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Celebriamo Raul Gardini perché forse siamo un Paese senza memoria
di Salvatore Gaziano

SoldiExpert – 19 luglio 2018

Era la mattina del 23 luglio 1993 quando in piena Tangentopoli la notizia del suicidio di Raul Gardini (con un colpo di rivoltella in testa) arrivò a sconvolgere la testata cronaca non solo finanziaria italiana visto che si stava parlando di un imprenditore che negli anni precedenti era diventato in poco più di un decennio dal nulla uno dei personaggi più famosi del capitalismo non solo italiano.
Insomma un Re Mida che tutto ciò che toccava trasformava in oro. Così per anni molti giornali e giornalisti avevano raccontato le gesta di Raul Gardini a Piazza Affari e le sue imprese non solo finanziarie come l'epopea del Moro di Venezia all'America's Cup 1992. Il primo armatore a portare una barca italiana alla vittoria nella Louis Vuitton Cup e dunque a contendere ai Defender l'inarrivabile America's Cup.
Una notizia clamorosa quella del suicidio del "Contadino" (con questo nomignolo veniva spesso citato in contrapposizione all'Avvocato e all'Ingegnere) in quel luglio 1993 che arrivava in pieno clima "Mani Pulite" pochi giorni dopo il suicidio nel carcere di San Vittore a Milano di Gabriele Cagliari, ex presidente dell'ENI Raul Gardini e suo "rivale" nella battaglia campale e senza esclusione di colpi in Enimont.
Sono passati 25 anni da quei giorni e sui giornali italiani sembra che dovremo prepararci a una completa riabilitazione della figura di Raul Gardini che culminerà nella sua Ravenna proprio il 23 luglio con un concerto dedicato a "L'ultimo imperatore" diretto da Riccardo Muti.
E' partito il Corriere della Sera nell'operazione memorial Gardini "imprenditore visionario e geniale" con l'intervista all'ex cognato Carlo Sama (condannato all'epoca per finanziamento illecito dei partiti in Tangentopoli).
E' certo comprensibile che Ravenna voglia ricordare un personaggio che sicuramente contribuì in modo importante e tangibile alla vita cittadina ma il processo di "beatificazione" di Raul Gardini appare forse un po' eccessivo.
E dimostra probabilmente ancora una volta che siamo un Paese senza memoria come già nel 1975 denunciava Pier Paolo Pasolini che aveva capito, come Giuseppe Prezzolini su tutt'altra sponda culturale, la deriva dell'Italia.
«Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L'Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell'oblio dell'etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l'Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com'è. In cui tutto scorre per non passare davvero…» scriveva Pasolini negli "Scritti Corsari".

Raul Gardini era sicuramente un personaggio per certi versi affascinante che sembra uscito dalla penna di un romanziere francese come Zola ma nei confronti dei risparmiatori italiani (e anche dei contribuenti) è difficile ricordarlo come un "benefattore".
Pace all'anima sua ma il suo profilo di "miliardario" assomiglia in diversi punti a quello dei "Robber baron" ottocenteschi che designava quegli imprenditori e banchieri che ammassavano grandi fortune personali ricorrendo anche a forme di concorrenza sleale, speculazione finanziaria assoluta, metodi di conquista senza scrupoli pur di ottenere più potere e ricchezza.
Magari poi grazie al mecenatismo e alla buona stampa (spesso comprata) questi baroni (fra cui Andrew Carnegie, John Pierpont Morgan, Andrew Mellon, Daniel Drew, John Davison Rockfeller per citare alcuni dei più famosi "baroni rapinatori") saranno poi ricordati dai posteri con indulgenza, ma al tempo non furono proprio nei rispettivi campi dei modelli esemplari del capitalismo.
L'ascesa di Gardini inizia dopo un tragico incidente aereo nel 1979 quando muore Serafino Ferruzzi di cui Raul ha sposato la figlia Idina. La linea di discendenza vedrebbe il figlio primogenito di Serafino, Arturo, prendere il timone ma questi e le sorelle lasciano spazio al cognato che sembra il più adatto al ruolo di capitano di un impero già vasto e ramificato fra Europa e America.
Siamo negli anni '80 e Raul Gardini appassionato di terra ma anche di mare fiuta il vento e trova in Piazza Affari (i famosi tempi di "panino e listino") il copertina 1 terreno ideale per coprire le falle, raccogliere soldi e ingrandire a dismisura l'impero in ogni settore.
Lo stile di Raul Gardini è l'opposto di quello del suocero da cui era andato a bottega: tanto Serafino Ferruzzi era riservato nei suoi affari, tanto il successore cerca i riflettori della ribalta. E ad alcuni romagnoli ricorda quello di un "pataca" inteso come un tipo un po' sbruffone.
Una definizione non lontana da quella di uno dei pochi giornalisti con la schiena diritta del tempo, Marco Borsa, che prima della sua morte e quando era ancora un potente aveva definito Raul Gardini "il grande bluff" anche in un libro (scritto con Luca De Biase) che divenne quasi introvabile subito dopo la pubblicazione.
Il libro si chiamava "Capitani di Sventura" e si denunciavano tutti i limiti del capitalismo italiano degli Agnelli, dei De Benedetti, dei Romiti, dei Ferruzzi, Gardini e dei Pirelli e perché "rischiano di farci perdere la sfida degli anni '90".
Un libro scomodo quanto in buona parte profetico sul declino poi dell'Italia.
Con Raul Gardini al timone negli anni '80 il gruppo Ferruzzi è fra i più disinvolti e lesti insieme a quello di De Benedetti a raccogliere risorse a Piazza Affari in pieno boom borsistico dopo la nascita nel 1994 del mercato dei fondi comuni d'investimento e il boom di Borsa che doveva portarci al "secondo miracolo economico italiano".
Oltre 3000 miliardi delle vecchie lire vengono raccolti con aumenti di capitale e l'utilizzo di scatole finanziarie per finanziare una campagna massiccia di acquisizioni fino all'epilogo finale drammatico del gruppo Ferruzzi.
Si calcola che fra il 1986 e il 1990 Montedison (dove Gardini aveva puntato con successo alla scalata mettendo sul tavolo 1500 miliardi di vecchie lire come un giocatore alla roulette punta tutto sul nero) e il gruppo Ferruzzi in una girandola continua effettuano acquisizioni per 10.000 miliardi di lire e cessioni per 5000 miliardi di lire. Non c'è quasi settore dove l'impero di Ravenna non si estende: dalla soia alle assicurazioni, dallo zucchero ai detersivi, dall'editoria alla chimica, dal petrolio ai silos di granaglie, dai calcestruzzi ai bovini.
I piccoli risparmiatori pagheranno un prezzo altissimo di tutta questa bulimia finanziaria schiacciati da operazioni disinvolte (come la fusione con Iniziativa Meta architettata nel 1988 da Enrico Cuccia dopo che anche la Fiat con Ifil aveva tirato un pacco analogo agli azionisti di minoranza), azioni di risparmio con sovrapprezzi esagerati, quotazioni di costole e debiti fuori controllo che arriveranno a 16.747 miliardi di lire con banche (soprattutto italiane) che si fanno incantare dal Contadino di Ravenna e dal cognato Carlo Sama. E rinunceranno nel 1995 a 1126 miliardi di lire di crediti, acquistando al doppio del prezzo di mercato le azioni Ferruzzi rimaste in mano alla famiglia.
Il finale tragico dell'era Gardini arriva infine con l'operazione Enimont dove la fusione fra chimica di Stato (Enichem) e chimica privata (Montedison) genererà un mostro di perdite future e poi quella che Antonio Di Pietro (allora pubblico ministero di punta del cosiddetto Pool di Mani pulite) definì "la madre di tutte le tangenti". copertina 2
Dall'Enimont Raul Gardini ne esce con un pacco di miliardi ma la famiglia Ferruzzi (tranne la moglie Idina) lo molla e l'impero dopo pochi anni si squaglierà come neve al sole seppure i discendenti di Serafino Ferruzzi ne usciranno tutto sommato in piedi così da consentire a Carlo Sama & famiglia Ferruzzi di riprendersi "le tenute in Sud America, villa sull'Appia Antica, la Ferrari e qualche decina di miliardi di liquidità" ha ricostruito il giornalista Massimo Mucchetti in "Licenziare i padroni?".
Emergerà nell'inchiesta Mani Pulite come 150 miliardi di lire di mazzette sono il prezzo che Montedison ha pagato ai politici (con la morte di Gardini proprio il giorno in cui era stato convocato dalla Procura di Milano non si saprà mai esattamente come andò esattamente il giro del fumo e se ci sono altre centinaia di miliardi che sono spariti) per favorire il burrascoso divorzio dall'Eni e uscire da Enimont.
E dopo che Montedison aveva probabilmente ottenuto con Gardini in sella una valutazione gonfiata degli asset conferiti in Enimont (quotata in Borsa) per diverse centinaia e centinaia di miliardi di lire con la complicità evidente della politica dell'allora arco costituzionale che pensava già a come ottenere qualcosa di tangibile da tutto questo giro di soldi.
Una chimica pubblica come ebbe a dire Raul Gardini era una mammella eccezionale per la politica in termini di posti pubblici, mazzette e ruberie. Il Contadino si infila a testa bassa senza valutare le conseguenze in Montedison e poi nella tentata fusione fra chimica privata e pubblica con l'operazione Enimont e sarà l'inizio della sua fine.
Trova sulla sua strada manager privati e pubblici di ogni tipo (da Schimberni a Garofano) e politici che lo tradiscono più volte come quando con De Mita al governo gli viene promesso un decreto per evitare la tassazione sui conferimenti in Enimont della parte Montedison e viene poi uccellato dalla maggioranza fino a quando il governo cade e "buonanotte ai suonatori".
Su Enimont Gardini trova poi la via d'uscita nel novembre 1990 dopo aver infranto sostanzialmente gli accordi e riesce a rivendere la sua quota allo Stato per la cifra record di 2805 miliardi di lire.

Una lotta senza esclusioni di colpi dove transitano anche mazzette di centinaia di milioni di lire su conti svizzeri e panamensi diretti al presidente del Tribunale di Milano dell'epoca su richiesta della parte pubblica ovvero l'Eni per congelare le azioni in mano a Raul Gardini e portarlo a più miti consigli.
"Sono un branco di ladri, e volevano continuare a rubare. … come, è come svezzare i vitelli. Non si vogliono svezzare, vogliono rimanere attaccati alla mammella. Non vogliono cominciare a brucare l'erba, non vogliono ruminare: Rimarranno sempre dei poppanti. Chi non vuole cambiare attitudini rispetto al progresso Moro che vive, rimane attaccato alla mammella. Una mammella che poi, si prosciugherà prima o poi e finiranno per mangiarsi la vacca".
Questa era l'opinione dei politici di Raul Gardini ma è lo stesso Gardini nel suo delirio di onnipotenza a cacciarsi in avventure senza sbocco e speculazioni folli come quando alla fine degli anni '80 tenta di far salire il prezzo della soia, manipolando illecitamente il mercato più importante del mondo delle materie prime, quello di Chicago.
Cerca, infatti, di far lievitare i prezzi comprando tutti i contratti future possibili sulla soia (i fratelli Hunt qualche decennio prima avevano provato a fare lo stesso giochetto con l'argento) per costringere poi gli acquirenti a ricomprare dall'unico … venditore (ovvero il suo gruppo) a prezzi moltiplicati. Il gruppo di Ravenna arrivò, si stima, all'inizio dell'estate del 1989 secondo il congresso americano, a detenere 23 milioni di bushels [27,216 kg] di soia, ben più di quanto era disponibile al momento sul mercato, e a possedere il 75% della soia nei magazzini del Chicago Board of Trade!
Cominciò l'impennata dei prezzi e Gardini pensò di aver vinto e messo a segno un colpaccio da "all in" [tutto compreso] in grado di sistemare tutti i conti. Ma la denuncia di alcuni grandi operatori statunitensi porta alla scoperta della manovra di manipolazione del mercato. Nel luglio 1989, la Borsa di Chicago ordina alla Ferruzzi di liquidare le posizioni in una settimana. Il gruppo italiano si proclama innocente ma viene costretto a svendere a prezzi che, subito dopo la decisione della Borsa, crollarono verticalmente.
Il bagno di sangue è pesantissimo e stimato qualche anno dopo in 400 miliardi di lire che furono per alcuni anni nascoste nei bilanci di alcune controllate di Montedison sotto l'occhio distratto (come al solito) dei super revisori di bilancio (Montedison era quotata in Borsa).

Si ricorda certo oggi il Gardini della "chimica verde", l'innovatore, che parlò fra i primi industriali di agroindustria e di nuovi materiali di origine vegetale, come la plastica biodegradabile prodotta da Novamont con il brevetto Mater-bi o l'utilizzo delle eccedenze agricole per produrre l'etanolo e ottenere una benzina "verde". Ma ricordare Raul Gardini solo per queste intuizioni, omettendo i numerosi disastri provocati nelle decine di aziende dove come un tornado è entrato e uscito appare poco corretto.
Un'intuizione buona quella delle biomassse e dell'etanolo, ma che si scontrò con i tanti niet dell'Italia del tempo (anche ecologista) e con il fatto che per essere competitivo come carburante (con la trasformazione delle eccedenze di cereali da impiegare come antidetonante al posto del piombo) era necessario ottenere copertina 3 significativi contributi comunitari ma anche defiscalizzazione. Qualcosa che certo alle "sorelle" del petrolio (Eni compresa) non certo piaceva e al Raul Gardini "verde" che lo faceva per "l'ambiente" non era in effetti facile credere.
La morte di Raul Gardini (non la sola in quelle settimane costellate da molti episodi da vero giallo) è poi un altro mistero come bene racconta il libro "Icarus. Ascesa e caduta di Raul Gardini" uscito nelle scorse settimane (Minimum Fax Editore) e scritto da Matteo Cavazzali a metà fra romanzo e cronaca dove l'ipotesi del suicidio viene messa in dubbio.

La prematura uscita di scena di Raul Gardini fece indubbiamente comodo a molti politici, banchieri, imprenditori italiani e stranieri e sulla scena del delitto e dalle deposizioni ci sono diverse cose che non tornano nel racconto ben scritto di Cavazzali.
"Tre persone possono tenere un segreto, se due di loro sono morte" diceva Benjamin Franklin.
Si parla di fare più "educazione finanziaria" in questo Paese, ma se tutti diventano "buoni" e non si fa mai differenza fra "bene" e"male" e si dimentica sempre il passato è difficile che un risparmiatore lo si "educhi" veramente. O forse è meglio puntare su un risparmiatore credulone e senza memoria perché è quello a cui è più facile rifilare tutto.
Sembra passata un'eternità da quando Luigi Einaudi attribuiva al risparmiatore italiano : "cuore di coniglio; gambe di lepre; memoria d'elefante". Altri tempi…

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