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Balneari: via libera dal Governo all'emendamento su ddl Concorrenza

Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome – n.4237 del 16 febbraio 2022

La decisione di Palazzo Chigi assunta dopo un vertice con Regioni, Anci [Associazione Nazionale Comuni Italiani] e Upi [Unione delle Province d'Italia]

Il Consiglio dei Ministri del 15 febbraio ha approvato una proposta emendativa al disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021 (A.S. 2469) in vignetta materia di concessioni demaniali marittime. Il testo è ora all'attenzione del Senato.
La proposta di modifica - si legge nella nota stampa di Palazzo Chigi - mira a migliorare la qualità dei servizi con conseguente beneficio per i consumatori, a valorizzare i beni demaniali e, al contempo, a dare certezze al settore. Il testo prevede che le concessioni in essere continuano ad avere efficacia fino al 31 dicembre 2023.
Per assicurare un più razionale e sostenibile utilizzo del demanio marittimo, favorirne la pubblica fruizione e promuovere, in coerenza con la normativa europea, un maggiore dinamismo concorrenziale nel settore, il Governo è delegato ad adottare entro sei mesi dall'entrata in vigore del Disegno di legge Concorrenza, decreti legislativi aventi la finalità di aprire il settore alla concorrenza, nel contempo tenendo in adeguata considerazione le peculiarità del settore.
La decisione del Governo è stata preceduta da un incontro del ministro degli Affari regionali Mariastella Gelmini [Forza Italia] - a cui hanno partecipato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli [Indipendente], quello dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti [Lega Nord] e a quello del Turismo Massimo Garavaglia [Lega Nord] - con le Regioni, l'Anci e l'Upi proprio per illustrare le nuove norme sulle concessioni balneari poi finite sul tavolo del Consiglio dei ministri.
L'orientamento del governo - secondo quanto riportato dall'Agi [Agenzia Giornalistica Italia] - sarebbe quello di avviare la nuova 'fase' dal 2024, legando le gare al tema degli investimenti per arrivare ad una riduzione dei prezzi. Si prevede, in particolare, una tutela delle aziende familiari.
"Le attuali concessioni saranno stabilizzate fino a dicembre 2023. Da gennaio 2024 tutto dovrà essere assegnato attraverso gare che avranno l'obiettivo di un più razionale utilizzo del demanio, e di promuovere il dinamismo concorrenziale, così come ci chiede l'Europa. Ma ci saranno dei criteri di selezione che 'premieranno' le esperienze positive, che non vanno assolutamente disperse".
Così Mariastella Gelmini, ministro per gli Affari regionali e le autonomie, in un'intervista a "Il Giornale".
"Dunque, fermo il principio della gara, verranno valorizzate alcune specificità come gli investimenti, il valore aziendale, la tutela per i dipendenti (che sarà garantita anche se la concessione dovesse essere assegnata ad un nuovo soggetto), la qualità dei servizi offerti, il rispetto dell'ambiente e del paesaggio, e poi cercheremo di tutelare le piccole gestioni, quelle a conduzione familiare, tanto presenti nelle nostre spiagge. Quello al quale siamo giunti è il punto più avanzato possibile, date le condizioni. Lo considero un grande passo in avanti per tutelare gli operatori del settore e anche i dirigenti dei Comuni, che senza questa regolamentazione rischiano risvolti giudiziari".
Per Gelmini "avremo gare, che comunque terranno conto delle qualità dei nostri imprenditori, e del reddito che questi producono per le loro aziende, per le proprie famiglie e per il Paese. E anche sulle tempistiche sono ottimista. Entro dicembre 2022 avremo i decreti legislativi del ddl Concorrenza, al quale è legato questo provvedimento, e quindi anche le nuove gare potranno partire, grazie al lavoro di Comuni e Regioni, in tempi congrui".
"L'Unione europea ha già avviato una procedura di infrazione contro l'Italia, che rischia il deferimento alla Corte di Giustizia Ue e di pagare multe salatissime. E lo scorso novembre il Consiglio di Stato ha ribadito che le nostre norme sulle concessioni demaniali marittime sono in contrasto con le regole comunitarie a tutela della concorrenza", ha aggiunto Gelmini. "La giustizia amministrativa ci ha detto che dal primo gennaio 2024 tutte le concessioni decadranno - aggiunge Gelmini -: senza un intervento legislativo sarebbero considerate abusive. Con il rischio di veder fioccare, già da ora, gli avvisi di garanzia. Per queste ragioni era necessario intervenire subito", "con un emendamento al ddl Concorrenza, per sanare la posizione del nostro Paese, ma anche per dare finalmente certezze a tanti operatori del settore. E lo abbiamo fatto dopo un lungo confronto - iniziato lo scorso 28 dicembre - con le categorie, con le Regioni, con i Comuni e con le Province. Il governo ha fatto la sua proposta, approvata dal Cdm, adesso durante il passaggio parlamentare questo ottimo punto di partenza potrà essere ancora migliorato".
"Una buona base di partenza per un primo passo non scontato". L'assessore al Turismo e Commercio dell'Emilia Romagna, Andrea Corsini [Partito Democratico], commenta il via libera ieri in Consiglio dei ministri alla riforma delle concessioni balneari dopo la sentenza del Consiglio di Stato che anticipa al 31 dicembre 2023 - 10 anni prima rispetto a quanto aveva stabilito la legge nazionale n. 145 del 2018 -, la scadenza delle attuali concessioni e, di conseguenza, la predisposizione dei bandi di gara da parte delle amministrazioni comunali. "Ora però è fondamentale - prosegue Corsini- che nell'iter parlamentare della legge si ascoltino i territori perché ci sono alcune correzioni imprescindibili da inserire nel testo per far sì che la norma sia buona e giusta. Ne indico due: i tempi e le specificità". "In Emilia-Romagna abbiamo un patrimonio di oltre mille stabilimenti balneari, sui circa 6.800 dell'intero Paese - spiega - Parliamo di 45-50mila posti di lavoro, per la nostra regione, senza contare l'indotto. E' giusto mettere ordine a un settore fondamentale dell'economia ma occorre procedere insieme, ascoltando i territori per evitare, dopo due anni di Covid e di enormi difficoltà, di penalizzare ulteriormente la capacità imprenditoriale sana del Paese. E l'Emilia-Romagna, come sempre è pronta a dare il proprio contributo".
Per Corsini,"nella riforma licenziata ieri sono contenuti in buona parte i criteri che Regione, Comuni costieri e associazioni di categoria avevano individuato come irrinunciabili e imprescindibili". In particolare, sono contenuti nel provvedimento del Cdm il riconoscimento del valore aziendale dell'impresa balneare, la remunerazione degli investimenti realizzati, il riconoscimento dell'esperienza maturata negli ultimi cinque anni nella gestione degli stabilimenti, la tutela del lavoro, il riconoscimento e la salvaguardia delle piccole imprese che rappresentano la quota maggiore della nostra realtà aziendale. Sui tempi del provvedimento, però, l'assessore ribadisce che "non sono congrui perché è impensabile che entro il 2023 i Comuni facciano le procedure selettive. Sempre ammesso che entro quest'anno siano approvati i decreti legislativi, occorre prevedere almeno un anno in più per predisporre le procedure selettive". Sempre secondo l'assessore va eliminato dal provvedimento il frazionamento delle concessioni balneari che, almeno per l'Emilia-Romagna, porterebbe a una impraticabilità della norma. "Insisto - aggiunge l'assessore - vanno definiti 4-5 criteri generali e poi bisogna lasciare ai territori, a Regioni e Comuni, in base alle proprie specificità, la possibilità di attribuire ulteriori punteggi da inserire nei bandi". Ad esempio, per i servizi collettivi di salvamento, un elemento di qualità legato alla sicurezza, e per quelli di pubblica utilità, come la collaborazione con enti del terzo settore e associazioni di volontariato.
Antonio Capacchione presidente del Sindacato Italiano Balneari aderente a FIPE/Confcommercio e Maurizio Rustignoli, presidente della FIBA, l'associazione dei balneari di Confesercenti, sottolineano che "L'emendamento approvato in Consiglio dei Ministri sulle concessioni balneari ha accolto alcune nostre richieste come la tutela del valore delle aziende in sede di gara, la professionalità, la salvaguardia delle piccole e medie imprese, la tutela per coloro che hanno gestito direttamente la concessione negli ultimi cinque anni o l'eliminazione del canone quale elemento di valutazione. E si potrebbe continuare. E' altresì importante precisare che non si tratta di una norma che è già in vigore, ma solo di una proposta che il governo farà in Parlamento. Certamente un lavoro impegnativo da parte dei ministri coinvolti in questo percorso complesso, ma ribadiamo con fermezza che non siamo soddisfatti: si tratta di un provvedimento che necessariamente dovrà trovare il giusto equilibrio nel passaggio parlamentare".
Temi esplicitati dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini [Partito Democratico], in un'intervista al "Corriere della Sera": "Un settore così importante per l'economia italiana merita certezze e risposte chiare. Non a caso da tempo chiediamo una riforma del comparto. La questione è oggettivamente delicata e complessa. La normativa europea, e una sentenza del Consiglio di Stato, ribadiscono la necessità di una revisione della gestione di beni che sono demaniali. Bisogna quindi agire. A questo punto aggiungerei bene e rapidamente. Evitiamo però che il combinato disposto fra riforma, necessaria, e misure restrittive giustamente adottate contro l'epidemia mettano definitivamente in ginocchio un settore chiave dell'offerta turistica italiana come quello balneare, unico nel panorama europeo.
Noi chiediamo il riconoscimento di tre fattori: valore aziendale dell'impresa, investimenti realizzati e professionalità degli operatori, anche a tutela del lavoro di decine di migliaia di persone - continua Bonaccini -. In Emilia-Romagna abbiamo oltre mille imprese balneari che offrono lavoro a 45-50mila persone, a cui va aggiunto tutto l'indotto. Parliamo di operatori che hanno investito nel miglioramento delle strutture, contribuendo alla riconversione di spazi oggi attrattivi e sostenibili, nella convinzione di avere in gestione le aree per un numero di anni poi ridotto. Bisogna poi coinvolgere i territori. E occorrono misure a tutela dei piccoli: inevitabili nel momento in cui le future gare potrebbero essere vinte da multinazionali del turismo. Per questo abbiamo chiesto al governo di coinvolgere anche i coordinatori delle commissioni regionali di turismo e demanio".
L'obbligo di mettere a gara le concessioni demaniali non piace al presidente della Regione Veneto, che difende gli stabilimenti balneari. "Se uno fosse arrivato ieri mattina e si è preso un pezzo di spiaggia va bene… Ma qui ci sono balneari che si sono letteralmente inventati la spiaggia e il tema delle nostre concessioni deve essere rispettoso della storia, dell'identità e del sacrificio dei nostri concessionari", afferma Luca Zaia [Lega Nord] oggi in conferenza stampa dalla sede della Protezione civile regionale a Marghera.
"Io non sono tra quelli che credono che si debbano fare gare per tutto, e se le si devono fare perché l'Europa viene in casa nostra a dettare regole che non condivido, le si deve fare tenendo presente tutta una serie di aggiustamenti rispetto a chi c'era quando nessuno si preoccupava di quelle aree. E' un fatto identitario. Io penso che il bagnino di Jesolo debba essere di Jesolo, che non ci troviamo cose strane in giro per le spiagge. E' facile mettere in piedi una società e partecipare alle gare pubbliche, ma poi ci vuole anche il cuore nel gestire questi servizi".
Anche il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli [Fratelli d'Italia], esprime forti preoccupazioni per le decisioni prese dal Consiglio dei ministri in materia di concessioni balneari. "Questa accelerazione rischia sia di favorire i grandi interessi internazionali, sia di pregiudicare decenni di investimenti di imprese familiari che hanno promosso il nostro turismo, tutelato il mare e l'ambiente, fatto conoscere la nostra enogastronomia e le nostre incredibili peculiarità".
"Si sta decidendo in queste ore la sorte di una specificità tutta italiana, che trova una forte vocazione anche nella nostra regione - aggiunge Acquaroli -. Quella del turismo balneare e delle concessioni che hanno consentito di creare delle vere e proprie filiere di una economia che garantisce ogni anno occupazione e risultati importanti. Pensare solo lontanamente che tutto questo venga cancellato o messo a repentaglio crea, oltre che un dispiacere enorme, un vero danno perché si rischia di archiviare un modello che fa capo all'impresa familiare, alla piccola e media impresa e alla creatività individuale". Secondo il Presidente Acquaroli territori come quello marchigiano trovano la loro forza "nelle specificità e nelle eccellenze e non nella omologazione, insita in un modello che presuppone una forza finanziaria che non sempre le nostre piccole e medie imprese sono in grado di garantire".
"Grande preoccupazione" anche dalla regione Siciliana. L'assessore al Territorio e all'ambiente, Toto Cordaro, ricorda che la Regione aveva recepito "quanto sancito dalla legge di Stabilità nazionale del 2018, con l'estensione delle concessioni demaniali al 2033, e oggi il provvedimento adottato da Roma ci appare iniquo. Seppure sia condivisibile la bontà del principio dell'evidenza pubblica, non si tiene conto della storia e degli investimenti fatti dagli attuali concessionari, né del percorso di qualità che in Sicilia avevamo intrapreso, ad esempio, con il rinnovo delle certificazioni antimafia e con l'incasso di tutti i canoni che hanno generato un introito di ben 15 milioni di euro per la Regione Siciliana". "Temiamo - aggiunge Cordaro - che così i grandi operatori economici internazionali possano accaparrarsi le migliori spiagge della Sicilia. Abbiamo già proposto alla Conferenza della Regioni due punti che vanno approfonditi e che ci auguriamo vengano recepiti nell'iter parlamentare: il diritto di prelazione, che crediamo debba essere messo in campo per garantire il know-how, le somme investite e l'attività svolta negli ultimi 30 anni dagli attuali titolari di concessione; la necessità di adottare un criterio di perequazione che dia a tutti la possibilità di concorrere utilmente. In questi quattro anni - prosegue - il governo regionale ha tutelato il settore perché lo ritiene strategico sotto il profilo dello sviluppo economico e sociale della Sicilia: stiamo parlando di circa 3.000 imprenditori che offrono fino a 100mila posti di lavoro, tra diretti e indotto, e rappresentano una parte importante del Pil dell'Isola. La cui economia, colpita dal Covid, il governo regionale continuerà a tutelare. Se sarà necessario chiederemo di aprire un tavolo di confronto con l'Esecutivo nazionale. Attendiamo, intanto, il passaggio in Parlamento".

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