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L'invasione dei tunnel

Difficile tenere il conto dei tunnel ipotizzati nel nostro territorio: quello per la Fontanabuona, il Rapallo-Santa Margherita poi ridimensionato nel Rapallo-Rapallo, il Paraggi-Portofino, …. giornale
Tutti utili per indirizzare consensi in campagna elettorale, assegnare commesse per gli studi preliminari, ma che fino ad ora sono stati bloccati dagli ingenti capitali necessari, dai problemi tecnici da risolvere, dagli sconvolgimenti ambientali che inevitabilmente degradano l'ambiente.
Un tema tornato di moda con la decisione del Consiglio comunale di Portofino, che il 6 marzo ha approvato la convenzione con l'Università di Genova per redigere le linee guida di un traforo lungo circa 1.200 metri che colleghi Santa Margherita (in corrispondenza della Cervara) con Portofino (Piazza della Libertà).
Probabilmente è stato ottenuto un consenso di massima dal Comune di Santa Margherita, visto che una parte del tracciato si svolge nel suo territorio: di questo, tuttavia, non c'è traccia, ma non costituisce una novità se si pensa a quanto accaduto sul sentiero delle Gave.
In ogni caso il progetto ha una sua logica se si pensa alla fragilità della strada litoranea e a quanto accaduto in occasione della mareggiata dell'ottobre 2018.
Quasi settant'anni fa era stata enfatizzata l'ipotesi del tunnel; riportiamo di seguito un articolo de "La Nuova Stampa" datato 25 luglio 1954, a firma Giuseppe Faraci titolato "Una galleria scavata nel monte porterà da Paraggi a Portofino?"
Un'idea fatta propria dall'architetto lombardo Luigi Vietti nel 1957.

L'incantevole strada sul mare sarebbe riservata ai pedoni - Polemiche nel porticciuolo dei pescatori - Un bar moderno minaccia la calata dove le donne ricamano le loro trine - Guai dell'edilizia a Rapallo

Al tradizionale appello della terza decade di luglio (alta stagione) si sono presentati puntualmente i cinque principali elementi estivi: il sole, il mare, il caldo, i villeggianti, gli albergatori. Siamo in piena estate in Riviera.
Dimenticati i bronci, le esitazioni, le ansie, sole e mare, e caldo hanno concluso la più lusinghiera delle alleanze; le spiagge sono gremitissime, gli albergatori si rammaricano di non avere un numero doppio di camere. Non un posto libero a Rapallo, a Santa Margherita, a Portofino, e in quella spiaggia in miniatura, in quel «desiderio di spiaggia», che è l'esigua e raffinatissima striscia di sabbia di Paraggi.
Ingorgatissima la strada, di una circolazione che fa spasimare i guidatori e ansimare i motori, con le più ardite e impensabili sistemazioni nei parcheggi di fortuna. Inglese, con la variante americana, la lingua più diffusa, seguita da francese e tedesco, fra le quali un orecchio raffinato può distinguere le aliquote degli svizzeri.
Gli stranieri, che nella totalità sono numericamente pari agli italiani (a Portofino costituiscono il 75 per cento dei presenti) sono i preferiti, non soltanto perché raccolti e miti, ma anche perché pagano in dollari, in sterline, in franchi svizzeri. Fra gli italiani, la cadenza dialettale che maggiormente si sente risuonare è quella lombarda.
I villeggianti di questo tratto di Riviera sono per tre quarti milanesi. Il resto è formato da piemontesi, romani, emiliani. Fenomeno da segnalare è questo degli emiliani che tradiscono le più vicine coste adriatiche e tirreniche (Rimini e Viareggio) per la Riviera. Il motivo di tale preferenza pare che sia nei prezzi, ma inteso in senso inverso. Si tratta infatti di una clientela esigente che qui si trova più a suo agio appunto per i prezzi superiori (a parte il fatto, dicono i rapallesi, che qui è più bello).
Ma i veri padroni di Rapallo sono i milanesi. Essi ne hanno fatto un sobborgo estivo e marino della loro grande città. Portandovi però, aggiungono i rapallesi, i loro concetti organizzativi e le loro usanze che non sono integralmente da ammirare. Soprattutto essi si rammaricano dei loro concetti edilizi. A sentire alcune personalità di Rapallo, è stato compiuto un autentico attentato al paesaggio.
Gli impresari milanesi si sono impadroniti della pianura e della collina, vi hanno eretto enormi edifici a quattro, a cinque, a sei piani. Dal '48 ad oggi hanno costruito cinquemila vani. Si tratta di grossi stabili a condominio, che si ergono troppo imponenti e lucidi e lineari tra questa dolce mollezza di curve, fra questi verdi di pini e di olivi. La grazia d'una villetta si intonerebbe col paesaggio, la massiccia burbanza d'un edificio di sei piani urla al cattivo gusto.
Ma la villetta è antieconomica, hanno sentenziato gli impresari, i quali, fra lo scandalo dei rapallesi, si contendevano il terreno a venti e a trentamila lire il metro quadrato.
Il risultato è che il milanese che ha acquistato, per due-tre milioni, un appartamento in condominio, si è trovato al mare nelle stesse condizioni di vita collettiva che detesta in città. E a molti che hanno firmato il contratto dopo avere dato appena un'occhiata al progetto in cui si magnificava la «vista sul mare» e la «piena esposizione al sole», è capitato che, per vedere il mare e il sole, devono uscire di casa. Perché l'impresario promettendo il mare e il sole era sincero; ma avendo costruito su un declivio, quando un altro impresario (o magari lui stesso) ha fatto sorgere un altro palazzone cinquanta metri più sotto addio mare e sole per gli inquilini che stanno in su. Ne sono sorte grosse liti e i clienti, oltre al mare e al sole, ci hanno rimesso i quattrini della causa.
Questo non è che un aspetto della situazione. Essa si ripercuote nel settore alberghiero. Il proprietario d'un appartamento in condominio vi abita per un mese l'anno; per gli altri due mesi estivo-autunnali lo subaffitta, sottraendo clientela agli alberghi.
Pure di amarezze edilizie soffre Portofino. E qui ci si lamenta a causa d'un bar. Gli «amici di Portofino» vedono compromessa quella sua quasi inviolata fisionomia di villaggio secentesco di pescatori che essi amano. Sono insorti, compatti e battaglieri, a difendere, nella trasognata esiguità di Portofino, la sua rustica e tuttavia raffinata bellezza, la sua incantata quiete.
Un bar può combinare tanti guai? Essi, integerrimi custodi di ciò che forma le più tipiche caratteristiche del paese, affermano di sì.
Si rammaricano che qualcuno abbia avuto l'idea di farlo sorgere, che altri non si siano opposti alla realizzazione di tale idea, e che altri, infine, possano concedere i necessari permessi. E sono disposti ad usare di tutti i loro mezzi per impedire che lo scempio abbia a consumarsi.
Lo scempio intanto – il bar, per intenderci – è in avanzata fase di costruzione. Il luogo scelto è al numero 320 della calata Marconi, in un posto che finora aveva resistito ad attacchi e lusinghe. Quel braccio del piccolo molo, riservato ai magazzini dei proprietari dei panfili, è un luogo piuttosto appartato, non si direbbe affatto indicato a farvi prosperare un bar. Ma non si sa mai come possano orientarsi i gusti del pubblico, il bar potrebbe richiamare molta clientela, potrebbe diventare alla moda.
Questo è il duplice pericolo che si prospettano gli amici di Portofino. L'esercizio in quel luogo disturberebbe anzitutto la fisionomia della calata, con le sue tipiche donne che lavorano i pizzi al tombolo, le quali finirebbero per dover sloggiare; e turberebbe anche la quiete con l'inevitabile via vai, con i gruppetti di mappa clienti, con le discussioni, anche se la scarsa larghezza della banchina farebbe escludere la possibilità di tavolini esterni.
Il sindaco di Portofino, signor Prospero Nelo, ha dato parere favorevole all'apertura del bar, Egli dice: «Non potevo oppormi. La legge prevede appunto il parere favorevole quando un nuovo esercizio risponda a una necessità turistica. Ma è la Questura che concede la licenza, sentiti oltre al sindaco, l'Ente del turismo e la Sovrintendenza ai monumenti. Il mio parere può essere sommerso da quello dei due Enti maggiormente interessati».
La pratica è in corso e non è facile prevederne l'esito. Salvator Gotta, che è il patrono di Portofino, e anche il presidente della locale Azienda di soggiorno, ha già fatto sentire la sua voce: non cederà. Le esigenze commerciali non devono prevalere su quelle della tradizione e del buon gusto, è l'opinione dei più. Portofino deve rimanere quell'angolo di serenità che finora si è riusciti a non contaminare.
C'è il progetto, mi spiegava in comm. Galeppini, presidente dell'Ente Turismo della provincia di Genova, per l'allargamento della strada da Rapallo a Paraggi, troppo stretta e ingorgata di macchine. Paraggi verrebbe unita a Portofino da una galleria scavata nel monte, chiudendo al traffico la strada attualmente esistente. Essa così rimarrebbe soltanto come viale da passeggio, «il più bel viale da passeggio del mondo», come lo hanno definito molti turisti americani ai quali il progetto è stato illustrato.

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