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"Vincitori e vinti" (Judgment at Nuremberg)
film di Stanley Kramer (USA - 1961)
Sceneggiatura: Abby Mann - Fotografia: Ernest Laszlo
(Premio Oscar 1962 migliore sceneggiatura e miglior attore protagonista
Golden Globe 1962 migliore regia e miglior attore - 25 nomination e 12 premi internazionali)

recensione di Vittorio Civitella

Interpreti: Spencer Tracy (giudice americano Dan Haywood) - Burt Lancaster (giudice tedesco Ernst Janning) - Richard Widmark (P.M. colonnello Tad Lawson) - Maximilian Schell (avv. difesa Hans Rolfe) - Montgomery Clift (Rudolph Petersen) - Marlene Dietrich (frau Bertholt) - Judy Garland (Irene Hoffmann)

locandina Ecco un film per tutti i tempi, per tutte le epoche.
Evergreen, si dice. Ma "Vincitori e Vinti" è assai di più.
Lo vidi per la prima volta ch'ero un ragazzo. Lo rividi alcuni decenni più tardi ma frettolosamente e senza soverchio entusiasmo. L'ho rivisto ieri e mi si sono riaccesi mille fuochi, vecchi e nuovi. Perché il lavoro di Kramer è la metafora del "sempre" e dell'eternamente irrisolto: rievocazione del passato e specchio del presente, quasi richiamo viciano dei corsi e ricorsi storici che nel loro alternarsi distinto e specifico reiterano la minaccia del peggio e l'avvento del Male pur se sotto mutate sembianze.
Nella fattispecie la narrazione stralciata del 3° Processo di Norimberga tenutosi nel 1948 (quello, per intenderci, contro i giudici d'Assise già al servizio del 3° Reich e supinamente piegati al suo volere: Ernst Janning, Emil Hahn, Werner Lampe e Friedrich Hofstätter) si può a ragione definire in più modi:

Analisi parziale d'un epifenomeno epocale di massa.
Rassegna mnemonica di alcuni eventi storici ancora da compenetrare.
Richiamo pedagogico alla memoria di ognuno affinché non subentri l'oblio.

L'evocazione, nel procedimento processuale, dei crimini contro l'umanità perpetrati dal regime nazista hitleriano e in buona misura sanciti anche dalle sentenze conniventi emanate nell'esercizio delle loro funzioni de jure da magistrati simili ai quattro imputati, trova il suo leit motiv nella ricerca scena 1 insistita della verità e nello sforzo di capire come sia potuto accadere impunemente che un'intera nazione, o quasi, supportata da un imponente e scientifico sistema concentrazionario e ostentando una pusillanime e ampiamente diffusa indifferenza, si sia implicitamente votata all'eliminazione sistematica e indistinta di intere comunità quali quella ebraica e quella rom e scinti, alla cancellazione degli oppositori politici, alla eugenetica dei diversi, dagli omosessuali ai ritardati mentali ai disabili.
La volontà di capire al di là delle apparenze si legge per tutta la durata della pellicola sul volto severo e partecipe del supremo giudice della Corte officiante: uno Spencer Tracy inarrivabile, una maschera grave e sgomenta che ben s'attaglia allo spessore della tragedia sotto esame.
Maximilian Schell, avvocato della difesa dei quattro imputati e altro pezzo forte del cast prescelto, non è da meno: i suoi rabbiosi e iperbolici tentativi di dimostrare che pochi tedeschi erano realmente consapevoli di ciò che avveniva nel Paese e nei luoghi di detenzione e di sterminio costituiscono una pagina forte del treno narrativo, così come le giustificazioni speciose e pretestuose da egli addotte circa la primazia del dovere ubbidiente sui possibili richiami della coscienza scena 2 individuale; il rispetto acritico degli ordini ricevuti dai massimi esecutori delle direttive del capo hitleriano, egli in pratica sostiene, doveva prevalere comunque indipendentemente dal concetto dell'agire secondo giustizia.
Molti ricorsi storici a latere vengono scomodati a discarico: le fosse di Katyn1, ad esempio, truce massacro di alcune migliaia di Ufficiali polacchi perpetrato dall'Nkvd stalinista nel 1940.
E, ancora, le colpe degli Stati membri dell'Intesa, vittoriosi sugli Imperi Centrali, che condussero alla disastrosa esperienza della Repubblica di Weimar2, vittima designata dell'applicazione tetragona della "dottrina Poincaré"3 sul pagamento dei danni conseguenti alla guerra 1914-1918 ma vittima riscattata dal suo disordine economico e sociale dalla politica di rivalsa, ancorché ultranazionalista, imposta dal Cancelliere neo-eletto Adolf Hitler.
L'atmosfera è quella che precede di poco il blocco di Berlino da parte dei sovietici e il successivo ponte aereo organizzato dagli alleati per alimentare la residua popolazione indigente e ormai allo stremo.
Ne consegue una sorta di ribaltamento delle posizioni dei vincitori i quali finiscono con l'intercedere presso tutte le commissioni di giustizia alleate attive scena 3 sul territorio affinché mitighino quanto più possibile la severità delle sentenze in predicato d'essere comminate e ciò allo scopo evidente di ingraziarsi, nel nome d'una pretesa ratio status, la popolazione germanica in chiave di opposizione all'incombente pericolo comunista: una captatio benevolentiæ dal connotato a mezza via tra lo strategico e l'ideologico.
Ma il P.M. del processo, Tad Lawson (un implacabile Richard Widmark) e il supremo giudice Dan Haywood (Spencer Tracy) non cedono alle ragioni compromissorie della politica: il primo non si periterà di servirsi di alcune testimonianze di lancinante natura ed effetto e di far proiettare in aula alcuni filmati girati in occasione della scoperta dei campi di sterminio da parte degli alleati; il secondo, comminando al termine dell'escussione dei testi la pena dell'ergastolo a tutti e quattro gli imputati, imporrà l'assoluta osservanza dei principi di giustizia e di riconoscimento dei diritti fondamentali di ognuno su qualsivoglia altra pretesa o bisogno di eleggere un (nuovo) ordine votato alla selezione della specie umana.
Egli aveva veramente "capito".
Ad uno degli imputati, il giudice Ernst Janning, eminente giurista e filosofo del Diritto, colpevole di avere, a suo tempo, emesso sentenze di sterilizzazione a danno di poveri infelici, e dopo essersi egli professato in ultimo del tutto inconsapevole degli esiti cruenti dei suoi verdetti egli risponderà: "Lei doveva capirlo la prima volta che condannò a morte un uomo pur sapendolo innocente".
Prego i miei pazienti lettori di prendere tempo e di aggiornarsi: il film dura 3 ore abbondanti.
Ma non ci se ne accorge.


1 Nel 1940, subito dopo la spartizione del territorio polacco con la Germania (Patto Molotov-Ribbentrop) reparti sovietici del NKVD (Commissariato del Popolo per gli Affari Interni) assassinarono nella Foresta di Katyn circa 22mila militari polacchi di cui 4mila Ufficiali. I loro corpi furono scoperti e disseppelliti dai tedeschi nel 1943.
2 La Repubblica di Weimar fu lo stato con cui venne identificata la Germania dal 1919 al 1933.
3 Il Patto di Versailles (1919) aveva stabilito che la Germania, oltre ad una serie di pesanti restrizioni, versasse alle potenze vincitrici dell’Intesa la somma di 132 miliardi di marchi oro quale risarcimento per i danni di guerra inferti. Il pagamento di tale immane tributo sta probabilmente alla base della successiva rinascita del Reich nazista e dello scoppio della II Guerra Mondiale. Il debito (mai onorato da Hitler) fu dichiarato estinto il 3 Ottobre 2010 dalla Repubblica Federale di Germania. Raymond Poincaré, Presidente della Repubblica Francese, fu il più tenace assertore della necessità di mettere la Germania in condizione di mai più nuocere.

[© Vittorio Civitella 2017]

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