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Referendum 4 dicembre 2016: votare informati

ChiAmaMilano – 7 novembre 2016

Chi fosse interessato al contenuto della riforma può fare riferimento all'articolo pubblicato dalla Gazzetta in agosto "Riforma costituzionale: si o no?"

Il prossimo 4 dicembre agli elettori italiani verrà chiesto di approvare o respingere la riforma costituzionale del governo Renzi, approvata in via definitiva alla facebook Camera lo scorso 12 aprile 2016, che prevede una serie di modifiche al funzionamento dello Stato.
Il referendum è senza quorum, vale a dire che non ci sarà bisogno di un numero minimo di votanti per considerarne valido l'esito.
Partiamo dal testo del quesito referendario, quello che il cittadino troverà sulla scheda. «Approvate il testo della legge costituzionale concernente "disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione", approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?»
… [riportiamo] le ragioni che sostengono il SI e quelle che sostengono il NO, per tentare di fornire un quadro il più possibile equilibrato in merito a una questione che risulta piuttosto complessa, sia per i suoi aspetti tecnici sia per la portata politica.

Le ragioni del SI
  • Il superamento del bicameralismo paritario consentirà di ridurre il costo degli apparati politici rendendo l'attività del Parlamento più rapida ed efficace: la Camera approverà le leggi e il Senato avrà al massimo 40 giorni per discutere e proporre modifiche, su cui poi la Camera esprimerà la decisione finale. La Camera dei Deputati darà e toglierà la fiducia al governo, il Senato rappresenterà prevalentemente le istanze e i bisogni di comuni e regioni.
  • Riduzione di costi e poltrone in seguito alla riduzione del numero dei parlamentari: i senatori elettivi non percepiranno indennità; il CNEL verrà abolito, e con esso i suoi 65 membri; i consiglieri regionali non potranno percepire un'indennità più alta di quella del sindaco del capoluogo di regione e i gruppi regionali non avranno più il finanziamento pubblico; le province saranno eliminate dalla Costituzione.
  • Chiarimento del rapporto tra Stato e Regioni: con l'eliminazione delle cosiddette "competenze concorrenti", ogni livello di governo avrà le proprie funzioni legislative sfoltendo il lavoro della Corte Costituzionale.
    Alcuni temi come le grandi reti di trasporto e di navigazione, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell'energia o la formazione professionale saranno di esclusiva competenza dello Stato. Alle Regioni potranno essere delegate altre competenze legislative, e sarà un modo per promuovere le Regioni più virtuose.
  • Con la riforma il Parlamento avrà l'obbligo di discutere e deliberare sui disegni di legge di iniziativa popolare proposti da 150mila elettori; saranno introdotti i referendum propositivi e d'indirizzo; si abbassa il quorum per la validità dei referendum abrogativi: in questo modo la democrazia italiana diverrà autenticamente partecipativa.
  • Diventando luogo di rappresentanza di Regioni e Comuni, il Senato potrà intervenire direttamente nel procedimento legislativo attraverso i sindaci e i consiglieri che ne faranno parte e che potranno anche partecipare alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi e delle politiche dell'Unione europea e verificarne l'impatto sui territori.
Le ragioni del NO
  • La riforma rende il bicameralismo più confuso e crea conflitti di competenza tra Stato e regioni, tra Camera e nuovo Senato, moltiplicando fino a dieci i procedimenti legislativi. Viene creata una Camera che dovrebbe essere rappresentativa delle istituzioni territoriali, però si riduce il ruolo delle Regioni e non vengono affidati al Senato stesso importanti funzioni di interesse regionale.
  • La riduzione dei costi di cui tanto si parla è in realtà minima: secondo il governo la cifra si aggira intorno ai 500 milioni di euro, ma il numero è troppo alto, perché include anche i risparmi ottenuti dall'abolizione delle assemblee provinciali, una misura che è già stata realizzata in passato e che con la riforma della Costituzione viene soltanto confermata. L'eliminazione dell'indennità per i senatori non implica il taglio di qualsiasi erogazione di fondi poiché essi continueranno a percepire la diaria (a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma), rimborsi delle spese per l'esercizio del mandato e per le spese generali, un'ulteriore quota di 2090 euro al mese erogata forfettariamente, più altre facilitazioni.
  • La riforma conserva e rafforza il potere centrale a danno delle autonomie: l'eliminazione delle competenze legislative concorrenti non serve a risolvere i contenziosi tra Stato e Regioni. I conflitti tra i due livelli istituzionali si sono verificati non solo per la concorrenza ma soprattutto per questioni di competenza esclusiva statale o regionale. La riforma non delinea in modo netto il confine tra l'ambito di competenza dello Stato e quello delle Regioni.
  • La riforma non amplia realmente la partecipazione democratica dei cittadini, semplicemente triplica il numero necessario di firme per i disegni di legge di iniziativa popolare. Oltre a questo, insieme alla nuova legge elettorale (Italicum) già approvata, espropria la sovranità al popolo e la consegna a una minoranza parlamentare che solo grazie al premio di maggioranza si impossessa di tutti i poteri.
  • La "clausola di supremazia" sembra dare poteri sproporzionati al governo. Al tempo stesso, la riforma determina un rafforzamento sostanziale delle Regioni a statuto speciale a fronte dell'innegabile riduzione del livello di autonomia di quelle a statuto ordinario.

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