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I presepi della Guardia
di Sergio Di Paolo

Notiziario della Banca Popolare di Sondrio – N.112, aprile 2010

Fra i cinquanta presepi di gran pregio e interesse culturale degni di esser visitati nel genovesato, ne esiste uno bellissimo e poverissimo insieme. Si trova al foto 1 santuario della Madonna della Guardia, simbolo dell'adorazione mariana in Liguria, ed è fatto di gusci di noce, pezzi di corteccia, radici e scarti di legno. Proprio accanto a dov'è collocato, all'interno della chiesa, se ne trova un altro, bellissimo per la ragione opposta, la sontuosità e la preziosità delle statuine e la caratterizzazione della natività dentro la Genova del '700, quando la città era al suo massimo splendore.
Il primo è in esposizione dal 1999 e prende il nome da Luigi Noli che lo ha realizzato in anni di paziente lavoro. Guardandolo la prima volta si passa rapidamente dalla curiosità all'incredulità e all'ammirazione.
Case e borghi sono di radici, cortecce e pezzetti di legno. Nelle aie galline, oche, tacchini e bambini giocano, fatti con gusci di frutta secca. Omini costruiti con cocci di mandorla, arrampicati su scale di bastoncino, raccolgono cachi di rotondi semi rossi. Un gufo dai grandi occhi, realizzato con minuscoli foto 2 frantumi di legno, sta appollaiato sulla caverna di un pastore. Sulle montagne si vedono stambecchi e camosci costruiti con resti di noci e noccioline.

(lettera del Cardinale Angelo Bagnasco)

Breve presentazione del Presepe artistico
del Santuario della Madonna della Guardia di Genova

Per la Rivista della Banca Popolare di Sondrio

L'originalissimo e molto ammirato presepio umile, costruito con materiali poveri come le radici e le bacche del bosco, è in linea con lo spirito e la storia del Santuario della Guardia, che lo ospita e lo espone ai visitatori: Maria, Serva del Signore, che coinvolge Benedetto Pareto, un povero agricoltore della fine '400, in un'opera di riforma cristiana. Ne nasce una storia più volte chiamata "umile e gloriosa", sempre partendo da protagonisti di questo tipo, che, in forza della Fede semplice e fattiva, portano avanti una riforma mai finita di idee e di costumi. Gli umili diventano santi e protagonisti delle "grandi cose" di Dio in terra. Si inserisce in questo filone anche l'esperienza dell'autore del presepio, Gaetano Noli (più conosciuto come Gigi) che, in semplicità e sapienza, nell'arco di circa venti anni ha messo insieme pezzo dopo pezzo questo piccolo capolavoro dell'artigianato contadino. Era solito raccontare che "gli anni della mia vita che avrei giudicato inutili sono invece risultati i più fruttuosi della vita intera". Uomo semplice sì, ma molto intelligente e ingegnoso: un insieme di doni di Dio che, rimotivati e vissuti nella Fede, ne hanno fatto un uomo "sapiente", un continuatore del piccolo grande Benedetto Pareto, il veggente che accettò il mandato di Maria e lo portò avanti in umiltà e sapienza.

Il mugnaio riempie sacchi di farina che asini di croste di legno portano pazienti. Il bottaio indossa un cappello dalle grandi falde residuo di un qualche frutto che non deve essere stato facile intagliare. Due montoni di guscio con corna di schegge si danno battaglia accanto ad una staccionata di radici.
Un mulino funziona con l'asino alla sbarra, che è uno stecco. Un sistema meccanico alimenta la pressa del maniscalco. Un'altra invenzione porta l'acqua del pozzo verso le fasce coltivate. E sullo sfondo la Lanterna, simbolo di Genova, di noci sezionate.
A ricordare la fuga in Egitto piramidi, struzzi, serpenti e cammelli sempre di cocci di legno. Nella scena dell'Annunciazione un angelo dalle grandi ali, tratte foto 3 da una mandorla di grandi dimensioni, rivela il mistero a Maria che indossa il velo, composto col mezzo guscio di una noce.
Alla grotta con il Bambino gli adoranti portano piccoli grandi doni. Noccioline e granaglie sistemati in cesti lillipuziani. A fianco della grotta Gigi Noli ha collocato un albero che è uno stecco a tre punte. In cima c'è un piccolo nido che ospita uccellini mentre vengono imbeccati dalla madre, costruiti con pezzetti di qualcosa.
Il Bambino è come loro e Maria che lo guarda ha i capelli ricci. Ricavati da un truciolo.
Il presepe di Gigi Noli, che risale a soli 10 anni fa, è una testimonianza tangibile di quanto la tradizione del presepe sia sentita in Liguria. Un sentimento foto 4 che ha radici antiche e che ha lasciato tracce straordinarie.
All'arte alta appartiene il secondo presepe del santuario, ricostruito da Enzo Cassini con reperti di grande valore dimenticati per secoli nei depositi. E' stupendo per la bellezza delle figure scolpite, attribuite ad Anton Maria Maragliano (1664-1741), uno dei maggiori scultori e intagliatori del periodo, per le vesti e gli addobbi finissimi risalenti al "secolo d'oro" della Repubblica e, infine, per l'ambientazione. Una Genova in fantasia barocca di quasi tre secoli fa.
Sullo sfondo si nota San Pietro in Banchi, la chiesa sopraelevata che accoglie chi entra nel centro storico da piazza Banchi. Poi due simboli importanti: Porta Siberia che chiudeva il molo, e le torri di Porta dei Vacca, entrata a ponente della città antica, parte residua delle mura che vennero costruite dai genovesi in otto giorni per contrastare il Barbarossa che ne voleva la sudditanza.
Al centro del presepe il quartiere di Sarzano con segnali di vita popolare mista a quella nobiliare. Palazzi stupendi accanto a costruzioni cadenti e panni stesi, come ancora oggi. Personaggi che girano per i carruggi (vicoli) e lungo le creuze (stradine che congiungono la città con i monti intorno): foto 5 nobili, popolani e guardie con le alabarde, tutti finemente vestiti. Alcune statuine sono di legno scuro, più preziose perché scolpite nell'ebano ma anche segno dell'abitudine, in una città di mare, ad avere intorno il moro. E infine le rovine della chiesa di San Domenico dove è raccolta la natività secondo la fantasmagorica visione che se ne poteva avere in pieno barocco.
L'esecuzione del presepe, che si trova in una cappella all'interno della chiesa, si deve ad un corso per presepisti dal tema "non c'era posto per loro". Questa è la ragione per cui il bambino sembra nascere per strada.
A Genova e dintorni sono tanti i presepi di rilevanza storica e artistica che vengono visitati in veri e propri tour da fedeli e appassionati, soprattutto nel periodo natalizio. Ricchi per la qualità delle piccole sculture, la complessità delle ambientazioni, la genialità della meccanica che li anima, oppure solo perché affascinanti per il concorso popolare che esprimono com'è il caso, per fare un solo esempio, il presepio di Pentema, un piccolo borgo contadino in cui a Natale persone e manichini, vestiti in modo antico, si mettono in carruggi e creuze, nelle antiche case di pietra e nei bassi, con attrezzi e cose che richiamano l'antica vita e i mestieri perduti.

foto 6 Due statuine della scuola del Maragliano (XVII sec.) inserite nel presepe realizzato da Enzo Cassini

«Il presepio è il trionfo dei genovesi» scriveva Henry Aubert in Villes et gens d'Italie, ancora nel 1923. Fino al 1600 si trovava solo nelle chiese, povero ed essenziale. Il salto di qualità avviene durante "El Siglo de los Genoveses", da metà '500 a metà '600, in cui Genova dominava il commercio mondiale e finanziava i re di Spagna e di Francia. E' allora che il presepe si trasferisce dalle chiese nelle case dei patrizi e da semplice oggetto di culto popolare diventa sfoggio di magnificenza e di gusto artistico delle grandi famiglie della Repubblica. Nel museo Luxoro di Genova Nervi, dove è collocata la collezione civica di circa 800 statuine del periodo, o in alcuni presepi storici (primo fra tutti quello della "Madonnetta" sulle alture di Genova), si può toccare con mano il livello della qualità artistica e interpretativa raggiunto dalla tradizione ligure.
La rivoluzione francese con l'azzeramento della nobiltà spezzò questo incanto di raffinatezza. Tuttavia la tradizione del presepe restò, anzi si trasformò in fenomeno di massa, grazie al basso costo dei nuovi materiali usati (terracotta, ceramica, gesso, cartapesta).
Il presepe popolare era composto normalmente da due dozzine di elementi. La Sacra Famiglia con la Madonna, che all'Epifania veniva rappresentata seduta con in grembo il Bambino, mentre riceve i Re Magi con le guardie al seguito. Non mancava mai un angioletto con il cartiglio del Gloria e fra i pastori le figure inginocchiate di Gelindo e di Gelinda, i primi ad arrivare alla capanna, ad offrire l'uno un agnellino e l'altra le fasce per cambiare il Bambin Gesù. Seguivano altri soggetti a piacere come il pifferaio Maffeo e l'eterno freddoloso di nome Zeun. Intorno ad esso la consuetudine della veglia con canti e preghiere in vernacolo come "Bambin belu, bambin cau" (Bambino bello, bambino caro).
Il santuario della Guardia sorge sul Monte Figogna, nel Comune di Ceranesi a pochi chilometri da Genova, nella Val Polcevera, da sempre passaggio di merci e persone a nord-ovest. Il nome viene da una antica torre di guardia usata per l'avvistamento delle navi saracene. La storia narra che un pastore di nome Benedetto Pareto il 29 agosto 1490 ebbe la visione della Madonna che gli chiedeva di costruire una cappella di devozione e che lui rispondesse di non avere sufficienti denari per farlo. La moglie stessa lo prese per pazzo ma il giorno successivo, ridotto moribondo per una caduta, la Madonna ricomparve e lo salvò. Lui eresse infine la cappella chiedendo aiuto ai contadini della valle. In seguito vennero costruite una chiesa e un albergo per i pellegrini e quindi, nel 1878, l'imponente santuario foto 7 di oggi.
La notizia dell'evento miracoloso si diffuse con grande effetto perché riguardava un "ultimo", perché riuscì ad aggregare persone semplici in un'impresa all'epoca non facile e perché rappresentava una speranza di pace in un periodo squassato da violenza cieca. La Repubblica era nel caos a causa di feroci lotte intestine e la Val Polcevera passaggio di eserciti e teatro di battaglie. Lo stesso arcivescovo di Genova dell'epoca, Paolo da Campofregoso, era figura nefasta. Prete, doge, poi pirata. Ammiraglio alla battaglia di Lepanto contro i turchi e infine di nuovo in patria alla testa di congiure. Saccheggi, violenze, malattie e povertà alimentavano il bisogno e la speranza di un aiuto soprannaturale.
Lo sviluppo del santuario si ebbe a fine '800 e si deve molto alla volontà della curia di contrastare il positivismo imperante allora a Genova, le idee mazziniane, i primi sintomi del socialismo nelle grandi fabbriche. Tuttavia è un fatto che il culto della Madonna della Guardia nei secoli è sempre aumentato. Basta guardare gli ex voto che riempiono la sala sul lato sinistro della chiesa: sono innumerevoli, accumulati nei secoli, veri spaccati di vita e storia sociale. Naufragi, malattie, carrettieri alle prese con animali imbizzarriti, banditi che assaltano viandanti nel cuore della notte, soldati in trincea, incendi, incidenti d'auto. Per avere un'idea della speranza che suscita questa Madonna si pensi che i quattro candelabri del peso di 39 chilogrammi ciascuno, che si vedono nella sala, sono il risultato della fusione delle migliaia di cuori d'argento che tappezzavano le pareti e che non si sapeva più dove riporre.
Ogni 29 agosto è giorno di ricorrenza e alle 10 (ora in cui la Madonna apparve) si dà lettura della "memoria del Principio" il documento notarile del 1530 nel quale vengono ricostruiti i fatti legati all'evento divino. Subito dopo inizia la grandiosa processione con la statua della Madonna portata a spalle e con i crocifissi sostenuti dai cristezzanti che indossano cappe ricamate. Si tratta di cristi che arrivano a pesare più di un quintale, scolpiti nel legno e arricchiti con ornamenti di argento che tintinnano ad ogni movimento. Il viso del Cristo viene sempre rivolto alla coda della processione in ricordo di quando i genovesi, combattendo contro i turchi, sulle prore delle galee, giravano il sacro volto perché gli infedeli non potessero vederlo.
Quando si è lassù, sulla cima del monte, capita di restare senza fiato. Un cielo terso o screziato di nuvole. Il mare azzurro, lontano e immenso. Monti ripidi intorno con una vegetazione rigogliosa. Valli verticali. Insomma un contrasto di poesia e di forza, un segno di immensità su questa terra. La Guardia era un tempo difesa contro pericoli reali come oggi è sostegno per chi ha fede. Un'oasi di serenità che ha fatto germogliare il genio di Luigi Noli e l'emozione in un presepe di cocci e frantumi di noci.

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