alghe, anche tossiche. Le scogliere soffolte, inoltre, non sono efficaci in occasione di mareggiate che le scavalcano.

Il Piano Territoriale della Costa della Regione Liguria afferma a proposito «A causa della conformazione e delle caratteristiche della costa ligure, si può affermare che, in generale, le difese parallele sono di scarsa efficacia e spesso sono dannose. Infatti, le difese soffolte sono in genere improponibili in quanto impediscono il ricambio dei sedimenti in senso trasversale, isolano la spiaggia dal flusso longitudinale ed infine determinano uno scadimento granulometrico rendendo difficile la presenza nella spiaggia emersa di sedimenti sottili, mentre le difese distaccate emerse devono essere molto massicce per resistere al moto ondoso e quindi determinano azioni di riflesso foto del moto ondoso che provocano il rigetto dei sedimenti verso gli alti fondali con conseguenze anche per il mantenimento delle spiagge vicine. Esse inoltre possono dar luogo ad effetti poco gradevoli per il paesaggio e per la balneazione (vedi ad esempio i casi di Vallecrosia, Arma, Recco, Moneglia).»
Relativamente al progetto che riguarda Santa Margherita, tra le prescrizioni del Consiglio comunale del 10 marzo 2015, la n.41 impegna «spiaggia pubblica: dovrà essere previsto l'impegno del concessionario, oltre che a provvedere alla predisposizione di una elevata quota di spiaggia pubblica liberamente accessibile e alla sua adeguata difesa (senza previsione alcuna di soffolte di scogli a vista), di curarne successivamente la manutenzione e il ripascimento, con specifico obbligo di renderla disponibile agli utenti nel suo miglior aspetto all'inizio di ogni stagione balneare e per il perdurare della stessa; nella convenzione dovrà inoltre essere previsto che detta spiaggia pubblica sia adeguatamente munita di punti d'acqua, rubinetti e docce a disposizione dei bagnanti». area
Notiamo qualcosa di strano nel passo "soffolte di scogli a vista" perché, come spiegato sopra, la soffolta non può essere "a vista", se lo fosse si chiamerebbe "diga".

Il progetto presentato dalla società Santa Benessere & Social, attualmente all'esame degli Uffici comunali e non ancora reso pubblico, è stato parzialmente descritto ad alcuni operatori del porto e sembra prevedere un ampliamento notevole della spiaggia dietro al molo.
Di fronte al "complesso polifunzionale" che dovrebbe sorgere al posto dei bagni Flora (ora Santa Beach Club), Sirena, Rosa (ora e.vent beach) e ex cantiere Spertini, il ripascimento è tecnicamente possibile solo creando una scogliera soffolta a qualche distanza dalla riva attuale.
Eppure la Giunta regionale, con Deliberazione n.622 del 24/4/2015, «ha ritenuto da respingere la proposta di revisione della definizione di linea di riva artificiale con riferimento alle aree retro portuali» e richiama il Piano di Tutela dell'Ambiente Marino e Costiero che, con l'Art.8 (Disciplina della costa bassa) specifica tra le altre cose:

  1. Nella fascia dinamica FDA non è consentita la realizzazione di opere riflettenti il moto ondoso [le strutture artificiali che provocano la costa bassa riflessione anche parziale del moto ondoso quali ad esempio i muri di contenimento, le strutture balneari non stagionali, le plateazioni rigide anche interrate, comprese le scogliere a difesa delle stesse strutture].
  2. Nella fascia dinamica FDB, fermo restando che alla realizzazione di ogni nuovo manufatto si può procedere secondo modalità tali da limitare al massimo i fenomeni di riflessione del moto ondoso e i manufatti esistenti siano resi ove possibile meno riflettenti, non è consentita la realizzazione di opere marittime di difesa costiera parallele alla costa, sia aderenti sia distaccate. Sono fatti salvi gli interventi di manutenzione di opere marittime esistenti di difesa costiera parallele alla costa finalizzati alla tutela della pubblica e privata incolumità, nonché gli interventi di ripristino che non comportino aumento delle dimensioni preesistenti dell'opera.

Conseguentemente la Giunta regionale chiarisce che «l'ambito del retro porto è interessato dai Regimi normativi di cui alla carta C09 – Costa bassa, con le fasce dinamiche FDA, FDB e FDC».
La Giunta conferma quindi quanto già osservato dal Comitato Tecnico Regionale per il Territorio che con voto n.138 del 13/4/2015 aveva deciso «Riguardo poi all'ambito Ar1 area ex cantieri Spertini e area Valletta, posto che in coerenza con le indicazioni del PTC della Costa, il progetto in questione deve osservare:

  1. la prescrizione di non avanzare la attuale linea di "riva artificiale" (secondo quanto indicato dal Piano di Tutela dell'Ambiente marino e Costiero e ribadito dal piano della Costa) intesa quale separazione tra costruito e spiaggia, comportando piuttosto un arretramento dell'attuale limite delle aree costruite nelle parti che allo stato attuale risultano più avanzate, come nel caso dell'area degli ex Cantieri Spertini, in coerenza anche con la funzione attribuita all' ambito, determinando quindi da un lato la restituzione all'arenile di una quota parte dell'attuale piazzale asfaltato e dall'altro congruenti azioni di compensazione nelle parti ove l'area occupata dalle costruzioni esistenti risulta di minor profondità al fine di conseguire un ridisegno più organico ed unitario dell'ambito AR1 e soprattutto del profilo della spiaggia;
  2. quanto previsto dalla legge regionale n. 21/'12 modificativa della LR 13/'99 " disciplina delle funzioni in materia di difesa della costa, ripascimento arenili, protezione ed osservazione dell'ambiente marino costiero, demanio marittimo e porti" che, in particolare all'art 11 quinquies 1, che sulle spiagge e sulle scogliere ammette soltanto:
    • la realizzazione di nuove costruzioni e manufatti non in muratura che devono essere smontati e rimossi dal sedime demaniale qualora al di fuori della stagione balneare non svolgano l'attività in oggetto della concessione demaniale marittima… segnale
    • la realizzazione di nuove costruzioni e manufatti in muratura solo quando si tratti di opere pubbliche, di adeguamento tecnologico e igienico sanitario interrate derivanti da obblighi di legge, nonché di rilevante interesse pubblico connesse all'attuazione di interventi previsti nella pianificazione urbanistico territoriale che conseguano la positiva pronuncia di valutazione di impatto ambientale.»

Chissà quali motivazioni sono contenute nel progetto della SB&S per superare tutti i limiti: forse è questa "arrampicata sugli specchi" alla base della "segretazione" chiesta dalla Società.

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