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    Attività del Comune

Trasformare gli alberghi? Prima curiamo il turismo
di Francesco Gastaldi e Carlo Stagnaro

Il Secolo XIX – 19 dicembre 2010

Periodicamente si ripropone la vexata quæstio del "vincolo alberghiero", cioè del mantenimento della destinazione ricettiva per edifici che hanno Terminus ospitato (o ospitano) strutture ricettive. La domanda è particolarmente cogente durante le fasi recessive, dati gli andamenti pro-ciclici che caratterizzano le attività turistiche, sottoposte a una sempre più vasta concorrenza internazionale.
Durante la campagna elettorale per le regionali 2010, in Liguria esponenti di entrambi gli schieramenti si erano detti pronti a superare la legge regionale 1/2008 (detta "legge Ruggeri" dal nome di un assessore della precedente giunta Burlando) che prevede per gli alberghi esistenti un censimento e un vincolo di destinazione permanente (salvo alcune condizioni particolari). Sulla necessità di un superamento, in un'ottica di maggiore elasticità, di questa normativa, peraltro recente, si erano espressi sia Sandro Biasotti, sia l'attuale assessore al Turismo, Angelo Berlangieri. Finora, però, le parole non hanno avuto traduzione concreta: sicché, i paradossi della legge Ruggeri restano.
Prendiamo, per esempio, il caso di Rapallo, dove il dibattito si è riaperto attorno agli "alberghetti" di via Gramsci, strutture chiuse e inutilizzate da circa vent'anni. L'attuale maggioranza si era detta disponibile a un cambiamento di destinazione d'uso (proprio tramite l'interpretazione di un comma della legge Ruggeri), salvo poi smentire per bocca di un suo assessore. Questo ha subito scatenato le reazioni dell'opposizione in consiglio comunale che ha accusato la giunta di non avere a cuore le sorti del turismo rapallese e di favorire speculazioni edilizie. Alcuni albergatori dal canto loro hanno subito richiesto che un eventuale svincolo debba valere per tutti, non solo per gli edifici da tempo inutilizzati, ma anche per quelli che ospitano imprese tutt'ora in attività (cosa non attualmente possibile con la legge Ruggeri).
I consiglieri del gruppo regionale "Noi per Burlando" hanno dimostrato, attraverso un'analisi dettagliata di dati, come le chiusure alberghiere (e le relative trasformazioni) siano state molto accentuate negli ultimi 10-15 anni. Probabilmente tali operazioni sono avvenute tramite varianti agli strumenti urbanistici, ricorsi, sanatorie, deroghe e "aggiramenti" delle normative ordinarie. Fiorina
La questione riguarda sia la regolazione urbanistica, sia implicazioni di tipo economico e sociale, sia gli impatti territoriali e i modelli di sviluppo previsti per il futuro. La domanda centrale è se abbia senso continuare a mantenere un vincolo alberghiero in strutture di grandi dimensioni inutilizzate da decenni (problemi analoghi si sono posti in casi di colonie marine abbandonate e si porrà sempre più in futuro per i grandi contenitori religiosi). Si tratta di un interesse pubblico? O non avrebbe più senso prevedere una, anche parziale, trasformazione che sottragga queste strutture al degrado? Se nessun imprenditore si è fatto avanti per proporre una gestione alberghiera, potrà essercene uno in futuro?
Coloro che sostengono posizioni più "elastiche" e meno ideologiche sul mantenimento del vincolo vengono visti come nemici del turismo, ma è proprio così? Il problema è che, dietro la pretesa di mantenere il vincolo, c'è una duplice presunzione: in primo luogo che i decisori politici sappiano quali attività sono più utili al territorio (cioè meglio in grado di creare sviluppo e occupazione) anche in un periodo temporale piuttosto ampio, secondariamente che questa "verità" sia vera sempre e comunque. In realtà, è diper sé evidente che, se un albergo non riesce ad attrarre clienti, esso propone un'offerta che il mercato non è interessato a cogliere. E se questo accade per più alberghi e per diverse gestioni, significa che l'offerta è sovradimensionata. Semmai, dovremmo interrogarci su perché la Liguria sia incapace di esprimere un'offerta turistica adeguata e se il problema sia di prezzi, di qualità (anche di offerta e qualità urbana), o di entrambe le cose. Resta però il problema evidente di strutture incapaci di trovare una collocazione sul mercato alberghiero, che finiscono rapidamente per divenire fatiscenti e rappresentare non solo una bruttura, ma addirittura (talvolta) una minaccia alla sicurezza.
Se le azioni di miglioramento, a scala comunale e regionale, della competitività e dell'offerta territoriale, in un mercato turistico sempre più globalizzato, avranno i loro effetti, il problema delle chiusure alberghiere non si porrà. Ma in caso contrario, un superamento della legge regionale 1/2008 appare necessario. La Liguria ha bisogno di medici che curino la febbre, non di stregoni che rompano i termometri.


L'articolo, ancorché datato di dieci anni, è ancora d'attualità specie dopo la crisi turistica conseguente all'emergenza coronavirus.
Rimangono tuttavia da valutare la coerenza di eventuali trsformazioni con il Piano Urbanistico e l'impatto occupazionale; in molti casi l'offerta di lavoro è stata alla base di concessioni edilizie favorevoli agli alberghi, certamente non alla costruzione di seconde case.
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