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Così nacque lo stemma dell'Italia

erasmo – giugno 2016

Al centro una stella bianca a cinque punte bordata di rosso, sovrapposta a una ruota dentata, simbolo del lavoro. Intorno un ramo di quercia, icona di forza e dignità e uno di olivo a significare la volontà di pace

Nella scheda per il referendum del 1946 la Repubblica era stata rappresentata da due fronde di alloro e quercia con al centro la testa dell'Italia turrita e sullo scheda sfondo il profilo della penisola.
Dopo il 2 giugno del 1946, la Presidenza del Consiglio dei Ministri nominò una Commissione incaricata di studiare il nuovo emblema dello Stato. Venne così bandito un concorso fra gli artisti italiani, tra i quali sarebbero stati scelti i cinque migliori e premiati con un compenso di 10.000 lire per ciascuno; salvo poi ad essere invitati a presentare un nuovo elaborato per la scelta definitiva.
Nel bando si raccomandava che l'emblema rispondesse "a criteri di semplicità, dovendo essere facilmente intellegibile e facilmente attuabile sia come sigillo, sia come filigrana, sia come stemma dello Stato" e che si ispirasse "all'unità e alla concordia della Patria".
Al concorso risposero 346 concorrenti con 637 bozzetti; i risultati furono giudicati deludenti. Arrivarono le più svariate, e spesso bizzarre, rappresentazioni: da danze di delfini contornati da spighe a scudi araldici turriti, da carrocci medievali con trombe della vittoria a timoni, da berretti frigi a incudini e ciminiere. Pertanto la Commissione decise di fissare un tema e di proporne lo svolgimento affidandosi ad un piccolo gruppo di artisti che il concorso aveva messo in luce.

Paschetto Paolo Paschetto

La Commissione selezionò dapprima 25 autori, poi ne scelse 5 – Alfredo Lalia, Cafiero Luperini, Publio Morbiducci, Paolo Paschetto, Virgilio Retrosi – ai quali impose i seguenti criteri:

  1. come elemento principale deve figurare nel centro dello stemma una cinta turrita con porta aperta che abbia forma di corona, ma apparenza anche di nobile edificio, e sia quindi insieme segno di sovranità e immagine viva delle attitudini costruttive e delle tradizioni della civiltà di cui deve esser simbolo. Per la rappresentazione di tale sarà opportuno non trascurare le norme del Regolamento tecnico-araldico: facendo possibilmente in modo che l'intera cinta e le torri siano tutte visibili.
  2. Lo stemma dovrà essere completato in basso (in punta) dalla figurazione del mare, in omaggio alla posizione e al destino naturale della penisola italiana e, in alto (nel capo), da una stella raggiante di cinque punte.
  3. Si potrà anche studiare, se, e in qual modo introdurre nello stemma le due parole che rappresentarono il programma del Risorgimento che, come tali, sono iscritte sul fronte del Vittoriano, ma che non sono oggi di minore attualità: Unità, Libertà.

disegno 1947 Nel 1947 la Commissione prese visione dei nuovi disegni e scelse uno dei tre disegni di Paolo Paschetto, professore di ornato all'istituto di Belle Arti di Roma dal 1914 al 1948 e artista polivalente.
Prima della definitiva approvazione i bozzetti dei finalisti furono esposti in una mostra appositamente organizzata presso l'Associazione Artistica Internazionale in via Margutta a Roma. Ma nessuna delle proposte risultò convincente. disegno 1948
Nel 1948 si bandì un nuovo concorso: pervennero 197 disegni opera di 96 artisti. La Commissione, selezionati dapprima 12 disegni ritenuti migliori, scelse all'unanimità quello ideato da Paolo Paschetto, ossia dallo stesso artista che era stato prescelto dalla precedente Commissione.
Una curiosità: inizialmente, per l'Ufficio araldico i due rami dovevano essere di alloro e quercia perché possedevano un significato simbolico di gloria eterna. All'ultimo momento, però, nello stemma l'alloro fu sostituito con l'ulivo per comunicare il senso della pace.
L'Assemblea Costituente approvò lo stemma, così definito: composto di una stella a cinque raggi di bianco, bordata di rosso, accollata agli assi di una ruota di francobollo acciaio dentata, tra due rami di olivo e di quercia, legati da un nastro di rosso, con la scritta di bianco in carattere capitale "Repubblica Italiana".
Nel 1987 si tentò di innovare il simbolo dello Stato lanciando il concorso con premio di dieci milioni di lire. Dei 239 progetti pervenuti 114 misero in grande imbarazzo la qualificata. Nessuno fu scelto e rimase il vecchio emblema di Paolo Paschetto, che allora era docente all'Accademia delle Belle Arti di Roma.
Nato a Torre Pellice, dove morì nel 1963, massone e valdese, l'artista è anche noto per essere l'autore di alcuni francobolli, compresa "la rondine" della prima emissione italiana di posta aerea, e ha realizzato gli affreschi all'Aula Sinodale della Casa Valdese di Torre Pellice, dove gli è stata intitolata una via. …

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