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Volpi condannato
di Marco Preve

la Repubblica - 18 novembre 2017

I giudici della Commissione Tributaria stabiliscono che: "Non può essere considerata associazione dilettantistica"

La Pro Recco di Gabriele Volpi - secondo i giudici del fisco - non è una squadra di dilettanti ma di professionisti della pallanuoto e il patron ha pagato in nero i Gabriele Volpi suoi super atleti. E ora deve versare al fisco quanto ha evaso.
Nei giorni che lo vedono impegnato, assieme al suo braccio destro Gianpiero Fiorani, nella difficile operazione di salvare Carige (e il suo capitale in azioni), Gabriele Volpi, il ricchissimo imprenditore a capo della logistica petrolifera portuale in Nigeria, deve subire un'altra sconfitta nella sua battaglia con il fisco italiano. La Commissione Tributaria Provinciale di Genova (l'equivalente di un tribunale ordinario di primo grado ma per le violazioni in materia di tasse) lo ha infatti condannato a pagare le sanzioni stabilite dagli ispettori dell'Agenzia delle Entrate.
L'accertamento effettuato nel 2014 riguardava gli anni 2009-2011 e verteva proprio sul profilo della Pro Recco, la quale, pur dichiarandosi un'associazione dilettantistica sportiva era, a parere dell'Agenzia delle Entrate, un puro ente commerciale.
Già un'analoga sentenza della stessa Commissione aveva condannato la Pro Recco per lo stesso vizio relativo agli anni 2009-2010, ma questo ultimo pronunciamento è ancora più severo nei toni e nella sostanza.
Infatti, oltre alle conseguenze economiche (maggior imponibile di 216mila euro), le quali, seppur spiacevoli, non rischiano certo di far crollare l'impero di Volpi, questa sentenza aumenta le probabilità che la Federazione Nuoto sanzioni la Pro Recco "strappandole" dal petto i titoli di campione d'Italia di quel triennio e riassegnandoli ai secondi classificati, Posillipo e Savona.
La Fin ha infatti aperto un'inchiesta federale a seguito della pubblicazione delle notizie riguardanti le inchieste sulla Pro Recco e Volpi. Sia quelle fiscali che quelle penali. Procura e finanza indagano infatti su possibili pagamenti in nero ai giocatori con valigette di contanti provenienti dalla Svizzera. Episodi raccontati da due ex dipendenti, una segretaria e un dirigente, della Pro Recco.
Tornando alla sentenza della Commissione Tributaria Provinciale, l'Agenzia delle entrate contestava "irregolarità nella documentazione contabile", "inattendibilità delle scritture contabili", "dichiarazione di perdite pari a un milione e centomila euro a fronte di perdite medie del settore di 45 mila euro circa", "la mancata contabilizzazione delle compravendite dei giocatori tesserati", "l'effettuazione di pagamenti in nero ai giocatori". Tutti i punti che sono stati accolti dai giudici.
La difesa di Volpi, affidata all'avvocato milanese Alberto Iadevaia, legale di fiducia di Fiorani, ha argomentato che Pro Recco sottolinea nello statuto la sua nascosto essenza dilettantistica. Ma i giudici rispondono che il regime fiscale agevolato riconosciuto agli enti dilettantistici va anche accertato "in concreto", non può bastare la mera appartenenza alla categoria.
E proseguono dicendo che è "stata ampiamente dimostrata la natura di ente commerciale" e più avanti si cita "l'assoluta inesistenza della documentazione relativa al versamento delle quote associative… una costante violazione del sistema di democraticità… inesistente tenuta dei verbali assembleari… la presenza di solo 15 soci sui 17 dichiarati, di cui 5 residenti in Nigeria (Volpi e famigliari), una società svizzera, una società olandese e solo due soci residenti a Recco".
E ancora i giudici evidenziano come "nel 2011 Volpi abbia effettuato finanziamenti infruttiferi per 944mila euro… e ha rinunciato al credito di un milione 319 mila euro derivante dal finanziamento infruttifero del 2010". Gli unici incassi di rilievo della Pro Recco risultano, inoltre, essere quelli "della gestione di stabilimento balneare quale attività commerciale".
Proprio il "carattere predominante" commerciale fa concludere alla Commissione Tributaria che "difetta alla Pro Recco il requisito per esser considerata associazione sportiva dilettantistica".
In altre parole, quello che molti nel mondo dello sport pensavano ma che in pochi hanno detto, lo stabiliscono oggi dei giudici tributari: ovvero i milioni di Volpi - milioni in parte neri è il sospetto di magistrati e finanzieri - avrebbero permesso alla Pro Recco di diventare una squadra di supercampioni ma falsando le regole di una disciplina formalmente dilettantistica.
Ora Volpi, dopo aver pagato anche le spese legali del giudizio, 4mila euro, ricorrerà quasi sicuramente in appello, davanti alla Commissione tributaria regionale.

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