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Uovo ricco d'informazioni
di Ernesto Diffidenti

Il Sole-24 Ore – 7 giugno 2010

Introdotta la facoltà di indicare il tipo di alimentazione degli animali

L'Italia si allinea alle norme europee sulle uova e con la legge comunitaria 2009 manda in soffitta le vecchie regole sulla commercializzazione introducendo procedure più snelle per i centri d'imballaggio ed etichette più trasparenti a vantaggio dei consumatori.
Vengono così cancellate le leggi 491/1971 e 137/1991 che prevedevano un balzello a carico degli imprenditori per ogni uovo confezionato. «Ormai stampigliatura non è più una tassa esosa a carico delle aziende - spiega il direttore generale dell'Unione nazionali avicoltori (Una), Rita Pasquarelli -. Si tratta di poche centinaia di euro per impianto che però comportano un aggravio di scartoffie da compilare per non incappare in sanzioni che arrivano fino al ritiro della licenza».

Tutta la filiera in un codice
Come si legge la dicitura stampigliata sulle uova
L'allevamento
Le possibilità
0 da agricoltura biologica;
l all'aperto;
2 a terra;
3 in batteria;
4 in gabbia
Il paese
Lo stato di produzione è identificato con una sigla.
Per l'Italia si troverà IT
La zona
Il comune di produzione è indicato con il codice Istat e la provincia con la sua sigla
Il produttore
Le ultime tre cifre identificano l'allevamento dove la gallina ha deposto l'uovo
La scadenza
La scadenza è fissata a 28 giorni dalla deposizione; ritiro dagli scaffali 7 giorni prima
«Extra fresche»
Indicano la data di deposizione e il termine di 9 nove giorni dopo il quale vanno ritirate

La soppressione della tassa pone fine a una «grave disparità» di trattamento tra i produttori italiani di uova da consumo rispetto ai partner europei. E, come sottolinea anche il ministero delle Politiche agricole, «viene ripristinata una parità di concorrenza all'interno del mercato unico rendendo il prodotto made in Italy meno caro rispetto alle uova prodotte negli altri paesi Ue».

Lo stesso provvedimento interviene anche sulla commercializzazione delle uova da cova. «Anche in questo caso - sottolinea Pasquarelli - sono stati semplificati gli adempimenti». In sostanza viene rimosso l'obbligo di apporre la scritta «cova» sulle uova destinate all'incubatoio che non entrano nel circuito alimentare.
«Per rendere operativa la misura ed evitare una doppia marchiatura delle uova - spiega il direttore dell'Una - occorrerà però attendere un decreto ministeriale di abrogazione della legge 356/1966 che attualmente disciplina la materia».
Di interesse per i consumatori e per gli addetti ai controlli commerciali sono le disposizioni sulle etichette, peraltro già in vigore dal 2004 ma ora risistemate organicamente. Viene ribadito, infatti, che «le uova devono essere ritirate dal commercio sette giorni prima del termine minimo di conservazione indicato sull'imballaggio».

La carta d'identità
I sistemi
L'etichetta obbligatoria è stata introdotta nell'Ue europea dal 1° gennaio2004. Sugli imballaggi e sul guscio delle uova di categoria «A» ci deve essere un codice con una serie di informazioni, che assicura la rintracciabilità del prodotto. Dall'imballaggio è possibile risalire a uno dei quattro sistemi di allevamento previsti dalla normativa comunitaria: biologico, all'aperto, a terra e in gabbie, mentre le uova in esso contenute recano stampigliate sul guscio un codice che identifica oltre al sistema di allevamento delle galline ovaiole, il produttore e l'ubicazione dell'allevamento. Il primo numero indica il sistema di allevamento delle galline ovaiole: «0»» per l'allevamento biologico, «1» per quello all'aperto, «2» per quello a terra, mentre il «3» riguarda quello in batteria (le gabbie dovranno essere abolite dal 1° gennaio 2012).
Il territorio
Segue una sigla che specifica il paese di produzione delle uova (It per l'Italia, Fr per la Francia). Un altro numero segnala il comune di appartenenza, seguito dalla sigla della provincia. Le ultime tre cifre riguardano l'allevamento da cui provengono le uova: è un numero molto importante perché assegnato dalle stesse autorità sanitarie locali (Asl) che sottopongono a controlli lo stabilimento.
Vendite dirette
La stampigliatura del guscio con il codice si applica anche alle uova non classificate, vendute direttamente dal produttore in un mercato pubblico locale.

L'indicazione della quantità netta del prodotto, inoltre, può essere espressa indifferentemente sia in peso che in numero di uova. Obbligatorie sugli imballaggi e sulle singole uova l'indicazione del sistema di allevamento (biologico, all'aperto, a terra, in gabbia) e la sigla del codice di allevamento. La nuova normativa prevede ora anche la possibilità di inserire diciture facoltative sull'origine del prodotto e sul tipo di alimentazione degli animali.

Si ricorda infine che le uova scadono 28 giorni dopo la deposizione: sulla confezione, tuttavia, è indicata direttamente la data di scadenza. Quanto all'uso della dicitura «extra», i centri di imballaggio possono apporre sull'etichetta la dicitura «extra» o «extra fresche», a condizione che sull'imballaggio stesso venga indicata in maniera visibile la data di deposizione e il termine di nove giorni dalla predetta data di deposizione.
La data di deposizione deve essere indicata anche sulle uova e può essere apposta direttamente dal produttore. Dopo tale periodo, le uova debbono essere ritirate dagli scaffali di vendita al pubblico oppure deve essere rimossa la dicitura «extra».
Nel 2009 sono state prodotte in Italia circa 13 miliardi di uova, l'1% in più rispetto al 2008 con un consumo medio per abitante (diretto o tramite preparazioni alimentari) di 215 unità (218 nel 2008, -0,69%).

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