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I magi. Non erano re, e forse nemmeno tre

Treccani - 5 gennaio 2018

I re magi, presenze irrinunciabili in ogni presepe che si rispetti, raffigurati innumerevoli volte nelle scene della Natività da artisti di ogni epoca, sono Re Magi 1 in realtà personaggi dai contorni molto più sfumati rispetto a come ce li consegna la tradizione.
All'inizio i magi non erano tre, non erano re, non si conoscevano i loro nomi: i magi come li conosciamo noi sono stati costruiti nel tempo, per successive approssimazioni, e con il contributo dei Vangeli apocrifi, fino ai giorni nostri.
L'unica fonte canonica, dunque ufficialmente riconosciuta, che faccia riferimento all'arrivo dei magi è il Vangelo di Matteo (cap. 2): venuti da Oriente per adorare Gesù guidati da una stella, arrivano a Gerusalemme e chiedono notizie del re dei Giudei appena nato, mettendo in allarme Erode, il quale li chiama in segreto e chiede loro di informarlo una volta che lo abbiano trovato. Indirizzati a Betlemme, e sempre guidati dalla stella, giungono nel luogo dove Gesù è nato, lo adorano e offrono in dono oro, incenso e mirra; un angelo apparso in sogno li avverte di non tornare da Erode ed essi ripartono per il loro (ignoto) Paese.
Nel passo del Vangelo di Matteo non si dice quanti fossero, né si fa cenno al fatto che fossero re, e tantomeno maghi; il termine infatti indicava piuttosto i sacerdoti persiani dello zoroastrismo, religione monoteista preislamica largamente diffusa nell'Asia centrale, a cui tarde tradizioni greche attribuivano doti di astrologi e indovini. Il passaggio allo status di "re" e la definizione del numero avvengono nel tempo, forse anche per influsso del Salmo 72 ([:10] "I re di Tarsis e delle isole porteranno offerte, i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi").
Nei primi secoli tuttavia rimane parecchia incertezza su quanti siano: nelle prime rappresentazioni dei magi nell'arte paleocristiana, nelle pitture Re Magi 2 catacombali e nei sarcofagi, il numero varia da due a quattro, mentre già si è stabilizzata la raffigurazione in abiti orientali. Il numero dei doni offerti – il tre è il numero perfetto (e tre erano le razze umane, semitica, camitica, giapetica) – contribuiscono a stabilizzare i magi, ormai re, nel terzetto che ci è familiare; e così ce li confermano i Vangeli apocrifi (in particolare il Vangelo armeno dell'infanzia), specificando i loro nomi e i loro regni, e il fatto che fossero fratelli: il primo Melkon, regnava sui persiani, il secondo, Balthasar, regnava sugli indiani, e il terzo, Gaspar, sugli arabi.
Avventuroso anche l'ultimo viaggio dei re magi, o meglio delle loro spoglie terrene. Marco Polo sostiene nel Milione di aver visitato la loro tomba nella città persiana di Saba, ma secondo la tradizione le sepolture dei tre "re" erano state rinvenute da Sant'Elena, madre di Costantino, durante un pellegrinaggio in Terra Santa e portate a Costantinopoli, nella chiesa di S. Sofia, per poi essere trasferite a Milano, nella chiesa di S. Eustorgio.
Federico Barbarossa, una volta impadronitosi della città, fece trasportare le preziose reliquie a Colonia, dove ancora riposano – di chiunque esse siano – in una cappella del duomo.

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