Testata Gazzetta
    Riferimenti

"The Company Men"
film di John Wells (USA - 2010)
Soggetto e sceneggiatura: John Wells; Scenografia: David J. Bomba; Musiche: Aaron Zigman
recensione di Vittorio Civitella

Interpreti: Ben Affleck (Bobby Walker) - Kevin Costner (Jack Dolan) - Tommy Lee Jones (Gene McClary) - Chris Cooper (Phil Woodward) - Maria Bello (Sally Wilcox) - Rosemarie DeWitt (Maggie Walker) - Craig T. Nelson (James Salinger)

locandina Mi sono risolto a "rispolverare" questo promettente film, presentato al Sundance Film Festival nel gennaio 2010 ma distribuito in Italia oltre un anno più tardi, per un paio di ragioni non banali: in primo luogo perché affronta con disinvolta lucidità e non senza una certa ruvidezza un tema assai d'attualità nel mondo del "sogno americano" sconfitto e ridimensionato in tempi recenti da una crisi economico-finanziaria senza precedenti; in secondo luogo perché, in ultimo, questo presunto o apparente lavoro di analisi e di sottintesa denuncia sociale finisce col tradire un poco se stesso allorquando l'epilogo (di insoluta sostanza) mostra una rimpatriata di ex colleghi e sodali, già pesantemente colpiti dalle spietate sommarie rimozioni del sistema produttivo, i quali si ritrovano allegramente seduti ciascuno ad una scrivania di ripiego in un loft ricavato da una vecchia fabbrica dismessa, facendo le mostre di voler intraprendere insieme una nuova avventura imprenditoriale sulla base di non meglio chiariti criteri: un lepido peana sciolto sull'immarcescibile altare d'un ottimismo immotivato e meno spendibile d'un soldo di legno.

Ma veniamo al soggetto e all'interpretazione assai impegnata dei singoli interpreti il cui nome giustifica a priori e mantiene, nonostante tutto, l'attesa d'una prova credibile e convincente.
La GTX è un'azienda che opera nel campo della cantieristica navale ma che, nel corso degli anni, diversifica di molto le proprie attività inseguendo il mito del successo finanziario e della moltiplicazione degli utili mediante il collaudato sistema dell'espulsione graduale ma inarrestabile degli "esuberi" e della ricollocazione tanto delle risorse umane residue quanto della filiera strutturale in ambiti mercantili diversi ma più facilmente redditizi per il ristretto vertice aziendale. scena 1
Bobby Walker (Ben Affleck) è un giovane manager dell'azienda che dall'oggi al domani viene indifferentemente messo alla porta dallo sprezzante tycoon di turno (un torbido James Salinger interpretato da Craig Nelson) senza una ragione apparente se non quella cinicamente scoperta di non servire più agli scopi "promozionali" dell'impresa.
Lo stesso accadrà successivamente con Phil Woodward (uno straordinariamente patetico Chris Cooper), un anziano e capace manager che aveva visto nascere l'azienda; e, in ultimo, persino ad uno dei soci fondatori apparentemente saldo nella sua posizione apicale, l'esperto e influente Gene McClary (un sofferto ma indomito Tommy Lee Jones): tre diversi casi umani tra i tanti ignorati, tre diversi stati emotivi, tre diversi destini.
Bobby ha una moglie assai attraente (Maria Bello), un paio di figli e una vita agiata: villa con piscina, Porsche decapottabile, circolo del golf e quant'altro. L'inatteso evento lo colpisce più nell'orgoglio che nel portafoglio e istintivamente pretende di non privarsi di nulla per non dare pubblicamente l'impressione d'aver fallito cadendo così in basso. Solo il raziocinio della moglie Sally, donna accorta e prudente, lo salverà dall'inevitabile baratro esistenziale scena 2 convincendolo a vendere la casa e la macchina e ad accettare, obtorto collo, la generosa offerta di lavoro, pur del tutto manuale, di suo fratello Jack Dolan (un ruvido Kevin Kostner), piccolo imprenditore edile tuttofare perennemente alle prese con le strettoie del mercato in costante recessione ma che, nella fattispecie, aveva simulato una (inesistente) penuria di personale per favorire il cognato.
Peggio andrà all'anziano Phil che, di fronte al fallimento reiterato d'ogni suo tentativo d'ottenere una qualsivoglia occupazione presso amici e vecchi sodali, non più in grado di assecondarlo a causa della diffusa situazione congiunturale, sceglierà di mettere fine ai suoi giorni inutili e vuoti suicidandosi.
Il caso di Gene McClary è del tutto diverso e atipica la sua angoscia: egli gode ancora d'una notevole disponibilità di mezzi economici e d'altre risorse, in aggiunta a quelle caratteriali, e della capacità, quindi, di affrontare, a dispetto dell'età non più verde, questa situazione anomala prendendo in considerazione ogni possibilità offertaglisi.
Sarà lui, infatti, a riconsiderare con vigoria l'opportunità di riutilizzare i vecchi impianti abbandonati dalla GTX e di intraprendere una nuova avventura imprenditoriale servendosi del medesimo staff espulso e delle stesse "teste tagliate" dall'azienda d'origine.
Finirà, come anticipato in apertura, che un certo numero di ex colleghi si ritroverà sorridente in un ambiente di fortuna seduto davanti a un computer e pronto scena 3 a confrontarsi con le nequizie del sistema neo-liberista inseguendo nuove prospettive, all'insegna d'una speranza che si configura in dissolvenza nella sagoma di una nave che, trainata da un rimorchiatore al centro d'una teoria di opifici fatiscenti, si accinge ad entrare in un attiguo bacino di carenaggio per presumibili lavori di riparazione o di riallestimento.
Forse Ken Loach1 avrebbe risolto diversamente questa fase del veridico racconto, metafora d'una realtà manifesta, ma non si può avere tutto e bisogna comunque essere grati a John Wells per il coraggio mostrato di descrivere le storture, le contraddizioni e le aberrazioni d'un sistema che "tronfio della propria prosperità"2 non s'è mai peritato di imporre come "assoluta" la qualità e come "imprescindibile" la validità dell'"American way of life", salvo poi sorprendersi a dover assistere al suo prevedibile tracollo.


1 Kenneth Loach, regista cinematografico britannico impegnato nella descrizione delle condizioni di vita dei ceti meno abbienti.
2 Da una recensione dell'attore statunitense John Garfield pubblicata nel 2011.

[© Vittorio Civitella 2017]

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