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Una vita economica insieme… e se qualcosa ci separerà?

Osservatorio Senior – 6 aprile 2018

Secondo le Nazioni Unite, nel mondo ci sono circa 259 milioni di donne che hanno perso il marito e quasi la metà vive in condizioni di povertà. In molte culture la vignetta perdita del marito è sinonimo di esilio, vulnerabilità e talvolta abusi. Le donne soffrono fragilità legate alla cultura di appartenenza, ma la drammaticità della perdita di un partner va di certo oltre il genere. Dopo aver condiviso per una vita la propria individualità con un compagno, si torna infatti ad essere "soggetti soli", uno stato innaturale e doloroso.
Holmes e Rahe hanno elaborato una scala volta ad attribuire punteggi all'intensità di stress generata da eventi quotidiani e ne hanno elaborato una teoria sulla possibilità che lo stress si traduca nell'ammalarsi. Secondo i due psichiatri americani l'evento che più di tutti genera stress è la perdita del coniuge/convivente (con 100 punti).
Uomini e donne reagiscono però in modo diverso alla perdita del compagno: secondo uno studio svizzero1 i maschi sono più vulnerabili alla solitudine, mentre le femmine sanno trarre maggiore forza dalle relazioni sociali, ma tendono ad essere più preoccupate per le questioni economiche. La morte di un partner scatena infatti conseguenze economico-finanziarie complesse ed espone ad una serie di rischi. L'Organizzazione mondiale della sanità avverte che quasi il 16% delle persone sopra i 60 anni ha subito un abuso: psicologico (11,6%), finanziario (6,8%), trascuratezza (4,2%), fisico (2,6%) o sessuale (0,9%)2.
… la più grande forma di difesa della propria stabilità economica "da più grandi" è la consapevolezza, che in questo caso si traduce nel prepararsi e avere ben chiaro su quali risorse economiche poter contare nel caso in cui si restasse soli.
Il primo bacino da cui attingere (ma solo se siamo sposati!) è quello della previdenza pubblica, che supporta il coniuge superstite con la pensione di reversibilità. Se ci sono i requisiti, si avrà diritto ad un assegno pensionistico il cui importo dipenderà dai contributi versati dal coniuge durante la sua carriera lavorativa. Attualmente l'importo medio mensile è di circa 467 euro lordi per i maschi, 711 per le femmine3: un contributo importante, ma forse non sufficiente.
Un'altra fonte di possibile integrazione è data da soluzioni assicurative ("caso morte") che forniscono a un beneficiario un capitale (o una rendita) se l'assicurato viene a mancare prima della scadenza della polizza. Oltre alle "caso morte", ci sono soluzioni "miste" che garantiscono un capitale sia nel caso in cui l'assicurato sia ancora in vita, sia in caso di morte entro la data di scadenza della polizza.
Pur avendo una vocazione differente, anche la casa o il fondo pensione del partner possono darci una grande mano. Quando si è soli, si può considerare la possibilità di alienare il proprio immobile, per conseguirne una rendita o un capitale utile all'integrazione pensionistica. I modi più noti per farlo sono la nuda proprietà (che consiste nel vendere la casa tenendo per sé il diritto di abitarla, o affittarla, per tutta la vita), ed il reverse mortgage (attuabile a partire dai 60 anni di età, consiste nell'ipotecare il proprio immobile ottenendo in cambio o una somma una tantum o periodica, di norma annuale).
Inoltre, se il coniuge aveva sottoscritto un fondo pensione (aziendale, o non), e viene a mancare prima dell'età pensionabile tutto ciò che ha versato negli anni non andrà perso, ma potrà essere riscattato dai superstiti – beneficiari. Diversamente, se già percepiva la pensione complementare questa può essere "girata" in parte al coniuge o compagno solo se la relativa opzione è stata esercitata prima di percepire la prima rendita.
In sintesi, qui il suggerimento è quello di realizzare una sorta di "check list" di ciò che c'è e che potrebbe tornare utile in caso di evenienza.
Se pianificare è importantissimo, saper reagire lo è ancor di più. L'adattamento ad una vita da single richiede infatti un po' di tempo per trovare una nuova routine quotidiana, ma anche uno slancio personale per rafforzare la rete di supporto (fatta di parenti, amici, senior con esperienze simili) e tornare ad essere sereni.
Se il dolore per la perdita del compagno o della compagna di vita non potrà mai essere compreso fino in fondo da nessun altro se non da noi, potrà però essere messo in comune con altri, condiviso con chi ci è vicino e così piano piano alleviato.


1 Fonte: Cohort and Gender Differences in Psychosocial Adjustment to Later-Life Widowhood, The Journals of Gerontology – 2016
2 Fonte: World report on Ageing and Health 2015
3 Fonte: Relazione annuale Inps 2017

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