VareseFocus – gennaio 2010
Bambini e ragazzi di oggi sono nati e cresciuti con le tecnologie a portata di mano e di mente. I sociologi hanno coniato per loro il neologismo "nativi
digitali". Sono i bambini delle scuole primarie e i loro fratelli più grandi, anche oltre i 14 anni, quelli che usano Internet e il computer così come
noi, della vecchia generazione, abbiamo usato penna e TV.
La definizione per noi "vecchi" è "immigranti digitali".
A spiegare questo fenomeno arriva il saggio "Digital kids", di due docenti dell'Università Milano Bicocca: Paolo Ferri e Susanna Mantovani. Nella scorsa
primavera hanno aggiornato sul tema genitori e insegnanti della scuola Pellico di Varese, nell'ambito di un progetto dell'Associazione NOIGenitori;
progetto che ha preso il nome di Tempi Moderni.
Ricordate il film del 1936 in cui l'operaio Charlot si muoveva stordito tra le macchine della catena di montaggio? I due professori ci parlano di
come i bambini si destreggiano con il computer e di come noi adulti potremmo muoverci meno goffamente in questo mondo virtuale, per non perdere il
contatto con le nuove generazioni.
I nativi digitali sono i bambini e ragazzi nati dopo la diffusione di Internet, perciò a partire dal dicembre 1995, quando apparvero i primi browser
commerciali.
Una generazione di diversi da noi, figli della carta stampata. Loro sono nati e cresciuti in una società "multi schermo", dove la tanto discussa TV
finisce in coda per fare spazio ai tanti altri schermi interattivi: del cellulare e del computer, anche quello della tv, ma solo se connesso a una
consolle. Lo schermo del cellulare è lo spazio per comunicare, tramite SMS, insieme con quello del computer connesso a Internet.
Un nuovo modo di apprendere
I ragazzi del Terzo Millennio non saprebbero descriversi senza le tecnologie o disconnessi dalle operazioni on-line; e questo a scuola, come pure a
casa e con gli amici, stando ai dati OCSE-PISA del 2007.
Per noi, il blog o la posta elettronica sono strumenti, per loro una parte integrante dell'immagine del sé e delle loro relazioni sociali. Fra i 14 e
i 19 anni l'88% degli adolescenti partecipa a un forum o scrive sui blog (Indagine Associazione Editori - AIE - 2007).
I ragazzi si "espongono" sui blog o su You Tube, vivono nello e sullo schermo, lì trovano spazio per esprimersi, per apparire, per comunicare e per
stabilire relazioni sociali e affettive.
I "nativi" digitali hanno a disposizione una grande quantità di strumenti digitali di apprendimento e comunicazione formativa e sociale: il web, i
blog, l'iPod, MSN Messanger, il telefono cellulare, le chat, l'aula virtuale, Wikipedia, Myspace, Facebook.
Il modo in cui vedono e costruiscono il mondo è nuovo, non solo in senso pratico ma anche sul piano cognitivo e comportamentale. Secondo i
neuropsichiatri il tratto più originale dei "nativi" è la capacità di compiere più operazioni in contemporanea: il cosiddetto multitasking. Studiare
mentre si ascolta musica, mentre si sta in contatto con gli amici attraverso MSN; e magari con il televisore acceso che ci porta in sottofondo immagini e
parole.
Noi educatori "all'antica" ci preoccupiamo del sovraccarico cognitivo? Pare che venga risolto con questo continuo passaggio da un media a un altro,
con uno "zapping" consapevole tra le differenti fonti di apprendimento e di comunicazione. Vale a dire che i nostri figli hanno imparato a "navigare"
tra un mezzo e l'altro in maniera attiva e creativa.
Se noi adulti dobbiamo ricorrere a un "manuale" per capire le funzioni di un oggetto, prima di usarlo, i nativi no! Apprendono per esperienza e per
approssimazioni successive. Quale modello è migliore? Quello dei ragazzi? Il nostro?
Ascoltiamo gli esperti: neuropsichiatri, psicologi, sociologi e pedagogisti ne discutono. Ci mostrano le differenze del tipo di logica a cui
ricorrono i giovani, lontani nei fatti da quella induttiva/deduttiva di Galileo: un modello che procede attraverso una scoperta multi-prospettica e
multi-codice. Avanza per tentativi ed errori, usa l'esplorazione e la condivisione con i coetanei, la cooperazione, si avvale, in poche parole, di
procedimenti pragmatici al problema.
Questo approccio alle fonti del sapere, dotato di proprie basi scientifiche, prende il nome di "open source".
Gli esperti aggiungono: i ragazzi "configurano", piuttosto che interpretare, accolgono il sapere come un processo dinamico piuttosto che
concentrarsi su oggetti statici; si comportano da attori e autori dell'apprendimento anziché considerarsi lettori o spettatori. Un approccio alla
conoscenza chiaramente in opposizione al nostro di adulti cresciuti con la carta stampata.
La scuola, la famiglia, la società potrebbero cominciare a ragionare su questo cambiamento culturale. A partire da coloro che hanno un ruolo come
educatori.
In primo luogo per stabilire un linguaggio comune, e poter entrare in contatto con loro nella scuola ma anche nella vita. Non vale pensare che si
tratti di un problema specialistico, da lasciar decodificare agli esperti. Pensiamo solo che oltre 60 milioni di adolescenti e pre-adolescenti
statunitensi hanno un sito, una propria identità on-line, su Facebook o su Myspace. Che navigano senza problemi di copyright quando condividono con i
pari musica, immagini, suoni e sapere tramite la Rete e si formano, senza di noi, una propria idea del mondo e della cultura.
Compito degli educatori, a casa come a scuola, sarà quello di capire al più presto come collegare tra loro le diverse culture della società
contemporanea.