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"I dieci comandamenti" (Ti voglio amare)
(Quinta ed ultima puntata: 19/12/2016)
di Domenico Iannacone
Testimonianze dalla Sicilia – RAI3 TV
Filmato (1h 45')
recensione di Vittorio Civitella

Protagonisti: Tony Gentile, fotografo - Christian Paterniti "Picciotto", rapper e allenatore di calcio dei ragazzi di Borgo Vecchio - Carmelo, piccolo attaccante in erba - Carine Vanni Calvello Mantegna, Principessa di Gangi - Alfonso Giordano, Presidente di Corte d'Assise - Giuseppe Costanza, autista giudiziario - Il muratore, musicista e cantore autodidatta - La mamma ivoriana col nuovo compagno siciliano - Il frate di Noto con la sua comunità religiosa - Il "broker" promotore della tombola di quartiere - I due bimbi di Canicattì diventati uomini fatti

Quello che propongo oggi, contrariamente a quanto sono solito propiziare, non è un film, non è un documentario ma più semplicemente un accattivante lavoro di copertina ricerca in chiave di inchiesta tesa ad affrontare, attraverso rapporti colloquiali del tutto estemporanei con personaggi reali, un tema sociale vasto, scottante e quanto mai d'attualità: quello delle comunità urbane indigenti e infragilite da un vivere precario ma irresponsabilmente trascurate dalle proprie istituzioni.
Ci troviamo in Sicilia, una Sicilia della quale ci vengono mostrate a tratti ricorrenti significative bellezze e inconcepibili brutture: connotati discordanti e contradditori che invariabilmente e contestualmente accomunano, in questa terra tormentata e amata, storiche opulenze ad ataviche dispersioni.
Domenico Iannacone, sannita, è il mentore che, nella fattispecie, ci guida in questo percorso di acquisizione di verità diverse, apprese le quali si aprono spazi infiniti di riflessione e di scoramento. foto 1
Iannacone si mostra pacato e gradevole indagatore e lo fa utilizzando sottili strumenti psicologici e introspettivi con nitida accortezza. Nel confronto con i suoi improvvisati e inconsapevoli "attori" egli rivela una naturale propensione a impulsi empatici che mettono i suoi pressoché casuali interlocutori a proprio agio inducendoli ad affidargli ogni più intima confidenza come avviene con un amico di vecchia data.
Parlano per lui i suoi silenzi afflitti, che si protraggono oltre il consueto e si distendono su esiti pensosi .
Povertà ed indigenza sono visibili e tangibili qui, al Borgo Vecchio di Palermo. Una miseria antica ancorché dignitosa che si riverbera nei volti dei molti personaggi che Iannacone incontra e fa parlare: volti scavati, talvolta, talvolta pieni, dove rassegnazione e arrendevolezza si stemperano comunque in un sorriso stanco e amaro, le labbra strette di chi ha fatto del disincanto il compagno d'una quotidianità sempre eguale.
Qualcosa di essi richiama le figure dolenti e un po' surreali che animano il quartiere del Pallonetto e dei Bassi spagnoli nella Napoli di Marotta: gli stessi foto 2 protagonisti in bianco e nero del teatro edoardiano. Simile il contesto urbano: case scrostate e annerite nelle quali pare impossibile vivere; cumuli di detriti che quasi ne impediscono l'accesso, ma così non è: dentro vi alberga una umanità composita e sventurata, sovente persino di indefinibile assetto.
Ma è il momento, ora, di guardare oltre certi abusati cliché e di far parlare i nostri non comuni personaggi iniziando proprio dal minore di essi: il piccolo Carmelo, d'una dozzina d'anni o poco più, orfano di padre, che non ha mai letto un libro in vita sua (e sgrana gli occhi a sentirselo chiedere) essendo il suo unico sogno dichiarato quello di intraprendere la carriera di calciatore e guadagnare "tanti" soldi da portare a casa. Il suo amico più stretto è un giovane di colore di madre ivoriana e padre sconosciuto; richiesto di dire se si senta più italiano o più africano egli non esiterà ad affermare orgogliosamente tutta la sua africanità.
Seguono un affermato fotografo, Tony Gentile, e un atticciato muratore che si presenta al colloquio con Iannacone ancora sporco di malta e ricoperto di polvere. Mentre il fotografo è parte della storia di Palermo, dai primi anni '90 ai giorni nostri, avendo ripreso tutte le immagini più cruente della strage di Capaci (23 foto 3 maggio 1992) ed essersi interessato da quel momento alla vita di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino (anch'egli assassinato un paio di mesi più tardi). Il muratore è una figura pittoresca, poco aggraziata ma d'un carisma contagioso il quale, accompagnandosi con la chitarra o seduto alla tastiera (due degli strumenti ch'egli suona da perfetto autodidatta), dà vita a dei canti vernacolari da lui stesso composti, quasi delle nenie malinconiche e amare interpretate con caldo timbro vocale.
Tony Gentile, il fotografo, ritornerà più tardi quando, recatosi con Iannacone a Canicattì, realizza una riedizione della fotografia ripresa nel settembre del 1990 in occasione delle esequie di Rosario Livatino (il "Giudice ragazzino", secondo l'infelice definizione datane allora dal Presidente Cossiga con malcelato intento derogatorio) assassinato dalla mafia. Nella foto di quell'anno comparivano due bambini in primo piano: gli stessi che, con 26 anni in più, si prestano commossi sino alle lacrime alla rievocazione comparendo assieme nella stessa postura e nello stesso luogo della prima fotografia.
Il Presidente della Corte d'Assise, Alfonso Giordano, che diresse il maxi-processo nell'Aula "bunker" dell'Ucciardone (1986-1992) è una figura di magistrato d'altri tempi, paziente, garbato e di nobili principi, che potrebbe facilmente impersonare in senso metaforico l'emblema della Giustizia dello Stato. La sua visita postuma nell'Aula del più celebre processo della storia, gli offre il destro per esprimere le sue sensazioni con fare quasi divertito.
Meno divertito si mostra invece l'autista di Giovanni Falcone, Giuseppe Costanza, che, da miracolato superstite del macello perpetrato dalla mafia a Capaci ha foto 4 dovuto, per contro, sopportare le pene conseguenti all'emarginazione condotta dalle istituzioni a suo danno per "essere (scandalosamente) sopravvissuto".
Christian Paterniti detto "Picciotto" è un ipertatuato rapper singolare e intraprendente che si occupa dei ragazzini (e ragazzine) maggiormente privi di alternative di svago e di possibilità di coltivare i propri interessi portandoli in uno studio di registrazione e facendoli esibire in personalissimi raps.
Un incontro apparentemente casuale (di fatto astutamente combinato) sulla strada che conduce a Noto è quello con un fraticello gioviale e ilare, addobbato con un improbabile saio e dotato d'una appariscente tonsura di foggia medievale, che si offre di accompagnarlo a cercare un meccanico d'auto e riempie il percorso con giuliva verbosità sino a giungere alla Casa Madre dell'Ordine religioso da lui stesso fondato: luogo di preghiera e di ricetto d'una comunità di chierici e di suore (bellissime) che si dedicano al sostentamento dei più bisognosi raccogliendo le offerte dei fedeli. Il pranzo che ha luogo in un luminoso refettorio comune ha qualcosa di fiabesco.
Non meno fenomenale è la conoscenza con uno stagionato signore che, improvvisatosi broker di quartiere, offre periodicamente ad una popolazione di fortuiti conoscenti (che lo stimano e ne rispettano l'adamantina onestà) dei biglietti d'una lotteria ad estrazione avente come premio per il vincitore una sporta Iannacone di detersivi. Il regolamento è folle quanto il suo esecutore: il pagamento dei biglietti acquistati avviene puntualmente ad estrazione avvenuta.
Resta in ultimo la più immaginifica delle scene. Quella rappresentata dalle ricchezze immani e dalle bellezze uniche contenute nel settecentesco Palazzo Valguarnera-Gangi di Piazza Croce dei Vespri a Palermo, nel quartiere della Kalsa. Autentico monumento del miglior barocco siciliano, esso ha ospitato il Gran Ballo de "Il Gattopardo" di Visconti oltre ad altre riprese del film tratto da "La lunga vita di Marianna Ucrìa" di Dacia Maraini. Il palazzo ha avuto altresì ospiti illustri quali Edoardo VII e la Regina Elisabetta II d'Inghilterra.
Ci è guida una splendida ed elegante Carine Vanni Mantegna Principessa di Gangi, la quale non manca di scagliarsi contro tutte le istituzioni (Comune, Regione e Stato) per l'annosa indifferenza mostrata e la totale assenza di sostegni prevalentemente economici che l'hanno costretta a pachidermici esborsi di risorse proprie sino a prefigurare la vendita dello storico complesso.
Un epilogo davvero amaro per una così luminosa realtà.

[© Vittorio Civitella 2016]

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