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Porti turistici
di Roberto Perocchio

Genova Impresa – 4/2018

Il mercato della nautica è in ripresa, ma le preoccupazioni sulla solidità del comparto rimangono.

Il 16 luglio scorso, Roberto Perocchio, Presidente Assomarinas, l'Associazione Italiana Porti Turistici aderente a Federturismo Confindustria e a UCINA Confindustria Nautica, in una lettera al neo Ministro del Turismo, Gian Marco Centinaio, ha manifestato preoccupazione per le difficoltà che, nonostante la ripresa, Perocchio il comparto sta ancora affrontando e ha richiesto interventi concreti a supporto del settore. Qui di seguito, riportiamo un ampio stralcio della lettera.
«A partire dal 2010, anno in cui è stata introdotta dal governo Monti l'imposta di possesso delle unità nautiche da diporto, il giro d'affari di porti turistici, approdi turistici e punti di ormeggio si è infatti ridotto mediamente del 35%, per poi iniziare a riprendersi molto lentamente solo a partire dal 2016, attestandosi oggi mediamente ad un meno 20% rispetto al periodo pre-crisi.
Questo amplissimo periodo di recessione è chiaramente confermato dalle note vicende negative del fallimento del porto turistico di Jesolo, dal concordato preventivo di Marina di Pisa, dalla paralisi finanziaria del Marina di Ravenna, dalla cessione al Principato di Monaco del Marina di Ventimiglia, dal blocco dei lavori del porto turistico della Concordia a Fiumicino, dal fallimento del porto turistico di Imperia, dalla messa all'asta del progetto del porto turistico di Siracusa, dal sequestro per insolvenza del porto turistico di Licata, dalla messa in liquidazione del Marina dei Cesari a Fano, e da molte altre situazioni simili che abbiamo riscontrato lungo le nostre coste.
Tali difficoltà sono state ulteriormente aggravate da un decennale contenzioso con lo Stato, tuttora in corso, relativo all'innalzamento dei canoni demaniali avvenuto nel 2007 senza tenere in debito conto gli accordi concessori riguardanti porti turistici anteriormente realizzati che basavano il proprio piano economico-finanziario su livelli di canone molto inferiori, prefissati ed indicizzati secondo il contratto di concessione.
Nel corso del periodo di recessione sono inoltre venuti a maturazione numerosi nuovi porti turistici che erano stati avviati con grandi costi di progetto 1 progettazione ed oneri di urbanizzazione ancora negli anni 90, col risultato che il mercato dei servizi di ormeggio, già indebolito dalla riduzione del parco nautico nazionale, è stato ulteriormente inflazionato dall'offerta di 21.490 nuovi posti barca in tutta la penisola, che sono venuti ad aggiungersi ai 150.000 già esistenti. A ciò si aggiunga che, secondo le nostre stime, proprio a causa dei progetti già approvati, avviati, e non ancora completati, si prevede che altri 23.000 nuovi posti barca verranno realizzati, con molte difficoltà, nell'arco del prossimo decennio.
L'attuale ampia disponibilità di strutture destinate alla nautica da diporto si pone così in contrasto con la oggettiva situazione del mercato nautico nazionale. Sulla base dei dati forniti dall'associazione dei leasing (Assilea) risulta infatti che nel 2017 si è verificata sul mercato italiano una crescita del 72% rispetto al 2016 del valore complessivo dei contratti di leasing nautico stipulati, per la commercializzazione di unità nautiche nuove ed usate, che corrisponde però solo ad un incremento del 26% in termini di numero di unità nautiche. Ma a tal proposito va evidenziato che nel 2016 si sono stipulati solo 300 contratti di leasing in tutta Italia rispetto ai 4.800 stipulati nel 2008, in periodo pre-crisi, e considerato che molti dei nuovi contratti di leasing riguardano unità usate che vengono reimmesse nel mercato, ed ancor più unità nautiche destinate al mercato del charter (e quindi ad una pluralità di utenti che applicano criteri di sharing economy nell'uso delle imbarcazioni), e preso atto del fatto che molte delle unità vendute non sostano nelle coste italiane ma vengono delocalizzate in altre regioni del Mediterraneo, sembra che la lenta ripresa della domanda di ormeggi a livello nazionale continuerà ad avere un corso molto tiepido e graduale, senza grandi accelerazioni. A tal proposito vanno valutati con grande attenzione i dati forniti dal Ministero dei Trasporti con riferimento ai registri delle unità immatricolate: negli uffici marittimi italiani sono state registrate nuove immatricolazioni per sole 676 unità nel 2015 e 932 nel 2016, a fronte di 2.276 cancellazioni nel 2015 e 2.171 cancellazioni nel 2016; il numero totale delle unità immatricolate negli uffici marittimi italiani è sceso dalle 82.870 del 2010 alle 76.571 del 2016; il numero delle nuove patenti nautiche rilasciate annualmente dagli uffici marittimi è sceso dalle 21.811 del 2005 alle 11.314 del 2016.
Questa persistente debolezza del mercato manterrà un notevole livello di competizione tra porti turistici, acuito dall'affacciarsi sul mercato di numerosi porti turistici in corso di costruzione e da alcune nuove norme di recente introduzione: la legge di bilancio 2018 ha infatti ampliato agli specchi acquei adiacenti le possibilità di valorizzazione dei beni demaniali devoluti agli enti locali, ed ha previsto la possibilità per i circoli sportivi (anche circoli nautici) di trasformarsi in impresa con agevolazioni fiscali; il nuovo codice della nautica ha inoltre introdotto la possibilità di usare con procedura semplificata (compatibilmente con piano regolatore) aree demaniali inutilizzate per fare rimessaggio di imbarcazioni a terra, ed ha previsto la possibilità per le aree marine protette di dotarsi di nuovi campi boe.
Le preoccupazioni per la futura sostenibilità economica dei porti turistici italiani sono inoltre confermate dall'indagine commissionata al Consorzio ECSIP progetto 2 dalla DG Enterprise and Industry della Commissione Europea, i cui risultati sono stati pubblicati il 24 novembre 2015 con il titolo "Study of the Competiveness of the Recreational Boating Sector", che evidenzia come la crisi economica abbia rallentato significativamente il ricambio generazionale nell'utenza nautica. Lo studio riporta che le immatricolazioni di nuove imbarcazioni in Europa sono mediamente calate del 40%, e che l'età media dell'utente nautico europeo è cresciuta negli ultimi 10 anni da 45 a 55 anni. Ne risulta una complessiva previsione di sostanziale stagnazione del settore in Europa nel corso del prossimo ventennio.
Tali stime sono ulteriormente avvalorate dagli studi di settore delle associazioni dell'industria nautica statunitense, che rileva un'età media dell'utenza di 55 anni, e di quella tedesca ed olandese, che rilevano un'età media di 60, con una chiara tendenza all'uscita del mercato, per raggiunti limiti fisici di mobilità, ad 80 anni di età.
Per quanto dunque gli organi di stampa e le associazioni dei produttori nautici tendano, per comprensibili esigenze di promozione delle vendite, a diffondere notizie incoraggianti di ripresa del mercato nautico italiano, si tratta indubbiamente di ripresa produttiva infinitamente inferiore ai livelli che hanno caratterizzato il periodo pre-crisi, e principalmente rivolta a mercati extra-europei.
Assomarinas chiede pertanto, al fine di non pregiudicare il precario equilibrio delle attività esistenti e garantire la sostenibilità economica delle iniziative portuali turistiche in corso di completamento ed apertura, di fare quanto in Suo potere per dare avvio alle seguenti iniziative: 1) risoluzione del contenzioso sui canoni demaniali dei porti turistici con il chiarimento che i nuovi canoni demaniali non possono valere per le concessioni-contratto stipulate prima del 2007; 2) rassicurazione dell'utenza nautica nazionale circa l'apprezzamento da parte del Governo delle attività nautico-diportistiche come fonte di crescita economica e formazione culturale e tecnica; 3) attrazione dell'utenza nautica straniera sulle coste italiane attraverso appropriata comunicazione di ENIT, anche concordata con le Regioni; 4) sostegno ai concessionari demaniali nazionali, alla loro professionalità ed ai loro investimenti attraverso il chiarimento normativo che la direttiva Bolkestein non si applica alle concessioni demaniali».

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