Testata Gazzetta
    Attività del Comune

A biscia a l'addenta o ciarlattan – Il Parco di Portofino

Un vecchio proverbio genovese, "la biscia morde il ciarlatano", ben si adatta a quanto è accaduto nella vicenda dell'istituendo Parco Nazionale di Portofino: le manovre della Regione e di alcuni Comuni per "insabbiare" una legge dello Stato sono state vanificate dall'iniziativa dell'Associazione Internazionale "Amici del mappa Monte di Portofino" e dell'"Associazione Verdi Ambiente e Società", che tramite l'avvocato Daniele Granara hanno sollecitato una sentenza del Tribunale Amministrativo (vedi l'articolo della Gazzetta "«C'è un giudice a Berlino»").
In ottemperanza a tale sentenza Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica, ha tempestivamente comunicato alla Regione e ai Comuni interessati la sua decisione:

27 luglio 20121
Con sentenza n. 7694 del 28.06.2021 il TAR Lazio, pronunciando in via non definitiva sul ricorso n.2541/2021, ha ordinato "al Ministero dell'Ambiente e per la Tutela del Territorio e del Mare di provvedere nel termine di 30 giorni dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza o dalla sua notifica, se anteriore, alla delimitazione provvisoria del Parco Nazionale di Portofino, ai sensi dell'art. 34 comma 3 l. cit., nonché all'adozione delle misure di salvaguardia necessarie a garantire la conservazione dello stato dei luoghi"; la sentenza è stata trasmessa alla scrivente dall'Avvocatura generale dello Stato in data 05.07.2021 ed acquisita a prot. n.71994 del 05.07.2021. In ottemperanza a quanto previsto dalla sentenza del TAR Lazio ed al disposto del richiamato art. 34 comma 3 della Legge 394/91 il quale prevede che "il Ministero provvede alla delimitazione provvisoria dei parchi nazionali di cui ai commi 1 e 2 sulla base degli elementi conoscitivi e tecnico-scientifici disponibili, in particolare, presso i servizi tecnici nazionali e le amministrazioni dello Stato nonché le regioni", questa Direzione Generale con note prot. 73695 del 08.07.2021 e 76083 del 13.07.2021 ha richiesto ad ISPRA di inoltrare, entro il termine di 15 giorni, la proposta tecnica di perimetrazione e zonizzazione provvisoria del Parco nazionale di Portofino e le relative misure di salvaguardia.
Con nota acquisita con prot. 81331 del 26.7.2021, ISPRA ha trasmesso la proposta tecnica di perimetrazione e zonizzazione provvisoria del Parco nazionale di Portofino e le relative misure di salvaguardia.
Ai sensi dell'art. 34 comma 3 L. 394/91 il quale stabilisce che il Ministero "sentiti le regioni e gli enti locali interessati, adotta le misure di salvaguardia necessarie per garantire la conservazione dello stato dei luoghi", questa Direzione inoltra la perimetrazione e zonizzazione provvisoria del Parco nazionale di Portofino e richiede il parere di competenza, esclusivamente per le relative misure di salvaguardia redatte da ISPRA.
In considerazione della necessità di dar ottemperanza alla sentenza del TAR Lazio nelle ristrette tempistiche ivi previste, si invita codesta Regione e i Comuni di Avegno, Camogli, Cicagna, Chiavari, Coreglia Ligure, Portofino, Rapallo, Recco, Santa Margherita Ligure, Tribogna, Zoagli a trasmettere eventuali osservazioni sulle misure di salvaguardia entro e non oltre il termine di 7 giorni dal ricevimento della presente comunicazione.
Il Ministero della Transizione Ecologica provvederà sulla base delle prescrizioni di cui all'art. 34 comma 3 ad emanare un decreto ministeriale di perimetrazione provvisoria e di adozione delle misure di salvaguardia necessarie a garantire la conservazione dello state dei luoghi.
Nello spirito di leale collaborazione istituzionale si rimane in attesa di urgente riscontro.

Allegato – Misure di Salvaguardia

  • Articolo 1 - Perimetrazione
  • Articolo 2 - Zonizzazione
    Il Parco nazionale di Portofino, così come indicato nella cartografia riportata nell'allegato A, è suddiviso nelle seguenti zone al fine di adottare le misure di salvaguardia necessarie per garantire la conservazione dello stato dei luoghi, ai sensi dell'articolo 34, comma 3:
    • zona 1, di rilevante interesse naturalistico, paesaggistico e storico culturale, con inesistente o minimo grado di antropizzazione;
    • zona 2, di valore naturalistico, paesaggistico, agricolo e/o storico culturale, con limitato grado di antropizzazione;
    • zona 3, di valore paesaggistico e/o storico culturale, con elevato grado di antropizzazione.
  • Articolo 3 - Tutela e promozione per lo sviluppo sostenibile
    Nell'ambito del territorio di cui al precedente art. 1 sono assicurate:
    1. la conservazione di specie animali e vegetali, di associazioni vegetali, con particolare riguardo alle direttive 2009/147/CE "Uccelli" e 92/43/CEE "Habitat", di singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunità biologiche, di biotopi, di processi naturali, di equilibri idraulici ed idrogeologici;
    2. l'applicazione di metodi di gestione e di restauro ambientale idonei a mantenere un'integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e artigianali tradizionali incentivando le azioni ad alta sostenibilità ambientale;
    3. la difesa e ricostruzione degli equilibri idraulici e idrogeologici, superficiali e sotterranei;
    4. la conservazione, il restauro, la valorizzazione del paesaggio storico agrario e dei centri e dei nuclei abitati storici rurali;
    5. la salvaguardia e la valorizzazione di valori paesaggistici del territorio, di testimonianze archeologiche, storiche, culturali e architettoniche, etnoantropologiche, dei manufatti e sistemi insediativi rurali tradizionali e dei paesaggi;
    6. la promozione di attività di educazione e di formazione ambientale, di ricerca scientifica, lo studio delle relazioni fra ambiente, paesaggio e territorio, nonché di attività ricreative compatibili;
    7. lo sviluppo delle attività produttive agro-silvo-pastorali e agrituristiche e di attività connesse, la promozione e l'utilizzo di fonti di energia sostenibile, nel rispetto e nella salvaguardia dei valori naturalistici e paesaggistici presenti.
  • Articolo 4 - Divieti generali
    1. Sono vietate su tutto il territorio del Parco nazionale di Portofino, così come delimitato nel presente decreto, le attività e le opere che possono compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati con particolare riguardo alla flora e alla fauna e ai rispettivi habitat.
      In particolare, sono vietati:
      1. la cattura, l'uccisione, il danneggiamento e il disturbo delle specie animali, ad eccezione di quanto eseguito per fini di ricerca e di studio previa autorizzazione del Comitato di gestione.
        Sono comunque consentiti prelievi faunistici ed abbattimenti selettivi, necessari per ricomporre squilibri ecologici accertati dal Comitato di gestione, sulla base di appositi piani di intervento approvati dal Comitato stesso;
      2. la raccolta e il danneggiamento della flora spontanea ad eccezione di quanto eseguito per fini di ricerca e di studio previa autorizzazione del Comitato di gestione. Sono consentiti, anche in attuazione dell'art. 6, comma 1, lettera b), della legge 23 agosto 1993, n. 352, e la raccolta di funghi e di altri prodotti della vegetazione spontanea, e il pascolo nel rispetto delle vigenti normative;
      3. l'introduzione in ambiente naturale di specie e popolazioni estranee alla flora e alla fauna autoctona;
      4. il prelievo di materiali di interesse geologico, paleontologico ed archeologico ad eccezione di quello eseguito, per fini di ricerca e di studio, previa autorizzazione del Comitato di gestione;
      5. la trasformazione e la manomissione delle manifestazioni carsiche di superficie e sotterranee;
      6. l'apertura e l'esercizio di cave, miniere e discariche, nonché l'asportazione di minerali; la prosecuzione fino ad esaurimento delle autorizzazioni dell'attività di cave, miniere e discariche in esercizio e regolarmente autorizzate, è condizionata al rispetto di specifici piani di coltivazione, dismissione e recupero autorizzati dal Comitato di gestione;
      7. la realizzazione di opere che alterino la morfologia del suolo e del paesaggio e gli equilibri ecologici e biogeochimici, fatti salvi gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, o di interventi di messa in sicurezza a seguito di frane o alluvioni, finalizzati alla salvaguardia della popolazione.
      8. la realizzazione di opere e di impianti tecnologici che alterino la morfologia del suolo e del paesaggio e gli equilibri ecologici, fatto salvo quanto disposto all'articolo 9, comma 1, lettera b);
      9. l'introduzione, da parte di privati, di armi, esplosivi o di qualsiasi mezzo di distruzione o di cattura se non autorizzata;
      10. il campeggio al di fuori delle aree destinate a tale scopo e appositamente attrezzate; è consentito il campeggio temporaneo appositamente autorizzato in base alla normativa vigente;
      11. il sorvolo non autorizzato dalle competenti autorità, secondo quanto espressamente regolamentato dalle leggi sulla disciplina del volo;
      12. il transito dei mezzi motorizzati fuori dalle strade statali, provinciali, comunali, vicinali e dalle piste forestali gravate da servizi di pubblico passaggio, e privato, fatta eccezione per i mezzi di servizio e per quelli accessori alle attività agro-silvo-pastorali;
      13. la distruzione dei muretti a secco esistenti, la costruzione nelle zone agricole di qualsiasi tipo di recinzione, ad eccezione di quelle necessarie alla sicurezza delle costruzioni, degli impianti tecnologici e di quelle accessorie alle attività agro-silvo-pastorali, purché realizzate secondo tipologie, criteri e materiali tradizionali, e delle delimitazioni temporanee a protezione delle attività zootecniche, nonché le tradizionali recinzioni dei fondi rustici realizzati con materiali tradizionali;
      14. lo svolgimento di attività pubblicitarie al di fuori dei centri urbani, non autorizzate dal Comitato di gestione;
      15. il danneggiamento e il taglio dei boschi e degli alberi isolati, ad eccezione degli interventi strettamente necessari alla prevenzione degli incendi e per pubblica incolumità, e ad eccezione di quanto stabilito dall'articolo 7, comma 2;
      16. l'utilizzo di fitofarmaci e pesticidi, fatto salvo quanto previsto dal Piano di azione nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari adottato con decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 22 gennaio 2014, e dalle relative Linee guide approvate con decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali del 10 marzo 2015, nonché di quanto previsto nei rispettivi Decreti di aggiornamento e integrazione;
      17. è consentito svolgere l'attività agricola secondo le metodiche in uso all'entrata in vigore delle presenti norme, nonché le attività di manutenzione del territorio. La Regione ed il Comitato di gestione adottano d'intesa un programma di riconversione verso metodi di coltivazione biologica;
      18. l'uso di fuochi all'aperto.
    2. In relazione a quanto disposto dal comma 1 del presente art. 4 restano salvi i diritti reali e gli usi civici delle collettività locali, che sono esercitati secondo le consuetudini locali, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 4, comma 1, lettera a).
    3. Previa comunicazione al Comitato di gestione e fermo restando il rispetto di quanto previsto dall'art. 5 del DPR 357/1997 in materia di valutazione di incidenza, sono in ogni caso consentiti gli interventi di salvaguardia e manutenzione ordinaria e straordinaria delle esistenti infrastrutture a rete di rilevanza interesse nazionale e della funivia Rapallo-Montallegro. Il Comitato di gestione, qualora lo ritenga necessario, può indicare opportuni accorgimenti o prescrizioni volte alla mitigazione di eventuali interferenze ambientali.
  • Articolo 5 - Divieti in zona 1
    Nelle aree di zona 1 di cui al precedente art. 2, oltre ai divieti generali di cui all'art. 4, vigono i seguenti ulteriori divieti:
    1. la realizzazione di nuovi edifici e il cambio di destinazione d'uso di quelli esistenti. Resta ferma la possibilità di eseguire gli interventi di cui all'articolo 3, comma 1, lettere a), b) e c), del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i. per gli edifici legittimamente esistenti così come disciplinato nel successivo articolo 8 del presente decreto;
    2. lo svolgimento di attività sportive con veicoli a motore;
    3. la realizzazione di opere che comportino la modificazione del regime naturale delle acque, fatte salve le opere necessarie alla difesa del suolo e alla sicurezza delle popolazioni, come indicato all'articolo 4, comma 1, lettera g) e le attività di rilevante interesse pubblico;
    4. l'interruzione e l'impermeabilizzazione dei tracciati viari rurali esistenti;
    5. l'apposizione di cartelli e manufatti pubblicitari di qualunque natura e scopo, con esclusione della segnaletica stradale di cui alla normativa vigente e di quella informativa del parco;
    6. la realizzazione di nuove opere di mobilità e di nuovi tracciati stradali, ad eccezione di quanto stabilito dall'art. 8, comma 1, lettera b);
    7. l'interruzione e l'impermeabilizzazione dei tracciati viari rurali esistenti.
  • Articolo 6 - Divieti in zona 2
    Nelle aree di zona 2 di cui al precedente art. 2, oltre ai divieti generali di cui all'art. 4, vigono i seguenti ulteriori divieti:
    1. l'apertura di nuovi tracciati stradali, ad eccezione di quanto stabilito dall'articolo 9, comma 1, lettera a);
    2. la realizzazione di nuovi edifici non funzionali alla conduzione del fondo agricolo salvo quanto disposto all'art. 9, comma 1, lettera e) e lettera f);
  • Articolo 7 - Regime autorizzativo generale
    1. Su tutto il territorio del Parco Nazionale, fino alla approvazione del Piano del Parco e fermo restando quanto esposto ai precedenti articoli 3, 4, 5 e 6, nonché ai successivi articoli 8, 9 e 10, mantengono efficacia le previsioni contenute negli strumenti urbanistici comunali vigenti, compresi quelli di valenza ambientale e paesaggistica, e le prescrizioni delle relative alle valutazioni di incidenza regionale ai sensi dell'art. 5 del decreto del Presidente della Repubblica dell'8 settembre 1997, n. 357, unicamente in relazione alle aree produttive, ai servizi ed attrezzature d'uso pubblico ed impianti pubblici e privati di interesse urbano ed agli impianti tecnologici purché compatibili con le finalità del Parco.
    2. Sono sottoposti all'autorizzazione del Comitato di gestione:
      1. i nuovi strumenti urbanistici e quelli non definitivamente approvati alla data di entrata in vigore del presente decreto, nonché le loro eventuali varianti, totali o parziali;
      2. le opere che comportano modifiche al regime delle acque finalizzate alla difesa del suolo o alla sicurezza delle popolazioni;
      3. le opere di mobilità di cui all'articolo 8, comma 1, lettera b) e all'articolo 9, comma 1, lettera a);
      4. le opere inerenti ai servizi primari idrici ed elettrici, nonché le opere per l'utilizzazione delle fonti di energia rinnovabili;
      5. gli interventi selvicolturali tendenti a favorire il mantenimento e il ripristino dei boschi e della restante vegetazione arborea e arbustiva e delle formazioni vegetali di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), nonché i rimboschimenti; tutti gli interventi devono essere effettuati in ogni caso con l'impiego di specie autoctone coerenti con i consorzi naturali potenziali locali e resilienti alle condizioni climatiche ambientali;
      6. i piani forestali.
    3. Tutti gli interventi, le attività e le opere da realizzare nei siti appartenenti alla rete Natura 2000, istituiti ai sensi delle Direttive 92/43/CEE "Habitat" e 2009/147/ "Uccelli" compresi in tutto o in parte nei confini provvisori del Parco nazionale sono sottoposti all'inderogabile procedura di valutazione di incidenza ai sensi dell'art. 5 del decreto del Presidente della Repubblica dell'8 settembre 1997, n. 357 e delle Linee guida nazionali per la Valutazione di Incidenza di cui alla GU n. 303 del 28.12.2019.
    4. Per gli interventi di rilevante trasformazione del territorio che siano in corso d'opera alla data di entrata in vigore delle presenti norme, i soggetti titolari delle opere trasmettono al autorizzazione al Comitato di gestione, entro e non oltre trenta giorni dalla data di entrata in vigore delle presenti disposizioni, secondo quanto disposto dal successivo art. 11, l'elenco delle opere accompagnato da una relazione dettagliata sullo stato dei lavori e contenente le indicazioni del luogo ove sono depositati i relativi progetti esecutivi. In caso di mancata comunicazione delle informazioni predette, il Comitato di gestione provvede ad ordinare, in via cautelativa, la sospensione dei lavori.
  • Articolo 8 - Regime autorizzativo in zona 1
    Salvo quanto disposto dai precedenti articoli 4 e 5 sono sottoposti ad autorizzazione del Comitato di gestione i seguenti interventi:
    1. la manutenzione straordinaria, il restauro e il risanamento conservativo, finalizzati al riuso dei manufatti legittimamente esistenti, così come definiti dall'articolo 3, comma 1, lettere b) e c) del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i. Resta ferma la possibilità di realizzare interventi su manufatti legittimamente esistenti di manutenzione ordinaria di cui allo stesso articolo, stesso comma, lettera a), del testo unico suddetto, dandone comunicazione al Comitato di gestione. Tutti gli interventi devono essere eseguiti utilizzando e rispettando le tipologie edilizie e i materiali della tradizione storica locale;
    2. i tracciati stradali interpoderali e le nuove piste forestali previste dai piani di assestamento forestale; è vietata in ogni caso la loro impermeabilizzazione;
    3. le opere tecnologiche e i piccoli impianti funzionali all'utilizzo degli edifici esistenti e all'approvvigionamento idrico, elettrico ed antincendio, previa autorizzazione del Comitato di gestione.
  • Articolo 9 - Regime autorizzativo in zona 2
    Salvo quanto disposto dai precedenti articoli 4 e 6, sono sottoposti ad autorizzazione dell'Comitato di gestione i seguenti interventi di rilevante trasformazione del territorio:
    1. l'apertura di nuove strade destinate ad attività di fruizione naturalistica, i tracciati stradali interpoderali, nonché di quelle che, alla data di entrata in vigore delle presenti norme, siano già state autorizzate da parte delle competenti autorità e per le quali non sia stato dato inizio ai lavori;
    2. le opere tecnologiche e i piccoli impianti funzionali all'utilizzo degli edifici esistenti e all'approvvigionamento idrico, elettrico ed antincendio, nonché gli impianti per l'uso delle fonti di energia rinnovabile; resta ferma la possibilità di realizzare interventi di manutenzione e adeguamento dandone comunicazione al Comitato di gestione; resta ferma la possibilità di realizzare interventi di manutenzione, ordinaria e straordinaria, e adeguamento degli impianti a fune legittimamente esistenti dandone comunicazione al Comitato di gestione;
    3. le opere di bonifica e trasformazione agraria, favorendo le produzioni agricole tipiche del luogo con particolare riguardo a quelle con denominazione d'origine;
    4. gli interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia, finalizzati al riuso dei manufatti legittimamente esistenti, così come definiti dall'art. 3, comma 1, lettere b), c) e d), del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i. Resta ferma per gli edifici legittimamente esistenti, la possibilità di realizzare interventi di manutenzione ordinaria, così come definiti dall'art. 3, comma 1, lettere a), del citato D.P.R. n. 380/2001, dandone comunicazione al Comitato di gestione. Tutti gli interventi devono essere eseguiti utilizzando e rispettando le tipologie edilizie e i materiali della tradizione storica locale;
    5. la realizzazione di nuovi edifici e l'ampliamento di quelli esistenti esclusivamente funzionali alla conduzione del fondo agricolo, con le limitazioni previste dai Piani Regolatori Generali approvati e vigenti, dai Piani di valenza ambientale e paesaggistica, e dalle prescrizioni della valutazione di incidenza condotta ai sensi del DPR n. 357/1997; devono in ogni caso essere utilizzate e rispettate le tipologie edilizie e i materiali della tradizione storica locale;
    6. la realizzazione degli edifici per i quali, pur in presenza di approvazione definitiva alla data di entrata in vigore delle presenti norme, non si sia ancora proceduto all'avvio dei lavori.
  • Articolo 10 - Regime autorizzativo in zona 3
    1. Nelle aree di zona 3 di cui al precedente articolo 2, in quanto aree di connessione ecologica e di sviluppo, si applicano le disposizioni contenute negli strumenti urbanistici vigenti, compresi quelli di valenza ambientale e paesaggistica qualora più restrittivi.
    2. Tutte le opere di trasformazione del territorio sono consentite previo parere obbligatorio del Comitato di gestione . Sono fatti salvi gli accordi di programma stipulati ai sensi della normativa regionale vigente in materia e per i quali siano stati emanati, alla data di entrata in vigore delle presenti norme, i relativi decreti del presidente della Giunta regionale.
    3. Il Ministero della transizione ecologica, il Comitato di gestione e la Regione Liguria elaborano e sottoscrivono accordi e intese finalizzati a rendere compatibili con le finalità del Parco le attività presenti in tale zona, anche mediante l'utilizzo di risorse finanziarie derivanti da piani e programmi regionali, nazionali e comunitari con l'applicazione di quanto disposto dall'art. 7 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, e successive modifiche e integrazioni.
  • Articolo 11 - Modalità di richiesta e di rilascio delle autorizzazioni
    1. L'eventuale rilascio di autorizzazioni da parte del Comitato di gestione, per quanto disposto dai precedenti articoli 7, 8, 9 e 10 è subordinato al rispetto, da parte del richiedente, della condizione che gli elaborati tecnici relativi alle istanze prodotte siano corredati di tutte le autorizzazioni, i nulla osta, i pareri, comprese le eventuali prescrizioni, da parte degli Enti istituzionalmente competenti per territorio secondo quanto richiesto dalla normativa vigente.
    2. Il Comitato di gestione rilascia l'autorizzazione in conformità con il presente decreto ed in conformità alla disciplina paesaggistica regionale vigente.
    3. Qualora la richiesta di autorizzazione di cui al comma 1 interessi piani, progetti, interventi o attività ricadenti all'interno di siti della rete Natura 2000 gli elaborati trasmessi devono contenere anche la documentazione necessaria ai fini dell'espressione del "sentito" di valutazione di incidenza previsto dall'art. 5, comma 7, del DPR 357/97 e s.m.i., in conformità con le Linee guida nazionali per la Valutazione di Incidenza pubblicate nella G.U. n. 303 del 28.12.2019.
    4. L'autorizzazione è rilasciata entro 60 giorni dalla ricezione della documentazione richiesta, completa in ogni sua parte; tale termine può essere prorogato, per una sola volta, di trenta giorni per necessità di istruttoria.
    5. Del rilascio delle autorizzazioni di cui al presente articolo 11 è informato il Ministero della transizione ecologica.
  • Articolo 12 - Sorveglianza
    La sorveglianza del territorio di cui al precedente articolo 1 del presente decreto è affidata al Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei Carabinieri nei modi previsti dall'articolo 21 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, come modificato dall'articolo 2, comma 32, della legge 9 dicembre 1998, n.426, nonché all'Arma dei Carabinieri e alle altre Forze di polizia i cui appartenenti rivestano la qualifica di agente o di ufficiale di polizia giudiziaria, ai sensi del codice di procedura penale.

Significativa la reazione del Presidente della Regione, Giovanni Toti: "Che sia un tribunale a decidere della vita e della tutela di popolazioni che non ha foto mai visto e di cui non conosce il parere mi sembra una procedura partita male e che non finirà bene." E del Vice presidente e assessore con delega ai Parchi, Alessandro Piana: "Un Parco deve nascere non per sentenza, ma attraverso un confronto con gli enti locali … così come ritengo pericoloso stabilire per sentenza se debba essere nazionale o regionale."
Entrambi sembrano dimenticare che da anni la Regione ignora una legge dello Stato che la obbligava a studiare e proporre i confini del nuovo Parco Nazionale. La ragione è espressa candidamente dal sindaco di Recco, Carlo Gandolfo: "Come più volte manifestata con chiarezza e portata avanti nel tempo, la posizione dell'amministrazione comunale di Recco è di netta contrarietà all'allargamento dei confini del Parco di Portofino. Stiamo lavorando con Regione Liguria e con i sindaci dei territori coinvolti contrari all'estensione del parco per esprimere una linea univoca."
Come dargli torto: come si può vedere dalle Misure di Salvaguardia, il "nuovo" Parco vincola non poco sindaci "pro tempore" esposti alla tentazione di sacrificare il territorio a favore di scelte opportunistiche.
Giustamente canta vittoria Marco Delpino, vicepresidente dell'Associazione Internazionale "Amici del Monte di Portofino": "Dopo oltre tre anni di silenzi e dopo oltre tre anni di totale inattività della Regione Liguria, che se n'è strafregata di ottemperare a una legge e che non ha fatto nulla per informare correttamente sui benefici che porterà il parco nazionale, anzi disinformando e impedendo a chi voleva informare di informare, il Ministero non ha potuto far altro che applicare la legge come correttamente il TAR del Lazio ha sentenziato dando ragione ai cittadini che hanno fatto ricorso. Si tratta di una importante battaglia vinta, anche se i confini sembrano costituire un compromesso tra la vasta area che doveva includere parte della Fontanabuona. Ora hai voglia da parte degli amministratori regionali e dei loro vassalli locali piangere come le vergini silenti e gridare allo scandalo di fronte allo strapotere dello Stato, dopo che per tre anni e mezzo se ne sono fregati di una legge approvata dal Parlamento senza spiegare i vantaggi per la stragrande maggioranza dei cittadini. Regnanti, vassalli, valvassori e valvassini non possono far altro che leccarsi le ferite, guardarsi allo specchio e ammettere la sconfitta della loro arroganza."

© La Gazzetta di Santa