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    Attività del Comune

Proteggere l'ambiente?

Proponiamo di seguito un articolo pubblicato dalla Gazzetta il 2 settembre del 2006: pare che, nonostante i numerosi disastri cui abbiamo assistito anche in Liguria, questi 12 anni siano trascorsi invano. Il clima sta cambiando in peggio, tre amministrazioni diverse si sono avvicendate a Santa Margherita, eppure prosegue inarrestata la proliferazione del cemento.

Avete presente quei sistemi che, per proteggere gli alimenti o impacchettare oggetti vari, li confezionano entro pellicole di plastica, magari sotto vuoto? confezione
Qualcosa di analogo si sta facendo anche per "proteggere" il nostro Monte, solo che invece delle pellicole di plastica si usano asfalto e cemento: il risultato però non cambia, si tratta infatti di materiali che non lasciano filtrare un goccio d'acqua.

Il risultato: quando piove il suolo in grado di assorbire la pioggia è sempre meno e l'acqua che scorre su questo manto impermeabile irrompe nel centro abitato sempre più copiosa e impetuosa. Se poi si aggiunge il famoso vento di scirocco, che rende difficoltoso lo sbocco in mare, e la luna piena, si raggiungono i livelli drammatici che saltuariamente interessano Santa.
Una nuova strada, un parcheggio asfaltato, una piscina, un'abitazione, non sono solo un "pugno nell'occhio" e un po' di ossigeno in meno per la vegetazione che sostituiscono, sono anche una minaccia fisica che incombe sulla città perchè impermeabilizzano il terreno.

"Il mondo sta cambiando" è una frase ripetuta dai nostri nonni, dai nostri genitori ed ora da noi che siamo già nella fascia della terza età.
Abbiamo un vissuto che ci permette di osservare con serenità quello che succede intorno a noi e, ormai lontano dagli impegni stressanti, godiamo con piena consapevolezza del bello che ci circonda.
Non sempre quello che vediamo ci piace e non per spirito critico di chi ormai è considerato anziano, ma perchè si sta snaturando e spersonalizzando un mondo che ci affascinava, che sentivamo nostro e con il quale eravamo in armonia.
Il nostro territorio è unico: la macchia mediterranea domina valli e pendii, percorsi da terrazze coltivate con passione, solcati da sentieri sassosi che si inerpicano di gradino in gradino sino a scorgere in mezzo al verde "il palpitare lontano di scaglie di mare1", in un tripudio di colori e di silenzi che ci carica di armonia interiore.
Qua e là macchie rosa, gialle, ci indicano la presenza discreta di abitazioni inglobate in un contesto naturale.
Tutto questo sta scomparendo; basta allontanarsi dal paese e seguire il sentiero verso il monte per renderci immediatamente conto della trasformazione che l'uomo sta portando al paesaggio.
Il sentiero qua e là è cementificato, le case, da semplici abitazioni, sono diventate ville imponenti e invadenti, il prato erboso ha preso il posto di alberi secolari e vegetazione spontanea, le piscine fioriscono con rapidità crescente; lungo il percorso si intrecciano cavi, fili, tubi, lasciando prevedere ulteriori lavori, per non parlare delle carrozzabili che solcano il verde dando libero accesso a qualsiasi mezzo di trasporto.
E' una vergogna che si voglia trasformare questo luogo, patrimonio di tutti, in un'anonima campagna urbanizzata per soddisfare il desiderio di comodità e la mania di grandezza di pochi.
Che cosa fanno i nostri amministratori per fermare questa corsa verso una irreversibile colonizzazione?
lettera firmata
1 Eugenio Montale – "Meriggiare pallido e assorto…"



Tutto questo è un patrimonio che appartiene ai cittadini di Santa: privarsene significa diminuire il valore delle nostre case e rendere meno attraente per i turisti la nostra città, a favore della speculazione edilizia.
Una speculazione che lucra sulla differenza tra il valore assoluto, in costante diminuzione proprio per questa continua aggressione del territorio, e il valore relativo per chi, abituato ad ambienti degradati (leggi: i "milanesi"), è disposto a pagare profumatamente qualsiasi miglioramento delle sue condizioni.
E' successo per Rapallo nell'arco di pochi anni e la cosa è stata evidente per tutti: sta succedendo anche per Santa, ma alla chetichella.
Un giorno l'area protetta del Parco si riduce, l'altro si diminuiscono i vincoli per costruire, una ristrutturazione prevede qualche volume in più, un pollaio diventa abitabile, un sentiero diventa carrabile per poi finire pavimentato, si allentano i controlli: tutto a senso unico, mai che si torni indietro.

Sono passati i tempi in cui la difesa del territorio portava anche alla rottura delle alleanze politiche, fino all'espulsione dal partito. Ora accade il contrario: pur di mantenere alleanze utili ci si "tappa il naso" e si superano ecologismi precari.
Si parla tanto di tunnel, ma il canale scolmatore resta in ombra anche se ridurrebbe i rischi di inondazione [recentemente pare che il progetto si sia sbloccato, almeno sulla carta].
Si riesce a tradurre il porto in una colata di cemento senza ipotizzare alternative.
I problemi del traffico si riducono a una rincorsa senza fine di strade nuove e parcheggi in più, senza nessuno sforzo per limitare il "gruviera" di Santa cartone (pensiamo alla proliferazione dei box interrati) e agire sulla mobilità complessiva.

Provincialismo per alcuni, abitudine per altri, mancanza di fantasia per molti, interesse per pochi?
Non esistono ricette miracolose, ma non è lecito nascondersi dietro una certificazione ambientale ISO14001 che copre aspetti prevalentemente formali.
Occorre lavorare, non improvvisare.

Certamente non aiuta la decisione di diminuire la superficie necessaria per costruire in zona agricola, da 12.000 a 10.000 m2: l'Associazione "Borgo di Mare" ha valutato un aumento teorico del volume edificabile dell'85%, mentre l'Amministrazione non ha mai fornito stime più precise.

26/8/06 – la Repubblica
Atti pubblici - come difendersi dai disonesti
Il massimo della pubblicità dovrebbe produrre il minimo di frodi
Piero Ottone


Notizie provenienti da Rapallo, e da noi pubblicate, ci ricordano che le amministrazioni comunali devono essere tenute sott'occhio. Per una ragione molto semplice: il Comune ha vasti poteri, ed è in grado di elargire concessioni che assicurano, a coloro che ne beneficiano, ingenti guadagni. Il settore più esposto, dai tempi dei tempi, è quello delle aree fabbricabili. Il valore di un terreno è ben diverso se la sua destinazione è di verde pubblico, o se si può costruire su di esso un grattacielo.
Tutto dipende dal piano regolatore [oggi Piano Urbanistico Comunale]: che è in primo luogo di competenza comunale. Ma vi sono tante altre decisioni del Comune che consentono o negano guadagni.
Qualche esempio: si diffonde la tendenza a regolare il traffico, cioè a vietare o limitare l'accesso dei veicoli, con la creazione delle zone "a traffico limitato". Ognuno di questi provvedimenti ha ricadute finanziarie: giova per lo più ai residenti, ai quali assicura vita tranquilla, nuoce ai commercianti, che perdono clienti. Quali criteri guidano gli amministratori comunali quando prendono queste decisioni?
Un altro settore delicato, da qualche anno, riguarda il demanio marittimo, quindi i porticcioli. Il Comune amministra direttamente la concessione degli ormeggi, oppure la dà in appalto a una società privata: a quali condizioni? Quanto denaro finisce a coloro che gestiscono il porto, quanto finisce nelle casse comunali? Gli amministratori onesti perseguono l'interesse della collettività; i disonesti perseguono i propri interessi.
Difficile diffondere la virtù dell'onestà, quando non c'è: ma il massimo di pubblicità dovrebbe produrre il minimo di frodi.

Ormai sono maturi i tempi per affrontare il Piano Urbanistico Comunale (che ha sostituito il Piano Regolatore Generale): riusciranno i nostri amministratori a cogliere l'occasione storica, prima scegliendo per la sua redazione un progettista non interessato allo sfruttamento delle aree, poi indirizzando lo sviluppo in ottica progettuale e nell'interesse esclusivo della città?

Il nostro sindaco [la considerazione vale per le tre amministrazioni che si sono succedute dalla pubblicazione dell'articolo: Marsano, De Marchi, Donadoni] respinge tutte le accuse di "cementificatore", ma poi mancano riscontri oggettivi di che cosa ha fatto in favore del verde.
Esiste un censimento delle costruzioni abusive, primo passo verso la loro progressiva eliminazione? Non parliamo ovviamente degli abusi "formali", ma di quelli sostanziali.
Esiste un piano di "educazione"? A volte la colpa è di tutti noi che non solo non ci opponiamo, ma spesso lodiamo interventi sbagliati: in generale diciamo di no, ma poi accettiamo e chiediamo nuovi capannoni, nuove strade, nuovi piazzali, altri centri commerciali.
Non sappiamo rinunciare neppure a una sola comodità che il consumismo ci assicura, a spese della natura.
Ci chiediamo: esiste una figura di operatore ambientale con il compito di segnalare costruzioni abusive, erosioni o situazioni di pericolo fluviale, di controllare la viabilità campestre, di favorire un corretto uso delle zone di rispetto di fossi e torrenti, di occuparsi della gestione del patrimonio arboreo, di affiancare gli operatori agricoli per un corretto rapporto con l'ambiente?

… o non c'è nulla di tutto questo?

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