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Predisposizione al femminicidio?
Osservazioni psico-sociologiche
di Gennaro Iasevoli

Dopo l'improbabile quanto inutile valutazione "condominiale" dei potenziali criminali ascoltata più volte attraverso le interviste, dico, in premessa, che la maggior parte degli uomini che assassinano le fidanzate, conviventi o mogli vengono giudicati bravi ragazzi e normali dai vicini di casa e conoscenti, eccetto disegno pochissimi che sono già notoriamente conosciuti come rissosi, rancorosi ed aggressivi.
Sempre in premessa dico anche che le donne assassinate risultano quasi tutte, dal punto di vista morale, caratterologico e comportamentale normali.
Ma quando i giornalisti, i sociologi, gli psicologi e le autorità inquirenti, dopo il femminicidio, usano la "lente di ingrandimento" e cominciano ad analizzare la storia dell'uomo assassino, ecco che emergono episodi para-criminali che connotano quasi tutto il percorso della sua esistenza. Lo psicologo clinico, ancor di più se incaricato dal giudice, ricostruendo la storia del soggetto indagato sotto forma di caso clinico, spessissimo trova e può evidenziare nell'assassino, anche attraverso test mentali proiettivi, eventuali carenze, disturbi, fissazioni, fobie, perversioni e tendenze pericolose.
A riprova dell'importanza della storia della vita del sospetto criminale, sta il fatto che oggi il pubblico, che segue con attenzione ed emozione le trasmissioni televisive dedicate al femminicidio, cambia poi con sorpresa e sconcerto la precedente opinione e si adegua alle indagini psicologiche-comportamentali espresse dagli specialisti e dalle autorità inquirenti e quindi si convince di essere stato molto superficiale nel giudicare normale la personalità dell'omicida, nella prima fase delle indagini.
Allora vi propongo alcune ipotesi psico-sociologiche:

  1. Prima ipotesi. I vicini di casa affermano che l'uomo accusato del femminicidio è sempre apparso una brava persona, era riservato, sempre uguale e si faceva i fatti propri nel condominio = questo può rappresentare un primo grave errore di giudizio, perché proprio le persone che si chiudono e sembrano sempre uguali non espongono alla valutazione degli altri i loro pensieri e decisioni possono presentare eventuali carenze, disturbi, fissazioni, fobie, perversioni e tendenze pericolose e covare facilmente all'interno i progetti criminali, celandoli agli occhi di tutti fino alla esecuzione.
    Viceversa le persone sono del tutto normali quando partecipano almeno qualche volta ai fatti emozionali che avvengono in un condominio od in un quartiere legati alle feste dei grandi o dei piccoli, partecipano ed espongono le loro idee nelle rivendicazioni dei diritti durante le piccole controversie gestionali di palazzo, salutano "con espressioni" talvolta allegre, talvolta sconsolate, esprimendo la tipica spontaneità delle persone psicologicamente sane.
  2. Seconda ipotesi. I vicini di casa affermano che l'uomo accusato del femminicidio è sempre apparso una persona agitata, intrattabile, rissoso, attaccabrighe e mal visto in condominio = spesso da una approfondita storia psicologico clinica del caso emergono episodi criminosi che lo connotano già dalla giovane età e quindi si spiega la continuità della sua condotta criminale.
  3. Terza ipotesi. I vicini di casa affermano che l'uomo accusato del femminicidio è sempre apparso una brava persona, nel condominio, partecipava con buona cultura alle rivendicazioni dei diritti durante le piccole controversie gestionali di palazzo, salutava con espressione ed esprimeva un comportamento elegante = la psicologia clinica insegna che dietro questa facciata di cultura e di perbenismo si nascondono spesso problematiche molto gravi della personalità, in parole povere foto la doppia personalità non si evidenzia nel condominio, ma fuori di esso, infatti la stessa persona può vivere con la moglie
    1. per cinque giorni alla settimana e poi per due giorni va a vivere nel condominio
    2. ove, i relativi condomini affermano di averlo sempre notato gentile e in buon aspetto.

    Dietro questa doppia vita si annidano tantissime finzioni, tensioni nascoste e camuffate che funzionano come inesauribile motore di stress; la persona ha la mente deteriorata dalle tensioni interne che possono tradursi da un momento all'altro in rottura dell'equilibrio mentale e quindi in un femminicidio per futili ragioni.
    In ogni caso dico ai lettori che è sconcertante scoprire la doppia vita di una persona; in alcuni casi occorre molto impegno nel seguirla dalla mattina alla sera per un anno intero, in quanto gli aspetti più incredibili non si verificano tutte le settimane e tutti i mesi, ma si possono evidenziare anche solo per qualche giorno all'anno.

Attraverso queste tre semplici ipotesi spero di essere riuscito a dire che ogni potenziale criminale femminicida sfugge facilmente al preventivo discernimento dei vicini di casa, che si limitano ad una osservazione del tutto bonaria e superficiale: questo uomo è buono quanto un cane che non morde, ma una più esatta visione scientifica ci consiglia una più sana prudenza.
Liberato il campo dalla inutile valutazione "condominiale" dei potenziali criminali voglio esplicitare in sintesi alcune ipotesi che sono alla base dell'azione criminale di chi commette il femminicidio:

  1. Primo errore psicologico più grave perché più diffuso.
    L'inizio di una vita in comune viene visto come una "modifica" del proprio essere quotidiano che può essere interrotta in qualsiasi momento. Questa concezione provoca indecisione e stress continuo che affatica la mente e può provocare decisioni pericolose.
    Questa visione è tipica di un essere che non ha capito che la vita in comune rappresenta soltanto la normale crescita mentale e lo sviluppo di nuove funzioni e mansioni umane con l'accettazione di più complessi comportamenti umano-sociali già sperimentati dall'umanità e generalmente senza particolari fonti di stress, anzi con notevoli e molteplici soddisfazioni nella maggioranza dei casi.
  2. Secondo errore psicologico.
    La vita in comune viene articolata con delle riserve mentali volontarie ed autonome che includono altre situazioni esperienziali più o meno nascoste che possono essere di diversa natura e durata. Queste scelte provocano stress, affaticamento e scelte pericolose che a lungo andare possono sfociare in atti criminali.
  3. Terzo errore psicologico.
    La vita in comune talvolta è sottoposta, con consenso di uno dei due, per ragioni esterne legate al lavoro ed alla sussistenza, a pressioni ed invadenze indiscrete esterne che diventano dei veri condizionamenti della coppia. Sono situazioni in cui il marito o la moglie sono stretti tra due fuochi: necessità vignetta ordinarie della vita di coppia e pressioni da parte di estranei che hanno il potere economico per ricattare uno dei coniugi. Tale situazione genera tanto stress psicologico che poi sfocia in azioni criminali.
  4. Quarto errore psicologico.
    Il marito, l'amico o il convivente ritiene che la donna che accetti la vita in comune sia un oggetto di sua proprietà che non può più allontanarsi senza il suo permesso e quindi, di fronte al diniego di lei, si sente menomato ed insignificante, allora cerca di reagire con l'atto criminale. Ma in effetti egli ha un'intelligenza bloccata ed una socializzazione incompleta e per effetto di queste carenze continuerà ad avere problemi anche con altre donne.

Queste sintetiche e recenti ipotesi psico-sociologiche, che possono trarsi agevolmente dall'analisi clinica della storia di casi, in effetti mi fanno notare che è possibile ipotizzare che alla base di tanti femminicidi ci siano i suddetti errori psicologici di impostazione già alla partenza della vita di coppia.

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