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    Attività del Comune

… e io pago! La vicenda del peschereccio "Margherita Luisa"

Una tassa nascosta di oltre 7 euro a testa: questo è il contributo che ogni cittadino di Santa Margherita (compresi i neonati) ha pagato direttamente a una politica Altan incapace di valutare con realismo le sollecitazioni.
Il Consiglio di Stato1 ha infatti deciso che «il [nostro] Comune debba corrispondere al Consorzio [di Gestione dell'Area Marina Protetta del Promontorio di Portofino] per lo stazionamento del Margherita Luisa presso i Cantieri Sangermani la somma di € 58.883,33 (cinquantottomilaottocentotrentatre/33) … oltre agli interessi legali dalla domanda al saldo effettivo.»
Lo stesso cittadino, ovviamente, ha contribuito anche ai costi sostenuti dagli altri "avventurieri" per l'inutile restauro del peschereccio: "avventurieri" ben identificati nel "Protocollo di intesa" del 2008 «fra Regione Liguria, Provincia di Genova, Camera di Commercio di Genova, Area Marina Protetta di Portofino e Comune di Santa Margherita Ligure per interventi finalizzati ad utilizzo del peschereccio Margherita Luisa per fini culturali e sociali»2 (in un secondo tempo la Camera di Commercio si sfilerà).
L'Area Marina sarebbe diventata proprietaria del peschereccio, mentre al punto 7 «Il Comune di Santa Margherita Ligure si impegna a individuare e mettere a disposizione gratuitamente una apposita area opportunamente attrezzata destinata alla collocazione definitiva del M/b Margherita Luisa».
La storia inizia nel 2006, quando Carlo Mai, classe 1937, proprietario della motobarca che ha ereditato dal padre, decide di cessare l'attività di pesca e beneficiare del premio per l'arresto definitivo dei pescherecci più vecchi3: la lettera d) dell'art.2 del relativo decreto prevede «la destinazione definitiva alla conservazione del patrimonio storico nel territorio italiano, ad attività di ricerca o formazione nel settore alieutico [della pesca] svolte da organismi pubblici o parapubblici italiani, …».
Proprio quest'ultima clausola induce il presidente regionale di Federcoopesca, Augusto Comes, ad appoggiare il desiderio di Mai affinché il peschereccio non sia demolito, ma utilizzato come una sorta di nave scuola della pesca a strascico.
Il Margherita Luisa, armato da "Armatori M/P Santa Margherita Ligure", lunghezza fuori tutto 16,50 m e stazza lorda 17,42 t, è stato immatricolato nel 1931 ed è una delle imbarcazioni a strascico più antiche d'Italia4, varato per la pesca del Gambero Rosso.
Parte un'operazione mediatica rivolta a Comune, Provincia, Regione, senza risparmiare il "Museo del mare" di Genova e il FAI e non perde tempo Agostino Bozzo, Consigliere provinciale di Alleanza Nazionale, nel presentare una mozione che "impegna presidente e giunta ad adottare iniziative idonee ad evitare che il peschereccio Margherita Luisa venga demolito".
E' maggio 2007 quando la Regione decide l'operazione di recupero e il presidente dell'Area Marina Protetta di Portofino, Augusto Sartori, dichiara: «Il peschereccio Maria Luisa verrà messo a terra, restaurato e destinato poi a visite didattiche. Lo posizioneremo a fianco dell'Infopoint del parco terrestre e marino, a Punta Pedale dove ora sono in corso i lavori per il depuratore. Il restyling durerà un anno».
Gli fanno eco il sindaco di Santa, Claudio Marsano, con l'assessore alle attività produttive Mauro Foppiani e l'assessore al turismo Giuseppe Pastine: «E' importante recuperare questo peschereccio, che diventerà una struttura didattica di notevole interesse: il restauro costerà circa 30 mila euro». Margherita Luisa
L'associazione Tuteliamo Santa afferma: «Ancora una volta l'impegno profuso dalla nostra associazione ha dato i suoi frutti. Un grande ringraziamento per la sensibilità dimostrata sull'argomento va al presidente della Provincia Alessandro Repetto e anche ai consiglieri provinciali Agostino Bozzo (An) e Ana Maria Norero (Udc)».
A dicembre 2007 il presidente della Provincia, l'assessore regionale alla pesca e all'agricoltura Giancarlo Cassini e il sindaco Marsano presentano alla Casa del Mare di Santa il progetto "Margherita Luisa": un'operazione giustamente legata alla richiesta di certificazione di qualità Indicazione Geografica Protetta per il gambero rosso di Santa Margherita.
L'imbarcazione raggiunge i cantieri Sangermani di Lavagna e a maggio 2009, dopo numerosi incontri e lunghe trattative, Sartori annuncia lo stanziamento di 60 mila euro da parte della Regione e della Provincia per la manutenzione straordinaria e il restauro conservativo. Si ipotizza anche una diversa destinazione, presso un eventuale"Centro direzionale nazionale per la pesca" da collocare in Villa Lomellini (in via Antonio Giovo).
Quando il restauro è ultimato, nel 2010 il sindaco Roberto De Marchi non sa dove collocare l'imbarcazione, anche perché i lavori del depuratore a Punta Pedale sono ancora in corso: nel frattempo il deposito presso il cantiere costa 90 euro al giorno. Il 6 ottobre 2011 il sindaco formalizza questi impedimenti con una lettera agli enti coinvolti sottolinenado l'assenza di obblighi del Comune.
Solo ora l'eccitazione iniziale si scontra con problemi pratici, come «Se anche l'imbarcazione fosse posizionata a Punta Pedale, si tratta comunque di zona annessa ad una discoteca: bisogna quindi pensare ad espedienti per tenerla sotto controllo.»
Nel 2012 ha inizio la lite tra Comune e Area Marina (Consorzio) su chi deve pagare le spese di deposito.
Sottolinea tuttavia la recente sentenza del Consiglio di Stato: «La realtà è che il Comune, pur dopo l'impegno che comunque gli derivava dal protocollo d'intesa responsabilmente e scientemente deliberato dalla Giunta, non ha dato seguito a una sua effettiva esecuzione. Che questo si debba a un tacito disvolere o ad altro, e quali ne siano le non formalizzate ragioni, non rileva. Tutto questo è confermato da quanto accaduto negli anni successivi, in cui il Comune è rimasto inerte, salva l'inconcludente lettera del 6 ottobre 2011 (di oltre tre anni dopo l'approvazione del protocollo d'intesa). Ove sufficienti difficoltà pratiche fossero state presenti, o vi fosse stato un tempestivo ripensamento del Comune, il Comune stesso avrebbe dovuto esternarlo, ma non risulta questo sia avvenuto. … il Comune, oltre ad addurre difficoltà sulla sua collocazione, aveva sostenuto che l'accordo, approvato dalla Giunta con la deliberazione n. 210/2008, non sarebbe mai stato sottoscritto dal Sindaco, sicché non si sarebbe formato "alcun formale impegno" in capo al Comune. [Ma] Il 19 luglio 2018 il Consorzio depositava copia del protocollo di intesa con le sottoscrizioni del Sindaco Marsano Claudio e del Presidente del Consorzio di gestione A.M.P. Sartori Augusto, unitamente a "verbale di giuramento di riconoscimento di sottoscrizione" reso dinanzi al notaio dottor Pierpaolo Verde l'11 aprile 2017.»
La sentenza del TAR5 era stata inequivocabile: « l'amministrazione è comunque tenuta a rispettare, oltre alle norme di diritto pubblico (la cui violazione implica, di regola, l'invalidità del provvedimento e l'eventuale responsabilità da provvedimento per lesione dell'interesse legittimo), anche le norme generali dell'ordinamento civile che impongono di agire con lealtà e correttezza, la violazione delle quali può far nascere una responsabilità da comportamento scorretto, … Nel caso di specie, l'adozione, da parte del comune di Santa Margherita Ligure, della deliberazione di giunta comunale 11.6.2008, n. 210 (addirittura dichiarata immediatamente eseguibile ex art. 134 D. Lgs. n. 267/2000), di approvazione del testo del protocollo di intesa e di autorizzazione del sindaco alla sua sottoscrizione, testimonia del fatto che le trattative tra le amministrazioni fossero giunte ad uno stadio idoneo a far sorgere nel Consorzio vignetta A.M.P. il ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto, e dunque sul fatto che il comune individuasse e mettesse a sua disposizione, gratuitamente, un'apposita area attrezzata, destinata alla collocazione definitiva del motopeschereccio Margherita Luisa. … funzione primaria del sindaco è proprio quella di sovrintendere all'esecuzione degli atti del consiglio e della giunta (art. 50 comma 2 del D. Lgs. n. 267/2000), non già di ometterla o trascurarla secondo il suo personale apprezzamento.»
A dicembre 2013, caduta anche l'ipotesi di un trasferimento al Villaggio del Ragazzo a San Salvatore di Cogorno, il consiglio di amministrazione dell'Area Marina decide lo smantellamento del Margherita Luisa6 e nel 2015 presenta un ricorso al TAR, che condanna il Comune di Santa al pagamento delle spese di deposito. Non solo: il TAR dispone «In relazione al fatto che il relativo esborso da parte del comune di Santa Margherita Ligure costituisce danno erariale, che avrebbe dovuto essere evitato non ingenerando nel Consorzio un ragionevole affidamento sulla conclusione del protocollo di intesa e/o non recedendo ingiustificatamente dalle relative trattative, sussistono i presupposti per la trasmissione della presente sentenza alla Procura della Repubblica presso la Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Liguria.»
Il 17 dicembre 2019 (deliberazione n.358) il Comune ricorre in appello al Consiglio di Stato, il quale nei giorni scorsi ha deciso quanto riportato in testa all'articolo.
La sentenza del Consiglio di Stato è inappellabile, la vicenda si chiude, "Pantalone7 paga" e dei misfatti si perde memoria.
Scrivemmo sette anni fa sulla Gazzetta "Qualcuno risponderà dei soldi buttati invano? Certamente no, anzi, qualcuno continuerà a riproporsi come amministratore pubblico contando sulla memoria corta dei cittadini o al più attribuendo ad altri le colpe, contando sull'abilità dialettica che stravolge la realtà. '… e io pago!' direbbe Totò."


1 Consiglio di Stato (Sez.V), Sentenza n.70 del 10 dicembre 2020
2 Deliberazione della Giunta comunale n.210 del 11 giugno 2008
3 Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, Decreto 22 dicembre 2000 (G.U. n.47 del 26/2/2001)
4 Costruito nei Cantieri navali Codecasa di Viareggio
5 Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria, Sentenza n.903 del 13 novembre 2019
6 Dopo che la Soprintendenza per i Beni e le Attività culturali ha tolto il vincolo
7 celebre maschera veneziana (spesso raggirato dal servo furbo) che deve pagare conti salati a sua insaputa

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