Testata Gazzetta
    Attività del Comune

Il Parco di Portofino farà le cose in grande
di Michela Bompani

il venerdì di Repubblica – 13 agosto 2021

Il ministro alla transizione ecologica vorrebbe allargare la celebre area protetta, i sindaci del centrodestra no. Ora finalmente una soluzione potrebbe arrivare dal mare

Il caso del Parco nazionale di Portofino rischia di assomigliare al cerchio del drammaturgo romeno Eugène Ionesco: se si accarezza troppo, diventa un circolo mappa vizioso. Perché da quattro anni si continua a misurare, litigando, il perimetro dell'area protetta. Da un lato c'è il ministero della Transizione ecologica, che ha determinato la "promozione" di questo straordinario spicchio di Liguria da ente regionale a nazionale, dall'altra ci sono la Regione e diversi Comuni che stanno combattendo la battaglia dei righelli per contrarne al massimo i confini. Si è così delineata una resistenza che suona come un paradosso: gli enti territoriali, a cominciare dalla Regione, vorrebbero che il Parco nazionale avesse la minore estensione possibile, mantenendo il perimetro di quello regionale attuale: 1.056 ettari. «Ma così sarebbe il Parco nazionale più piccolo d'Italia e perderemmo l'opportunità di estendere tutela e rilancio a un territorio che ne ha bisogno» spiega il capogruppo Pd in consiglio regionale Luca Garibaldi.
Garibaldi si batte per la nascita del Parco nazionale dalla sua istituzione, nel dicembre 2017, quando il senatore e capogruppo della commissione Ambiente Massimo Caleo, Pd, era riuscito a inserire la norma nella Finanziaria del governo Gentiloni e a far accantonare un primo stanziamento di un milione. All'epoca, l'Ispra, l'Istituto superiore per la ricerca ambientale, aveva formulato anche una prima ipotesi del perimetro, allargando l'area di quattordici volte. Innescando la levata di scudi dei Comuni. Da allora, al netto delle devastazioni inflitte dalle mareggiate, dell'emergenza Covid e anche del cambio del governo, si è innescato un accanito braccio di ferro tra chi pensa, come i molti sindaci leghisti, all'inclusione nel Parco nazionale come l'arrivo di una serie di vincoli che ucciderebbero lo sviluppo, l'edilizia, il turismo e ritiene che la gestione del territorio sarà scippata dai tavoli romani. Dall'altra parte, la convinzione dei sindaci di centrosinistra, sicuri che il nuovo "mantello" farà impennare i contributi dello Stato, della Ue, oltre a garantire la voce dei territori e sigillare un brand di sicura trazione turistica.
Cinque volte di più
A sbloccare la situazione, qualche settimana fa, è arrivata una sentenza del Tar del Lazio, che ha accolto il ricorso preparato dall'avvocato Daniele Granara, presidente dell'Associazione amici Monte di Portofino, insieme alla Onlus Vas, Verde ambiente e società. Il tribunale ha decretato la fine del tempo delle meline delle istituzioni territoriali e ha imposto al ministero di tracciare un perimetro, ancorché temporaneo, al Parco nazionale. E così il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha quintuplicato l'area attuale fino a 5.363 ettari e ha incluso, oltre ai già presenti Portofino, Camogli e Santa Margherita, altri otto Comuni (Avegno, Cicagna, Chiavari, Coreglia Ligure, Rapallo, Recco, Tribogna e Zoagli).
La decisione, obbligata, ha però fatto saltare i nervi ai due terzi dei territori inclusi e anche al governatore Toti. Del resto, nella legislatura precedente, il suo assessore ai Parchi era stato più volte richiamato dal ministero perché convocasse gli enti locali e tracciasse una proposta di perimetro, mai realizzata. E la seconda Giunta Toti non ha cambiato rotta, tanto che qualche settimana fa Legambiente le ha assegnato la bandiera nera per la mancata realizzazione del Parco nazionale. «E' una bandiera politica, più che ambientalista», ha tagliato corto Toti, che ha anche attaccato Cingolani: «Non si possono stabilire i confini di un Parco nazionale per decreto». Confini che aveva già provato a rosicchiare: ad esempio, nel 2018, cancellando una porzione di "aree contigue" del Parco di Portofino, un territorio cuscinetto che godeva di una tutela attenuata, molto ambito però per le battute di caccia al cinghiale.
I recinti per i cinghiali
Ma come hanno reagito i Comuni che, di punto in bianco, si sono trovati all'interno del nuovo perimetro? Quelli del centrodestra male. A cominciare dal cortocircuito del sindaco di Portofino, Matteo Viacava, inossidabile totiano e che, da tre mesi, è anche presidente del Parco regionale: «Il Parco deve mantenere i confini attuali e poi, chi vorrà, si aggregherà». Come molti suoi colleghi di centrodestra, contrappone all'allargamento «i progetti per lo sviluppo del territorio». Nel suo caso c'è un tunnel da costruire, per collegare più velocemente Portofino a Santa Margherita, e il timore che il nuovo comitato di gestione del Parco «blocchi l'operazione». E così il sindaco di Rapallo, Carlo Bagnasco, coordinatore regionale di Fi, si chiede «quali potrebbero essere i benefici», proprio mentre tiene sotto il braccio il lucido con i rilievi per la nuova strada da realizzare, sul bordo del Golf club, in territorio ora protetto. Il sindaco di Chiavari Marco Di Capua, poi, è sicuro che il Parco «potrebbe bloccare la messa in sicurezza idrogeologica» di un rio. E anche il sindaco di Recco Carlo Gandolfo, leghista, che spesso riceve la visita, nel weekend, del suo amico Matteo Salvini, non vuole subire i vincoli che, garantisce, «renderanno difficoltoso installare le reti per difendere orti e giardini dai cinghiali».
Intanto il sindaco di Camogli Francesco Olivari, geologo, sostenuto dal Pd, lavora tenace alla costruzione del Parco nazionale da una vita, mentre il suo collega di Bogliasco, Gianluigi Brisca, centrosinistra, protesta in direzione contraria con il ministro Cingolani: «Ci hanno esclusi, noi invece vogliamo essere inclusi nel territorio protetto».
Tra i due litiganti…
La svolta è arrivata con la proposta del Wwf e dalla sua presidente Donatella Bianchi che, in Liguria, è anche al vertice dell'unico Parco nazionale, quello delle Cinque Terre. A Cingolani e a Toti ha proposto una soluzione alternativa: fondere in un unico ente l'Area marina protetta di Portofino, 346 ettari, già nazionale, e il costituendo parco terrestre che, secondo lo schema inizialmente delineato, erano destinati a rimanere due unità distinte [in realtà la legge di Bilancio (detta anche di Stabilità) 2018, approvata definitivamente il 22 dicembre 2017, ha reso Parco nazionale il consolidamento del Parco regionale di Portofino e dell'Area marina protetta (come dettagliato nell'articolo della Gazzetta del 24/12/2017 "Parco di Portofino nazionale")]. «E' auspicabile che si arrivi a un unico Parco, marino e terrestre, che possa aprire la strada ad altre estensioni a mare di altri parchi nazionali che hanno già avanzato richiesta». Un'ipotesi che piace a Toti, anche perché il perimetro terrestre rimarrebbe quasi invariato.
Cingolani, qualche giorno fa, ha convocato i sindaci dei Comuni coinvolti, l'Anci e la Regione per trovare una soluzione. Che lui spiega così: «A Portofino, nascerà il più grande parco nazionale terrestre-marittimo d'Italia, fonderemo l'Area marina già esistente e il costituendo parco terrestre, e su questo c'è l'accordo con gli enti territoriali. Sarà il primo di altri che nasceranno nel Paese». Il ministero ha poi riaperto la discussione sull'area definitiva, dicendosi pronto a sganciare le aree economicamente più rilevanti, come il Comune di Chiavari, dal perimetro.
Se si consultano i bilanci del ministero e dei Parchi nazionali, una delle argomentazioni principe dei Comuni contro l'estensione dei confini, immediatamente crolla: quella economica. Il Parco nazionale delle Cinque Terre, ad esempio, riceve circa 10 milioni di euro all'anno dallo Stato, il Parco di Portofino incassa 600 mila euro dalla Regione. L'Università di Genova sta ultimando uno studio sull'impatto che il Parco avrà sul turismo e, dalle prime rilevazioni, emerge che ogni euro investito, ne renderà 12 al territorio.
La conferma da Pantelleria
Il ministero della Transizione ecologica ricorda, inoltre, che gli stanziamenti per investimenti e interventi 2021 per i Parchi nazionali sono di oltre 110 milioni, mentre dal Pnrr arriveranno altri 80 milioni. Poi ci sono le Zea, zone economiche ambientali, nate per sostenere le attività economiche dentro i Parchi nazionali, alle quali, nel 2021, sono stati destinati 20 milioni. La conferma arriva da Pantelleria: gli operatori economici, a secco dei ristori statali in ritardo, sono riusciti a sopravvivere alla crisi Covid solo grazie ai fondi garantiti al Parco. Insomma, l'asimmetria tra l'orizzonte alto del ministero e quello degli enti locali sul perimetro del Parco, sembra uscire dal circolo vizioso e segnare un punto verso la transizione ecologica.

© La Gazzetta di Santa