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Gli stili e come si riconoscono
di Emilia Maria Vitali

Marco Polo T.C.I. – ottobre + dicembre 1956 + gennaio 1957

Che cosa è lo stile nell'arte? Lo stile è l'espressione di un'epoca.
Espressione del sentimento, della condizione storica, ma in ispecie dei suoi problemi spirituali che si risolvono materialmente nel gusto preciso e caratterizzato da elementi formali; i quali hanno una continuità ed una coerenza di espressione.
Come distinguere i diversi stili? Vediamo.
E cominciamo dall'architettura, che è come la madre delle altre arti, e dallo stile che si chiama romanico e che va in Italia circa dalla metà dell'XI secolo sino alla metà del XIII senza decadere mai.
Si usa chiamarlo romanico per indicare una parentela, o meglio una derivazione dall'arte romana, anche se altri popoli dell'Europa hanno partecipato attivamente a questo rinnovamento.
Da noi però, fino dal IX secolo si sentì un fermento di inizio.
Merito forse dei Maestri Comacini, che messaggeri gentili dell'arte, portarono nelle diverse zone d'Italia e di fuori l'ansito nuovo che li pervadeva.

1 fig.1

Nell'XI secolo, quando l'arte romanica si sviluppa, sta per tramontare il periodo feudale e per nascere il Comune: tutto un rivolgimento sociale pieno di eventi. La Chiesa ha nei suoi grandi santi, S. Bonaventura, S. Tommaso d'Aquino, S. Francesco e S. Domenico, l'espressione di questa grande rinascita; la poesia prelude a Dante coi suoi poeti di Toscana e della Sicilia; e l'arte fondendo insieme elementi portati dai barbari invasori con l'essenza classica riaffiorante, inizia la sua potente ascesa.
Uno degli elementi principali delle costruzioni romaniche è la volta che fu già uno dei capisaldi dell'arte romana.

2 fig.2

E dopo la volta a botte, (fig.1) e dopo quella a crociera (fig.2), formata da due volte a botte intersecantesi, i pilastri composti e cruciformi (fig.3) all'interno per contenere l'urto delle volte, i contrafforti (fig.4) all'esterno per la stessa ragione.

3 fig.3

Poi c'erano i costoloni, archi incrociati nel punto di intersezione della volta a crociera (altro elemento già ben noto ai romani) che, scaricando ancora il peso sui pilastri, alleggeriscono i muri perimetrali. Le sezioni della volta a crociera così sottolineate dai costoloni, si chiamarono «vele» e la volta, «volta a vela».

4 fig.4

Dove il transetto veniva ad incrociare le navate si innalzò la cupola ottagonale, e sopra la cupola, talvolta il tiburio.
Strette e lunghe finestrelle a tutto sesto (bifore (fig.5), trifore, polifore) si aprirono nelle spesse pareti a illuminare parcamente l'interno, ad arricchire e decorare l'esterno dove sovente si ebbero delle gallerie a giorno (fig.6) lungo tutta la facciata, e dove si apriva pure l'occhio del rosone; elementi particolari romanici atti ad alleggerire, direi a spiritualizzare, il monumento massiccio che li possedeva.
Il romanico ha già in sé, e già risolve, il problema architettonico che poi sarà svolto e portato al massimo sviluppo dallo stile gotico. «Orizzontalista» il primo, cioè che ha come base la linea orizzontale (come già il romano); «verticalista» per eccellenza il secondo, il gotico, che sul primo si innesta.

5 fig.5

Se i palazzi e le chiese romaniche hanno l'aspetto di fortezza e poggiano saldi sul terreno, in proporzioni larghe e basse, e solo in alto azzardano le aperture delle finestrelle, sole (monofore) o ripetute, dando all'interno delle chiese un'atmosfera silenziosa di mistico raccoglimento, il gotico, in uno slancio ascensionale di fantasia e di fede (i suoi santi e i suoi poeti lo esprimono con la parola) tende talmente all'alto, ad innalzarsi, ad alleggerire la gravità della materia, che il peso pare non esista più e le sue costruzioni siano un sogno di volo realizzato nella pietra.

6 fig.6

A volte, specie fuori d'Italia, con le colonne e gli archi che si intersecano, e i costoloni segnati forte che salgono, e gli elementi decorativi che si arrampicano e terminano in guglie, sembrano organi che suonino.
L'arco non è più a tutto sesto, bensì a sesto acuto (fig.7), cioè «ogivale»; e anche le volte quindi, sono ogivali, e le cupole terminate dai tiburi, spingono le cuspidi di questi ad altezze mai viste. Non più le finestrelle, ma enormi finestroni, come ad esempio nel Duomo di Milano; ad illuminare chiese a palazzi, a rendere tutto aereo; e i grandi costoloni tanto di più scendono ad appoggiarsi ai pilastri, per rinforzare i quali e controbilanciare le spinte vengono creati gli archi rampanti (fig.8).

7 fig.7

E' tutto un movimento verso l'alto di pinnacoli, di linee che corrono, di ornati che si slanciano quasi vivi sugli archi (granchi), di animali fantastici grotteschi e maligni messi spesso come gocciolatoi anche all'esterno.

8 fig.8

In Italia il gotico è molto più mitigato ed il suo dinamismo è temperato dall'equilibrio tradizionale dell'arte nostra (Duomo di Orvieto (fig.9), di Siena e S. Francesco d'Assisi). Nei palazzi civili le aperture degli ornati e delle lunghe e fitte finestre, come per esempio nella Ca' d'Oro di Venezia, creano una grazia così sottile e irreale da rendere la pietra e il marmo simili a merletti.
Circa a metà del XIV secolo si delinea un movimento che viene chiamato «Rinascimento», perché parve che con lui rinascesse l'epoca d'oro della antichità classica; ai primi del XV era già affermato.
Già nel '300 l'esagerazione del gotico nella sua decadenza aveva cominciato a stancare. Di nuovo gli artisti si rivolsero all'antico: un diverso concetto dei valori umani, una diversa concezione dei rapporti fra gli uomini e la divinità (spesso chiamata partecipe della loro vita e non più terrificante come nel periodo gotico) danno un risultato di serenità, di sicurezza fiduciosa che è all'origine del Rinascimento. Lo studio degli antichi filosofi, poeti ed artisti, avvicina gli uomini alla loro concezione, e appunto per questo li lascia liberi di esplicare la loro personalità ponendo le prime basi dell'umanesimo.

9 fig.9
10 fig.10

E in Toscana appunto, dove si afferma una Signoria guidata da un umanista della statura di Lorenzo il Magnifico, dove anche il gotico aveva avuto una interpretazione così libera e personale dai suoi artisti; e dove i nuovi metodi di governo davano a sperare l'agiatezza, la ricchezza e la pace, ha inizio il Rinascimento con la sua larga, equilibrata armonia. Si torna alla linea orizzontale, che del resto, come abbiamo visto, non era mai stata del tutto abbandonata, nemmeno nel periodo gotico. Si torna all'arco a tutto sesto, alle colonne, alla composizione serena anche se scattante. E si scopre la vera «novità» dello stile: la prospettiva.
Questo vuoi dire avere un punto che si chiamerà «di vista» a cui tutto concorre, o meglio, da cui tutto dipende. Ogni segno, ogni sporgenza o rientranza o volume dipendono da quel punto, in cui l'artista ha deciso di guardare. Quale rivoluzione abbia portato questa scoperta si può intuire: loggiati (fig.10), sia costruiti che dipinti, che si allontanano nello spazio, ambienti che stanno veramente in piedi nei quadri, in quanto si sottomettono ad un punto solo, d'accordo con le figure e col resto, portici, case, palazzi.

11 fig.11
12 fig.12

Eleganza, chiarezza, armonia, bellezza, grazia: ecco il carattere del Quattrocento, che ci dà come primi doni la cupola di S. Maria del Fiore (fig.10), le logge dei Servi a Bologna (fig.11), le finestre dei palazzi fiorentini (fig.12), la facciata della Chiesa dei Miracoli a Venezia (fig.13).

Eccoci al Cinquecento.
Il Cinquecento è il naturale corollario delle premesse e promesse del Quattrocento. Cioè gli elementi che già nel primo si delineavano in potenza, si affermano, si esplicano, si amplificano, divengono monumentali nel secondo. La grazia un po' acerba, l'armonia elegantissima del Quattrocento diventano l'una più matura, l'altra più grandiosa nel Cinquecento. E' come un adolescente esile e snello che si trasforma in un giovane nel fiore dell'età, conservando dell'infanzia la bellezza e l'armonia.

13 fig.13

Si ritorna con più comprensione al classico che gli scavi iniziati a Roma rendono ogni giorno più noto; lo si studia con intelletto d'amore (il Vignola pubblica la sua «Regola delli 5 ordini di architettura» che fa testo), senza peraltro restarne schiavi. I palazzi sono più movimentati nelle loro masse, gli elementi architettonici e decorativi hanno aggetti più sporgenti e alcune parti delle costruzioni assurgono a importanza peculiare prima di tutto per lo svolgersi dei problemi e della vita particolari del 500, i quali non sono evidentemente quelli del 400; e in secondo luogo per l'apporto di imponenti personalità che di sé improntano tutto il secolo e che preparano lo sviluppo del secolo seguente.
Le guerre divenute più vaste perché non più ristrette alle città o alle Signorie; gli eserciti stranieri di grandi nazioni che vengono a combattere per la conquista d'Italia proprio qui sul luogo; l'invenzione della polvere e conseguenti armi da sparo e la necessità quindi di difese e di offese in altro modo svolgentisi, favorirono la costruzione di fortezze e di difese murarie.

14 fig.14

Gli stessi scopi bellici suggerirono un certo genere di architettura che si chiamò militare. Artisti della statura di Antonio Sangallo, perfino di Michelangelo (le mura di Roma e Porta Pia) e di Leonardo impegnarono il loro genio in questa architettura. E accanto a questa, l'architettura civile; le ville, i palazzi dove il gusto e l'amore per il bello dell'umanesimo, giunto al suo massimo, ci danno delle purissime gemme quali possono essere la villa Chigi (la Farnesina) del Peruzzi, la villa di Papa Giulio del Vignola, il palazzo Farnese di Sangallo e Michelangelo.
Vediamo e cominciamo dalla Fortezza di Civitavecchia: (fig.14) non più una corrusca e ferrigna costruzione medievale irta di torri, chiusa e racchiusa in uno spazio ristretto anche se vasto: la linea di Civitavecchia, limpida ed esatta con masse compatte e precise, con le sue sporgenze create dai masti circolari od ottagonali, con le vaste linee lisce delle sue mura, è tutto un gioco di movimento, di proporzioni e di equilibrio che rispondono ad una ragione bellica e strategica. «Razionale» si direbbe ora ma con quale austera e dignitosa potenza d'arte.
Nei palazzi uno degli elementi particolari del 500 è il vasto portone sormontato dal balcone della finestra sovrastante che con questa, spesso di proporzioni maggiori delle altre, forma un tutto e giunge fino al ricco sontuoso cornicione, altro elemento particolare di questo stile.

15 width= fig.15

Questo motivo architettonico doveva fare grandeggiare la parte mediana del palazzo e dividere quindi la facciata (vedi Villa Giulia: fig.15) quando non intervenivano i colonnati aperti o chiusi, a ordini sovrapposti (dorico, jonico, corinzio) o a un solo ordine nei quali il gioco delle luci e delle ombre, dato dai pieni e dai vuoti, dalle colonne illuminate e dalle zone oscure dei vani delle finestre, sensibilizzano, anzi sintetizzano la struttura architettonica chiamandovi partecipi l'aria la luce l'atmosfera (Palladio) (fig.16).

16 fig.16

E col Palladio, che fu ritenuto l'iniziatore del Barocco, possiamo salutare il 500 e il Rinascimento e inoltrarci in questo nuovo stile.
La grande conquista del 400, che dicemmo essere la prospettiva, se ha nel 500 mosso le masse sia verticali che orizzontali e le ha fatte vivere nell'aria e nella luce, ha il suo pieno trionfo in quello stile che si chiama «Barocco».
Nell'architettura, come nelle altre arti, esso fu un'esaltazione del movimento, dell'espressione, dei contrasti luminosi che con gli sbattimenti di luce e con gli oscuramenti e le penombre, chiamavano avanti, accentuavano alcune parti, per ricacciare indietro e fondere insieme alcune altre, dando come la rivelazione della realtà in una esaltata scenografia.

17 fig.17
18 fig.18

In questo stile il carattere principale è dunque, come già si è detto, lo studio dei contrasti di luce e ombra (che crea la prospettiva aerea) e il movimento. Grandi colonne insieme e pilastri suddividono longitudinalmente sia nell'ordine inferiore che nel superiore (più stretto nelle chiese) lo spazio. A raccordare nella chiesa le due diverse larghezze sono poste ai lati grandi volute, o palme o altre decorazioni. Gli scomparti che risultano da queste divisioni longitudinali sono occupati da nicchie o finestre con ricche e sporgenti cornici, con timpani interrotti da stemmi o altri ornamenti (fig.18), nei palazzi i diversi piani sono sottolineati da balaustrate.
La linea orizzontale non è più retta, bensì incurvata (vedi San Carlino o San Marcello a Roma, fig.17). Nell'interno di San Carlino del Borromini l'artista ha creato prospettive imprevedute da piante e cupole inusitate dando in pochissimo spazio e nell'intimità raccolta che suggerisce, la misura di un prezioso, perfetto gioiello.
Ma non solo non è più retta la linea delle facciate; neanche i colonnati che derivano dall'antichità classica delle Basiliche sono più rettilinei. E il genio del Bernini dona a Roma e a tutta l'umanità, quasi ad accoglierla ed invitarla ad abbracciarla, quella fuga meravigliosa di colonne che si muovono nello spazio che si dilata, che si moltiplicano all'infinito, dinnanzi alla Basilica di San Pietro.

Si usa chiamare stile '700 ovvero alla francese, stile Luigi XV, il periodo che seguì il «Barocco». Viene anche spesso chiamato «rococò» dalla conchiglia che in francese si dice «rocaille» e che è uno degli elementi caratteristici della decorazione. In questo periodo il pomposo solido e massiccio del barocco, - si alleggerisce in curve leggiadre, in capricciose ondulazioni - (Ricci) in studiate asimmetrie.

19 width= fig.19

In Italia nell'architettura esterna, nell'ossatura, diremo, dei palazzi e delle chiese, resta (e si sviluppa) la linea classica (Chiesa di Superga, fig.19) che già fu iniziata come si è visto fino dal 1500 dal Palladio. Ma l'ornamentazione cerca di ingentilire, rendere pittoresco; la linea curva e la controcurva illeggiadriscono col loro taglio le superfici ed esasperano la prospettiva scenografica. E per quello che riguarda appunto l'ornamentazione, questo periodo favorì un genere di architettura detta ornatista che si dedicava agli interni dando agli ambienti una civettuola e graziosissima intimità, rallegrata da lievi tinte; ciò che era più consono alla vita frivola della società e alla moda dei costumi morali e materiali di allora.

20 fig.20

La conquista propria dei costumi di questo periodo è l'architettura scenografica che noi possiamo vedere nella costruzione di quel complesso poderoso che è la reggia di Caserta dovuta al Vanvitelli. Essa ha un largo, larghissimo sussidio nell'architettura dipinta, la quale ha il compito di sfondare pareti e volte, di dilatare la costruzione, di aprire verso il cielo e verso l'orizzonte visioni fantastiche, creando potenti realizzazioni illusorie, come per esempio nell'interno del Gesù a Roma.

21 width= fig.21

Abbiamo detto architettura scenografica, e abbiamo accennato alla Reggia di Caserta; né veramente potremmo dare dell'architettura italiana settecentesca più nobile esempio del vestibolo (fig.20), dello scalone (fig.21), dell'atrio di questa reggia, nel quale ultimo in modo particolare, gli archi, che si aprono in diverse direzioni, prolungano gli ampi colonnati quasi a perdita d'occhio, ad accogliere, a ricevere con sfarzo e signorilità veramente regali, in un alternarsi di volte e prospettive.
E' in questo periodo appunto che grandi scalee come Trinità dei Monti, monumentali fontane come quelle di Trevi a Roma, o quelle di Caserta, movimentate, vivificate diremmo, da statue allegoriche in atteggiamenti dinamici e con felice gusto di aggruppamento, sorgono a rallegrare e a decorare le città e i parchi. Né è da trascurare l'importanza che assunse l'architettura teatrale nel '700 dacché il teatro e il melodramma acquistano importanza di primo piano nella letteratura e nel costume.
Verso la metà del '700 il gusto tende a modificarsi. Forse fu stanchezza del contorto, forse fu mutare di moda; ma certo un grande impulso a questo mutamento fu dato dalla scoperta degli oggetti e delle case negli scavi di Ercolano che, come si sa, era stata sepolta da lava e melma nel 79 d. Cristo.
Presto gli ornati divengono «alla greca» cioè alla moda classica o meglio classicheggiante. I contorcimenti cessano, le asimmetrie pure, le linee rette più semplici e più secondo natura, anche se scarne e piuttosto rigide, tornano ad apparire: si inizia con lo stile Luigi XVI il ritorno verso il classico che porterà a un nuovo stile chiamato appunto «neo-classico» o «Impero»; poiché il suo culmine coincide coll'impero napoleonico.
Eccoci dunque un'altra volta allo studio dell'antichità; ecco alla fine del secolo banditi i capricci e i ghirigori; e anzi come succede sempre nelle reazioni, alla leggiadria del '700 succede il nuovo stile che esagera spesso nella freddezza compassata, di una solennità non sempre nutrita di entusiasmo.
«L'impero» è per lo più esatto, meticoloso nella copia dell'antico, non sempre geniale nella sua comprensione e imitazione.
Non solo gli scavi di Ercolano e Pompei, non solo gli antichi e noti esempi di architettura romana, non solo l'avvento dell'Impero di Napoleone, che facilitava e incoraggiava con la magnificenza delle parate tutto quello che di imperiale era nei ritrovamenti classici del nostro paese; ma le stesse campagne di Egitto e i monumenti che furono conosciuti e portati in Europa solo che fosse possibile, diedero al nuovo stile un carattere tutto particolare. Le sfingi, i leoni egiziani, gli obelischi furono messi in grande onore.

22 fig.22

Gli architetti che si trovarono davanti problemi di urbanistica e di espansione delle città seppero essere all'altezza della situazione. E dove c'era genialità, diedero delle opere d'arte perfette come a Roma nella sistemazione di Piazza del Popolo e delle sue fontane, o della Passeggiata del Pincio ad opera del Valadier.

23 width= fig.23

Colonne, frontoni, propilei (Porta Vigentina a Milano (fig.22), ingresso di Villa Borghese a Roma). Sontuosi palazzi, teatri sorgono a Genova (il Carlo Felice), a Parma (il Teatro Regio), a Milano (il teatro della Scala (fig.23)).
E sempre a Milano il palazzo Belgioioso che offre uno dei più begli esempi della solenne nobiltà di questo stile.

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