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Cricca, combriccola, gang
di Silverio Novelli

Treccani – 16 luglio 2017

Tempo di elezioni: ci piace pubblicare questo articolo come spunto di riflessione.
La Gazzetta di Santa

Se il malaffare nelle faccende pubbliche e private che s'intrecciano – dettate da più o meno confessabili ambizioni di potere o, ancor di più, forse, da volontà e voluttà di compiacere chi il potere lo detiene – si trasforma, agli occhi di chi oggigiorno legge gazzette o di chi scorre i notiziari audiovisivi, in giostra dipinto stordente di casi e proponimenti, di burattini e burattinai, di azzardi e poste, è possibile evocare la grande metafora del gioco, non dimenticando, pour cause, il significato primario della base latina iŏcu(m), vale a dire "gioco di parole": parole dette, ammassate, imbrogliate, inzaccherate, gettate sul tavolo da gioco di conversazioni non destinate a essere intercettate ma poi intercettate, riversate su carta e in sonoro, riprodotte e diffuse; e, ancora, finalmente, commentate, contraddette, confermate ma sminuite, pompate, smentite, accusate e ricusate sulla scena di una festevole e giocosa ridda di evenienze ambigue, ora ridotte a gioco di amichevole cricca, combriccola o ghenga, o, viceversa, dimensionate alla nefandezza di intrighi di cricca, combriccola o gang.


Un gruppo solidale e compatto
Nel secolo natio, il Seicento, che – a suo dire – male lo trattò come artista e come intellettuale, pur se benvoluto dalle alte sfere ecclesiastiche, il fiorentino Benedetto Manzini così si lamentava: «Il secol tristo / inchina a povertade, e pur conviene / essere al giuoco in chiasso o in cricca visto».
Insomma, tocca darsi da fare, se da soli non ce la si fa: in società conviene farsi forti della forza altrui e, se si deve giocare, meglio far parte di un gruppo solidale e compatto, unito da vincolo di comuni interessi e magari anche d'amicizia.
Se andiamo a vedere, la terna di vocaboli cricca, combriccola e gang (con le sue varianti adattate, ma oggi un po' in disuso, ganga e ghenga), nel suo apparentarsi per somiglianza e parziale sovrapposizione di significati tiene saldo in ciascun membro lessicale il legame tra l'idea del gruppo, della compagnia di persone, della banda unita dallo «scopo d'intrigare o di favorirsi a vicenda» per fini «generalmente non lodevoli o equivoci» e l'estensiva e successiva configurazione scherzosa e attenuata di «brigata» di amici e compagnoni.
Una chiassosa clique
Nel significato primario, che è negativo, come abbiamo appena visto, cricca ci viene dalla voce francese clique, che onomatopeicamente indicava una quantità di persone chiassose. In italiano le attestazioni letterarie della parola, nell'accezione di «gruppo di persone unite allo scopo d'intrigare o di favorirsi a vicenda, combriccola» partono dalla metà del Cinquecento e arrivano fino ai giorni nostri, all'attualità politico-giornalistica del titolo di copertina del settimanale «L'Espresso» (15 luglio 2010), che recita Cricca continua (ricalcato con ironia sul nome del gruppo politico degli anni Settanta Lotta continua).
A conferma del fatto che il vocabolo è bifronte (dal serio promana il faceto) ecco l'apertura dell'articolo di copertina del settimanale: «"Ma vignetta l'amico… l'amico Lombardi è in grado di agire?"». Dove c'è malaffare c'è cricca, dove c'è cricca c'è amicizia.
Compagnia di bricconi?
L'etimologia di combriccola non è parimenti chiara. Il Grande Dizionario della Lingua Italiana annota: «Etimo incerto: ma è voce affine a briccone (e il prefisso com- esprime il concetto di "compagnia"): è documentata la voce dialettale bricco "furfante"». Nell'accezione di «gruppo, compagnia di persone unite per scopi generalmente non lodevoli o equivoci», la parola è attestata nell'italiano scritto dalla metà del Quattrocento.
Evoca un'atmosfera inquietante (meno chiassosa e tragicomica di quella attuale, così com'è raccontata da molte cronache) questo passo tratto da una prosa dello storico e patriota Pietro Colletta (1775-1831): «Uomini oscuri, per diventar potenti, si adunavano in secrete combriccole».
Purtroppo, odora di realismo italico ancor oggi l'affermazione sconsolata e dura di Massimo D'Azeglio, contenuta in Racconti, leggende e ricordi della vita italiana (1856-1857): «Paese classico delle sètte, delle dissimulazioni politiche, dove tutto degenera in combriccola, in consorteria, in lavoro a sottomani».
Squadra d'operai
Le forme ganga e ghenga (poco usata oggi la prima; più diffusa la seconda) provengono dall'inglese gang, voce che Oltremanica, dal 1632, significava "squadra d'operai" e che, in questo primo e ormai obsoleto significato, penetrò in Italia sul finire dell'Ottocento e fu anche adattata in ganga. Poi, dal 1940, arrivò in Italia il nuovo significato dell'inglese parlato in America di "gruppo, banda di malviventi"; mentre la parola gangster, che indicava il delinquente che faceva parte della gang, era già arrivata in Italia all'inizio del secolo, segnalata da Alfredo Panzini.
Come successe ai due vocaboli precedenti, cricca e combriccola, poco dopo s'aggiunse il significato attenuato e scherzoso di "(allegra) compagnia, comitiva". Ganga e ghenga sono utilizzati quasi esclusivamente in quest'ultimo significato, mentre gang mantiene sia il significato negativo, sia quello scherzoso.

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