Testata Gazzetta
    Riferimenti

"Inside man"
film di Spike Lee (USA - 2006)
Soggetto e sceneggiatura: Russell Gewirtz
(Premi miglior regia: 2006 Black Movie Awards - 2007 Black Reel Awards - 2007 Image Awards)
recensione di Vittorio Civitella

Interpreti: Denzel Washington (detective Keith Frazier) - Clive Owen (Dalton Russell) - Jodie Foster (Madeline White) - Christopher Plummer (Arthur Case) - Willem Dafoe (capt. John Darius) - Chiwetel Ejiofor (detective Bill Mitchell) - Kim Director (Stevie/Valerie Keepsake)

locandina Una specie di commando formato da cinque individui sinistramente incappucciati e coperti con delle tute grigiastre si impossessa di una banca newyorkese, la Manhattan Trust, prendendo in ostaggio con fredda determinazione e consumato addestramento un certo numero di dipendenti e di occasionali clienti, costretti per giunta a spogliarsi dei propri indumenti e ad indossare il medesimo abbigliamento dei loro sequestratori: in pochi istanti nessuno è più in grado di distinguere gli uni dagli altri se non dalle armi imbracciate con minacciosa perizia dai soli assalitori.
Le modalità sono quelle di genere e neppure l'enfant terrible Spike Lee, che dirige il film, sembra a tutta prima volersene discostare: urla di terrore entro i grandi spazi freddi della banca, suoni acuti di sirene al di fuori, stridio di gomme sull'asfalto, veicoli simil-spaziali che vomitano torme di poliziotti robotizzati, primi piani di notabili e di capintesta che berciano concitatamente entro maltrattate cornette telefoniche. Insomma tutto l'arcinoto e previsto repertorio utilizzato di solito nella rappresentazione d'un caper movie, ovvero d'un film da "colpo grosso" all'americana.
Ma presto i canoni abituali che connotano gli stereotipi della Bank robbery risulteranno stravolti e il decorso narrativo si rivelerà spiazzante.
E' in tale ficcante e motivata percezione che risiede parte della mia decisone di derogare dall'abituale intendimento di occuparmi esclusivamente di rispolverati lavori filmografici di denuncia o di impegno sociale, seppure d'antan: c'è sempre una prima volta e la tentazione di descrivere un thriller di inusitata fattura ha avuto, nella fattispecie, aggio sulla rigidità dei propositi.
Non è un caso ch'io abbia parlato di "percezione", infatti il mistero che s'annida dietro questo disinvolto racconto d'attualità lo si intuisce prima ancora che scena 1 ci venga svelato dal dipanarsi degli eventi mostratici: troppo ponderato e distogliente l'atteggiamento del capo del commando Dalton Russell (un Clive Owen enigmatico e sfuggente); troppi e segnatamente non irrilevanti gli episodi a latere che lasciano intravvedere scenari suscettibili di avanzare una verità diversa da quella facilmente creduta, per convincersi che l'abile manipolazione del contesto sia semplicemente un esercizio di stile del vivace e contrastato regista.
Ma veniamo ai fatti: della soluzione del caso verrà incaricato il detective Keith Frazier (uno scanzonato, disinvolto e imprevedibile Denzel Washington in gran spolvero) il quale, congiuntamente al collega Bill Mitchell (Chiwetel Ejiofor), si avvarrà del centro operativo del Capitano della polizia John Darius (Willem Dafoe).
Frazier, dal pressoché totale insuccesso dei contatti conoscitivi e propositivi avviati preliminarmente con Russell, intuisce che gli scopi della banda di scena 2 razziatori, fatta salva la garanzia di poter trattenere con sé la ricca refurtiva, potrebbero essere altri dalla prevedibile e scontata richiesta d'un mezzo di fuga (un aereo, nella fattispecie) in cambio della vita degli ostaggi. Tale ipotesi alternativa viene corroborata dall'improvvisa intromissione d'un notevole personaggio femminile, tale Madeline White (una straordinaria Jodie Foster), un'esperta in mediazioni internazionali. Questa, sostenuta dall'ambigua amicizia che la lega al Sindaco della città e dopo un colloquio rivelatore con il Presidente della Banca Arthur Case, uno stimato anziano finanziere di origine ebraica (un Christopher Plummer a proprio agio nel suo physique du rôle) che l'assume seduta stante, ottiene un colloquio col Dalton dai risultati oscuri ma all'apparenza incoraggianti.
La posta in gioco diviene inopinatamente una misteriosa cassetta di sicurezza presente nel caveau della Banca: la cassetta n° 392 non registrata ma il cui contenuto finirà col mettere fatalmente in luce le ragioni di tutta l'arzigogolata manovra divagante sostenuta con gran ritmo per tutta la durata del film.
Risalta in questo gioco di mosse e rimandi l'astuto ricorso alla prolessi narrativa e cronologica ovvero, all'opposto del tradizionale flash back (o scena 3 analessi), all'anticipazione di una parte del periodo temporale che nella costruzione normale sarebbe destinata ad apparire a posteriori: un escamotage spiazzante che nel suo "dire e non dire" introduce un elemento di dubbio e di prelusione nel cuore del racconto.
Come in quasi tutte le costruzioni intelligenti, l'epilogo si rivelerà del tutto originale e impensato; persino il momento più efferato dell'intera vicenda si scoprirà essere stata una teatrale messinscena.
Senza voler scoprire in anticipo le carte per consentire così ai miei lettori di scoprirsele da sé e di godere per esteso delle peculiarità dell'insolita trama, diremo che tutti gli ostaggi verranno liberati, i membri della banda di rapinatori non verranno mai identificati, la banca non verrà mai svuotata neppure parzialmente all'infuori di qualcosa conservato nella misteriosa cassetta n° 392 e, in ultimo, che il Presidente con qualche scheletro di troppo nell'armadio subirà una meritata sorte.
Dal canto suo, l'ineffabile Denzel Washington/Keith Frazier otterrà l'agognata promozione (contestualmente al proscioglimento da una pregressa accusa di corruzione) e, quel che più conta, i favori della giovane fidanzata.
E Clive Owen/Dalton Russell ? Guadagnerà impunemente, insalutato ospite, l'uscita principale della Banca una settimana dopo il suo blitz, arricchito da un tesoretto di diamanti sottratti dalla cassetta 392 ma, soprattutto, ben consapevole (e appagato) d'essere riuscito a rendere giustizia a delle vittime lontane e non più in vita da oltre 60 anni.
Buon divertimento: ché tale dovrà essere.

[© Vittorio Civitella 2017]

© La Gazzetta di Santa