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Paese che vai… Natale che trovi
di Franco Goy

Notizie IBM – dicembre 1973

Nel mondo, vi sono tanti modi per celebrare la ricorrenza del Natale dettati dalle tradizioni locali. A essi, quest'anno, se ne aggiungerà un altro in conseguenza mappa di un evento straordinario: la comparsa della cometa di Kohoutek, che materializzerà nei nostri cieli l'immagine della fatidica "Stella di Betlemme".
Ne avevano parlato le profezie: "Sorgerà una stella e sotto il suo segno sarà partorito un re, il quale diventerà potente nei cieli e in terra." Ne parla anche Matteo all'inizio del suo Vangelo; ed è su questo racconto, in particolare, che è stata edificata la leggenda dell'astro apparso ai re Magi.
Le probabilità d'identificare la cometa di Kohoutek con la stella di Betlemme sono tuttavia scarse, dato che, per giungere adesso all'appuntamento con il nostro pianeta, avrebbe iniziato la sua lunga galoppata nello spazio diecimila anni or sono. Viene da troppo lontano e, se mai si lasciò ammirare in precedenza (ha una coda lunga un centinaio di milioni di chilometri), la sua visita avvenne, evidentemente, in epoca anteriore alla storia registrata.
Ma i calcoli degli astronomi sono una cosa; la fede (e la poesia) un'altra. Va da sé, comunque, che Kohoutek merita di essere definita la "Cometa di Natale": se non proprio dell'anno zero, del 1973, consentendo per la prima volta un effettivo riscontro nella volta del firmamento tra l'argentea stella dalla lunga coda sfavillante che adorna il presepe, o l'albero natalizio, con un corpo celeste pressoché identico nella forma.
Coincidenza vuole, per soprappiù, che la nuova cometa (venne scoperta ai primi di marzo) raggiungerà il massimo splendore tra il Natale e l'Epifania, cioè nel periodo in cui il presepe, o l'albero natalizio, rinnovano con intensità la loro antica suggestione. Si tratta anche del periodo in cui la stella di Betlemme, come è stato tramandato, guidò i Re Magi nel loro viaggio dall'Oriente alla Galilea ("Ed ecco la stella andar loro dinanzi finché, giunta sopra il luogo dov'era il bambino, si fermò").
Il Natale è una delle occasioni, se non la sola, che predispongono 1'animo a rivivere le favole più delicate. Così non ci si sentirà estranei all'emozione procurata dalla cometa di Kohoutek, e ai suoi richiami al passato, anche nel caso in cui non si ignori che la Natività ebbe diverse collocazioni nell'arco del calendario (in aprile, in giugno, in gennaio) prima che un papa stabilisse in maniera definitiva la data del 25 dicembre, sovrapponendola ad altra festa pagana.
Accadde nel terzo secolo; ma non bastò quel provvedimento perché cambiassero repentinamente le abitudini della gente, occupata, per la circostanza, a mangiare, a bere, a divertirsi. "Ricordatevi - ammonirà più tardi sant'Agostino - che festeggiamo questo giorno non per la nascita del Sole, come facevano i pagani, bensì per onorare Colui che l'ha creato."
A distanza di un millennio e mezzo, le parole di quel grande e severo dottore della Chiesa, che postulò come essenziali le doti della vita interiore, possono anche non sembrare fuori posto qualora si considerino i risvolti meramente consumistici del cosiddetto "Natale con la tredicesima". Più beni, minore magia. Con la conseguenza che di certe ingenue credenze, di certe tipiche usanze, che avevano dalla loro il candore e la spontaneità, si va perdendo il gusto di alimentarle con convinzione e trasporto.
Una carrellata sui costumi natalizi nel mondo diventa per molti versi, dopo quanto s'è osservato, una ricerca del tempo perduto. Il loro fascino, a dispetto di tante altre distrazioni del vivere moderno, permane, tuttavia, intatto. Forse basta accostarvisi con semplicità d'animo per goderne interamente.
Cominciamo dal Nord, visto che al Natale si addice la neve, anche se, a ben pensarci, i luoghi dove nacque Gesù godono per tutto l'anno di un clima mite: in delfini Palestina, la temperatura di dicembre non scende mai sotto i dieci gradi centigradi. La neve, evidentemente, appartiene più a una concezione della vista definitasi nei secoli che a un quadro realistico della Natività.
In Finlandia, siamo nella stagione più buia e malinconica dell'anno e Babbo Natale veste una giacca di pelle di lupo. Nelle città vengono aperte speciali "strade natalizie", piene di luci e di richiami commerciali. Il programma della vigilia comprende anche una sauna; è poi consuetudine una visita al cimitero. La sera, pranzo abbondante: non manca il cosiddetto "pesce in liscivia", fatto di merluzzo con una salsa bianca e pepe. Ma tipica è la polenta di riso, contenente una mandorla portafortuna: chi la trova nel suo piatto si sposerà entro l'anno.
In Svezia, le strade si trasformano in trionfali gallerie disegnate da festoni di lampade (questo, almeno, nei centri cittadini), alle finestre appaiono stelle luminose. Le feste hanno il loro prologo il giorno di santa Lucia, con tante ragazze alte e bionde dalla testa incorniciata da una corona di candeline accese. Attenti, secondo la leggenda, a chi nascerà nella notte del 25 dicembre: se uomo, diventerà un lupo mannaro; se donna, una strega.
In Norvegia, canti e suoni mentre viene bruciato dai contadini un grosso albero nei boschi, dopo averlo isolato dagli altri per evitare disastrasi incendi. A Oslo, l'associazione del turismo risponde personalmente ai bambini di tutto il mondo che hanno scritto a "Papà Natale, Palazzo di Neve, Via del Gelo, Polo Nord." Per sfamare gli uccelli si sparge grano nei campi, mentre sulle tavole compare carne di maiale con cavoli.
Comune ai paesi scandinavi è lo scherzoso "Julklapp", ossia la reciproca offerta di enormi pacchi accuratamente confezionati e che, scarta scarta, fanno scoprire all'ultimo un piccolo oggetto divertente (ma anche prezioso). Cortei di fanciulli, che cantano strofe pastorali, vanno di casa in casa preceduti dal marmocchio più piccolo: è incaricato di portare un'asta sormontata da una grande stella luminosa. Molto diffusa la cerimonia del vischio, per scambiarsi sotto di esso baci e promesse, nonché per allontanare i geni maligni dalla casa e gli spiriti cattivi dai suoi abitanti.
In Polonia, i presepi più originali nascono dalle mani e dal gusto di artigiani, che impiegano esclusivamente carta stagnola d'ogni colore. A Cracovia, viene indetto un apposito concorso. Si chiamano "pierog" gl'immancabili pasticcini di carne molto piccanti, aromatizzati con maggiorana.
Per stare nell'Europa settentrionale ecco, ai quattro lati di una piazza, in paesi e città, quattro sedicenti astrologi (per il loro numero, si richiamano agli evangelisti), che traggono gli oroscopi dallo spirare del vento, dal rincorrersi delle nuvole. Quanto alla luna, nessun problema: se è crescente (come quest'anno), messi abbondanti e qualsivoglia sventura scongiurata; se è calante, calamità in vista da allontanare con le preghiere.
In Romania, ha lontane origini una sacra rappresentazione che si chiama "La capra". Oltre all'animale che dà il titolo allo spettacolo (balletti, musiche, allegorie), ne sono protagonisti Il Vecchio, Il Capo e La Giumenta, che agiscono di solito, come nel Medioevo per recite consimili, sul sagrato di una chiesa.
Nei Balcani, due giorni di digiuno prima di concedersi al "picak", cioè montone alla brace. Il "sarma" è invece un piatto jugoslavo a base di foglie di cavolo spiaggia con carne di maiale affumicata, salsicce e lardo. Cinque ceppi incrociati di legni diversi e irrorati di vino vecchio costituiscono un rito propiziatorio montenegrino, mentre in Croazia due focacce, una sguarnita e un'altra copiosamente farcita, stanno a simboleggiare, rispettivamente, il Vecchio e il Nuovo Testamento, quest'ultimo arricchito dal Verbo evangelico.
Alle consuetudini della vigilia di Natale non è estranea l'Unione Sovietica. Le ragazze delle campagne, il volto nascosto da uno scialle, sono in attesa all'interno di un'isba. E' dilettevole fatica dei loro pretendenti, una volta entrati, riconoscere la propria innamorata: se indovinano la scelta, andranno dritti al matrimonio prima che scada un anno.
In Austria, c'è, a pochi chilometri dalla pittoresca Steyr, un piccolo paese che si chiama Christ Kinder, cioè Gesù Bambino, dove giungono le lettere fiduciose di bambini d'ogni continente. Sono talvolta vere opere d'arte i pupazzi intagliati nel legno e non privi di virtù interpretative i suonatori di flauto che girano per le strade (un flauto magico come quello mozartiano).
In Germania, attraenti i famosi "Weihnachtsmarkt", i mercati all'aperto, tra i quali si aggirano orchestre impegnate in classiche musiche natalizie. Siamo nella patria dell'albero di Natale, un'usanza inaugurata dalla duchessa di Brieg (o da Martin Lutero?) e diffusasi dappertutto, magari sostituendo il più delicato presepe. Piccoli abeti vengono collocati anche sulle tombe.
In Francia, la decorazione più smagliante trasforma in tante sorprese annuali gli alberi degli Champs Elysées, la più celebre strada di Parigi, e la massima cura viene dedicata agli arrosti di tacchino o di oca; ma il "réveillon" del 24 dicembre si presenta con ostriche, paté e altri manicaretti. In Provenza, offerta e benedizione dell'agnello, mentre la prosperità viene assicurata da una coppa di vino vecchio versata nel camino.
In Inghilterra, piace lo "Snapdragon", con premi a sorpresa da pescare in una bacinella colma di rum fiammeggiante. Piacciono il tacchino e il "plumpudding", il vischio e l'agrifoglio: nel dolce sono nascosti un ditale, una carta da gioco e un penny, che porteranno fortuna a chi li avrà trovati.
Completiamo questa rassegna con gli Stati Uniti per imbatterci in quel simpatico vecchione di Santa Klaus che è la versione d'oltre Atlantico di Babbo Natale messosi al servizio dei desideri infantili e dei grandi magazzini. A New York, c'è il superlativo albero natalizio del Rockfeller Center, quasi un miracolo di tenerezza tra il cemento dei grattacieli; c'è il carillon elettrico dell'Empire State Building che diffonde le note di I'm dreaming of a white Christmas (io sogno un bianco Natale); ci sono i pupazzi animati di Park Avenue. In Arizona, un paesino che è stato battezzato Christmas, cioè Natale, risponde a tutti quanti scrivono lì per ottenere un biglietto timbrato con un tal nome: un augurio di Natale che viene da Natale.

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