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Parco: A veitæ a brûxa a tûtti

La verità brucia a tutti e disperdere il patrimonio del Parco di Portofino non può essere contrabbandata come utile, mentre va a beneficio di pochi e piano piano annulla il vantaggio competitivo di un ambiente sempre più raro come il nostro.
Due passi sul Monte e si possono ammirare bellissime ville dotate di meravigliose piscine, sorte come funghi dove un tempo c'erano prati e alberi: ville e piscine di pochi fortunati proprietari, verde di cui beneficiavamo tutti.
Ville e piscine che impermeabilizzano il terreno con il cemento e consumano una risorsa preziosa come l'acqua e il verde.
Ma si sa, vale più una persona motivata (investitori e loro sponsor) di cento cittadini distratti: una forza capace di far cambiare idea a molti. E' evidente dal comunicato rilasciato da Massimo Caleo, senatore dal 2013 al 2018, al notiziario Levante News ("Portofino: "Il parco nazionale deve diventare realtà", 6 Caleo settembre 2021):
«Sono convinto che il Parco nazionale di Portofino partirà e darà pure tante soddisfazioni, nonostante nel suo percorso, dopo l'istituzione, ci siano state incertezze e preoccupazioni, legate ad alcune sottovalutazioni sull'iter di perimetrazione.
Gli iniziali 10mila ettari e passa hanno provocato l'irrigidimento da parte di Regione e Comuni, e non poteva che essere così. La Liguria è stretta tra monti e mare e presenta un'elevata percentuale di urbanizzazione soprattutto concentrata nella costa, non paragonabile ad altri territori.
Trovammo queste difficoltà anche 20 anni fa, quando facemmo partire ben cinque parchi regionali. In un'unica seduta del consiglio regionale furono approvati confini e zonizzazione. Era un periodo in cui le amministrazioni comunali erano in gran parte governate dal centrosinistra e la Regione dal centrodestra. Si arrivò ad un giusto compromesso che non ha mortificato nessuna delle parti e soprattutto aveva forza anche dal punto di vista scientifico. foto 1
All'epoca ero coordinatore dei parchi liguri. Destò un po' di perplessità la superficie non particolarmente eccessiva delle aree protette, ma spiegammo le nostre ragioni e si partì. Il sistema decollò e portò in dote risorse e una nuova cultura della conservazione della natura.
Adesso la proposta del ministro rispetto ai 10mila ettari dell'Ispra mi sembra più ragionevole. E sono fiducioso che si possa formare un parco con una superficie che possa raccogliere territori pregiati, già sottoposti a vincolo di questo fantastico lembo della Liguria. Questo è un aspetto importante, da tenere a mente perché con gli stessi vincoli arriveranno maggiori risorse per il territorio. Invito tutti ad andare a vedere i bilanci di sostenibilità di tanti parchi nazionali, decine di milioni per agricoltura, sentieristica, efficientamento energetico, trasporti, dissesto idrogeologico, turismo sostenibile. E altro ancora.
In tanti anni di lavoro nelle aree protette non ho mai visto nascere un parco con i comuni contro. Le amministrazioni comunali sono parte integrante e determinante dell'area protetta. L'ho sempre pensata così e in tanti anni di lavoro la leale collaborazione con gli enti locali è sempre stata la carta vincente.
L'idea del Parco nazionale di Portofino partì dai sindaci che vennero a trovarmi a Sarzana. Viacaca, Donadoni e Olivari diedero la spinta iniziale e colsero questa grande opportunità. E dopo alcune peripezie parlamentari con l'aiuto dell'onorevole Tullo, riuscimmo a portare a casa questo risultato. Non fu facile perché altri territori italiani volevano costituire un parco nazionale ma il Parlamento italiano scelse Portofino.
Adesso non è più il tempo di guardare indietro e rincorrere eventuali responsabilità o ritardi. Adesso bisogna guardare avanti e collaborare al lavoro di approfondimento che sta facendo l'Anci con i Comuni; bisogna togliere il velo di diffidenza e condividere la consapevolezza che due parchi nazionali per la nostra regione sono una vetrina formidabile e una opportunità da non perdere. Soprattutto durante e per certi versi drammatica crisi climatica mondiale. I nostri territori ne sono già stati testimoni: in termini di vite umane e in danni incalcolabili al patrimonio naturale e paesaggistico.
I parchi possono contribuire a riequilibrare gli ecosistemi, sono uno strumento fondamentale per gli obiettivi di salvaguardia della natura – certamente non da soli – ed è proprio per questo che bisogna praticare, con competenza e vera passione, la leale collaborazione istituzionale tra tutti gli attori presenti nel territorio. Queste sfide si vincono assieme, guardando al futuro. I nostri giovani, a cui abbiamo rubato un po' di speranze, ci chiedono questo. Ogni anno che perdiamo sono decine di milioni di euro che volano via, in altre parti del nostro paese. foto 2
Nelle vesti di discussant [partecipanti a una discussione], nei laboratori didattici che il professor Bobbio porta avanti nella nostra università di Genova, giovani studenti hanno sfornato idee e proposte per l'utilizzo del territorio del promontorio, tanto famoso al mondo, nuove opportunità di lavoro legate all'agricoltura, ad un turismo che possa vivere tutto l'anno e che sia rispettoso dell'ambiente, al recupero di aree abbandonate, affrancandole dal degrado e dall'incuria. Come vedete le idee non mancano.
Siamo all'ultimo miglio. Vedrete che il Parco nazionale di Portofino darà soddisfazione a tutti, soprattutto alle popolazioni residenti. Ci riusciremo, ne sono certo.»

Dunque qualche sindaco ha cambiato idea: potrebbe spiegarlo ai propri elettori?
Per chiarirci ancor meglio le idee riportiamo un lucido articolo di Carlo Berio, architetto e urbanista, che il 22 agosto 2021 scriveva su La Repubblica ("La parola parco è ancora tabù"): «Premessa, il "Parco Nazionale di Portofino" va fatto ed è una grande opportunità. Se questa proposta a livello di opinione generale si dà per acquisita, come mai la parola "parco" a livello di molti amministratori continua a essere un tabù?
Lo dimostra il fatto che abbiano lasciato trascorrere quattro anni senza trovare una soluzione, né un accordo su come predisporre una proposta di coinvolgimento dei comuni limitrofi con relativo ampliamento del perimetro delle aree parco.
E' inconcepibile che sia stata la sentenza del Tar del Lazio a imporre al Ministero di definire provvisoriamente i confini del parco (che da "regionale" diventi "nazionale") in seguito al ricorso presentato dall'associazione Amici di Portofino. La particolarità è data dal fatto che è dovuta intervenire un'associazione di singoli cittadini locali e non le varie associazioni ambientaliste più conosciute o gli Enti preposti alla salvaguardia e alla pianificazione del territorio.
Come mai questo silenzio? Purtroppo nasce da lontano. Sono trascorsi più di cinquant'anni da quando il Consiglio Regionale di Italia Nostra assieme all'Amministrazione Comunale di Spotorno organizzarono un convegno il 22-23 giugno del 1974 dal titolo: I parchi regionali liguri, sottotitolo per la rinascita della montagna per la vita delle città e della costa. In quell'occasione anch'io avevo partecipato assieme a un gruppo di giovani architetti alla stesura del documento di Italia Nostra: questo fatto mi ha fatto ricordare quanto andava sostenendo il Professor ingegner Cesare Fera (Presidente della sezione di Genova di Italia Nostra). Egli ricordava che da vari anni andava facendo sull'argomento una battaglia.
L'ingegner Cesare Fera nel suo intervento sottolineava già il rischio dell'equivoco che i parchi volessero solo dire "vincoli" come ancora oggi sono visti con diffidenza da una gran parte di amministratori: il caso attuale lo dimostra. A tale proposito ribadiva una serie di punti significativi nella sua presentazione, in particolare evidenziava che i parchi hanno ragione di essere considerati elementi di un sistema territoriale addirittura internazionale, (esempio Parco Internazionale delle Alpi Marittime) quindi ben venga il Parco Nazionale di Portofino.
A parere dell'ingegner Cesare Fera era necessario un sistema territoriale che garantisse una visione politica dell'uso del territorio e non finalizzato solo ad alcuni obiettivi settoriali come quelli scientifici o turistici. Oggi quelle raccomandazioni sono ancora valide nonostante sia passato mezzo secolo. Purtroppo ha sempre prevalso il concetto di vincolo come garanzia di salvaguardia perché è il più semplice da applicare, mentre i cosiddetti vincoli attivi comportano un lavoro più approfondito e maggiori responsabilità di chi li propone. Purtroppo il Parco di Portofino nonostante gli sforzi fatti nella sua gestione per renderlo più aperto verso gli obiettivi di uno sviluppo sostenibile, grava sui comuni che attualmente ne fanno parte sugli aspetti gestionali che creano conflitti ed attriti con un apparato normativo già molto stratificato. foto 3
Cosa si intende per apparato normativo già molto stratificato? Si intende che in questi ultimi anni gran parte dei comuni, sia quelli facenti parte del Parco di Portofino sia parte di quelli che sono coinvolti dalla proposta di ampliamento dei confini, si sono dotati della nuova pianificazione urbanistica, sostituendo il vecchio P.R.G. Piano Regolatore Comunale [Generale] con il P.U.C. Piano Urbanistico Comunale. Strumento molto più complesso che tiene in considerazione tutta la soggettività del territorio e non solo la zonizzazione legata agli aspetti urbanistici.
Per arrivare all'approvazione di questi PUC i progetti sono stati sottoposti alla verifica e al confronto coi vari Enti. In particolare con la pianificazione sovraordinata. Il PUC inoltre è assoggettato alla verifica della V.A.S. Valutazione Ambientale Strategica. Quanto sopra sottolineato fa capire che i territori in questione non sono privi di norme per la loro salvaguardia. Per ottenere l'approvazione dei PUC, sono stati sottoposti a un iter complesso che ha richiesto tempi lunghi e non facili da gestire da parte degli amministratori.
Ora il fatto che si delinei un nuovo iter procedurale che rimette in gioco quanto a fatica ottenuto, imponendo ulteriori restrizioni sia in termini di criteri di valutazione sia di tipo gestionale lascia molti amministratori dubbiosi e preoccupati. Il Decreto del Ministero della Transizione ecologica è arrivato come un fulmine a ciel sereno, rendendo tutto più complesso perché pone dei tempi strettissimi per decidere (una ventina di giorni) entro questi termini dovrà essere formato un apposito "Comitato di Gestione provvisoria" con la richiesta di procedere le singole Amministrazioni alla nomina del proprio rappresentante.
Il Decreto in termini perentori precisa che in assenza di riscontro entro i termini previsti il Ministero provvederà ad inserire all'interno del Comitato di Gestione il legale rappresentante dell'Ente individuato ai sensi della normativa vigente. Questi ulteriori elementi ribadiscono quanto siamo ancora lontani dalla visione autentica di come procedere alla realizzazione di un parco condiviso. Inoltre il nuovo Decreto non attribuisce nessun tipo di finanziamento per il futuro dell'ampliamento e la realizzazione di un intervento cosi importante e strategico. Il Decreto affida la nuova proposta di ampliamento del Parco che passerebbe dai 1.056 ettari ai 5.363 ettari, da gestire alla modesta struttura dell'Ente Parco che col poco personale e le modeste risorse si ci chiede come possa sostenere una tale gestione così complessa. Di fronte ad una analisi di questo tipo dobbiamo fare una riflessione non solo noi che crediamo nel valore dei Parchi ma anche il Ministero che dovrebbe avere un minimo di coerenza. Altrimenti il discorso sul Parco Nazionale di Portofino diventerà sempre meno credibile. Nonostante ciò ritengo che bisogna andare avanti con ottimismo, apportando tutta una serie di contributi nella fase della perimetrazione provvisoria propri al fine di smorzare le polemiche. Dobbiamo pensare in particolare al futuro delle prossime generazioni.»

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