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Ambiziosi del quartierino

Nella Roma antica chi ambiva a un ufficio pubblico avvicinava le persone del popolo con moine e promesse per procurarsi il loro voto: ambire deriva infatti da leone amb, intorno e ire, andare.
Di qui il termine ambizione ad indicare andare attorno per ottenere voti o uffici, soverchia cupidigia d'onore e di maggioranza o, per dirla con i moderni dizionari, desiderio assiduo ed egocentrico di affermarsi e distinguersi.
Esempi se ne trovano in ogni campo e ad ogni livello gerarchico: una caratteristica positiva se strumentale per affermare idee valide, un aspetto deprecabile se finalizzato all'affermazione del proprio "io".
Questa distinzione è evidente quando l'ambizione riguarda il politico, cioè l'uomo che amministra il potere: in democrazia l'ambizione al potere non dovrebbe servire per dare risalto al singolo bensì per esaltare la comunità e ciò avviene se l'ambizione personale è finalizzata allo "spirito di servizio".
L'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti di Regione e la crisi dei partiti storici di massa hanno contribuito a quel processo di personalizzazione della politica che scatena soggettivismi ed ambizioni. Ciò ha favorito la costituzione di "cordate" in cui tutti sono portati a compiacere chi sta in alto piuttosto che raccogliere le istanze di chi li segue.

Giuseppe Giusti (1809-1850), un poeta che si caratterizzò per la sua satira rivolta soprattutto alla piccola provincia toscana (è sua la nota poesia Il re Travicello), scrisse una poesia che ci piace riportare: Il deputato (va sottolineato che nel 1848, dopo la trasformazione del Granducato di Toscana in Stato costituzionale, Giusti venne eletto deputato di Borgo a Buggiano, in provincia di Pistoia).

Il deputato

Rosina, un deputato
non preme una saetta
che s'intenda di Stato:
se legge una gazzetta
e se la tiene a mente
è un Licurgo eccellente.

Non importa neppure
che sappia di finanza:
di queste seccature
sa il nome e glien'avanza;
e se non sa di legge,
sappi che la corregge.

scale Ma più bravo che mai
va detto, a senso mio,
se ne' pubblici guai,
lasciando fare a Dio,
si sbirba la tornata
a un tanto la calata.

Che asino, Rosina,
che asino è colui
che s'alza la mattina
pensando al bene altrui!
Il mio signor Mestesso,
è il prossimo d'adesso.

L'onore è un trabocchetto
saltato dal più scaltro;
la patria, un poderetto
da sfruttare e nient'altro;
la libertà si prende,
non si rende, o si vende.

L'armi sono un pretesto
per urlar di qualcosa;
l'Italia è come un testo
tirato sulla chiosa
e de' Bianchi e de' Neri,
come Dante Alighieri.

Rispetto all'eguaglianza,
superbi tutti e matti:
quanto alla fratellanza,
beati i cani e i gatti:
senti che patti belli
che ti fanno i fratelli?

- Fratelli, ma perdio
intendo che il fratello
la pensi a modo mio;
altrimenti, al macello -.
A detta di Caino,
Abele era codino.

Non facile da leggere (in fondo fu scritta quasi 200 anni fa, nel 1848), ma efficace nel sottolineare incompetenza e mancanza di considerazione per il bene pubblico, attenzione solo per i propri interessi. Il deputato (presidente di Regione o Provincia, sindaco, …), anche se non conosce a fondo gli argomenti legge qualcosa (o se lo fa raccontare) e si atteggia a legislatore (Licurgo). Convinto lui per primo dalla propria dialettica, considera l'onore una trappola che potrebbe distrarlo dalla sua smania di successo.

Chi fosse interessato può leggere l'articolo "Malati di ambizione" pubblicato dalla Gazzetta nel 2013

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