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La post verità (4)

Pronti per le candidature alla prossima amministrazione, alcuni pezzi degli attuali raggruppamenti stanno prendendo posizione, magari disconoscendo alleanze che vignetta oggi possono apparire scomode.
Gli schieramenti che si affronteranno alle prossime elezioni, proseguendo nella tradizione, cercheranno di persuadere il proprio elettorato sostenendo tesi a volte contrapposte, comunque basate sulla "verità", o meglio la "post verità".
Un termine, quest'ultimo, eletto dagli Oxford Dictionaries1 parola internazionale per il 2016: l'aggettivo post truth significa "relativo a, o che denota, circostanze nelle quali fatti obiettivi sono meno influenti nell'orientare la pubblica opinione che gli appelli all'emotività, le credenze diffuse e le convinzioni personali".
Il prefisso "post" non significa "successivo", ma sta ad indicare il superamento della verità.
Un nome nuovo per una pratica vecchia, spesso utilizzata da chi è al potere per gloriarsi di qualcosa, giustificare scelte discutibili o minimizzare le carenze.

Era il 43 a.C. quando Ottaviano, in lotta con Antonio nell'antica Roma, coniò monete con slogan per diffamarlo: un Tweet di altri tempi. Grazie anche a questo iceberg Ottaviano divenne Augusto, e Antonio passò per donnaiolo, ubriacone, burattino nelle mani di Cleopatra.
Una pratica, quella dell'uso di informazioni slegate dalla realtà, utilizzata anche nel 1917 quando la propaganda britannica utilizzò i quotidiani The Times e The Daily Mail per demonizzare i tedeschi durante la prima guerra mondiale. Diffusero infatti la notizia che in Germania, per sopperire alla mancanza di grassi dovuta al blocco navale britannico, erano utilizzati i cadaveri per ricavare grassi, farina di ossa, cibo per maiali. Oltre all'effetto immediato sull'opinione pubblica pare che questo abbia causato un effetto secondario, non voluto, molti anni dopo: furono in molti a dubitare delle atrocità dell'Olocausto gatto/leone durante la seconda guerra mondiale.

Da sempre, purtroppo, screditare l'avversario sembra l'arma principale nelle campagne politiche e l'emotività, le convinzioni personali, la "simpatia" prendono il sopravvento sui dati oggettivi.
La tecnologia e la rete di comunicazioni sono di molto aiuto: globalità, capillarità, velocità di diffusione, generalità e genericità dei partecipanti, pseudo-istituti di ricerca, esperti improvvisati costituiscono il tramite di una propaganda subdola. copertina
Se poi si considera lo sforzo e la difficoltà richiesti dalla ricerca della realtà, la miscela che ne risulta porta molti a decidere sbrigativamente "di pancia" anziché "di testa".

Già intorno al 30 a.C. il poeta romano Orazio coniò il motto "Sapere aude", "abbi il coraggio di sapere": fu fatto proprio dal filosofo tedesco Immanuel Kant a metà del 1700, durante la rivoluzione illuministica che portò alla ribalta l'uso della ragione e della conoscenza… ma erano altri tempi.
La tecnica del "superamento della verità" raggiunge la massima efficacia in occasione delle scadenze elettorali, quando anziché enfatizzare la libera determinazione dell'elettore si preferisce puntare all'influenza sui comportamenti di voto.

Tra poco inizierà una campagna elettorale che si preannuncia ricca di novità, colpi bassi, cambiamenti di fronte, fake news [notizie fasulle] e post verità.
Negli Stati Uniti c'è un motto che la dice lunga: "Thieves steal, killers kill, politicians lie", "i ladri rubano, gli assassini uccidono, i politici mentono".


1 Oxford Dictionaries descrive l'inglese contemporaneo e il suo uso, non va confuso con l'Oxford English Dictionary (OED), che registra l'evoluzione della lingua.

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