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L'ultimo verdetto sui Bagni Liggia
«Sì al sequestro, vige la Bolkestein»
di Marco Fegandini

Il Secolo XIX – 9 febbraio 2020

La Cassazione chiude la vicenda-pilota per migliaia di concessioni: no al rinnovo automatico, serve la gara

La Corte di Cassazione ha definitivamente respinto il ricorso presentato da Claudio Galli, titolare degli storici bagni Liggia di Quarto, di fronte al Gaslini, ombrellone contro il sequestro dello scorso 17 luglio della spiaggia da decenni utilizzata dallo stabilimento.
Il provvedimento era stato chiesto dalla Procura e accordato dal Riesame dopo un batti e ribatti giudiziario. Secondo i militari della Capitaneria, coordinati dal pm Walter Cotugno, la concessione demaniale per i bagni è scaduta nel 2009 e non è più valida, in applicazione delle norme con le quali l'Italia ha recepito la Direttiva europea Bolkestein sulla libera concorrenza, che obbligherebbe a una gara per la nuova assegnazione.
Di altro parere il titolare, che ribadisce come la sua concessione, registrata nel Sistema informativo del Demanio e per cui nel 2019 ha pagato il canone al Comune, sia regolare. «Attendiamo le motivazioni della sentenza», dice Michele Ciravegna, avvocato dei Liggia.
La Procura a questo punto chiuderà l'indagine penale e poi potrebbe chiedere il processo.
I PM, la Regione e la Legge che non c'è
Quello dei Liggia è una sorta di caso-pilota, visto come tale da migliaia di titolari di concessioni e il tema è stato ampiamente dibattuto, pure a livello politico ma non solo. A inizio anno i vertici della Procura hanno inviato una lettera ai soggetti competenti sulle concessioni, in primis Regione e Capitaneria.
Nel documento si ricorda, in sostanza, che non si può continuare a prorogare le concessioni balneari in automatico, senza rimetterle a gara, e le amministrazioni dovranno adeguarsi. La Regione a sua volta aveva rispedito la palla al governo, chiedendogli di fare chiarezza normativa e di tutelare le imprese.
In più occasioni la Corte di giustizia europea ha chiarito che le proroghe indiscriminate sono illegittime, violando la Bolkestein.
«Un'altra estate senza spiaggia?»
Galli è incredulo: «Dobbiamo leggere le motivazioni. L'avvocato mi ha raccontato che l'accusa, nell'udienza in Cassazione, ha sostenuto una tesi curiosa». Tutto ruota intorno al rinnovo della concessione quasi vent'anni fa. «Il 31 dicembre 2003 scadevano tutte e sino a quel giorno c'era tempo per chiedere il rinnovo. Noi l'avevamo mandata prima - spiega Galli -. Il Comune non aveva risposto subito, ma a giugno 2008, rendendo la concessione retroattiva, dal primo gennaio 2004 al 31 dicembre 2009. Immagino si fosse comportato così con tutti. Per il procuratore generale, il fatto che il rinnovo nel 2008 fosse retroattivo, rende la concessione non valida. E così i rinnovi successivi. Non voglio credere che sia il motivo per cui hanno respinto il ricorso. Se uno avesse inoltrato la richiesta il 30 dicembre sarebbe stato in regola, ma certo il Comune non avrebbe potuto rispondere il giorno dopo. Per forza i rinnovi sono retroattivi».
Galli, sebbene cauto, non intende perdere tempo: «Ho scritto a Regione e Comune. Rischiamo un'altra estate senza spiaggia».


La Gazzetta ha pubblicato l'articolo "Stabilimenti balneari e Consiglio di Stato" in data 19 novembre 2019 che giunge alle stesse conclusioni.

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