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Un futuro per Santa
Visione urbanistica d'assieme
prof. arch. Boatti Antonello
Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano

Boatti

Quando sono stato invitato a seguire come relatore questa tesi di laurea su Santa Margherita ho accettato molto volentieri per tre motivi fondamentali: primo perché sono veramente pochi i lombardi e i milanesi che per qualche motivo non abbiano trascorso una piccola parte del loro tempo a Santa Margherita.
Io la conoscevo quando accompagnavo i miei genitori in vacanza qui, li portavo, li venivo a prendere da Milano; tutti abbiamo un qualche tipo di legame verso la Liguria, che è il nostro approdo più facile verso il mare.
In secondo luogo perché ho un interesse specifico ai temi del paesaggio e dell’ambiente e quindi sono particolarmente interessato a seguire questioni di questo genere; terzo perché ho molta fiducia nel lavoro dei giovani ed ho sperimentato personalmente al Politecnico dal ’74 quando, io stesso giovane ricercatore, ho iniziato a frequentare il Politecnico come insegnante.
Ho imparato che affidare ai giovani temi di ricerca concreti è un modo per far avanzare le conoscenze e per fare progredire, anche in modo spesso imprevedibile, lo stato degli studi e delle ricerche su diversi problemi. Quindi diciamo che la fiducia nei confronti di questa risorsa costituita dai giovani vuol dire anche seguire queste tesi con un maggiore impegno e io la sento, come tutte le tesi, anche un lavoro personale di chi accompagna questi lavori. dia 1

Valorizzare Santa: ho usato il termine, diciamo esplicito milanese, che è attribuito a Santa Margherita Ligure.
C’è stato anche uno sforzo rappresentativo, per esempio entriamo un attimo nei dettagli: queste immagini che vedete sono fotografie montate nel corso del lavoro. Potevano truccarle con Photoshop, invece hanno voluto rendere evidente anche questi mezzi con cui sono state eseguite e messe insieme. dia 2
Il lavoro parte da un’analisi alla scala urbana territoriale fatta da un punto di vista, come diceva Galvani, terzo, quindi fatta dal punto di vista di una persona che non vive a Santa Margherita, ma che la visita, quindi c’è molto il punto di vista dell’utilizzatore, e l’utilizzatore per conoscere un luogo deve procedere all’analisi della scala urbana con i metodi tradizionali di analisi, quelli che usano gli urbanisti; un’analisi del piano urbanistico vigente, poi alcuni progetti su spazi pubblici che a nostro avviso, avviso appunto di chi ha preso questo punto di vista esterno a Santa Margherita, possono essere importanti. dia 3
Dico subito che i progetti che sono presentati in questa tesi non sono sostitutivi del programma che l’Amministrazione o in generale i Consiglieri e la città di Santa hanno di fronte, sono dei punti secondo noi nodali per ottenere o perseguire un rilancio, un miglioramento, il mantenimento anche delle qualità urbane di Santa Margherita.
Però l’inquadramento è importante, probabilmente diciamo cose ovvie, però si nota molto bene dallo schema dell’inquadramento geografico come il territorio di Santa Margherita sia caratterizzato da una parte, come tutta la Liguria, dalla particolarissima forma orografica del suo tessuto poi, nel caso particolare di Santa Margherita Ligure, il sistema e il rapporto col sistema autostradale e quindi una certa debolezza di aggancio al sistema autostradale, attraverso il casello di Rapallo, sono gli elementi condizionanti fondamentali.
Viene quasi da dire che la scoperta di Santa Margherita Ligure dal punto di vista automobilistico sia molto mediata da quell’accesso particolare, così come viene configurato attualmente. dia 4
Se guardiamo la macchia dell’espansione urbana possiamo notare che questo asse, questa spina che costeggia il mare, una sorta di ripa maris per usare un termine prettamente genovese, visibile già nelle cartografie settecentesche e della fine del settecento, tutti i colori in giallo, in arancione, con due ingressi ortogonali che costituiscono il cardine fondamentale dello sviluppo verso l’entroterra, tutti caratterizzati tra la fine del settecento e il 1890.
Le spine che dall’entroterra arrivano sulla costa hanno poi avuto un’espansione forte, fortissima, caratterizzata dai colori viola, rosa e blu nel periodo che va dal 1940 al 1964.
Poi coi colori dell’azzurro, del verde chiaro e verde scuro il processo di espansione degli anni successivi. dia 5
Il telaio portante dello sviluppo urbano segue docilmente quello schema di sviluppo che abbiamo visto precedentemente, oltre al tradizionale tracciato della strada statale che separa il mare dall’entroterra.
Le spine ortogonali che vediamo dipanarsi esattamente con lo stesso schema del tessuto urbano caratterizzano la struttura fondamentale. dia 6
Il ruolo dei monumenti nella vicenda urbanistica di Santa Margherita Ligure è fondamentale; l’osservatore ne coglie subito l’importanza, la rilevanza. Ho usato il termine che questi monumenti sono incastonati nel tessuto urbano ed effettivamente è l’impressione più chiara che si ha dallo svettare dei diversi elementi monumentali ad iniziare dai nuclei originari attorno alla Basilica, alla chiesa di San Giacomo tra il 1100 e il 1200, poi questi stessi monumenti parlano del processo di trasformazione nel tempo verso le forme barocche che oggi si possono cogliere.
L’edilizia religiosa segna tutto il territorio, e l’edilizia civile è limitata nell’espressione monumentale alle case torri, alla Villa Durazzo e ad altri episodi. dia 7
Un territorio paesaggisticamente e ambientalmente assolutamente rilevante e perciò ricco di vincoli.
Ma il vincolo è un elemento di solito interpretato negativamente, nel senso che è la negazione di una possibilità costruttiva. La realtà è che i vincoli in un territorio come quello di Santa Margherita rappresentano altrettanti beni paesaggistici, senza i quali questa cittadina di 10.000 abitanti non avrebbe avuto questo ruolo.
Il vincolo quindi, paradossalmente, è insieme garanzia di sviluppo, nel senso che se noi non conserviamo questo patrimonio, se non facciamo uno sforzo per conservare questo patrimonio (e i vincoli svolgono questo ruolo), non riusciremo neanche a programmarne l’utilizzo per le finalità di sviluppo che noi abbiamo a cuore, attraverso il turismo che sappia coniugare la presenza turistica e la tutela del paesaggio. dia 8
Dal punto di vista paesaggistico sarebbe necessario identificare i maggiori punti di vista, quelli più suggestivi, che sono usuali per gli abitanti e tuttavia sempre stupefacenti per il visitatore.
Come si può pianificare un territorio come quello di Santa Margherita Ligure senza tener conto delle decine e decine, ne abbiamo contate più di trenta, visuali fondamentali da valorizzare e da salvaguardare. Molte di queste visuali sono, per esempio, dislocate in posizioni non legate all’afflusso tradizionale lungo la passeggiata a mare, sono posizionate da altri punti di vista, collocati spesso su punti panoramici, in punti elevati, spesso poco frequentati.
Mi viene in mente quindi che una valorizzazione turistica completa possa anche prevedere la creazione di percorsi tendenti a valorizzare anche punti di vista non tradizionali per Santa Margherita, ma comunque di importanza rilevante per estendere le capacità turistiche in un modo intelligente, diversi da quelli che spesso collegano tutto all’affollare una strada, una via, un percorso in una stagione, in un periodo determinato.
Io credo molto al piano paesistico, cioè al piano del paesaggio inteso come punto zero, punto di inizio del piano urbanistico. dia 9
Noi abbiamo provato in questa tesi a identificare una decina di unità di paesaggio. Per la verità ognuna di queste unità di paesaggio dovrebbe avere un certo tipo di normativa per la previsione di un nuovo piano urbanistico comunale, nel senso che diverse sono le necessità della zona del lungomare, diverso è l’entroterra del centro storico, diversa è l’attenzione che va riservata alle aree boschive, alle diverse zone di espansione così come si sono create, alle zone agricole, al parco di Portofino.
Alcune zone sono già dotate di una loro pianificazione; per fare un esempio, un’estensione, come vedremo poi negli sviluppi della tesi del piano del colore, anche a zone più esterne e non collegate quindi solo alle facciate, fra l’altro bellissime e decorate, che voi già avete e curate anche con particolare attenzione, come ho potuto vedere rispetto agli anni passati, ma estendendo questa attenzione anche ai bordi più esterni dove esiste una minore percezione del colore e della decorazione. dia 10
Noi conduciamo abitualmente una matrice, diciamo un termine tecnico, del valore e della vulnerabilità dei luoghi; è un modo scientifico per affrontare i temi del paesaggio basato certamente sulla percezione, però con un’attenzione il più possibile alla valutazione oggettiva dei beni: ci sono beni ad alto valore e a bassa vulnerabilità, per esempio i beni vincolati come il Parco di Portofino, oppure ci sono beni, al contrario, di alto valore ma ad altissima vulnerabilità, laddove non esiste una normativa specifica e i beni stessi che hanno alto valore possono essere soggetti quindi a interventi che ne minano la percezione.
Come si vede, si compila una scheda molto precisa in cui ai valori che sono indicati in colore rosso più intenso non corrispondono affatto automaticamente le maggiori vulnerabilità. Se noi osserviamo il totale dei valori paesaggistici col colore rosso e il totale dei maggiori valori di vulnerabilità, possiamo trarre indicazioni anche di tipo normativo per quanto riguarda gli sviluppi futuri. dia 11
Ci sono poi valori derivanti dalla tutela della biodiversità e soprattutto valori derivanti dall’importante associazione tra valori presenti nel campo della flora e valori nel campo della fauna, e questa associazione di valori flora-fauna e la loro permanenza e la loro salvaguardia, vuol dire mantenere al massimo tutti gli elementi di biodiversità, che sono poi le cose che i cittadini delle metropoli cercano quando vengono in vacanza in posti come questo, in posti in cui queste associazioni hanno maggiore valore; per dirla in termini più semplici, se noi dobbiamo salvaguardare alcune specie animali, dobbiamo anche consentire loro, per esempio, di sottrarsi a eventi pericolosi come sono gli attraversamenti stradali.
Quindi una delle cose più tradizionali che ci viene in mente è che i corridoi ecologici, i passaggi protetti, sono un elemento per mantenere la biodiversità: è una banalità, piccola cosa, però questo insieme di piccole cose consente di mantenere questa associazione rara tra permanenza di valori faunistici e permanenza di valori legati alla vegetazione e alle sue diverse forme. dia 12
Avvicinandoci al tema del sistema del verde, al di là di questa enorme macchia verde che è il Parco di Portofino che domina la scena, la presenza delle aree verdi nella città di Santa Margherita è notevole e importante e il sistema di viali, di viali alberati con le caratteristiche specifiche che questo sistema ha, platani, tigli, aranci, oleandri, palme è un sistema che va sviluppato e incrementato, costituisce nella memoria delle persone che visitano la città uno degli elementi fondamentali, e una guida anche nel sistema di sviluppo urbanistico sta nella accentuazione di questi valori e quindi anche nella progettazione per il futuro di nuovi sistemi alberati che colleghino le diverse zone verdi, dando la sensazione di un sistema di aree verdi collegate tra di loro. dia 13
Fatto questo inquadramento ci siamo scontrati con uno dei temi di cui parlava Giovanni Galvani, che è stata la persona che mi ha introdotto su questo argomento, che mi ha invogliato a sviluppare questo argomento, cioè il tema di quanti abitanti per Santa Margherita.
Guardate, siamo in buona compagnia, tutte le città italiane, più grandi, più piccole, dibattono questo tema. Quale sarà il tetto insediativo corretto per una città che ha queste caratteristiche?
Permettetemi di fare una piccola digressione su Milano, tanto per fare un paragone. Milano sta discutendo il nuovo piano di governo del territorio; c’è un dibattito molto accesso su quanti abitanti dovrà avere Milano.
A Milano si parla di cifre, anzi c’è qualcuno completamente fuori registro. Milano oggi ha 1.270.000 abitanti e c’è chi parla di una città di due milioni di abitanti. È una follia, perché se voi guardate qual è lo stato di sviluppo della città, la sua densità, il suo rapporto tra aree edificate e aree libere, scoprirete che per raggiungere questo traguardo, che pure viene sbandierato, bisognerebbe distruggere tutto il centro storico e sostituirlo con grattacieli, cosa che purtroppo sta avvenendo, oppure edificare le aree agricole.
Voi dite: noi non corriamo questo rischio. E’ vero, ho usato il paragone con Milano solamente per parlare del tema del dimensionamento di piano, però voi avete un altro rischio diverso.
Parlavo prima dei temi paesaggistici che dominano la scena di Santa Margherita. Quindi un’attenta dimensione di quanti abitanti per Santa Margherita è il modo più corretto per non minare alla base quel sistema paesaggistico che è comunque in crisi, perché leggevo sui quotidiani di questi giorni un rapporto sul paesaggio: sostiene che la Liguria, non Santa Margherita Ligure, ma la Liguria, è al primo posto tra le regioni che hanno contribuito a diminuire il proprio patrimonio di aree libere.
A conti fatti, a rigore, è in testa alla classifica delle regioni, fatto il rapporto tra edificato e aree libere, che stanno esagerando nello sviluppo. Quindi il tema è di assoluto interesse, allora abbiamo voluto cercare attraverso un’analisi molto semplice di vedere, rispetto al piano regolatore vigente, se esista la possibilità e quale possibilità esista di sviluppare ancora il territorio in rapporto al fabbisogno. dia 14
Il quadro conoscitivo di Santa Margherita Ligure ci fa vede in modo del tutto evidente quali siano i tratti dominanti dello sviluppo demografico. C’è un decremento della popolazione residente del 10 %, 10,7 % dal ’61 al 2006, da 11.600 abitanti a 10.203. Se noi poi guardiamo nel dettaglio, dividendo stato naturale, stato migratorio e stato totale, l’andamento demografico, fatta salva qualche punta positiva di saldo migratorio dovuta esclusivamente, diciamolo, non a un desiderio di trasferirsi a Santa Margherita, ma alla quantità di quartieri edificati che sono stati messi a disposizione nel tempo, vediamo che tutti i dati relativi al saldo totale e al saldo naturale, soprattutto il saldo totale in rosso, sono sempre negativi. dia 15
Quindi Santa Margherita è una città che si riduce indubbiamente di popolazione; c’è anche chi sostiene che il dato generale che è stato così concepito è un dato non reale, nel senso che non tutti quelli che sono formalmente residenti a Santa Margherita lo sono realmente.
Quindi in sostanza questo è un campanello di allarme.
Se il saldo migratorio, il saldo naturale e il saldo totale sono sempre così bassi, vorrà dire che le zone di espansione nuove vanno adeguatamente commisurate. Non si possono vedere zone di espansione sovradimensionate rispetto a un incremento demografico così basso. dia 16
Guardiamo dal ’96 al 2006, abbiamo perso 637 unità. Quindi anche l’analisi a breve periodo ci dimostra questo andamento. Nonostante il minimo aumento del saldo migratorio, l’incremento demografico rimane negativo e non vi sono tracce per cui si possa pensare di invertire questa tendenza. dia 17
La proiezione demografica va fatta ai prossimi dieci anni. Noi usiamo in questo caso la formula matematica (non vi spaventate, è piuttosto semplice ma non ve la descriverò comunque) che usa per esempio la Regione Lombardia per proiettare la popolazione. Insomma, a conti fatti nel 2016, andando avanti le cose più o meno su questo trend, la popolazione dovrebbe essere di 9.600 abitanti.
Non è solo la popolazione che genera il fabbisogno di abitazioni, sono altre le cose. Teniamo presente però che noi abbiamo un decremento di popolazione, c’è differenza tra la popolazione registrata nel 2006 e quella che si stima nel 2016. dia 18
Poi concorrono al fabbisogno la formazione di nuove famiglie per matrimoni: abbiamo stimato 1.100 vani nel prossimo decennio da mettere a disposizione per le coppie che si sposano. Esiste il fenomeno della formazione di unioni di fatto, spesso in preparazione di matrimoni, spesso temporanee, la tendenza a vivere da soli è una tendenza che va presa in considerazione perché è un fabbisogno, è un consumo, i divorzi sono una voce del fabbisogno. Insomma in totale si può stimare corretta una previsione di vani al decennio attorno ad altri 1.000, nonostante il calo demografico. dia 19
Quindi qualcosa da costruire per dare abitazioni va preso in considerazione, nonostante il calo demografico. In sostanza il fabbisogno abitativo secondo questo studio che offro al vostro ragionamento, al ragionamento degli amministratori, agli abitanti, ai cittadini, è di 1.100 vani. dia 20
C’è una differenza notevole con il piano regolatore vigente, che prevede uno sviluppo di 2.420 unità. Quindi il piano regolatore prevede uno sviluppo di vani pari al doppio di quello che io ho stimato in questo conto, naturalmente teorico, insieme alle tre giovani laureate in architettura, e questo è un dato.
Ci sono poi da considerare gli abitanti temporanei, i turisti. Il piano vigente stima in 12.000 unità la presenza annua di turisti, costante, quindi la somma della popolazione residente e dei turisti giungeva a 27.000 unità.
Anche qui bisogna dirsi delle parole chiare. Stimato quel fabbisogno e visto quindi che il piano vigente risulterebbe da questa analisi sovradimensionato, c’è anche da prendere una decisione seria su quello che riguarda la prospettiva delle seconde case, che è l’altra voce che comporta consumi di suolo e consumi di spazio.
Questa è una discussione molto interessante perché prospetta due visioni diverse dello sviluppo turistico. Personalmente, ma non sono affatto solo e penso che anche molti di voi pensino in questo modo, ritengo che sia meglio sviluppare il settore turistico alberghiero piuttosto che le seconde case per motivi evidenti, perché il reddito che si genera è un reddito più legato alla comunità locale, perché si può regolamentare meglio attraverso la situazione alberghiera il flusso turistico, la sua distribuzione lungo l’anno, e perché secondo me le seconde case dovrebbero essere principalmente collegate al recupero del patrimonio degradato o vuoto o semivuoto o periferico, invece di creare nuove aree edificabili per le seconde case, e anche questa è una decisione che un po’ tutti i comuni turistici sono chiamati a prendere. dia 21
Proviamo a guardare dentro il piano regolatore: a conti fatti la diminuzione della stima del fabbisogno, abbiamo visto che non c’è il fabbisogno dichiarato, dovrebbe comportare una diminuzione proporzionale delle zone di espansione, e questo è quindi un tema concreto. Voi avete cinque/sei zone di espansione, alle quali probabilmente non si pensa già più; io ve le sto indicando grosso modo sulla tavola, zone C2, zone C3 non edificate o parzialmente edificate; molte zone edificate, dal conto che abbiamo fatto noi, si aggirano attorno all’80 % dell’edificato, alcune di queste zone di espansione, altre di densità inferiore, lo stesso piano di edilizia popolare PEEP non è ancora completato. dia 22
In sostanza dico cose che conoscete già, ma vedete il livello di utilizzazione delle zone di espansione: 100, 0, 20, 60, 90.
L’idea è sostanzialmente che le zone che appaiono gialle, zone allo 0, al 20, al 30 % dell’utilizzazione, dovrebbero essere in qualche modo concentrate, congelate nel senso che non sono zone nelle quali può essere consentita l’edificazione, anche perché siamo nelle pendici di prestigio quindi l’idea di vedere costruire in queste zone contrasta con le previsioni del piano paesistico.
Queste zone le vediamo contornate in giallo, stanno nel cuore di zone agricole. Naturalmente le avete già archiviate nella vostra memoria come possibilità di espansione, però si tratta di prendere una decisione, una sanzione, perché allo stato attuale, stando alle leggi vigenti, sono zone edificabili. dia 23
Quindi in questa tavola sono segnate in rosso le zone che dovrebbero essere riviste, giusto il fabbisogno calcolato, nel senso che il PEEP è quasi tutto edificato e non dovrebbe essere ulteriormente appesantito da nuovi insediamenti, così come le zone intatte dovrebbero essere tolte e tornare alla destinazione agricola.
Ci sono piccole zone edificabili che, insieme al completamento delle altre aree di espansione, possono garantire quei mille vani che vanno costruiti da qui al 2016 se è giusto quel calcolo del fabbisogno.
Un po’ faticosa questa parte del fabbisogno, ma è il cuore del problema nel senso che la decisione della futura attività edilizia del Comune è un po’ il cuore del problema. L’abbiamo quindi sposata alla questione paesaggistica, l’abbiamo messa in relazione alla questione paesaggistica, perché è impossibile separarla e quindi abbiamo detto: la difesa del paesaggio vuol dire controllare meglio le attività edilizie e le zone di espansione. Le due cose stanno insieme. dia 24
Fortunatamente dal momento dell’inizio della tesi ad oggi gli eventi hanno cancellato un po’ il tema del grande tunnel. Fortuna! dico io, perché il tema del grande tunnel avrebbe provocato oltre a dei guasti visibilissimi nella difesa del paesaggio, anche un incoerente, assurdo scaricamento del traffico lungo la strada statale con limitato assorbimento, con guasti su cui non voglio tornare visto che l’argomento è stato archiviato.
Archiviare l’argomento del tunnel non consente però di archiviare il tema della viabilità. Si propone, si lancia un’idea.
Sulle proposte progettuali qualcosa abbiamo detto: contenere la popolazione, tutelare il paesaggio, fare degli studi precisi sulle visuali libere, estendere la fruibilità del paesaggio ad altre zone che non siamo il lungomare, abbiamo cominciato a delineare alcune prospettive generali come lo può fare una tesi di laurea e un relatore che pur dedica molto tempo a queste cose.
Al di là di questo, si tratta di suggerimenti, suggestioni che si aggiungono a elaborazioni più complesse che ci possono essere; una di queste suggestioni riguarda dia 25 un’ipotesi di viabilità alternativa che loro, tre laureate del genere femminile, hanno chiamato “una soluzione dolce per Santa Margherita”.
Non è che la dolcezza debba essere per forza un patrimonio femminile, una certa dose di dolcezza può piacere anche agli uomini, soprattutto se la dolcezza è nei confronti del paesaggio, dell’ambiente.
Abbiamo provato a sognare un’ipotesi che voi potete ben sottoporre a critica perché noi siamo dei milanesi, delle persone da fuori, come si dice; abbiamo pensato di sognare un possibile schema di pedonalizzazione in periodi che deciderete voi, perché togliamocelo dalla testa che si possa fare sempre una pedonalizzazione del lungomare; questo allo stato attuale non si può fare, però in alcuni periodi dell’anno, in alcuni momenti, principalmente nel fine settimana, probabilmente in estate oppure anche in altri periodi importanti dell’anno, si può pensare a un’ipotesi alternativa di viabilità che consenta la pedonalizzazione totale di tutto questo tratto e la pedonalizzazione parziale del primo tratto, cioè quello più vicino a Rapallo. Come?
Questa ve la voglio leggere sinteticamente. Devo dire che, dopo che le tre studentesse, adesso architetto, l’hanno fatta in automobile e l’hanno tracciata, ho provato io a rifarla. Questa mattina ce la siamo fatta tutta con calma venendo da Portofino e andando verso Rapallo. Ve la voglio descrivere.
Sono due sensi unici provvisori, quindi legati al periodo in cui si vuole pedonalizzare il centro, la zona centrale del lungomare: uno in direzione Portofino-Rapallo e l’altro, diverso, in corrispondenza del percorso Rapallo-Portofino.
La riorganizzazione del traffico viabilistico avverrebbe tramite una nuova regolamentazione di scorrimento, introduzione di nuove aree pedonali nei siti di progetto, chiusura parziale del tratto della litoranea da via Doria a via Bottaro, chiusura totale di piazza Vittorio Veneto, via Da Pescino e corso Marconi nei weekend, nel periodo estivo o in particolari periodi dell’anno.
Itinerario 1: da Rapallo in direzione Portofino si profilerà in senso unico la via Trieste arrivando alla stazione ferroviaria, lungo la via Roma ci sarà senso unico svoltando in via Rainusso, proseguendo in via Cervetti Vignolo, corso Matteotti fino a piazza Mazzini, svoltando su via Dogali, sbucando presso il parcheggio di via Favale e ritornando quindi sulla litoranea. Tra l’altro in questi itinerari a senso unico si passa anche senza interdire la sosta.
Certo se dobbiamo far passare un TIR i problemi ci sono, ma stiamo parlando di sabato e domenica, quando non dovrebbero passare i TIR, ma solo le automobili.
Bisogna studiare in alcune strettoie qualche provvedimento per regolamentare diversamente la sosta: io ho provato a fare l’itinerario, non dico che è perfetto, ma si può ragionare.
Itinerario 2: da Portofino verso Rapallo si percorre la litoranea, deviazione in via Maragliano [brusio in sala] fa discutere, è praticamente quello che noi volevamo!
Girando in via Minerva (fra l’altro da via Minerva e via Bellosguardo, visto che vogliamo estendere i punti di vista su Santa Margherita, vi assicuro che si colgono delle prospettive che non tutti i turisti abitualmente conoscono) ... insomma avete capito il giro che viene proposto.
In questo modo una parte della litoranea potrà rimanere totalmente pedonale, nei periodi scelti dall’amministrazione. Scontiamo anche qualche difetto di tracciato, si può ragionare, si può vedere, si può anche rifarlo, si può correggerlo, si possono trarre delle alternative se è possibile.

Ecco, è arrivato il momento di dare la parola, forse anche con qualche anticipo, a Manuela, Lorenza, Veronica, le chiamiamo per nome, per concludere sulla parte più progettuale.
Descriveranno tre progetti che si aggiungono ai vostri, non abbiamo nessuna pretesa di aver sostituito qui i progetti che avete sulle infrastrutture, sulle piscine, sugli auditori, non vogliamo entrare in discussione su questi.
Abbiamo centrato tre temi che vi illustriamo, che naturalmente sono fattibili solo se avvengono quei provvedimenti che ho detto prima, tra cui anche questo tema di pedonalizzazione, altrimenti il progetto riguardante il lungomare non potrebbe essere realizzato.
Sono sostanzialmente la riqualificazione della piazza del lungomare, attraverso un intervento che tende a favorire l’interesse verso Santa Margherita delle giovani generazioni. Hanno toccato un altro tema che mi sembra importante, fare cose che possono richiamare anche un turismo più giovane a Santa Margherita.
Due, la Stazione e il piazzale della Stazione. A me piace molto Santa Margherita, penso di averlo espresso chiaramente, però la Stazione è un pessimo biglietto da visita, soprattutto se si vuole favorire l’accesso attraverso il mezzo pubblico.
Un progetto riguarda proprio quell’area, ve la illustrano brevemente, infine un piano del colore, una tavolozza dei colori per Santa Margherita da estendere alle zone meno decorate, meno curate.
Prima di dare la parola voglio commentare brevemente una frase che è contenuta in questo articolo del Secolo XIX, di cui peraltro ringrazio la signora Barbetta perché descrive molto bene questa iniziativa, “certo non si tratta di un progetto di architetti urbanisti di grido”. E’ vero, essendo loro tre giovani studentesse, magari lo diventeranno, non si può escludere, però io penso una cosa, penso proprio una cosa: meglio non essere architetti di grido che, talvolta, dover gridare di fronte a un grattacielo o a una costruzione cui sono così facili certi architetti di grido.