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La pensione di reversibilità
di Stefania Squeo

Studio Cataldi – 10 agosto 2016

Che cosa è la pensione di reversibilità
La pensione di reversibilità è quella prestazione erogata ai familiari di un pensionato in caso di sua morte. Essa trova la sua giustificazione nella Snoopy solidarietà familiare.
Più precisamente, il diritto alla pensione di reversibilità è un autonomo diritto di natura previdenziale, che sorge in capo ai beneficiari automaticamente, con decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si è verificato il decesso del pensionato.
A chi spetta la reversibilità
I soggetti ai quali spetta la pensione di reversibilità sono, innanzitutto, il coniuge superstite anche separato o divorziato se titolare di assegno divorzile, i figli (anche adottivi o affiliati) minorenni, inabili, studenti entro il 21° anno di età o 26° se universitari e a carico e i nipoti a carico del pensionato alla sua morte. Tale trattamento può poi spettare anche a genitori e fratelli e sorelle.
Concorso tra ex coniuge e coniuge superstite
Come appena accennato, la pensione di reversibilità spetta anche all'ex coniuge: egli, per ciò che riguarda la possibilità di vedersi attribuita la pensione di reversibilità, ha gli stessi diritti del coniuge non separato.
Infatti, la solidarietà post-coniugale oltre a dare diritto all'assegno di divorzio, giustifica l'attribuzione all'ex coniuge di alcune prestazioni previdenziali previste in favore del coniuge (in costanza di matrimonio) [L. n. 436/1978&93;.
Presupposti fondamentali al ricorrere dei quali è subordinata la pensione di reversibilità del coniuge divorziato sono:

  • non passaggio a nuove nozze;
  • titolarità dell'assegno ai sensi dell'art.5;
  • anteriorità del rapporto da cui trae origine il trattamento pensionistico alla sentenza di divorzio.

Si precisa che al coniuge divorziato superstite, titolare dell'assegno post-matrimoniale, oltre alla pensione di reversibilità, spettano anche le indennità previste per il coniuge deceduto &91;Art.9 l. n.898/1970&93;.
Cosa accade se oltre all'ex coniuge il pensionato abbia lasciato anche un coniuge superstite?
A tal proposito deve precisarsi che la attuale legge &91;commi 2 e 3 dell'art.9 L.n.898/1970&93; conferisce un autonomo diritto alla pensione di reversibilità sia all'ex coniuge che al coniuge superstite, qualora entrambi posseggano i requisiti richiesti dalla legge per l'attribuzione dello stesso.
Infatti, il secondo comma dell'art.9 dispone che il coniuge divorziato "in caso di morte dell'ex coniuge ed in assenza di un coniuge superstite, avente i requisiti per la pensione di reversibilità, ha diritto, se non passato a nuove nozze e sempre che sia titolare di assegno ai sensi dell'art.5, alla pensione di reversibilità, sempre che il rapporto da cui trae origine il trattamento pensionistico sia anteriore alla sentenza".
Il terzo comma dispone invece che "qualora esista un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, una quota della pensione e degli altri assegni a questi spettanti è attribuita dal Tribunale, tenendo conto della durata del rapporto, al coniuge rispetto al quale è stata pronunciata la sentenza di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio e che sia titolare dell'assegno di cui all'art.5 …".
Il criterio della "durata" vignetta
Il legislatore ha stabilito che la pensione di reversibilità, in caso di concorso tra ex coniuge e coniuge superstite sia attribuita tenendo conto della "durata del rapporto".
Di tutt'altro avviso sono le sentenze della Corte di Cassazione [Cass. sent. n. 13041 del 9 dicembre 1992] che hanno sostenuto la possibilità di far concorrere, con il criterio della durata dei rispettivi periodi matrimoniali, valutazioni di carattere diverso, sia pure con funzione meramente correttiva.
Tale assunto ha ricevuto l'avvallo decisivo della Corte Costituzionale [C. Cost. n. 419 del 4 novembre 1999].
A seguito della decisione della Corte Costituzionale, la Giurisprudenza ha affermato con più enfasi che il criterio della durata del rapporto (matrimoniale) non può essere considerato l'unico parametro e che esso non può essere pedissequamente seguito, in quanto la sua applicazione esclusiva contrasta con la razionalità ed il buon senso [ Cass. sent. n. 2920 del 14 marzo 2000]. Altri criteri cui riferirsi sono quelli utilizzabili nella liquidazione dell'assegno divorzile, come l'ammontare dell'assegno, le condizioni economiche dei coniugi concorrenti, che si integrerebbero con la durata dei rispettivi matrimoni.
La recente Cassazione [Cass. sent. n.17248 del 28 luglio 2006] ha affermato che "La ripartizione della pensione di reversibilità tra ex coniuge e coniuge superstite deve essere determinata in relazione alla situazione esistente al momento del decesso al quale è collegato il beneficio previdenziale, e non può tener conto di fatti sopravvenuti, atteso che l'art.9, comma 3, l. n.898/1970, e successive modifiche, diversamente da quanto previsto dal comma 1, stesso articolo, non contempla la possibilità di revisione della effettuata ripartizione della pensione di reversibilità in relazione alla sopravvenienza di giustificati motivi.".
La convivenza
Apparirà, quindi, equo considerare, nella valutazione della durata, anche i numerosi casi in cui la convivenza del secondo coniuge sia iniziata prima del secondo matrimonio al tempo in cui era già intervenuta la separazione giudiziale per il precedente rapporto.
Reversibilità ai figli
Oltre che al coniuge e all'ex coniuge, come visto la reversibilità spetta anche ai figli, benché solo a quelli che si trovino in determinate condizioni.
Essa, infatti, spetta innanzitutto ai minori di diciotto anni.
Ne hanno poi diritto gli studenti di scuola media secondaria di età compresa tra i 18 e i 21 anni, a carico del genitore che è deceduto purché non svolgano attività lavorativa.
La reversibilità spetta inoltre ai figli studenti universitari, per tutta la durata del corso di laurea e non oltre i 26 anni, a carico del genitore deceduto anche in questo caso a condizione che non svolgano attività lavorativa.
Infine il diritto a tale prestazione spetta ai figli inabili, a prescindere dall'età, purché a carico del pensionato.
Si segnala che ai figli vanno equiparati i nipoti: anche questi hanno infatti diritto alla pensione di reversibilità quando siano minorenni e a carico del dante causa.
Reversibilità ai genitori
In alcuni casi la pensione di reversibilità spetta anche ai genitori.
Innanzitutto il pensionato non deve aver lasciato in vita né coniuge, né figli, né nipoti.
I genitori, poi, dovevano essere a suo carico al momento del decesso, devono avere almeno 65 anni di età e non devono essere titolari di pensione diretta o indiretta.
Reversibilità a fratelli e sorelle
La pensione di reversibilità, in mancanza di coniuge, figli, nipoti e genitori, può spettare anche ai fratelli celibi e alle sorelle nubili, purché a carico del defunto e inabili al lavoro.
Quanto spetta
In ogni caso, ai superstiti beneficiari della pensione di reversibilità non viene erogato l'intero importo che spettava al defunto a titolo di pensione.
In particolare se a beneficiarne è solo il coniuge, a questo spetta il 60% della pensione.
Quando invece essa è erogata in favore di un solo figlio, il suo importo è del 70%.
La reversibilità sale all'80% della pensione nel caso in cui gli aventi diritto siano il coniuge e un figlio o due figli senza coniuge.
Il 100% si raggiunge solo quando ad avere diritto alla reversibilità siano il coniuge e due figli o tre o più figli.
Per ogni altro familiare diverso da questi soggetti e dai nipoti si applica una maggiorazione del 15%.
Resta da dire che se i superstiti possiedono altri redditi, la somma di denaro erogata subisce, a seconda dell'importo di questi, una decurtazione del 25% (importo superiore a tre volte il trattamento minimo annuo del fondo pensioni lavoratori dipendenti), del 40% (importo superiore a quattro volte il trattamento minimo annuo del fondo pensioni lavoratori dipendenti) o del 50% (importo superiore a cinque volte il trattamento minimo annuo del fondo pensioni lavoratori dipendenti).
Cessazione del diritto
Il diritto alla pensione di reversibilità non sempre è a tempo indeterminato.
Per il coniuge, esso cessa nel caso in cui egli contragga un nuovo matrimonio, con diritto, tuttavia, a due annualità della quota di pensione nella misura spettante alla data delle nuove nozze, una tantum e compresa la tredicesima.
Per i figli, invece, il discorso varia a seconda del titolo in forza del quale questi godono dell'assegno. I figli minori, infatti, cessano di avere diritto alla reversibilità al compimento dei 18 anni, a meno che non siano studenti o studenti universitari, nel qual caso la soglia si eleva, rispettivamente, a 21 anni e a 26 anni di età. I figli inabili perdono il diritto se viene meno il loro stato di inabilità.
Lo stesso discorso fatto per i figli vale per i nipoti.
I genitori, invece, non beneficiano più della reversibilità se conseguono un'altra pensione, mentre i fratelli e le sorelle se conseguono un'altra pensione, contraggono matrimonio o cessano di essere inabili.

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