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Festival: chi più ne ha più ne metta

Festival: dovrebbe consistere in una "Serie di manifestazioni e spettacoli che hanno luogo periodicamente in determinate località, con rappresentazioni di particolare rilievo e con programmi aventi di solito un loro carattere costante".
In realtà molte amministrazioni locali pensano sia il "nome magico" con cui contrabbandare qualsiasi evento, ignorando il "particolare rilievo" e spesso anche punteggiatura il "carattere costante".
A Santa Margherita l'inflazione dei festival ha accomunato iniziative certamente valide con altre di dubbio significato: ogni lettore provi a dare una priorità (l'ordine è casuale) all'"Irish Music Festival" della musica irlandese, il "Sant'In Jazz Festival", il "Festival della Punteggiatura", il "Festival della Politica", il "Bioetica Festival", il "Santa Festival" con rassegna di concerti, il "Sibelius Festival" con eventi musicali e culturali in ricordo di Jean Sibelius (1865-1957), il "Premio Bindi Festival" della canzone d'autore emergente, il "Festival della vela", …
Un elenco di festival e pseudo-festival che non caratterizza solo gli ultimi anni: ormai più nessuno ricorda la "Rassegna del cinema latino americano", due edizioni tenute a Santa Margherita negli anni 1960 e 1961, poi trasferita a Sestri Levante. Così come il "Festival internazionale della magia" del 1957, sconosciuto ai più.
Santa F
Si è arrivati anche a un annuncio in grande stile al quale non è stato dato alcun seguito: accadde nel 1956, quando il sindaco Raffaele Inglese anticipò il "1° Festival Internazionale del comico nell'arte" dal 24 febbraio al 2 marzo 1957. Durante la conferenza stampa il sindaco e il presidente dell'Azienda Autonoma di soggiorno, Ciurlo, vantarono il patrocinio della Biennale di Venezia e l'approvazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
"La manifestazione prevede una rassegna retrospettiva del film comico… Una compagnia di prosa, probabilmente l'ottima formazione del Piccolo Teatro di Milano, presenterà un'opera inedita." Contemporaneamente, mostre, convegni culturali, presenza di attori di grido, "Così «fuori stagione» il Festival darà movimento agli inerti mesi invernali."… insomma, un annuncio in grande. Poi, più nulla.
Interessante la riflessione del giornalista de Il Mare "Il Festival non deve risolversi, come è già avvenuto, in una delle solite manifestazioni «provinciali» con mezzi inadeguati alle pretese… deve dare quello che promette, senza strafare, ma senza perdere entusiasmo e buona volontà."

E ora? Nessuna idea al di fuori delle "solite manifestazioni provinciali": attenzione a un calendario ricco di eventi che premiano la quantità sulla qualità, con il risultato di una scarsa partecipazione e minimo effetto mediatico, con un indotto trascurabile. comunicazione
Festival è diventato un termine abusato, un'etichetta per iniziative che nascono e muoiono quasi subito, incapaci di crescere e imporsi a livello almeno nazionale.
Spontaneo il confronto con il "Festival della Comunicazione" di Camogli: prima edizione nel 2014 e successo inalterato fino ai nostri giorni. Non un'iniziativa naif, ma un progetto concepito nel 2013 che si è avvalso della rete di competenze e relazioni di Umberto Eco.
Un'iniziativa che sopravvive alla scomparsa di quest'ultimo perché basata su una squadra che ha saputo escludere pseudo-intellettuali, personalismi e clientelismi.

Il tema Festival dovrebbe rappresentare un'applicazione tipica del concetto di sussidiarietà, in cui l'amministrazione pubblica favorisce questo tipo di iniziative e le seleziona sulla base dell'interesse collettivo e non delle considerazioni personali.
Diversamente avremo dispersione di risorse e limitata visibilità.

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