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La commemorazione dei defunti

In Italia molti considerano il 2 novembre come giorno festivo, ma in realtà la cosiddetta "Festa dei morti" non è mai stata riconosciuta come festività civile. offizieu
La Liguria è particolarmente legata alla tradizione del 2 novembre. Anticamente, la sera precedente si rifacevano i letti con lenzuola di bucato e si preparava la casa accogliente e pulita, con le finestre aperte perché si credeva che le anime dei defunti familiari, mentre i congiunti si trovavano alla Messa, ritornassero nelle case per sdraiarsi qualche momento.
Non potevano mancare, poi, gli offiziëu ("mochetti" o "muchetti", cioè piccoli moccoli) accesi la vigilia dei Morti, la sera del 1° novembre: ceri lunghi e sottili avvolti su forme di legno o cartone per formare una casetta, un fiasco, un libretto, un cestino, ingentiliti da fili argentati e spesso di supporto a un'immagine religiosa. Dovevano ardere nel corso delle orazioni serali e della recita del S. Rosario, con la famiglia riunita davanti alle immagini dei propri cari defunti, oppure in Chiesa, durante le funzioni religiose.
Dei veri e propri gioielli di cera, spesso pezzi unici che comparivano nelle vetrine di pasticcerie, drogherie, cartolerie e tabacchini nel mese di ottobre. Halloween Erano fabbricati in Val Fontanabuona, in un convento di monache a Varese Ligure e nella «Antica Reale e Pontificia Cereria Bancalari e Bruno» di Chiavari, fondata nel 1592: oggetti passati dall'utilizzo per leggere nel buio delle chiese l'Ufficio dei morti, a materiale da collezione.
Oggi l'usanza si è persa e prevalgono i festeggiamenti alla Halloween, con zucche e pipistrelli. Una festa che deriva dalle tradizioni pre-cristiane dell'Europa celtica, che consideravano il 31 ottobre come la fine dell'estate, ma anche il momento in cui durante la notte le anime dei morti tornavano sulla terra accompagnandosi a streghe, demoni e fantasmi. Il nome origina dall'inglese All Hallows' Eve, vigilia di tutti i santi.

fave E' consuetudine, nel giorno dedicato al ricordo dei defunti, visitare le tombe dei propri cari, pregare per le loro anime e portare fiori.
Ma anche la gastronomia ricorda i defunti: è diffusa l'usanza di preparare alcuni dolciumi, così come rimane la tradizione di cuocere per la prima volta il castagnaccio. A Genova il piatto tipico è ancora oggi "stoccafisso e bacilli", stoccafisso e fave.
Già, perché queste ultime sono il simbolo gastronomico della ricorrenza: il loro fiore nero simboleggia la mestizia della giornata, e alcuni ritengono che i semi delle fave nere costituiscano le lacrime dei trapassati.

Sul cambiamento dei tempi e delle tradizioni la dice lunga l'usanza di un tempo di donare ai bambini una rèsta, collana composta di castagne bollite e mele; oggi vanno mascherati di casa in casa, chiedendo dolciumi, caramelle e qualche spicciolo con la domanda "Dolcetto o scherzetto?" tradotta dall'inglese "trick or treat".

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