Testata Gazzetta
    Riferimenti

Com'era bella la palude
di Rita Tripodi

L'Espresso – 17 gennaio 2002

Il paesaggio italiano di ieri raccontato da Fulco Pratesi

ghiande "Ghiande", miniatura del XIII secolo

C'erano pure gli elefanti nell'immensa selva italica di 10 mila anni fa. Poi, nei secoli, il pesante intervento dell'uomo ha modificato il paesaggio fino al punto di stravolgere la biodiversità della penisola.
Nulla è come prima e molte specie della flora e della fauna sono state per sempre distrutte. A questa storia regolarmente ignorata dai libri (specie quelli scolastici) Fulco Pratesi, presidente del Wwf, ha dedicato una "Storia della natura d'Italia" (Editori Riuniti). Un excursus storico che volutamente ignora gli attuali problemi dell'ambiente in Italia: è il racconto - dal Paleolitico superiore ai nostri giorni - di tutti i cambiamenti spesso distruttivi nel nostro paese.
Il perfetto equilibrio fra clima, flora e fauna, quando i boschi erano fitti di larici e di abeti alti fino a 60 metri e popolati di innumeri specie di uccelli e di carnivori oggi scomparsi, ha cominciato a subire le prime variazioni già nel periodo neolitico: cominciano allora le prime forme di agricoltura e di allevamento del bestiame.
Seguirono millenni di guerre, devastazioni, incendi. E con l'invenzione del fucile, anche la caccia diventa una pratica distruttiva. Antonio Ciampa, cacciatore della Piana di Sorrento, così scrive nel 1894 al "Bollettino del naturalista": «Finora, dal 25 di agosto, ho preso un cento quaglie al giorno con fucile e reti. Oggi però sono alquanto felice avendo raggiunto la cifra di 376, cioè 234 nelle reti e 142 con l'insuperabile fucile a quadrupla chiusura».

scoiattolo Incisione ottocentesca di uno
"Scoiattolo meridionale"

Le battute reali diventano vere stragi. Cacciando l'11 gennaio a Castelporziano Umberto I uccide da solo 90 cinghiali. Nel Gran Paradiso aveva già ammazzato in una sola cacciata 69 camosci e uno stambecco. E non è un caso che lo stambecco, all'inizio dell'800 sia estinto su tutte le Alpi.
Del resto, nota Pratesi, gli anni a cavallo fra l'Ottocento e il Novecento furono tragici per il territorio. La bonifica delle paludi Pontine, vanto del regime fascista, è vista da un punto di vista naturalistico, cioè come una mezza devastazione.
Se Gabriele D'Annunzio così descrive la Palude: «Pigra, limosa, fetente, coperta di dense gramigne», per lo storico Ferdinando Gregorovius essa è, al contrario, «uno dei panorami più belli che l'Italia presenti», e per il naturalista svedese Kai Curry-Lindhal, «un esempio unico in Europa di vegetazione allo stato naturale».
Tristi storie si susseguono nel tempo, con la decimazione della fauna in Sardegna, dove nelle grotte vicino al mare i cacciatori uccidevano la foca monaca.
«Oggi le cose sono cambiate, l'antica indifferenza s'è trasformata in amore per gli animali e per gli alberi», dice Pratesi. E resta, malgrado tutto, ottimista.

© La Gazzetta di Santa