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Il ricordo di Flavio Costantini a Santa Margherita

locandina

La nostra città si arricchisce di uno spazio culturale e di una ricca collezione di opere del pittore genovese Flavio Costantini per merito di un concittadino non nuovo a iniziative filantropiche: Giulio Ciana.
Quest'ultimo ha infatti donato al Comune un immobile in via Roma, oltre a quadri e bozzetti dell'artista da lui collezionati in numerosi anni di amicizia personale: unica condizione, accettata dal Comune, che l'esposizione sia aperta al pubblico almeno 60 giorni all'anno.
Pubblichiamo di seguito un articolo comparso sulla Gazzetta il 7 giugno 2013 in ricordo di Flavio Costantini, mancato il 20 maggio dello stesso anno.

Addio a Costantini, il segno nitido dell'anarchia
di Wanda Valli

Flavio Costantini

La Repub- blica – 21 maggio 2013

Si è spento ieri Flavio Costantini, pittore e intellettuale anarchico quanto i protagonisti delle tele che lo hanno reso famoso. Era nato a Roma nel settembre del 1926.

E' stato, senza volerlo essere, senza curarsene, senza quasi immaginarlo, il "pittore di riferimento", per dir così, di una o più generazioni.
Di giovani che sognavano di portare la fantasia al potere e avevano trovato in lui un maestro che aveva rotto tradizioni e ignorato storia e stili della pittura. Per imporne uno suo, fatto di prospettiva ignorata, smontata e poi rimontata.
Alla maniera di Costantini, perché intanto c'era quel segno, nero e nitido, a far da cornice a personaggi e sfondi, a racchiuderli in un mondo, per poi farli emergere, comunque. Corrida - 1961
Non voleva tenere per sé i propri quadri, Flavio Costantini, spiegava, anni fa, che un'opera finita in qualche modo non la sentiva più sua, quindi poteva lasciarla andar via. Lasciarla uscire dalla casa di Rapallo, dove aveva scelto di vivere lui, romano di famiglia romana.
E in quella casa era sempre lui a farti vedere le diapositive dei suoi quadri, unico ricordo di tanta arte, diapositive che mostravano, per esempio, le mani nodose e forti dei suoi anarchici, mani che sapevano di Grosz e diventavano il centro del quadro.
Flavio Costantini nasce a Roma, il 21 settembre del 1926, la sua famiglia si trasferisce in Liguria ma prima, Flavio ha il tempo di diplomarsi capitano di lungo corso, di imbarcarsi nella Marina Militare dove arriverà a essere capitano di Vascello.
Naviga in quei primi anni Cinquanta, Flavio Costantini, e il mare ritornerà nella serie che lui chiama "Titanic" o, nella scelta di vivere vicino al mare. Diverso, per carattere e non solo, dal fratello Claudio, storico, docente all'Università di Genova, scomparso qualche anno fa, i due manterranno un profondo legame d'affetto grazie a "codici" noti solo a loro.
Prima della pittura per Flavio c'è la passione per la lettura, a cominciare da Franz Kafka, che lo guiderà poi nel trovare la sua strada nelle arti figurative.
In Liguria, il primo lavoro è lontano dalla pittura: per due anni progetta e disegna stoffe a Santa Margherita, poi contribuisce a fondare lo studio grafico "Firma" di Genova.
La passione per la lettura gli resterà per tutta la vita: nell'Archivio della sua Associazione, presieduta dalla figlia Anna, molti sono i libri donati da Chicago, 3 maggio 1886 - 1968 Costantini. E dobbiamo a lui, l'aver capito che la grafica sarebbe servita a far avvicinare molta gente alla pittura.
Così Costantini trasforma le sue storie di re, anarchici e non solo, in multipli, in serigrafie. Lo farà anche Lele Luzzati, il suo amico per sempre. Per anni si sono incontrati, ogni settimana, al mercoledì a pranzo a casa di Lele, in via Caffaro, dove chiacchieravano, Lele così riservato e gentile e Flavio così ostico nei rapporti con il resto del mondo.
Anarchico che, poi, butterà all'aria anche la prospettiva politica, per cambiarla. La storia di Flavio Costantini pittore incomincia con un viaggio, nel 1959, in Spagna. Torna e incomincia a lavorare a una serie di opere sulla tauromachia, forse ispirato da Picasso.
E' del 1963 il suo viaggio in Unione Sovietica e poi le ricerche letterarie che gli ispirano il ciclo degli Anarchici, dove vittime e carnefici, vincitori e vinti trovano una ribalta comune.
Il modo di lavorare, come spiega bene Gianni Martini, storico d'arte, gallerista, che fa parte del board dell'Archivio Costantini, è sempre lo stesso: «Prima una documentazione precisa, accurata, una straordinaria attenzione su epoche e personaggi» e poi il suo «portare sulla tela i protagonisti, con il contrasto dei colori e il segno nero e piatto» che fa risaltare la sua prospettiva, smontata e ricreata. Sarà così anche per i "Ritratti" di personaggi della letteratura, da Montale a Proust, sul finire degli anni Ottanta, e poi con il "Titanic".
Sarà così sempre, perché a se stesso, in arte, Flavio Costantini, è rimasto fedele.

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