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Come si voterebbe se si votasse oggi
di Davide Ragone

Treccani - 25 settembre 2017

Ricomincia l'attività parlamentare e riprende la discussione sulla legge elettorale. Prima dell'interruzione estiva dei lavori era naufragato in aula l'accordo tra vignetta i maggiori partiti su un sistema proporzionale riconducibile al modello utilizzato in Germania. Da pochi giorni è stata invece depositata sia alla Camera che al Senato una nuova proposta di legge che prevede, in estrema sintesi, un terzo di seggi assegnati con il maggioritario in collegi uninominali e due terzi assegnati con il proporzionale a liste corte bloccate.
Ma se questo ulteriore tentativo di approvare una legge elettorale con un percorso più condiviso non andasse a buon fine, con quali regole l'Italia andrebbe al voto nel 2018?
L'elezione della Camera dei deputati è attualmente disciplinata dalla legge 6 maggio 2015, n.52 (cd. "Italicum"), entrata in vigore il 1° luglio 2016 e dichiarata parzialmente incostituzionale dalla sentenza 35/2017 della Corte costituzionale.
L'Italicum è valido per la sola Camera. Nel corso dell'iter parlamentare è stato, infatti, approvato un emendamento presentato dall'on. D'Attorre, all'epoca della minoranza del PD, che ha tolto anche dal titolo qualsiasi riferimento al Senato, agganciando la legge alla riforma costituzionale, respinta dal voto del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, la quale intendeva trasformare funzioni e composizione del Senato.
La Camera allo stato attuale verrà eletta con un sistema proporzionale fondato su tre punti principali:

  1. la suddivisione del territorio nazionale in 100 collegi plurinominali (i seggi assegnati in ciascun collegio variano da 3 a 9) in cui per ogni lista vi è un capolista bloccato, mentre gli altri candidati devono raccogliere le preferenze;
  2. un premio di maggioranza di 340 seggi (55% dei seggi, esclusi i 12 eletti nella circoscrizione Estero e il seggio della Valle d'Aosta) alla lista che raggiunge il 40% dei voti, mentre i restanti 277 sono ripartiti tra le restanti liste sopra la soglia del 3% con il metodo proporzionale Hare-Niemeyer dei quozienti interi e dei resti più alti;
  3. una soglia di sbarramento unica al 3% su base nazionale valida per tutte le liste.

Gli elettori potranno esprimere sulla scheda il voto per una lista e fino a due preferenze, che devono essere obbligatoriamente rivolte a due candidati di sesso diverso, pena la nullità della seconda preferenza. L'alternanza di genere è favorita anche dal tetto del 60% di capilista dello stesso sesso nei collegi nella stessa circoscrizione e dall'obbligo di compilazione delle liste con alternanza uomo/donna.
La citata sentenza della Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale il ballottaggio tra le prime due liste, considerato lesivo dell'esigenza costituzionale di «non comprimere eccessivamente il carattere rappresentativo dell'assemblea elettiva e l'eguaglianza del voto», dato che avrebbe determinato una assegnazione obbligatoria del premio del 55% alla lista che, non avendo raggiunto il 40% dei voti al primo turno, fosse risultata più suffragata al secondo, a prescindere dal consenso effettivo ottenuto.
La Consulta al contempo ha rigettato la questione di costituzionalità sulla legittimità stessa del premio di maggioranza e ha dichiarato incostituzionale la facoltà per il capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il collegio d'elezione (si procederà per sorteggio).
La Corte costituzionale ha ulteriormente chiarito che il legislatore non è obbligato a introdurre, per i due rami del Parlamento, sistemi elettorali identici, ma tuttavia si «esige che, al fine di non compromettere il corretto funzionamento della forma di governo parlamentare, i sistemi adottati, pur se differenti, non devono ostacolare, all'esito delle elezioni, la formazione di maggioranze parlamentari omogenee».
Per eleggere i senatori è in vigore un sistema assai diverso, chiamato comunemente "Consultellum", visto che risulta da ciò che è "sopravvissuto" della legge 21 dicembre 2005, n.270 (cd. Legge Calderoli o "Porcellum") dopo l'approvazione dell'Italicum per la Camera e la sentenza 1/2014 della Corte costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale il premio di maggioranza e le liste bloccate lunghe, che «rendono la disciplina in esame non comparabile né con altri sistemi caratterizzati da liste bloccate solo per parte dei seggi, né con altri che prevedono un numero dei candidati talmente esiguo da garantire l'effettiva conoscibilità degli stessi».
Il Consultellum è una legge proporzionale che, a differenza di quella della Camera, prevede la possibilità di presentarsi al Senato in coalizioni e stabilisce, sulla base di questa facoltà, tre differenti soglie di sbarramento da superare per ottenere dei seggi: 20% per le coalizioni, 8% per i partiti fuori da una coalizione e 3% per le liste in una coalizione. Essendo i seggi assegnati regione per regione, una lista può chiaramente "perdere" dei voti ottenuti, dove non supera la soglia, dato che non vengono sommati a livello nazionale.
In sintesi, il sistema elettorale vigente vede nel suo complesso due leggi elettorali sostanzialmente proporzionali con questi elementi principali:

  1. alla Camera vi è la possibilità di ottenere il 55% dei seggi per la lista che raggiunga il 40% dei voti (percentuale mai raggiunta alle elezioni politiche italiane dal 1958), mentre al Senato non vi sono più premi di maggioranza;
  2. alla Camera i capilista sono bloccati, mentre gli altri candidati devono ottenere preferenze per essere eletti (se ne possono esprimere due), così come tutti i candidati al Senato (se ne può esprimere una);
  3. alla Camera vi è una soglia unica di sbarramento al 3%, mentre al Senato ve ne sono 3 dovute alla possibilità di presentarsi in coalizioni, sebbene la soglia per le coalizioni sia alta (20%) per piccoli partiti che si coalizzano e l'assenza di un premio di maggioranza rappresenti un disincentivo a coalizzarsi per i partiti maggiori.

L'attuale sistema determinerà quasi certamente la formazione di una maggioranza parlamentare sulla base di accordi postelettorali. Qualora non si riuscisse ad approvare una nuova legge, resta, infine, aperto il tema su quali modifiche risultino obbligatorie per applicare la normativa.
L'armonizzazione delle soglie può essere opportuna, ma non sembra obbligatoria e non potrebbe rientrare, ad esempio, nella decretazione d'urgenza, impattando chiaramente sulla trasformazione dei voti in seggi. Sono, invece, indispensabili modifiche minime per chiarire come l'elettore possa esprimere la propria preferenza per un candidato senatore (e relativa definizione della scheda elettorale) e per esplicitare che i senatori risultano eletti non in ordine di lista, ma sulla base del numero di preferenze ricevute.

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