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Il migliore omaggio alle vittime è costruire un futuro migliore
di Federico Rampini

la Repubblica – 12 agosto 2019

Pensare positivo, pensare il futuro, pensarlo in grande: è il dono più bello che possiamo fare al paese che abbiamo. Scrivo mentre ho appena lasciato la mia ipotesi Liguria, le vacanze sono finite e sono tornato a casa a New York.
Il primo anniversario del crollo del Ponte Morandi è stato celebrato tra le polemiche. Capisco che ci sia tanto su cui recriminare: le famiglie delle vittime chiedono giustizia, determinare e sanzionare le responsabilità è importante anche per evitare altri lutti, altre tragedie, nella nostra Italia tanto fragile. Ma non possiamo avere sempre lo sguardo rivolto al passato, non dobbiamo limitarci a regolare i conti sulle colpe e sui crimini.
E' sulle macerie che si costruisce un futuro diverso: pensiamo a cos'era l'Italia del dopoguerra, un campo di rovine, famiglie distrutte, città devastate, un'economia a pezzi. Eppure ne siamo usciti e abbiamo scritto alcune pagine belle della nostra storia. E' nell'abisso della disperazione che i popoli raccolgono le energie e preparano le grandi svolte.
Provo a immaginare il futuro di Genova e della Liguria, un pezzettino minuscolo d'Italia che da decenni è sinonimo di decadenza. Fateci caso, quand'è che avete sentito parlare di Genova e di Liguria?
Per il Ponte Morandi, sinonimo di orrido sfacelo. Per il dissesto idrogeologico, strade franate e porticcioli distrutti perfino in luoghi benedetti dal turismo globale come Portofino e le Cinque Terre. Per i profughi di Ventimiglia bloccati da Macron. Eccetera.
Provo a rovesciare tutto, per vedere il positivo. Mi aiutano le idee di tanti amici che ho visto durante le mie vacanze a Camogli.
C'è un progetto per trasformare il Parco Regionale del monte di Portofino in un Parco Nazionale. Occorre allargare molto il perimetro, coinvolgendo comuni che vanno da Genova a Sestri Levante, includendo i meravigliosi giardini pubblici di Nervi e il vasto entroterra chiamato Fontanabuona.
Un Parco Nazionale può attirare ricchi finanziamenti dell'Unione europea. Lo si può anche integrare con il Parco marino del monte di Portofino, già esistente a tutela della flora subacquea. E poi spingersi ancora più avanti: visto che Genova ha l'Acquario più visitato d'Italia, e si trova all'apice geografico del santuario dei cetacei (una zona marina che spazia fino alla Costa Azzurra e alla Corsica), investiamo su Genova come centro di eccellenza mondiale negli studi di biologia marina. Sui cetacei e non solo.
Il Mediterraneo è uno dei mari più ricchi di storia ma per la sua dimensione ridotta è anche uno degli ecosistemi più fragili, minacciato dalle plastiche come dal cambiamento climatico. Attirare sulla Riviera ligure il meglio della scienza mondiale su questi temi, convincere l'Europa a investire su di noi: queste sono alcune idee per la rinascita.
I genovesi sono noti per il mugugno, si dice che sprechino energie a piangersi addosso. Non tutti e non sempre, però. Da Genova è venuta una lezione per l'Italia intera, con il successo fantastico dell'Istituto Italiano di Tecnologia. Questo polo di ricerca e innovazione ha attirato centinaia di talenti dal mondo intero, selezionati con un rigore meritocratico molto superiore alle università, e meno burocrazia.
In un angolo della città che fu famosa nel Cinque-Seicento per aver colto gli albori della globalizzazione, c'è una miniera di sapere in gara con molte capitali europee. Sono queste le idee con cui si può contrastare e invertire la fuga dei giovani all'estero.
Genova ha preso l'abitudine di rappresentarsi come una città di poeti e cantori malinconici, ha imitato la malinconia di Lisbona e Buenos Aires. Ma c'è chi la concupisce con uno sguardo molto diverso, tutto proiettato sulle sfide del futuro: la Cina di Xi Jinping ambisce a stabilirvi una testa di ponte delle Nuove Vie della Seta. Come minimo, dovremmo avere fiducia in noi stessi quanto ce l'hanno i cinesi.

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