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Fenomeno bitcoin: la bolla del secolo?
di Salvatore Gaziano

SoldiExpert – 30 novembre 2017

Il 18 gennaio 2014 la Gazzetta aveva pubblicato l'articolo "Bitcoin: moneta o giocattolo?"

Sempre più persone ne parlano: le monete digitali come i Bitcoin, nate come fenomeno "underground", stanno sempre più diventando "mainstream".
Dovevano fare la "guerra" al sistema della finanza tradizionale, ma a vedere quello che sta succedendo a Wall Street, Chicago (dove ha sede la più grande borsa bitcoin di trading di strumenti derivati del mondo che ha annunciato l'intenzione di quotarne i future) e dintorni le criptovalute si candidano a diventare da fenomeno cyberpunk a roba che verrà venduta in banca per "diversificare" anche alla nostra mamma.
Ma sono anche la nuova frontiera di tantissime truffe o promesse di guadagni facili che i professionisti delle vendite piramidali e della fiera delle illusioni sono pronti a cavalcare nei modi più fantasiosi.
Intanto il mercato delle criptovalute (non solo Bitcoin ma anche Ethereum, Ripple, Dash, Litecoin, Iota e centinaia di altre valute virtuali nate sulla scia del successo della prima valuta digitale) cresce quasi senza soste. Almeno dal punto di vista speculativo a vederne l'ascesa stellare dei prezzi. Per quattro anni consecutivi dal 2010 al 2013 non c'è nessuna "valuta" che si è apprezzata più del Bitcoin.
Nel 2015 la criptovaluta n.1 (il Bitcoin) straccia tutte le altre come apprezzamento e si aggiudica un'altra medaglia d'oro. Nel 2016 il Bitcoin ha messo a segno un rialzo del +126% che ha fatto impallidire l'apprezzamento del real brasiliano (+21,9%), del rublo russo (+17,8%), del dollaro canadese (+3%) e dello yen (+2,8%). La corsa del Bitcoin sembra inarrestabile anche quest'anno grazie a una performance del + 1060% (mentre scriviamo alle 17,49 del 29 novembre 2017 con il prezzo del Bitcoin a 11.171 dollari), anche se si sono viste cadute a più riprese anche del 20% delle quotazioni nel giro di poche sedute.
In Borsa (o per meglio dire negli exchange) va alla grande, diversi negozi nel mondo accettano di essere pagati in Bitcoin e quindi, si chiedono molti investitori, perché non puntare il 5-10% del capitale sulle criptovalute? Intanto iniziamo a capire di cosa stiamo parlando prima di "giocarvi" (e se siete disposti anche a perdere tutto) un decimo o un ventesimo del nostro patrimonio.
Genesi di una criptovaluta
Con il termine criptovaluta si intende una valuta digitale, non legata come le monete tradizionali a qualcosa di fisico come cartamoneta, oro o metalli, quindi "virtuale" e la cui esistenza è definita da un algoritmo matematico.
Non vi è una banca centrale o una Zecca che batte moneta o la emette, ma il potere di "signoraggio", se volessimo utilizzare questa metafora, appartiene teoricamente a tutti ("il popolo del web") a determinate condizioni.
Secondo gli ideatori del sistema Bitcoin (in realtà il presunto inventore Satoshi Nakamoto è lo pseudonimo di un geniale personaggio che non ha un volto) e poi delle successive criptovalute o criptomonete proprio l'assenza di una banca centrale e del sistema finanziario è da considerare fra i punti di forza. Un progetto nato dall'incontro di informatici di cui molti simpatizzanti del movimento cyberpunk e contestatori dell'attuale sistema capitalistico e finanziario basato sulle banche.
Il Bitcoin e i suoi fratelli
In principio la prima criptovaluta è stata il Bitcoin, che rappresenta di questo mercato la più importante come capitalizzazione e scambi. Fra le altre criptovalute più trattate ci sono Bitcoin Cash, Ethereum, Ripple, Litecoin, Dash, Iota, Monero. Su un sito come Coinmarketcap.com è possibile seguirne le quotazioni e la circolazione insieme a quelle di ulteriori 1300 criptovalute (ogni giorno negli ultimi 2 mesi sono nate 3 nuove valute digitali che continuano a venire emesse, anche con propositi truffaldini e di vero far west, quasi ogni settimana in tutte le parti del mondo).
Una criptovaluta è una moneta virtuale generata attraverso un algoritmo.
Si chiama "cripto" valuta perché il software che la crea e la gestisce utilizza dei sistemi di creazione basati sulla crittografia. L'etimologia Kryptós (nascosto) e graphía (scrittura) ci ricorda le due parole greche che compongono il termine crittografia. Un sistema pensato per rendere illeggibile un messaggio a chi non possiede la soluzione per decodificarlo.
E la crittografia nella valuta digitale ha per semplificare tre funzioni fondamentali:

  1. Il funzionamento e la codifica di un protocollo matematico per la creazione di nuove unità di valuta.
  2. La convalida di tutte le transazioni affinché non vi siano equivoci o manomissioni cioè che una stessa unità di valuta non venga utilizzata 2 volte quasi contemporaneamente (double spending) ovvero il rischio che un utente malintenzionato provi a spendere i propri Bitcoin verso due diversi utenti contemporaneamente.
  3. Il mining di Bitcoin ed il block chain esistono per creare un consenso sulla rete e decidere quale delle due transazioni sia considerata valida e prevenire situazioni di frode.

La criptovaluta? Me la creo
La rete Bitcoin crea e distribuisce in maniera completamente casuale un certo ammontare di monete all'incirca sei volte l'ora ai client che prendono parte alla rete in modo attivo, ovvero che contribuiscono tramite la propria potenza di calcolo (molto energivora) alla gestione e alla sicurezza della rete stessa.
A mio figlio Federico di 9 anni ho spiegato che questo procedimento assomiglia un po' a quello che accade nel libro/film "La fabbrica di cioccolato" dove solo i cinque bambini che troveranno all'interno di una tavoletta di cioccolato "Willy Wonka" un talloncino d'oro saranno ammessi alla visita della fabbrica delle meraviglie. bambino
Per fare in modo che il network del Bitcoin sia protetto dall'inflazione ovvero dall'emissione di una massa monetaria eccessiva, c'è un limite massimo di bitcoin (il cosiddetto effetto "scarsità") che possono essere messi in circolazione nello stesso momento ed è 21 milioni di bitcoin. Questo tetto massimo non può essere modificato per via della programmazione che ne sta alla base e attualmente il numero totale di bitcoin "minati" secondo i dati rilevabili sul sito blockchain.info, si aggira attorno ai 16,7 milioni. E ogni criptovaluta ha le sue regole.
A livello teorico chiunque può emettere (o "minare") Bitcoin o altre criptovalute tramite software e hardware dedicati anche se questo business è diventato col tempo sempre meno profittevole e soprattutto fra i Paesi dove è meno conveniente farlo al mondo c'è proprio l'Italia a causa dell'altissimo costo dell'energia elettrica.
Ad agosto di quest'anno un impiegato del dipartimento di istruzione di New York è stato sanzionato perché si era messo a produrre Bitcoin sfruttando la server farm dell'amministrazione pubblica ed è stato scoperto. Ma questo non è certo il primo caso e nemmeno il più clamoroso perché a gennaio di quest'anno era stato colto con le mani nel sacco addirittura un impiegato della Federal Reserve che si era messo a "minare" Bitcoin su un server di proprietà della banca centrale statunitense!
Produrre bitcoin è come lavorare in miniera digitale
Per produrre Bitcoin (il procedimento di "mining") è necessario quindi disporre del software e dell'hardware necessario per poter processare milioni di dati e l'ottenimento di Bitcoin è una sorta di premio che viene assegnato a chi partecipa con successo alla gestione dell'infrastruttura digitale, la cosiddetta block chain, e ne risolve per primo la convalida di un "blocco".
La blockchain è il protocollo su cui si basa il Bitcoin e il mondo delle criptovalute. Secondo molti esperti è la vera rivoluzione tecnologica che comunque modificherà molte attività e professioni nel futuro indipendentemente dall'ascesa o crollo delle monete digitali.
La blockchain è, infatti, il libro contabile in cui sono registrate tutte le transazioni rese possibili dall'approvazione del 50%+1 dei nodi. Un database distribuito che sfrutta la tecnologia peer-to-peer e chiunque può quindi prelevarlo dal web, diventando così un nodo della rete. Ovvero una rete informatica in cui ognuno dei computer collegati ha al pari di tutti gli altri accesso alle risorse comuni, senza che vi sia un'unità di controllo dedicata come server e tutti i partecipanti possono scambiarsi i file. tecnologia
Un sistema di verifica aperto che non ha bisogno del benestare delle banche e di un'autorità centrale per effettuare una transazione.
Blockchain è quindi il protocollo di comunicazione che consente la creazione del bitcoin e ne è la prima e più importante implementazione. La traduzione di block chain è "catena di blocchi" e in questo registro pubblico tutte le transazioni in Bitcoin vengono registrate in modo ordinato e questa potrebbe diventare secondo alcuni l'internet delle Transazioni.
Ma Bitcoin e blockchain non sono la stessa cosa ed esisteranno sempre più implementazioni in capo alla block chain non correlate ai Bitcoin. Dai contratti smart al mondo assicurativo e bancario, dai pagamenti digitali al registro delle transazioni notarili e della pubblica amministrazione. Le possibili applicazioni della blockchain sono pressoché infinite e in tutto il mondo delle start up, ma anche delle imprese e attività tradizionali, si stanno sviluppando sempre più progetti per sfruttare questa tecnologia digitale.
Comprese le banche che dal Bitcoin secondo i progetti originari dovevano essere estromesse e sconfitte e oggi invece sempre più (fra quelle che più investono in ricerca & sviluppo) studiano e investono sulla tecnologia blockchain perché sempre più convinte che questo protocollo potrà rivoluzionare molti settori.
Nella block chain sono registrate tutte le transazioni fatte in Bitcoin dalla prima volta che è stato utilizzato (2009) ad oggi. Un libro contabile aperto e controllabile da tutti la cui copia viene condivisa tra tutti gli utenti Bitcoin. E questo spiega un altro dei motivi del successo dell'infrastruttura che c'è dietro il Bitcoin ovvero la block chain: l'impossibilità di hackerare o manipolare i registri. Non esiste un luogo fisico e nemmeno unico dove sono registrate tutte le transazioni, ma queste una volta convalidate vengono propagate a tutti gli aderenti.
Tutti pazzi per il bitcoin
Ci sono in pratica tre modi per entrare in possesso di un Bitcoin:

  1. produrli con il "mining" che è come tentare di aprire una cassaforte tentando diversi miliardi di combinazioni possibili utilizzando software e hardware propri o partecipando a "mining pool" ovvero gruppi di migliaia di "bitcoin miners" al lavoro su piattaforme di calcolo distribuito;
  2. acquistarli e rivenderli attraverso piattaforme di trading (exchange) come se si trattasse di una valuta o di un'azione a fini speculativi;
  3. accettarli come mezzo di pagamento tramite il commercio ovvero vendendo prodotti o servizi e accettando come moneta di pagamento i bitcoin;

Minare Bitcoin significa utilizzare software e hardware (esistono anche società che affittano i loro server in "clouding" per questa produzione) per cercare di "vincere" i Bitcoin risolvendo problemi di calcolo complessi che hanno anche il compito di validare le transazioni effettuate. E' una strada oggi sconsigliata da molti perché anti-economica poiché l'algoritmo alla base del Bitcoin accresce la complessità dei rebus che le macchine devono risolvere (l'algoritmo si autocalibra per assegnare un Bitcoin ogni 10 minuti) man mano che maggiori valute digitali arrivano sul mercato, mentre si fa forte la competizione di chi si cimenta in questo settore dove si possono celare naturalmente anche vari tipi di truffe.
Il Bitcoin è una truffa?
Secondo uno che di truffe se ne intende, il "Lupo di Wall Street" Jordan Belfort, portato magistralmente sugli schermi da Leonardo di Caprio, il Bitcoin "E' la più grande truffa di sempre, che esploderà in faccia alla gente".
Come ben sa Belfort, dove girano tanti soldi e sogni di ricchezza facile, maggiori sono le possibilità di imbattersi in iniziative truffaldine o di restare incastrati in qualche bolla speculativa, a conferma di una sempre valida frase di John Kenneth Galbraith :
" Il capitalismo è un sistema nel quale ogni tanto, d'improvviso, succede qualcosa che separa il denaro dagli imbecilli".
Riguardo il mining le cose col tempo si sono andate complicando e oggi occorrono macchine sempre più sofisticate e con una potenza di calcolo sempre più elevata per risolvere i codici che lo proteggono. La complessità dei codici che proteggono un blocco (e quindi i bitcoin contenuti in esso) aumenta ogni 2 settimane. E i produttori di schede grafiche video che vengono soprattutto utilizzate come hardware per produrre Bitcoin sono come i venditori di pale e picconi all'epoca dell'Età dell'oro. Basta vedere l'andamento economico e borsistico di società come Nvidia e AMD (Advanced Micro Device), due dei più importanti produttori. Le azioni di Nvidia, società californiana specializzata in processori grafici quotata sul Nasdaq, dal 2009 a oggi ha visto le azioni passare da 8 a 200 dollari.
Ma il costo maggiore per produrre bitcoin è legato all'energia elettrica ed è questo che rende antieconomico in quasi tutti i paesi europei (Italia soprattutto) il mining.
E non a caso la maggior parte delle farm dedicate alla produzione di Bitcoin è in Cina e in Mongolia; le più specializzate utilizzando hardware dedicato (schede FPGA o ASIC, dispositivi elettronici a basso consumo energetico, ma con maggiori capacità computazionali perché creati ad hoc per svolgere solo questo compito).
L'altro modo per entrare nel "Monopoli" delle monete virtuali è quello di acquistarle da chi le negozia attraverso apposite piattaforme. E' il lato che maggiormente interessa un sempre più elevato numero di persone attratte dalle possibilità di guadagnare forti cifre da questa attività.
Il valore del bitcoin al 31 dicembre 2016 era di 968 dollari per unità mentre quando scriviamo è di oltre 11.000 dollari dopo essere oscillato tra settembre e ottobre da 5000 a 2800 dollari.
Più cresce il valore del bitcoin, più le persone tendono ad avvicinarsi alla criptomoneta e come in una sorta di catena di Sant'Antonio diventa sempre più quotazioni elevato il numero di persone che ne sono attratte e fanno salire la domanda e il prezzo.
E' passata alla storia la vicenda di un program- matore di nome Laszlo Hanyecz che 7 anni fa speso 10.000 Bitcoin compran- do due pizze della catena Papa John quando valevano pochi centesimi di dollaro. Oggi il loro valore sul mercato sarebbe di oltre un centinaio di milioni di dollari.
Il Bitcoin, come del resto anche le monete tradizionali seppure non in questa misura così amplificata, è estremamente suscettibile di variazioni e, non avendo una sorta di Banca Centrale o Autorità di Controllo a cui affidarsi, ha nella volatilità il suo punto debole, ma anche di forza per chi ama la speculazione.
L'ascesa e la caduta di Mt.Gox
Già alla fine del 2013 il valore del Bitcoin è salito di dieci volte in due mesi portandosi sopra i 1.150 dollari, ma poi un clamoroso episodio di presunto hackeraggio sulla piattaforma Mt. Gox, il più popolare servizio di wallet e exchange della moneta digitale al tempo, ne aveva fatto precipitare la quotazione sotto i 400 dollari in poche settimane.
Mt. Gox nel 2014 era fra le piattaforme di scambio più utilizzate di Bitcoin. Chi acquista Bitcoin non può possederli fisicamente e li detiene tramite "wallet" (portafogli) creati su servizi online che possono offrire anche un servizio di transazione e un servizio di exchange. In questo caso accadde che in circostanze ancora non chiarite oggi dalla giustizia giapponese dove questa piattaforma era basata il più popolare cambiavalute (exchange) della moneta digitale andò in bancarotta e chi aveva i propri Bitcoin depositati li vide sparire.
Mt. Gox era infatti uno dei maggiori "cambiavalute" e faceva anche da banca per gli utenti, conservando digitalmente i loro depositi. I Bitcoin si possono, infatti, custodire, a livello personale, in due forme diverse: su uno dei tanti exchange online o su un borsellino digitale salvato sul proprio pc.
Chi li aveva acquistati e depositati sulla piattaforma Mt. Gox da un giorno all'altro li vide sparire e la società giapponese al tempo accusò di essere stata oggetto di un attacco di hacker che avevano rubato digitalmente buona parte del "magazzino" per un valore di 450 milioni di dollari Usa dell'epoca. Nessuna tutela naturalmente per i possessori di Bitcoin spariti. Utenti disperati anche perché poi hanno visto moltiplicare il valore e diversamente dal fallimento di una banca tradizionale non esiste alcuna copertura per i depositanti o possessori di Bitcoin. E qualcosa di simile è accaduto una settimana fa con un'altra criptovaluta dove in una notte sono stati derubati 31 milioni di controvalore in dollari Usa da un "wallet" (portafoglio) digitale.
Un incidente di percorso nella storia quello di Mt. Gox del Bitcoin e uno dei primi forti segnali che il mondo delle valute digitali non è solo il Paese delle Meraviglie o quello del Bengodi.
La rete Bitcoin consente, infatti, il possesso e il trasferimento teoricamente "anonimo" delle monete; i Bitcoin possono essere trasferiti irreversibilmente attraverso Internet verso chiunque disponga di un "indirizzo Bitcoin" e chiunque può vendere, acquistare o accettare Bitcoin ovunque si trovi senza bisogno di banche o gestori di pagamenti intermedi.
Teoricamente è possibile acquistare tutto tramite Bitcoin e non solo nel mondo digitale. Dalle pizze agli immobili. Ma anche armi e droghe è stato documentato come succede d'altra parte anche con le valute tradizionali seppure in modo meno opaco.
Il Bitcoin: lo ama anche chi "gioca sporco"
Il codice o "catena dei blocchi" che si collega al pagamento rende l'operazione sicura, ma anche anonima (ma non se siete un po' smanettoni, ci sarebbe da discutere sul discorso di "anonimato"), rendendo estremamente difficile, per terze parti o autorità governative, andare ad interferire e individuare chi è che la utilizza per scopi poco nobili.
Già nel 2014 il Gruppo d'azione finanziaria-Financial action task force (Gafi-Fatf), l'organismo intergovernativo indipendente che sviluppa e promuove politiche finalizzate a proteggere il sistema finanziario globale contro il riciclaggio, finanziamento del terrorismo e della proliferazione delle armi, non aveva usato mezze misure per parlare dei pericoli insiti nel bitcoin e nelle criptovalute da questo punto di vista: «Le valute virtuali e i Bitcoin in particolare sono l'ondata del futuro per i sistemi di pagamento e forniscono un nuovo e potente strumento per i criminali, terroristi, finanzieri ed evasori, consentendo loro di far circolare e conservare fondi illeciti, fuori dalla portata del diritto».
Questi rischi sono noti da tempo ma questo non ha impedito il boom del Bitcoin e delle criptovalute nonostante episodi anche clamorosi come quando nel settembre del 2013 il Dipartimento di Giustizia statunitense portò alla luce un'indagine su Ross Ulbricht (condannato poi all'ergastolo senza possibilità di appello), proprietario e gestore di "Silk Road" (la "via della seta"), un sito di commercio elettronico che funzionava attraverso i servizi nascosti del software di anonimato TOR. E progettato per consentire agli utenti di acquistare e vendere illegalmente e anonimamente farmaci, armi, identità rubate e altri beni e servizi illegali come svolgere traffico di stupefacenti, pirateria informatica e riciclaggio di denaro. E fuori da ogni controllo investigativo generando un fatturato miliardario.
La spesa? Con il Bitcoin non puoi sempre farla
La terza forma per ottenere Bitcoin (anche se paradossalmente è quella meno frequente seppure è quella per cui era nato il processo di creazione delle criptovalute) è quella del commercio vero e proprio ovvero chi accetta i Bitcoin come mezzo di pagamento.
Il 3 gennaio 2009 vengono emessi i primi Bitcoin e avviene la prima transazione nella criptovaluta. Da allora sempre più attività online (e non solo) hanno iniziato ad accettare il Bitcoin come mezzo di pagamento seppure quello che doveva essere il principale utilizzo per cui è nata questa moneta elettronica non si può dire che abbia sfondato da questo punto di vista. La maggior parte degli scambi avviene per motivi speculativi e se si guarda in Italia (ma anche in moltissime nazioni più avanzate dal punto di vista tecnologico) il numero degli esercizi commerciali o siti che li accetta è bassissimo (è possibile vederli sul sito Coinmap.org) e nella stragrande maggioranza dei casi si tratta più di un aspetto di marketing che di business. Se avete un'attività commerciale e fate un comunicato dove annunciate che da ora in poi accettate che i vostri clienti vi potranno pagare in Bitcoin avete ottime probabilità che la stampa (e non solo del settore) parli di voi.
La crescente volatilità delle criptovalute dal punto dell'utilizzo come moneta ne sconsiglia però l'utilizzo (chi accetterebbe come pagamento qualcosa che nel giro di un giorno può salire ma anche scendere del 20%?) e sta al momento attuale indirizzando le valute digitali verso soprattutto il mondo della speculazione finanziaria e del "lascia o raddoppia".
Bitcoin: bolla o non bolla?
Risale al seicento il primo grande crack finanziario della storia in cui migliaia di investitori speculando sui bulbi di tulipano nel 1636 e 1637 in Olanda ne videro il prezzo aumentare di 200 volte, salvo poi assistere impotenti in pochi giorni del 1637 al crollo repentino.
Quando senza una ragione apparente improvvisamente il pallino del mercato passo dagli acquirenti ai venditori. Fino ad allora molti speculatori avevano costruito fortune eccezionali a spese dell'avidità altrui grazie a quella che divenne all'epoca una vera e propria mania di massa. Le vendite iniziali generarono dapprima nervosismo, poi timore e infine panico e quando la bolla scoppiò i prezzi crollarono di oltre il 90%, portando anche al fallimento un gran numero di persone che si erano pure indebitate per inseguire questo sogno di ricchezza. Allora gli speculatori dei bulbi erano convinti che la passione per questo fiore sarebbe durata per sempre e ogni mercante o cittadino avrebbe voluto possedere tulipani a qualsiasi prezzo.
Una storia che ancora oggi ci dice molto su come crescono e scoppiano le bolle speculative (il prezzo di un bulbo di tulipano arrivò all'equivalente del prezzo bolla di un lussuoso appartamento al centro di Amsterdam ) e che più di qualche economista e banchiere ha iniziato ad accostare all'ascesa del prezzo delle criptovalute come il Bitcoin, la moneta digitale più famosa.
C'è qualche fondamento?
Shiller: il Bitcoin è una bolla
In un'intervista a Milano Finanza, il Professor Robert Shiller, premio Nobel e docente alla prestigiosa università di Yale, autore di "Esuberanza Irrazionale" libro uscito nel 2000 in cui si pronosticava lo scoppio della bolla della new economy (cosa che poi in effetti avvenne), sul Bitcoin ha le idee piuttosto chiare "In questa fase il Bitcoin è il migliore esempio di bolla per l'entusiasmo che suscita. La gente adora la narrativa sottostante… il punto è che si tratta di una storia immaginaria che va ad alimentare la frenesia delle persone. Tuttavia qualche elemento reale c'è. La tecnologia sottostante… al momento però resta solo una storia e dunque una bolla".
Conclusioni
Quale sarà il destino futuro del bitcoin e delle altre criptovalute è impossibile da decrittare soprattutto sul fronte dell'andamento dei prezzi e dal punto di vista speculativo di chi si interroga dove arriveranno i prezzi di queste monete. E ci si domanda se siamo di fronte a un'opportunità di guadagno colossale o piuttosto a una sorta di vera e propria bolla speculativa 3.0 dopo quella dei titoli della new economy del 1999.
Come ben insegna la storia della bolla dei tulipani in Olanda anche se si è dei fan del sistema delle blockchain, o si crede che ci sia un futuro per le monete elettroniche, esistono indubbiamente sempre più rischi e non solo opportunità.
Lo studio della finanza comportamentale insegna che Paura ed Avidità sono i due sentimenti che guidano le scelte estreme di molti investitori e la psicologia delle emozioni supera le valutazioni dettate solo dalla razionalità.
E questo riguarda sia i "vecchi" che i "nuovi" investimenti e chi investe nelle criptovalute dovrebbe sicuramente prima di tutto conoscere in cosa investe e darsi delle regole altrimenti il rischio di essere "tosato" diventa sempre più elevato.
E in diverse stangate finanziarie che sono emerse negli ultimi anni e mesi e che offrivano come specchietto per le allodole vere o presunte criptovalute non a caso i risparmiatori italiani si sono purtroppo distinti per l'alto numero di creduloni.
"Non compro mai un titolo che non sono sicuro di capire" recita un saggio detto di Warren Buffett, uno degli investitori più ricchi del mondo.
I mari anche della finanza digitale sono sempre più popolati di squali e trappole come insegnano le sempre più numerose frodi finanziarie che si moltiplicano intorno al mondo delle criptovalute in tutto il mondo.
Che godono anche del vantaggio di essere fuori da una regolamentazione chiara dal punto di vista legale e fiscale e questo consente lo sviluppo di un vero Far West popolato anche da iniziative e personaggi di tipo banditesco protetti dall'anonimato sul web.
Il pubblico a cui si può rivolgere è poi infinito e questo secondo i sostenitori del rialzo a razzo del bitcoin e delle criptovalute offre la possibilità di salite dei prezzi ancora impressionanti poiché c'è un mercato enorme da "servire" (spesso composto anche da persone con bassissima educazione finanziaria) per vendere o realizzare questo "sogno" digitale.
Grazie alla Rete è possibile poi sollecitare anche iniziative di raccolta di pubblico risparmio talvolta molto "border line" come avviene anche con le cosiddette ICO acronimo di Initial Coin Offering, offerta iniziale di monete. In queste iniziative un'azienda (tipicamente una start up) si finanzia sul mercato (con un meccanismo simile al crowdfunding) sulla base di un progetto o di un business plan sulla Rete offrendo in cambio di un pagamento per la sottoscrizione tipicamente fatta in criptovalute come Bitcoin o Ethereum dei gettoni (token) che rappresentano un diritto di opzione alla nuova criptovaluta digitale che l'azienda emetterà e poi il sottoscrittore potrà anche negoziare sul mercato.
Chi investe può conseguire ingenti guadagni o prendere sonore bastonate finanziarie.
Nessuna autorità di vigilanza (in Italia la Consob) controlla, infatti, la correttezza della procedura di acquisto e la solidità dell'azienda che vuole reperire capitali e quindi siamo in un terreno caratterizzato dalla più totale mancanza di regole e di trasparenza.
Le Ico, al contrario delle Ipo (Initial Pubblic Offering ovvero i collocamenti di azioni), non hanno bisogno di tutta la documentazione che gli organi di vigilanza richiedono e possono diventare quindi una scorciatoia per accedere a capitali ed essere terreno fertile anche per truffe e truffatori.
A settembre di quest'anno la banca centrale della Cina ha annunciato la decisione di introdurre un divieto integrale alle ICO e questa decisione ha causato delle onde d'urto in tutto il mercato delle criptovalute, riaprendo il dibattito sulla regolamentazione del mondo delle criptovalute e sui rischi di questo mercato.
A Pechino le criptovalute non sono gradite anche perché sono uno strumento per aggirare i limiti imposti all'esportazione di capitali. E le ICO potrebbero essere utilizzate per far uscire i renminbi dalla finestra.
E' arduo per uno Stato rendere illegale bitcoin o le criptovalute ma è probabile che anche su pressione delle amministrazioni finanziarie, di tutela dei risparmiatori e del sistema bancario si vada verso una regolamentazione di un mercato che sta crescendo come capitalizzazione a livello rapidissimo e vale a fine novembre 341 miliardi di dollari mentre solo 2 mesi la capitalizzazione di tutte le criptovalute era di circa 125 miliardi di dollari (la somma di tutte le capitalizzazioni mentre solo a marzo 2017 "cubava" 23 miliardi di euro.
Va anche detto che il sistema finanziario e bancario ha un atteggiamento ambivalente nei confronti delle criptovalute e se il discorso della blockchain sembra conquistare sempre più fan anche all'interno di questo mondo e numerose società di venture capitale ci hanno investito (con capitali anche bancari) su bitcoin e dintorni la tentazione di cavalcare questa bolla o moda è forte. Già sono scambiati in alcuni mercati finanziari regolamentati prodotti che hanno come sottostante l'andamento del prezzo dei bitcoin e diverse società da tempo hanno iniziato a richiedere di poter emettere anche fondi d'investimento (ETF) il cui sottostante siano per esempio Bitcoin e il CME (Chicago Mercantile Exchange) ma anche il Nasdaq stanno lavorando per quotare i future sui bitcoin. E questo evento potrebbe forse essere quello che potrebbe rappresentare (se la storia insegna…) il massimo della bolla speculativa quando anche il vostro vicino di casa vi dirà che tramite la sua banca di provincia ha acquistato un pacchetto di bitcoin per diversificare.
Se l'idea iniziale era quella di generare una quantità limitata e certa di bitcoin (e creare un circuito totalmente alternativo a quello della finanza ufficiale) quello che stiamo vedendo oggi è la finanziarizzazione più estrema e la moltiplicazione dell'offerta (un po' come è successo con l'oro fisico qualche anno fa) e questo aspetto non è da sottovalutare poiché in futuro questa contraddizione potrebbe esplodere ed essere una delle ragioni dello scoppio della bolla.
L'effetto "scarsità" alla base del "Bitcoin Project" sta evidentemente per andarsi a benedire visto che con la nascita a breve del mercato dei derivati (già in realtà qualche certificato lo consente) sarà possibile andare anche short (ovvero vendere allo scoperto) quantità infinite di bitcoin e moltiplicare l'offerta.
Anche perché dal punto di vista di "valuta alternativa" quello che doveva essere l'obiettivo originario della creazione del Bitcoin e poi delle altre criptovalute siamo ben lontani dall'utilizzo effettivo su larga scala, anzi…
Ben pochi commercianti o consumatori accetterebbero di essere pagati con una valuta che un giorno vale 10, un altro 7 e un altro 12… Oggi i bitcoin come le altre criptovalute sono negoziati (al di fuori delle transazioni illegali) al 99% con un obiettivo evidente: rivenderli a un prezzo più alto. Chi lo fa sa (o dovrebbe sapere) che questo è il meccanismo tipico secondo la storia finanziaria delle bolle speculative e prima o poi (impossibile determinare il momento in cui la "festa" finisce) arriva lo scoppio della bolla e il crollo verticale.
Un mercato quello delle criptovalute che comunque non sarà mai possibile regolamentare totalmente o addirittura bandire poiché l'infrastruttura su cui si basa non è centralizzata ma utilizza un database distribuito tra i nodi della rete e risiede su decine di migliaia di server appartenenti a migliaia di proprietari diversi. E che si basa sulla fiducia dei suoi utilizzatori e investitori come accade per tutte le monete.
Seppure un certo Vladimir Lenin avrebbe forse da ridire sull'anarchia delle criptovalute e il fatto che siano realmente una trovata anticapitalista: "La fiducia è bene, il controllo è meglio".

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