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Animali, una foresta nelle città
di Carlo Grande

La Stampa – 18 gennaio 2005

I selvatici diventano «metropolitani»: le cronache offrono decine di esempi

Boulevards come vallate, grattacieli come rupi di montagna: in un territorio sempre più «consumato» come quello italiano, con una densità di circa 200 umani per chilometro quadrato, sono tanti gli animali selvatici che imparano a convivere con la città.

lupo Lupo Sempre più frequenti gli avvistamenti (e gli abbattimenti, causa incidenti stradali) di lupi nelle periferie delle città. Il mitico predatore, in mancanza d'altro, si adatta anche a «razzolare» tra i rifiuti, evitando accuratamente l'uomo.

E' un bene, da un lato, perché porta un tocco di natura nella «giungla d'asfalto» (a volte è un segnale di miglioramento dei parametri ambientali); un male, se si pensa alle sempre più gravi carenze nel territorio circostante, non più adatto alla loro vita.

volpe Volpe Anche le volpi si adattano sempre più spesso a rovistare tra i rifiuti cittadini, o a cacciare nelle periferie, vicino ai corsi d'acqua, in cerca di piccole prede. Nonostante preferiscano la carne, possono cibarsi anche di insetti e bacche.

La tendenza è riscontrabile in tutte le metropoli occidentali, gli avvistamenti frequenti. Cinghiali e lupi, in periferia: pochi giorni fa un giovane lupo è stato investito ed ucciso all'estrema periferia di Roma, sulla via Tuscolana, a meno di venti chilometri in linea d'aria da una fermata della Metropolitana. Probabilmente era in fase di «dispersione» (cercava nuovi territori), arrivava dai vicini monti Lepini; una volpe, dicono nella sede del Wwf di Roma, tutte le mattine si avvicina ad un bar di periferia sperando di rimediare qualcosa tra i rifiuti. Parecchie sue «sorelle» si sono acclimatate bene negli spazi verdi di molte città italiane, dicono gli esperti. Sempre a Roma, c'è un gabbiano reale che fa quotidianamente il bagno in una fontana del centro. Lo splendido Arione cinerino nidifica nel parco urbano torinese del Meisino, mentre un raro trampoliere si è «accasato» vicino all'aeroporto di Firenze. Il falco pellegrino, spiegano gli esperti della Lipu, la Lega per la protezione degli uccelli, si è adattato bene in città come Napoli, Roma, Milano e Torino: «Ormai trova più semplice fare il nido sul Pirellone di Milano, sulla Mole di Torino o sul Colosseo di Roma che nelle scogliere di Capo Caccia», dicono provocatoriamente.

pipistrelli Pipistrello I pipistrelli sono fra i nostri «concittadini» più discreti e innocui: si nutrono di insetti. A Torino il «Molosso di Cestoni» (Tadarida Teniotis) è riapparso di recente dopo cinquant'anni d'assenza.

Sono i volatili, in effetti, a scegliere con più frequenza di soggiornare nei centri storici. A Genova si contano 207 specie di uccelli, a Cagliari 176, a Torino 173, a Venezia 152, a Napoli 149, a Livorno 138, a Roma 136, a Milano 114. Il caso del falco pellegrino è eclatante, ma i buchi nei muri cittadini hanno anche richiamato uccelli come l'upupa, a corto di alberi centenari con annesse fessure nella corteccia, e le civette, particolarmente a loro agio sulle mura cinquecentesche di Lucca; i barbagianni, a quanto pare, hanno un debole per Siracusa. A Torino, sul Po, nell'inverno 1988-89 fu avvistato un pellicano; in collina, nel 1992, un'aquila reale. E capita di vedere il martin pescatore che plana da piazza Vittorio Veneto verso San Mauro (talvolta ai Murazzi). Il gheppio che nidifica volentieri sul Duomo e alla caserma Cernaia e le centinaia di Rondoni pallidi che nidificano a Palazzo Madama e nel campanile del Duomo sono spettacolo consueto.

falco Falco pellegrino Un maestro di acrobazie, elegante e veloce, che frequenta volentieri i cieli cittadini. Può raggiungere il metro di apertura alare, caccia quasi sempre in volo, piombando sulla preda ad altissima velocità. Era sull'orlo dell'estinzione.

Sui fiumi ci sono anatre, svassi, folaghe, ma in collina si moltiplicano mammiferi come tassi e ricci: «Una volta ho visto una volpe in mezzo agli svincoli della tangenziale di Torino, vicino all'Interporto», dice Paolo Maurino, ingegnere ambientale e curatore della scheda sugli animali in città per l'enciclopedia «Torino. Il grande libro della città» distribuita da «La Stampa». «Era probabilmente a caccia delle mini-lepri che vivono vicino ai fossi della zona, ai torrenti e rii che scendono dalla collina di Rivoli e di Avigliana. Un'altra volta un ermellino è sbucato dalla siepe che separava un corso cittadino molto trafficato: non credo fosse scappato da un allevamento».

gheppino Gheppio Il gheppio è un rapace che non disdegna le città: ne sono stati avvistati a Milano, Roma e Torino. Spesso vola in modo stazionario (o sospeso, a «spirito santo») quando osserva il terreno sottostante alla ricerca delle prede.

Cosa cercano i nostri nuovi «concittadini»? «Cibo più abbondante - spiega Maurino - rifiuti e discariche sono un'attrazione irresistibile, clima o microclima più mite, soprattutto d'inverno, e luoghi migliori dove vivere e riprodursi. Molti predatori sfruttano anche l'"ingenuità" della fauna urbana: un piccione cittadino, per un falco, è una preda molto facile, perché poco abituata ad avere predatori naturali».

airone Airone cinerino Specie protetta, è l'airone più grande d'Europa, con apertura alare che può anche sfiorare i due metri. A Torino nidifica in un parco urbano. Si nutre di pesci, anfibi, rettili e piccoli mammiferi.

«Di ammali selvatici che ne sono tanti - spiega Maurino - spesso paradossalmente tanto vicini da passare inosservati, magari solo perché i loro orari sono diversi dai nostri: come gli innocui pipistrelli». L'esperto consiglia, se incontriamo qualche selvatico, di non dargli da mangiare, altrimenti si crea in loro dipendenza: se il cibo «artificiale» viene meno, l'animale non sa più come sopravvivere da solo.
Insomma, convivenza sì (e affetto, magari come Marcovaldo di Calvino, che disdegnava semafori e cartelloni pubblicitari ma cui non sfuggiva un funghetto uno che crescesse fra le aiuole) e assoluto rispetto. D'altra parte, nessuno degli animali citati è pericoloso. Nemmeno il lupo, per il quale conviene ripetere quello che dicono gli esperti: nonostante credenze popolari dure a morire non attacca l'uomo a meno che non sia ferito e debba difendersi, o sia una femmina che protegge i piccoli. Ma questo vale per qualsiasi animale, dagli elefanti ai gabbiani. Il più delle volte il lupo gira alla larga dagli umani, perché sa che ha tutto da rimetterci.
Anche l'orso è meno pericoloso di quanto si creda: in un paese del parco d'Abruzzo la gente aspettava ogni sera un'orsa, che saltato un muretto rubava frutta in un orto. Una notte l'animale è entrato in una cantina per rubare i formaggi e una vecchietta se l'è trovato davanti. L'orsa è scappata a zampe levate, la nonna anche: impossibile sapere quale delle due fosse più spaventata.

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