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Carige: fregatura per i vecchi azionisti di minoranza
di Salvatore Gaziano

SoldiExpert – 20 novembre 2017

Dopo un tira e molla fra azionista di maggioranza (Malacalza) e consorzio di collocamento l'aumento si farà ma chi non aderirà perderà quasi tutto. Salvatore logo Gaziano (SoldiExpert SCF) a Caffè Affari (Class CNBC) spiega gli effetti dell'aumento e perché in Liguria (e non solo) diverse nubi si addensano su questa economia.
Questa è la settimana del Thanksgiving Day, il Giorno del Ringraziamento, che giovedì 23 novembre nella tradizione statunitense significherà servire in tavola quasi 50 milioni di tacchini al forno intorno a famiglie festanti.
Chi in Italia in questa settimana subirà un sacrificio meno cruento ma comunque significativo sono gli azionisti di minoranza di Banca Carige (si stimano in 50.000 di cui il 73% liguri) che con il travagliato disco verde all'aumento di capitale da 500 milioni di euro si troveranno a dover giocare al "lascia o raddoppia". Anzi o "perdi quasi tutto oppure decuplichi l'investimento".
E' l'effetto delle caratteristiche dell'aumento di capitale annunciato nel fine settimana di Banca Carige che prevede l'emissione di quasi 50 miliardi di azioni (roba da Stato dello Zimbabwe!) al prezzo di un centesimo di euro nel rapporto di una nuova azione ogni 60 vecchie azioni possedute.

Berneschi Giovanni Berneschi

Considerando che in Liguria gli abitanti sono stimati in meno di 1,6 milioni è come dire che ogni ligure (neonati compresi) dovrebbe in teoria sottoscrivere oltre 30.000 azioni della banca!
Si chiamano aumenti di capitale "diluitivi" e servono proprio a mettere una sorta di pistola alla tempia agli azionisti per costringerli ad aderire se non vogliono perdere tutto quanto investito e le banche che costituiscono i consorzi di garanzia da diversi anni utilizzano anche questa tecnica per cercare di "costringere" gli azionisti di minoranza a restare nella partita e nel caso di inoptato (azioni non sottoscritte in prelazione dagli azionisti precedenti) a sottoscrivere le azioni a un prezzo "mini" che cerchi di minimizzare il loro rischio.
Non c'è da stupirsi quindi che stamane il titolo Banca Carige riammesso alle quotazioni in asta di apertura ha un valore teorico di 0,07-0,10 euro con un ribasso di circa il -35/50% rispetto a quello dell'ultima quotazione.
Il futuro di questa banca con l'esecuzione dell'aumento di capitale da 560 milioni di euro e con il sostegno del consorzio di garanzia (salvo ulteriori clamorosi eventi) dovrebbe nell'immediato ritornare più sereno ma resta per questa banca come per molte banche "territoriali" (una volta sinonimo di "forza" oggi invece di "concentrato di rischi") il forte problema di recuperare il tempo perduto.
Una guerra contro il tempo ma anche contro il mercato che è molto cambiato negli ultimi anni nonostante nei piani industriali delle banche italiane questo non viene mai molto seriamente preso in considerazione e si continuano a scrivere "libri dei sogni".

Malacalza Vittorio Malacalza

La raccolta diretta di questa banca continua a calare da anni in modo significativo e l'offerta diventa sempre meno competitiva con quella di altre banche in molti servizi.
E l'economia ligure (dove si contano oltre 200 sportelli) non brilla certo per dinamicità.
Fra le regioni del nord Italia la Liguria è fra quelle che ha perso più PIL dal 2007 con tassi peggiori della media del Mezzogiorno. Ed è fra le regioni più "vecchie" in Italia come media della popolazione, peggior tasso di crescita della popolazione e il peggior tasso di apertura di nuove imprese.
Tutti dati che dovrebbero far riflettere sui rischi di una banca "territoriale" che ha perso in questi anni tempo prezioso ad affrontare i problemi del passato (questo aumento è da 2 anni che aleggia e per farlo la BCE ha dato a questo punto tempi perentori per l'esecuzione) e di cui l'azionista di maggioranza relativa Vittorio Malacalza sembra non essersi reso conto quando è entrato in che situazione si andava a mettere e l'ultima cosa che doveva fare era quella di andare a spaventare i piccoli azionisti (correntisti della banca) già provati dalla gestione Berneschi e che non amano i colpi di scena continui.
Risolvere il problema delle sofferenze è certamente prioritario ma non è solo questo il problema di banche come Carige, Creval [Credito Valtellinese] e molte altre che negli anni futuri rischiano sempre più di vedere i loro clienti migrare verso banche più specializzate, competitive, sicure o innovative.

Carige, come i top manager svaligiarono la banca

SoldiExpert – 10 agosto 2017

Su Sky da alcune settimane spopola fra gli appassionati del genere la serie "Riviera", un ritratto nerissimo e insieme sfavillante del jet set della Costa Azzurra, a base di scandali bancari, sesso, segreti e inganni. Una fiction.
Ci sono meno di 200 chilometri fra Montecarlo e Genova ma la realtà che emerge dalla lettura del libro "Banche in sofferenza. La vera storia della Carige di Genova" (goWare ed Epoké Editori) scritto dalla giornalista Carlotta Scozzari supera la fantasia. E la riviera italiana non ha nulla di invidiare a quella francese.
Un libro racconta la vera storia di banca Carige
A Genova di sesso se ne fa poco (il tasso di natalità in Liguria ha il record negativo) ma in quanto a imbrogli finanziari, scalate e tradimenti e colpi di scena non manca nulla nella storia di Carige.
C'è un protagonista principale che emerge fortissimo in questo sfascio (ma non è il solo) ed è Giovanni Berneschi, l'ex presidente di questa banca e il vero dominus degli ultimi decenni di questo istituto.
A febbraio è stato condannato in primo grado a otto anni e due mesi (con la libertà vigilata) e alla confisca di 26 milioni di euro con l'accusa di associazione copertina a delinquere, truffa e riciclaggio.
"Ci mancava mi sparassero", la prima reazione a caldo dell'ex vertice Carige dopo la lettura del dispositivo della sentenza.
Oltre 2 anni in più di quanto aveva chiesto il pm Silvio Franz in un processo dove erano imputate altre 7 persone fra assicuratori, commercialisti, immobiliaristi, notai e avvocati della Genova che conta.
Come ti rapino una banca a Genova
La maxi truffa per l'accusa (oltre un centinaio di milioni di euro fatti sparire e accertati) consisteva nel far acquistare dal ramo assicurativo della banca (Carige Vita Nuova) immobili, hotel e quote azionarie di imprenditori compiacenti a prezzi gonfiati per poi dividere il malloppo milionario.
E nel libro della Scozzari si scoprono molte cose interessanti su come funzionava il "giro del fumo".
Per esempio le assicurazioni Carige Vita Nuova comprano dall'immobiliarista Ernesto Cavallini (condannato a 8 anni e 6 mesi) gli alberghi Hotel Mercure di Milano e l'hotel Pisana di Roma al prezzo complessivo di 70,5 milioni di euro, cifra che "risulta essere di circa il 50% superiore al reale valore grazie alle valutazioni gonfiate del valore dei due alberghi".
I soldi delle mega creste, documenta l'accusa, vengono poi spartiti dall'ex capo di Carige, Berneschi, dall'ex capo del ramo assicurativo, Ferdinando Menconi (7 anni) e dagli imprenditori e professionisti complici e reinvestiti in Svizzera (per esempio l'Holiday Inn di Lugano) attraverso varie aziende schermo domiciliate in mezzo mondo.
Un format di truffa utilizzato con successo diverse volte.
Sì stiamo parlando proprio dell'ex numero 1 della banca ligure (dove percepiva un compenso annuo milionario) nonché dal luglio 2009 al 2014 ex vice-presidente dell'Abi, l'associazione dei banchieri (la stessa che aveva nominato Mussari di MPS [Monte dei Paschi di Siena] come presidente) che frodava da anni la sua stessa banca secondo gli atti processuali.
Prove e intercettazioni raccolte nel libro veramente imbarazzanti non solo nei confronti di questo banchiere ma anche nei confronti dei passati consigli di amministrazione come dei sindaci e revisori che non si accorgevano della tosatura da centinaia di milioni di euro operata nei confronti dell'istituto di credito ligure. Con autorità di controllo per molti anni distratte su quello che accadeva a Genova e dintorni.
Dal dicembre 2012 iniziano le ispezioni di Bankitalia (le sanzioni arriveranno nel 2014) che rilevano le "stranezze" di questa banca dove alcuni imprenditori vicini a Berneschi o rappresentati nel consiglio di amministrazione ricevono crediti a go go.
E se anche non pagano i debiti si continuano a finanziare pur di non svalutare quanto già concesso e far emergere le perdite milionarie. E si comprende così leggendo questo libro come Carige sia arrivata a cumulare oltre 7,2 miliardi di crediti deteriorati.
Gli immobili dati a garanzia vengono valutati generosamente attraverso perizie "display" (definizione degli ispettori Bankitalia), ovvero al computer, senza nemmeno recarsi sul posto per vedere se esistono veramente e in che stato si trovano. Le perizie poi sono gonfiate come insegnano tutte le cronache finanziarie di malafinanza di questi anni.
Genova per noi
C'è tutta la Genova che conta intorno a Berneschi all'apice del suo lunghissimo potere che lo fa diventare il Doge della città. C'è la sponda berlusconiana di Forza Italia con Alessandro Scajola come vice-presidente (fratello del più noto ex ministro nel cda di Carige) ma anche il mondo delle Coop rosse. C'è il feeling grafico con l'ex governatore ligure, Claudio Burlando ma anche la curia genovese grazie ai buoni rapporti con Tarcisio Bertone, ex segretario di Stato del Vaticano.
In Carige (e non solo purtroppo) il modello in voga è basato sui "debitori di riferimento". Imprenditori che siedono nel consiglio di amministrazione e, approfittando della posizione influente, si fanno finanziare dalla banca stessa. Il modello alla "genovese" fa proseliti in tutta Italia e Berneschi si merita anche il titolo di Cavaliere del Lavoro nel 2005 e la laurea honoris Causa in "Economia Bancaria", titolo concesso in pompa magna dal'Università di Genova.
Poi il precipizio giudiziario per Berneschi ma anche per gli azionisti di Banca Carige che hanno visto in questi anni crollare del 95% il titolo. Le vicissitudini di Carige non finiscono, infatti, con la defenestrazione di Berneschi ma come in un thriller finanziario a Genova i colpi di scena non finiscono mai.
Sul mercato si fa largo un cavaliere bianco o almeno così si presenta l'industriale siderurgico miliardario Vittorio Malacalza, che diventa nel 2015 l'azionista di riferimento di banca Carige con una quota inferiore al 18%.
Arriva in Carige dopo aver guadagnato 300 milioni di euro in 5 anni grazie a una partecipazione in Pirelli dove ha fatto vedere i sorci verdi a Marco Tronchetti Provera e punta quasi tutta la "simpatica plusvalenza" sulla banca genovese. Dopo 2 anni però il suo investimento si è svalutato di circa 200 milioni di euro col titolo Carige sprofondato e la necessità secondo la BCE di varare un nuovo aumento di capitale "decisivo" che sarebbe poi il terzo in quattro anni.
Sotto la Lanterna i soldi non bastano mai
Una roba questa della ricapitalizzazione che non piace per niente al mercato e ai piccoli soci già provati visto che a Piazza Affari oggi Carige capitalizza circa 200 milioni di euro e ci sarebbe da richiedere al mercato almeno 550 milioni di euro (viene chiesto ai soci praticamente di triplicare l'investimento) più ricavare altri 200 milioni dalle cessioni soprattutto immobiliari. E con la BCE che aleggia come un falco da tempo, minacciando il commissariamento se non si arriva a un più definitivo riassetto.
L'ultima semestrale licenziata dall'amministratore delegato Paolo Fiorentino (ex Unicredit) nuovo di zecca di Carige cerca di vedere la luce in fondo al tunnel ma i conti restano pesanti. La semestrale 2017 indica una perdita di 154,9 milioni di euro con proventi operativi in discesa del 14,4% rispetto a un anno fa.
Rispetto a qualche anno fa la banca ha ridotto di circa la metà tutti i ricavi e l'attivo; il patrimonio netto ammonta a 2,1 miliardi di euro ma nonostante la cessione di sofferenze per quasi un miliardo di euro il portafogli crediti deteriorato resta elevato con inadempienze probabili a quota 2,3 miliardi di euro netti.
La situazione dentro Carige resta tesa su più fronti. Fra i soci eccellenti di Carige alcuni azionisti come il discusso miliardario Gabriele Volpi (che ha scelto Gianpaolo Fiorani, ex numero 1 della Popolare Lodi, come suo braccio destro) hanno iniziato da tempo a muoversi in disaccordo rispetto alle posizioni di Malacalza.
Sono state avviate dall'attuale azionista di maggioranza relativa azioni di responsabilità nei confronti sia di Berneschi che dei successivi vertici (Montani e Casltebarco) e anche l'amministratore delegato nominato dallo stesso Vittorio Malacalza (che è anche vicepresidente di Carige) dopo la sua presa, Guido Bastianini, è stato sfiduciato a giugno di quest'anno dopo un appello al cda dello stesso Malacalza: "o me o lui".
I colpi di scena non mancano a Genova compresa la cessione delle compagnie assicurative (ex Carige Vita e ora Amissima) avvenuta nella primavera del 2015 al gruppo americano Apollo (gestore di asset per 200 miliardi di dollari) che viene duramente contestata dall'attuale proprietà di Carige per il valore della transazione giudicata troppo bassa.
Quando gli americani di Apollo prelevarono 446 milioni di euro dalla liquidità di Carige e poi…
Ma non solo. Ci sono accuse pesantissime da parte dei legali di Malacalza agli americani di Apollo. Con richieste di risarcimenti di danni economici da centinaia di milioni di euro e particolari inquietanti come quando le assicurazioni Amissima nel mese di dicembre 2015 nel giro di un mese prelevano quasi tutta la liquidità giacente presso banca Carige per impiegarla in altro modo.
Dai conti di Carige sparisce così quasi la metà della liquidità visto che si tratta di quasi 446 milioni di euro e questa situazione mette in allarme la BCE. Un simile prelievo accende tutte le spie rosse dei controllori e mette in forte difficoltà la banca genovese.
Qualche mese a dopo un nuovo colpo di scena: il fondo Apollo annuncia un'offerta per rilevare i crediti deteriorati in blocco di Carige e iniettare 550 milioni di euro nel capitale della banca ligure per diventare il primo azionista. Malacalza non ci sta, sospetta che ci sia un disegno per portargli via la banca in modo rapace e fa causa miliardaria agli americani di Apollo che contro-denunciano.
E tutto questo succede a Genova e non in un film come spiega l'avvincente libro di Carlotta Scozzari per gli appassionati del genere thriller finanziario all'italiana. Dove la realtà supera sempre la fantasia.

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